Aspettavano in molti il ritorno dell’uomo in giacca e cravatta sotto il nome in codice di Agente 47 e, dopo la lunga attesa durata sei anni, rieccoci finalmente nei panni dell’assassino silenzioso in Hitman: Absolution, quinto capitolo della serie stealth nata nel 2000 grazie a IO Interactive ed Eidos Interactive. In questi anni di attesa molti fan della serie non ci avrebbero scommesso un euro sul ritorno dell’elegante sicario, tant’è che bisogna ringraziare le manovre finanziarie di Square-Enix che hanno salvato il brand, tra gli altri – Tomb Raider, Deus Ex – da una fine sicura proponendo l’avventura quanto più rigenerata e fusa con le nuove meccaniche nextgen. Messo da parte lo scetticismo – a buon dire, visto il cambio di rotta della serie Splinter Cell passata da stealth ad action – ci ritroviamo un titolo incredibilmente forte e ricco di possibilità basato sui precedenti capitoli della saga, a dimostrazione del fatto che è la stessa IO Interactive a non voler cambiare le carte in tavola? e ciò può solo farci piacere.

Toglierai centinaia di vite per salvarne una?

La tagline di Himan: Absolution non lascia spazio all’immaginazione: il ritorno dell’Agente 47 coincide con una carneficina assoluta come mai prima d’ora si era resa necessaria. Tutto comincia a Chicago quando Benjamin Travis, il nuovo capo dell’Agenzia (misteriosa organizzazione che provvede all’eliminazione dei principali terroristi degli USA), commissiona all’Agente 47 l’eliminazione di Diana Burnwood, spalla dell’assassino nonché suo angelo custode in Hitman: Blood Money. Le colpe di Diana sono da ricondursi al rapimento ed alla cancellazione di importanti files riguardanti Victoria, una giovane ragazza che ha subito, almeno in parte, i trattamenti da super-killer che a suo tempo hanno formato professionalmente l’Agente 47. Nonostante sia un lavoro delicato in conflitto con i propri sentimenti, il sicario dell’Agenzia decide di intrufolarsi nella villa di Diana ed onorare il contratto: tutto cambia quando, faccia a faccia con l’obiettivo, la donna rivela la grande verità dietro Victoria, facendo scattare una molla di rivalsa nell’Agente 47 che, ricordando quei trattamenti, decide di prendere con sé la giovane ragazza e portarla al sicuro, seppur dopo aver tolto la vita a Diana. Per l’assassino silenzioso non c’è spazio per i rimorsi ma, anzi, parte una sfida a tempo contro gli uomini che prima o poi verranno a cercare Victoria. Parlando con un proprio informatore, Birdie, l’Agente 47 scopre che un ricco imprenditore di nome Blake Dexter è sulle tracce della ragazza per via dell’inestimabile valore che ha per l’Agenzia, intenzionato a proporre uno scambio in denaro per riconsegnarla agli uomini di Travis.

La lunga storia di Hitman: Absolution comincia così, col paradosso di tolto una vita per salvarne un’altra, anche se missione dopo missione tutto diventa più complicato e i sacrifici si moltiplicano a vista d’occhio. L’Agente 47 viaggerà per tutta la Contea alla ricerca di Blake Dexter tra le più disparate location, e non tutti gli omicidi che commetterà avranno qualcosa a che vedere direttamente con Victoria: la ragazza sarà solo il mezzo per perseguire la propria vendetta. Come un fulmine a ciel sereno, tutto parte da quel proiettile sparato dalle Silverballer dell’assassino silenzioso che toglie la vita a Diana, l’unica amica fedele che l’Agente 47 abbia mai avuto. Anche per il pelato in giacca e cravatta questa brutta storia si costruisce su motivi personali che lo spingono ad onorare il desiderio della ragazza di mettere in salvo Victoria scippandola all’Agenzia, fonte di tutti i problemi. Nonostante i sei anni passati a riflettere, ritroviamo l’Agente 47 che abbiamo imparato a conoscere, forse più umano del solito, capace di lasciar trapelare sentimenti paterni per Victoria in più di un’occasione.

Come preferisci morire?

Se l’Agente 47 potesse interloquire senza maschera con i propri bersagli, chiederebbe loro esattamente questo. IO Interactive ha sfruttato al 100% le location delle missioni, prendendo spunto praticamente da ogni oggetto con cui è possibile interagire. L’eliminazione di un obiettivo può essere compiuta in tanti modi, e lo vediamo fin dalla prima missione libera quando per togliere di mezzo il malcapitato, "il Re di Chinatown", il videogiocatore ha ben sette opportunità diverse, tutte sparse per la piazza del mercato. Per fare degli esempi, parliamo di "sfortunati" incidenti mortali – cadute di lampadari, incendi spontanei – piuttosto che vere e proprie chicche, tra le più disparate: i contesti di morte studiati dagli sviluppatori vanno da scosse elettriche ad esplosioni, avvelenamenti e cecchinaggio estremo, ma ce ne sono alcune veramente imperdibili che non vale la pena svelare nella recensione (per questi dettagli vi proponiamo la guida). Per i più tradizionalisti, l’immancabile corda di pianoforte costituisce l’arma più letale e, come mai prima d’ora, si rivela fedele alleata grazie alla possibilità di trascinare il corpo direttamente dopo lo strangolamento. IO Interactive ha messo a disposizione così tante vie per uccidere che è difficile scegliere quale strada preferire, anche se tutto ha un senso logico: molte uccisioni prevedono l’esigenza di un travestimento per essere portate a termine, mossa che agli amanti delle sfide estreme potrebbe non piacere. Per non danneggiare nessuno, pertanto, ci sarà almeno una strategia che col giusto tempismo può essere compiuta in giacca e cravatta, donando maggior lustro al profilo dell’Agente 47 e del videogiocatore stesso. Per non buttare via l’eccellente ventaglio di possibilità, il team di sviluppo ha ideato un sistema di sfide, ovvero l’elenco di tutte le strategie di uccisioni da poter compiere nella missione corrente. Nella maggior parte delle occasioni il videogiocatore sarà costretto ad aspettare impaziente nel punto in cui compiere l’omicidio, mentre il bersaglio continua il suo giro per tutti gli step previsti; in altre circostanze, soprattutto quando gli obiettivi sono più di uno, i percorsi automatici muteranno a seconda della posizione dell’utente, riducendo i tempi morti.

Il completamento delle sfide – in media più di 10 per missione – porta in dote un punteggio più alto sia nelle statistiche generali che durante la missione stessa, infatti, per ogni area è prevista una soglia minima che se garantita permette di sbloccare un potenziamento delle skill dell’Agente 47. Soddisfare il punteggio minimo per checkpoint è piuttosto semplice, infatti basta rispettare le classiche leggi dell’assassino: non farsi beccare, nascondere i corpi, non eliminare civili, raccogliere le prove – una per ogni area – e lavorare in modo pulito senza macchiare di sangue i costosi tappeti delle vittime.

Gli elementi per divertire Hitman: Absolution li ha veramente tutti, anche se ogni missione necessita di pazienza e tempismo per restare nell’ombra. Giocando ai livelli più alti di difficoltà aumenta il numero di guardie e si riducono gli spazi liberi in cui l’assassino può scivolare senza problemi. Agire d’impulso è comunemente una soluzione sconsigliata che porta inevitabilmente a farsi scoprire sul fatto, pertanto si rende indispensabile procedere con cautela restando nascosti e studiando i pattugliamenti dei nemici anche per qualche minuto. Molto spesso capiterà che, avvicinandosi ai nemici, si attivi la conversazione che permette al videogiocatore di sfruttare il momento, mentre tante altre volte occorrerà distrarre un nemico: per questo motivo, le location presentano oggetti che è possibile equipaggiare per poi lanciarli in un punto strategico dell’area, così da liberare la via. Altre volte, basterà cambiare riparo col giusto tempismo, mentre in alcuni casi, come detto, bisognerà indossare un travestimento: ogni missione prevede un determinato numero di personaggi di cui è possibile assumere le sembianze senza destare sospetti, anche se, avvicinandosi troppo ai "colleghi", si rischierà di far saltare la copertura. Tra le abilità dell’Agente 47 vi è un nuovo asso nella manica, ovvero l’Istinto, che permette al sicario di superare gli sguardi indiscreti, ottenere in anticipo il percorso dei nemici che pattugliano la zona e vedere chi c’è oltre il muro: alcune di queste caratteriste sono regolate dall’apposita barra dell’Istinto, che aumenta con uccisioni e completamento delle sfide e diminuisce con l’uso. Tra le innumerevoli sfide presenti nel gioco ve ne sono alcune che non rientrano nei piani del perfetto assassino, ma, costituiscono la giusta scusa per approfondire il lato più spinto di Hitman: Absolution, ovvero quello che non bada alla discrezione. Per perseguire la strada più caotica, l’Agente 47 disporrà di molte possibilità: oltre i già citati esplosivi – a distanza, C4, mine antiuomo – vi sono potenti fucili e, soprattutto, il tiro rapido che consente al killer di uccidere velocemente più bersagli sfruttando l’Istinto, un po’ la stessa caratteristica in possesso dell’ultimo Sam Fisher in Splinter Cell: Conviction. Uccidere un nemico significa lasciare una macchia di sangue ed allertare i presenti.

L'(im)perfetta ombra dell’assasssino

La trama si sviluppa molto lentamente per via della necessità di eliminare obiettivi “di contorno” che compongono le forze nemiche, ma alla resa dei conti possiamo affermare che il lavoro di IO Interactive risulta ottimo sotto tutti i punti di vista, anzi, probabilmente la sceneggiatura di Hitman: Absolution è la meno scontata della produzione – anche ogni capitolo ha i suoi colpi di scena – e fa sentire con vigore i problemi derivanti dal mettersi contro tutti per salvare una persona che, da tutti, è molto desiderata.

Dal punto di vista della giocabilità IO Interactive ha fatto qualcosa di straordinario, scrollandosi di dosso tutte le incertezze degli ultimi capitoli della saga, che non brillavano per molti motivi. Tuttavia, alcuni dei difetti di Hitman: Absolution sono stati ereditati dal passato e, probabilmente, resteranno una caratteristica del brand. Su tutti, possiamo citare il non perfetto comparto grafico: nonostante l’ottimo lavoro legato all’illuminazione HD, con puntuali riflessi degli oggetti in base all’angolo di incidenza dei raggi solari – fa sorridere che anche la pelata dell’Agente 47 non sia stata risparmiata – e le ottime ombre, la qualità dei modelli poligonali continua a non convincere del tutto. Molti personaggi vengono riproposti a più riprese, le animazioni non sono entusiasmanti e le aree di gioco sono molto piccole, nonostante le missioni risultino piuttosto lunghe e con tante azioni da compiere a distanza di pochi minuti. Non eccellenti neppure le cinematics, che utilizzano filtri blur per nascondere la scarsità di dettagli e qualità dei personaggi. Il ritmo incalzante che caratterizza ogni capitolo del gioco è sicuramente un punto a favore del titolo, tuttavia va inevitabilmente a scontrarsi col sistema a checkpoint che danneggia l’esperienza generale: considerando i tempi morti, i pattern di pattugliamento dei nemici, i possibili errori e, perché no, strani comportamenti dell’IA, qualora l’utente un utente stia cercando di non farsi beccare dovrà ricaricare il checkpoint in caso di fallimento, riprendendo dall’inizio del capitolo o in una precisa zona della missione. La frustazione derivante da questo – unita al moltiplicarsi del tempo di gioco su percorsi già affrontati – raggiunge il culmine quando ci sono di mezzo più nemici: ricaricare un checkpoint significa dover eliminare nuovamente gli obiettivi già uccisi nella stessa area. Un gioco stealth come Hitman, che fa della pazienza e della strategia i suoi punti cardini, non imporre dei paletti come i checkpoint, costringendo più e più volte a riprendere gli stessi percorsi, ascoltare le stesse conversazioni, uccidere gli stessi obiettivi e sperare che niente vada ancora storto. La già citata intelligenza artificiale non fa nulla per superare la sufficienza, infatti basta osservare per qualche minuto la zona per rendersi conto di come va la situazione, annientando l’effetto sorpresa.

Buono il comparto audio, con doppiaggio completamente italiano e precisi effetti sonori dovuti alle interazioni e all’ambiente, anche se di tanto in tanto la qualità si sporca con rumori di passi non propriamente adatti alla circostanza. Non esiste una vera e propria colonna sonora del gioco – anche se spesso viene riproposta Ave Maria che richiama il finale di Blood Money – e probabilmente è meglio così, infatti il videogiocatore viene lasciato solo all’aumento del battito cardiaco dell’Agente 47 quando si trova vicino ad un nemico o agli effetti audio dovuti alle azioni compiute nel gioco.

Longevità eccellente: Hitman: Absolution dispone di 20 missioni, di cui il 90% piuttosto lunghe e, considerando le varie sfide, la longevità può anche sfondare le 30 ore di gioco?anche se purtroppo una minima parte è dovuta ai checkpoint. A rincarare la dose ci pensa il comparto multiplayer, con contratti personalizzati basati sull’eliminazione di un preciso obiettivo: il livello di sfida è piuttosto basso e tutto si riduce al classico sistema basato su statistiche, da condividere con gli amici. Attraverso i contratti online è possibile monetizzare per sbloccare oggetti presenti nelle missioni in single player, oltre che per personalizzare le armi.

Commento finale

Le paure di un Agente 47 simile a Rambo si sono rivelate fortunatamente infondate: lo spietato sicario dell’Agenzia lascia spazio al suo lato più sensibile per onorare una promessa fatta alla vecchia amica Diana, ovvero portare in salvo la giovane Victoria. Gli eventi narrati in Hitman: Absolution portano l’Agente 47 a compiere lunghi viaggi alla ricerca di numerosi target da eliminare, schierandosi apertamente contro informatori, imprenditori e la stessa Agenzia. Nel suo lungo percorso, l’assassino silenzioso può permettersi di fare rumore, attraverso uccisioni spettacolari e diabolicamente studiate ai minimi dettagli, piuttosto che restarsene fermo nell’ombra ad aspettare il momento giusto per colpire, come ci ha abituati in passato, magari recitando la parte del poliziotto, del cuoco, del venditore ambulante o di un custode. In definitiva, il progetto di Square-Enix ha reso possibile la resurrezione dalle ceneri dell’ultimo killer rimasto su console nextgen, mostrandone il lato migliore, ovvero quello minuzioso e geniale dei primi due capitoli del brand. Decine di identità per un unico grande scopo: togliere centinaia di vite per salvarne una.

CI PIACE

– Personaggio carismatico come sempre\n- Trama interessante, seppur dispersiva\n- Longevità eccellente\n- Sfide divertenti e complesse\n- Solo con Hitman: Absolution puoi fare il killer travestito da pupazzo

NON CI PIACE

– Per goderselo davvero bisogna giocare a livelli alti di difficoltà\n- Sistema di checkpoint frustante e assolutamente fuori luogo\n- Tecnicamente si poteva far di più\n- IA da rivedere

Conclusioni

Il ritorno dell’Agente 47 fa il botto e riscatta i precedenti capitoli, lacunosi sotto molti punti di vista. La variegata giocabilità permette molteplici uccisioni in diversi modi, mettendo alla prova le abilità stealth del videogiocatore, a patto di armarsi di pazienza e sfruttare i pochi attimi buoni per raggiungere l’obiettivo. Per chi non ama particolarmente starsene al riparo, è possibile utilizzare molte armi da fuoco, un buon sistema di uccisioni multiple e sfide spettacolari per “eliminazioni creative” dei target. Welcome back, 47.

9Cyberludus.com
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