Don’t Starve – Hands on

Dopo Shank e l’ottimo The Mark of the Ninja, torniamo a parlare di Klei Entertainment e lo facciamo con un nuovissimo survival che ha le carte in regola per diventare il tormentone del 2013: parliamo di Don’t Starve. Molti utenti europei lo conoscono già per via della beta accessibile a chi ha effettuato il pre-order del gioco sul sito ufficiale o su Steam, tanto che il web impazza già da settimane seguendo i gameplay e le curiosità del titolo. Ci siamo interessati anche noi di Cyberludus e vi proponiamo di seguito le prime impressioni dopo molte ore di gameplay.

Istinto di sopravvivenza

Nonostante sia ancora in fase beta, Don’t Starve mostra un gameplay solido e per certi versi innovativo, rivoluzionando il concetto di survival rispetto a quello proposto da titoli indie come Minecraft e Terraria. Anche qui ritroviamo il crafting, arma in più di queste produzioni, anche se le meccaniche di gioco risultano piuttosto differenti. Il protagonista iniziale dell’avventura è Wilson, uno strano tipo coi capelli spettinati conosciuto da tutti come Il Magnifico Scienziato, intrappolato da un elegante demone in un ambiente ostile a cui fa seguito l’inquietante messaggio di benvenuto, nonché tagline del titolo, "Quanto a lungo sopravviverai?". Come ci tengono a sottolineare gli stessi sviluppatori, non vi è alcuna forma di tutorial se non l’invito a prepararsi per la notte. Chi conosce i titoli citati precedentemente sa quanto è dura la vita notturna nei survival ed il concetto in Don’t Starve non si sposta di un millimetro. Una volta calate le tenebre, Wilson verrà aggredito da una creatura sconosciuta fino all’inesorabile game over. Non esiste respawn, anche perché il messaggio d’apertura parla chiaro: i ragazzi di Klei Entertainment hanno pensato ad un survival per hardcore gamers, con morte permanente. Si tratta di una sfida con sé stessi per cercare di sopravvivere il più a lungo possibile, senza contare sul sistema di salvataggio dei progressi, la cui utilità si basa esclusivamente nel riprendere il gioco in una nuova sessione. Vista la mancanza di qualsivoglia tutorial o indizi su come difendersi dalle minacce notturne, bisogna ricercare nell’interfaccia le prime informazioni utili. In alto a destra c’è l’indicatore dei giorni che passano, più sotto le due figure che rappresentano il livello di salute e fame del personaggio. In basso troviamo un inventario inizialmente vuoto, mentre in alto al centro una lampadina che indica i punti ricerca. Progredendo nel gioco ci si rende conto che l’indicatore dei giorni è anche – e soprattutto – un orologio da tenere sempre in considerazione: un intero giorno in Don’t Starve dura 8 minuti, di cui circa il 60% corrisponde alle ore di luce, ovvero il momento in cui si concentra il fulcro del gameplay. Quando il sole comincia a tramontare è l’indizio che la notte sta per giungere, pertanto è bene tornare al proprio accampamento o costruirsene uno, piuttosto che andare in giro con una torcia e rimandare al giorno dopo la raccolta delle risorse. Infatti, se il personaggio dovesse ritrovarsi da solo nell’oscurità senza alcuna fonte di luce, verrebbe aggredito con conseguente game over. Non si pensi che l’accampamento sia una sorta di fortino, infatti può essere soggetto ad attacchi notturni da parte di strane bestie. Superata la notte il gioco provvederà al salvataggio della partita, anche se è possibile uscire in qualsiasi momento mantenendo i progressi di gioco.

Premesso che il ciclo giorno-notte non rappresenti più di tanto una novità nei survival, gioca un ruolo fondamentale anche l’indicatore della fame, che tende a svuotarsi decisamente in fretta. Il protagonista ha diversi modi per nutrirsi, che vanno dalla caccia di innocui conigli e uccelli fino a procurarsi carne dai grossi bufali, che non se ne staranno a guardare. Per rendere proficua la caccia, gli sviluppatori hanno messo a disposizione trappole ad hoc, nonché la creazione di un’arma artigianale per colpire le creature. I pezzi di carne possono essere mangiati crudi o, meglio, cucinati nel focolare o nel pentolone. Nulla è lasciato al caso, infatti le potenzialità del gameplay usciranno fuori di volta in volta. Ad esempio, il fuoco del campo necessita di continua alimentazione per restare vivo e salvaguardare l’utente dal buio, pertanto si rende inevitabile andare a tagliare qualche albero per fare scorta di legna. I tronchi possono essere usati per costruire altre strutture ed oggetti, come ad esempio una cassa in cui riporre gli item ed altri strumenti da lavoro, come piccone e martello. Un’altra bella caratteristica di gioco, nonché utile, è legata alla possibilità di fare amicizia con dei simpatici maiali donando loro un pezzo di carne, anche se durante una notte di luna piena potrebbero trasformarsi in mob aggressivi.

Learning

Ogni risorsa raccolta in avanscoperta serve a costruire qualcosa, a patto di sbloccarla. Inizialmente sono attive poche possibilità, mentre tutte le altre richiedono di essere sbloccate tramite punti ricerca, ovvero il punteggio accanto all’indicatore già citato della lampadina. I punti ricerca sostituiscono la classica esperienza, ma non si ottengono con l’uccisione di mob, bensì dando in pasto a due speciali macchine scientifiche le proprie risorse. Ad esempio, legna e radici di piantine possono essere impiegate per ottenere da 6 a 20 punti ricerca. Questo sistema si rivela utile anche come cestino, sbarazzandosi degli oggetti in eccesso – anche se in Don’t Starve serve tutto – ottenendo benefici. Dopo aver costruito le due macchine scientifiche è possibile sbloccare tutto: piantagioni avanzate, oggetti per combattere e così via. Ben presto ci si rende conto di quali risorse conviene liberarsi per ottenere punti ricerca e quali no, massimizzando il tutto. Almeno per il momento, si nasconde qui il difetto più grande del gioco, ovvero una certa pochezza di elementi da sbloccare. Fin dalle battute iniziali si ha una panoramica di tutto ciò che il gioco ha da offrire e, seppur la pianificazione di punti esperienza e raccolta delle risorse debba essere ponderata a dovere e spalmata su 20-30 giorni di sopravvivenza, l’idea di saturare il gioco è sempre dietro l’angolo. Il paragone con quei mostri sacri quali Minecraft e Terraria rende evidente la mancanza di segreti nella giocabilità di Don’t Starve, nonostante sul forum ufficiale e per tutto il web impazzino strategie di sopravvivenza e videocommentary, oltre che una corposa wiki in costante aggiornamento. Altro difetto di giocabilità è l’impossibilità di spostare le proprie ceste comodamente: almeno in questa fase beta, l’idea di portarsi dietro chest e zaini non è stata presa in considerazione e, tenendo conto che la mappa è divisa in aree ben precisate con determinate risorse, spostare il proprio campo da una zona all’altra diventa estremamente faticoso. Il rischio è di creare un campo avanzato nella prima area della mappa, portando inevitabilmente al problema che per raccogliere tutte le altre risorse occorrerà camminare anche per un intero giorno. L’andirivieni risulta piuttosto noioso e, considerando quanto siano preziose le risorse, l’utente preferirà spostarsi piuttosto che ricreare tutte le strutture – è bene precisare che è possibile distruggere quasi tutto, ma il materiale viene recuperato solo in parte.

Alone in the dark

Wilson è solo il primo personaggio messo a disposizione da Klei Entertainment, a cui fanno seguito almeno altri quattro protagonisti dotati di particolari skill – quella di Wilson è semplicemente la barba che cresce, non proprio utile se non per un item da craftare. Tre di questi personaggi sono già messi in chiaro dalla rete e per sbloccarli necessitano di un certo numero di esperienza o giorni di sopravvivenza nella stessa run di gioco; il quarto è ancora sconosciuto ma a detta degli sviluppatori si tratta di qualcuno molto intelligente. Nel web è possibile trovare tanti altri personaggi abbozzati da Klei e dai fan, magari da rilasciare con degli aggiornamenti futuri. Il buon numero dei protagonisti e la loro realizzazione grafica ben si sposa col resto dell’avventura: ambiente in 3D con personaggi in 2D, tutto in stile disegno e votato alla semplicità dei modelli poligonali, con una buona dose di umorismo. Come detto precedentemente, la mappa di gioco è divisa in più aree, ciascuna delle quali presenta un proprio bioma: la foresta è ricca di alberi, bacche e rocce; i campi presentano cespugli e bufali; la palude mette in mostra flora rinsecchita e mob ostili anche durante le ore di sole. Se mai ci si dovesse stancare della mappa – o si sopravviva a tal punto da eliminare determinate risorse – è possibile generare un mondo nuovo con un paio di click. Possiamo concludere l’analisi tecnica di questa beta con un buon giudizio sulla stabilità: seppur sul forum ufficiale ci siano diverse segnalazioni, i problemi riscontrati sono rari da incontrare e gli sviluppatori rilasciano gli aggiornamenti ad intervalli regolari, rispondendo rapidamente a tutti gli utenti. Durante la nostra longeva prova non abbiamo riscontrato nessun bug, crash o malfunzionamento di alcun tipo.

Test di sopravvivenza riuscito

I lavori su Don’t Starve procedono alla grande e la comunità è di notevole aiuto: questa beta – disponibile solo a chi effettua il pre-order del gioco – mette in mostra le ottime idee degli sviluppatori per un survival davvero assuefacente. Una volta presa confidenza col sistema di gioco, tutto diventa più semplice e la pianificazione delle operazioni da fare si delinea in modo naturale. Creare un proprio accampamento con tutte le piantagioni serve a mantenersi in forma e scongiurare il rischio di morire di fame; mettere su un fortino risorse permette di non intraprendere lunghi viaggi e portarsi dietro un fedele maialino aiuta ad affrontare le insidie della mappa. Queste sono solo un paio di attività legate alla giocabilità di Don’t Starve, un survival che, se in futuro vedrà l’introduzione di altre creazioni, ha tutte le carte in regola per diventare il nuovo tormentone del web.

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