Iterazioni annuali. Piacciano o non piacciano purtroppo va così. Ci sono serie, non solo di giochi, che ogni santo anno, puntuali come le tasse o come il Festival di Sanremo, regalano regolarmente il loro rappresentante per quei dodici mesi. Lo fa FIFA, lo fa PES, lo fa COD e con loro tanti altri. La serie di basket griffata Visual Concepts, il pluripremiato franchise NBA 2K non è da meno, ed eccoci ancora una volta a sbattere la palla a spicchi sui parquet di tutti gli USA, pronti a portare la nostra squadra al tanto agognato anello. L’anno scorso la serie sembrava aver raggiunto il suo apice assoluto, forte di un triennio in chiaro crescendo: un gameplay rifinito come pochi, un realismo visivo impressionante e la presenza di numerose modalità diverse e di tutte le più grandi leggende del campionato in questione hanno contribuito a rendere NBA 2K12 la migliore simulazione cestistica in assoluto. Meglio di così non si poteva fare? O forse sì. Un altro anno è passato, la generazione di giocatori è cambiata, e forse al meglio non c’è mai fine.

Profeti nel deserto

Una qualità su tutte va riconosciuta a Visual Concepts: nonostante la concorrenza (vedi alla voce EA) non si faccia vedere da anni, loro non si sono mai seduti sugli allori e hanno proseguito di edizione in edizione un cammino fatto di miglioramenti costanti. E siccome come disse anche il sempre buon Eraclito “panta rei”, tutto scorre, vediamo cosa è cambiato. Già il primo impatto porta una prima novità: sotto al titolo e ai 3 nuovi testimonial (Blake Griffin, Kevin Durant e Derrick Rose, per la serie "Il nuovo che avanza") c’è una dicitura strana "produced by Jay-Z". Già, il noto rapper ? produttore, grandissimo appassionato di basket tanto da voler partecipare all’acquisto dei furono New Jersey Nets, ora traslocati a Brooklyn, ha partecipato in prima persona alla produzione di NBA 2K13, fornendo soundtrack, video e più in generale un look diverso, meno da trasmissione sportiva istituzionale come nei precedenti capitoli e più urban, con barre che fanno il verso alle bass line e stile visivo preso di peso dalla street culture. Il risultato è un’immersione ancora più forte nel mondo del gioco dalla palla a spicchi, non sembra più di vedere una partita vera, ma di respirare la cultura che lo anima e di viverlo in prima persona. Superato questo primo impatto, abbiamo di fronte tre riquadri coi 3 cuori pulsanti della produzione: Il Mio Giocatore, il classico editor per creare il nostro cestista personale, come sempre ricchissimo di opzioni e dettagli, La Mia Carriera, l’ormai consueta titanica modalità Carriera in singolo, che ci vedrà partire dal Rookie Showcase fino a, si spera, la Hall of Fame, e la prima grande novità, cioè La Mia Squadra. Partiamo da quest’ultima: trattasi del concetto di FIFA Ultimate Team applicato al basket: partendo con una serie di "carte" che rappresentano altrettanti giocatori, dovremo cercare di accumulare punti per poter acquisire elementi sempre più forti e trasformare il nostro team nella proverbiale corazzata. Più consueta, ma sempre ricca di novità, è La Mia Carriera: il canovaccio di base resta lo stesso, ma con una D-League in meno e una componente social in più. Dopo ogni partita infatti avremo la possibilità di vedere cosa si dice di noi sul Twitter virtuale del gioco, e diventa fondamentale anche aumentare il numero dei propri follower, oltre che sperare che i propri illustri colleghi decidano di scendere dal loro pianeta dove tutto è possibile e nobilitare il nostro profilo con un tweet. Inoltre da quest’anno potremo anche parlare col General Manager della nostra squadra, per consigliargli acquisti, fare pressioni relativamente al nostro ruolo in squadra, fino addirittura a pretendere un trade. A fianco delle modalità in vetrina tornano anche altre che ormai sono entrate nei nostri cuori: L’Associazione, la Master League di NBA 2K13, la classica Stagione, Allenamento, Blacktop e chi più ne ha più ne metta. Resta un grande assente: l’All-Star Weekend. Va però aggiunto che chi ha preordinato il gioco ha già in mano il DLC per poter partecipare all’evento, mentre gli altri lo possono sempre acquistare.

Pochi, maledetti e subito

Denominatore comune delle varie modalità è la Virtual Currency (o Punti Abilità, qualora la vostra console non sia collegata alla Rete), crediti virtuali che guadagneremo con qualsiasi cosa (e intendiamo veramente qualsiasi cosa) faremo all’interno di NBA 2K13. Ogni modalità concorre al guadagno della valuta, e con essa potremo migliorare le statistiche del nostro alter ego digitale, cambiargli il vestiario oppure sbloccare una serie di bonus per renderlo particolarmente abile in una determinata abilità, che va dal palleggio, al tiro sbilanciato alla stoppata. Con i crediti virtuali sarà anche possibile comprare i set di potenziamenti per la nostra squadra nella modalità La Mia Squadra. E’ quasi impossibile sentirsi arenati all’interno di NBA 2K13, data la mole impressionante di attività da poter intraprendere per guadagnare le tanto agognate monetine da spendere come più ci aggrada. Non solo, ma per chi ha un profilo Facebook (e ormai stiamo parlando di una fetta enorme della popolazione mondiale) esiste anche la possibilità di giocare con l’applicazione NBA2K MyLife per accumulare altri crediti. E se questo non bastasse, i fortunati possessori di smartphone possono anche scaricare la companion app MyNBA2K e avere un altro modo per contribuire allo sviluppo del proprio giocatore o della propria squadra. Potrete respirare basket, in cielo, in terra e in ogni luogo.

L’onnipotenza logora chi non ce l’ha (cit. L’Avvocato)

Ma veniamo al dunque, è il momento di scendere sul parquet. Ed è qui che NBA 2K13 si presenta al tempo stesso così familiare ma così diverso. L’impatto visivo è familiare, siamo sempre sul confine con il fotorealismo, e grafiche e filmati di introduzione ci portano dritti dritti nell’atmosfera delle grandi occasioni. Pad alla mano, è il momento della palla a due, e dal primo palleggio si nota che qualcosa è cambiato. Innanzitutto i controlli. Primo shock: la leva analogica destra ha visto il suo uso modificato. Nello scorso episodio la leva destra era dedicata al tiro, mentre tenendo premuto il grilletto sinistro si poteva dar vita a diverse finte. Ora è il contrario, il grilletto porterà al tiro tramite leva, mentre di norma essa sarà dedicata al movimento col pallone. Sembra un cambiamento di poco conto, ma la realtà è che fluidifica notevolmente l’azione riducendo il margine di errore per l’utente. Cambiato è anche il sistema dei blocchi: il bumper sinistro tenuto premuto farà apparire un indicatore circolare che si riempirà gradualmente e a seconda del riempimento chiamerà un diverso movimento da parte del bloccante, cioè un finto blocco, un pick and pop o un pick and roll. Anche qui la strada intrapresa è quella dell’immediatezza, e va riconosciuto che questo nuovo sistema, tanto invocato precedentemente, rende la gestione dei blocchi sulla palla molto più intuitiva e quindi efficace. Il cambiamento che però salta più all’occhio non riguarda i comandi. E’ la fisica dei giocatori ad essere cambiata, unitamente alle loro animazioni. Un difetto storico della serie era infatti quello di dare una fisicità ai giocatori, ma di mantenerla vincolata ad una serie di animazioni che, seppur ben amalgamate tra loro, davano esiti preimpostati al movimento e non erano spezzabili a metà, tanto da rendere la manovra prevedibile con esiti poco gradevoli, dalla stoppata per mano dell’avversario, alla palla persa per aver oltrepassato la linea di fondo come dei poveri fessi. Nell’edizione 2K13 invece il motore fisico è più credibile, anche nei contatti, e le animazioni non sono più granitiche come in passato. Aggiungete a tutto questo un’IA ancora più reattiva, sia in attacco che in difesa, che si adatterà ad ogni singola scelta che voi farete in campo, e avrete come risultato una simulazione veramente accurata come mai prima d’ora. A vincere è la flessibilità e, di rimando, tutto il realismo nell’azione. Un altro fondamentale balzo avanti nella riproduzione del vero basket, che si presenta qui come il più realistico mai visto. Pensavamo di non poterlo dire, ma ancora una volta Visual Concepts ha alzato l’asticella della qualità nella simulazione.

I girasoli di Fisher (sempre cit. l’Avvocato)

Sul comparto tecnico di NBA 2K13 è palese che non si possano spendere parole negative. Il già stupefacente impianto dello scorso anno qui trova un perfezionamento ulteriore: texture meglio definite, aliasing quasi scomparso e skin dei giocatori davvero fedeli alle controparti reali. Il contorno è altrettanto da applausi: gli spalti sono popolati da tifosi che si dimenano e che faranno sentire ancora più forte la loro voce nei momenti clou del match, gli effetti di luce sono incredibili e i movimenti sulle panchine sono davvero vicinissimi alla realtà. Il sonoro è altrettanto di valore assoluto: i rumori del campo sono fedelissimi: sentire anche solo le suole che sfregano sul parquet è quanto di più cestistico esista, gli effetti di contorno restituiscono il feeling di un vero match e la colonna sonora, curata dal già citato Jay-Z, miscela sapientemente sonorità rap e hip hop con altri generi, come il pop dei Coldplay e il rock degli U2. Concludiamo la panoramica segnalando che, come ormai da consueta tradizione, anche quest’anno NBA 2K13 regala un fantastico tuffo nel passato, permettendo di far fronteggiare tra loro due compagini leggendarie: quel Team USA che ha dominato in lungo e in largo alle scorse Olimpiadi di Londra, con Kobe Bryant, il Black Mamba, come uomo di punta, e il Dream Team di gente del calibro di Sua Santità Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird e Charles Barkley che fece la storia di questo sport ad inizio anni ’90. In tutta questa sinfonia c’è però una nota stonata: i bug che affliggono dal lancio il gioco, almeno su console, e che ancora non sono stati risolti a oltre un mese dal lancio. Certo, non si tratta di bachi che minano in profondità il gioco, ma resta un po’ di amaro in bocca considerando il livello stratosferico di tutta la produzione.

Se il vostro cuore batte al ritmo del palleggio, se mentre si disegna la parabola del tiro rimanete in totale apnea, se il fruscio della retina è una carezza per il vostro udito, ma soprattutto se riconoscete solo la monarchia di Sua Altezza Aerea, allora NBA 2K13 è il vostro Santo Graal. Visual Concepts sembra davvero non avere limiti nel migliorare la sua creatura, e anche quest’anno non si è limitata a dare una mano di lucido, ma ha fatto altri sostanziali passi avanti verso la perfezione totale della simulazione. L’unico dubbio che permane è il seguente: avranno ancora qualcosa da perfezionare per l’edizione 2K14? Ai posteri l’ardua sentenza.

CI PIACE

– L’NBA in ogni suo minimo elemento\n- Gameplay ancora più fluido e credibile\n- Grafica ai limiti del fotorealismo

NON CI PIACE

– Potreste iniziare ad avere problemi a distinguere la realtà\n- Ogni tanto si perdono le partite\n- Seriamente, esiste un motivo per non giocarci?

Conclusioni

La summa del basket videoludico. NBA 2K13 è un ulteriore passo avanti di una serie che non conosce involuzione. Fotorealistico, ancora più fluido, completo in ogni sua parte: la miglior simulazione cestistica (e forse la migliore sportiva) in assoluto.

9.5Cyberludus.com
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