Ormai siamo abituati alle collezioni: non passa giorno che non venga annunciata una rimasterizzazione in alta definizione, sia essa su disco fisico o da scaricare, o una raccolta di vecchi titoli da riassaporare con un nuovo gusto sulle nostre macchine odierne. Non si tratta sempre di lavori ottimali, purtroppo: a una volontà di rievocazione storica si aggiunge, forte, una sorta di tentativo di fare soldi con cose già viste riproponendo minestre riscaldate con una presentazione leggermente migliore, senza troppi sforzi aggiuntivi. Midway Arcade Origins, nell’insieme di tutto questo, si pone sul mercato cercando di mettere in atto diverse strategie apprezzabili? Ma la corsa alla mensola del negozio ha lasciato troppi aspetti scoperti? Trasformiamo la nostra console in una sala giochi anni ’80 e immaginiamo l’ambiente attorno a noi: tutto ci darà una mano nel giudicare questa collezione!

Gettone ben speso, gettone sprecato

La scatola della collezione stessa, con una presentazione che tenta una sorta di epicità, presenta con fierezza i trenta e più giochi disponibili all’interno di Midway Arcade Origins: tra le fila dei titoli presenti trovano spazio capolavori come Defender, Robotron 2084 e Marble Madness, gemme multigiocatore come Gauntlet, Smash TV e Rampage e meritevoli nomi spesso dimenticati come Wizard Of Wor, Bubbles e Tapper, qui presentato nella sua versione Root Beet. Purtroppo la qualità non è un pregio generale di questo accrocchio videoludico: Pit-Fighter, 720° e Spy Hunter II sembrano inseriti solo come contrappeso qualitativo mentre potevano essere rimossi per lasciare spazio a titoli di maggior peso come Primal Rage o Gorf. Si resta sorpresi, oltretutto, di notare come siano presenti all’appello anche giochi sviluppati da Atari, come appunto Gauntlet e Marble Madness: si tratta di titoli che Midway non ha contribuito a creare ma dei quali ha ottenuto i diritti nel corso del tempo, diventandone la distributrice ufficiale.

Una scarna lezione di storia

Una volta premuto il tasto Start non sono tanti, particolari o complessi i menù che sono pronti ad accoglierci: tutto quello che Midway Arcade Origins offre, a livello di presentazione, è un elenco di titoli, rappresentati ognuno dal suo cabinato e dal suo marquee (la decorazione con il titolo del gioco), che si può percorrere nella sua interezza o secondo comode divisioni in sessioni a seconda del genere di appartenenza del gioco (è anche possibile aggiungere un titolo ai propri preferiti e creare un elenco personalizzato di eccellenze). Ogni titolo è emulato discretamente e può essere giocato con o senza gli adesivi che decoravano il cabinato sui lati dello schermo e con alcuni filtri grafici riguardanti la definitezza degli sprites (e alcuni di questi risultano quasi spietati all’occhio). L’emulazione è di ottimo livello e la comodità dei controlli già configurati aiuta a superare quegli ostacoli di perfezione tecnica che si è soliti approcciare con l’emulazione su altre piattaforme e per vie traverse: molti titoli sfruttano egregiamente il doppio stick analogico (Robotron 2084 e Smash TV sopra tutti, ma non sono i soli) ed è spesso possibile utilizzare un arcade stick per recuperare sensazioni di altri tempi e provare il brivido dei joystick di trenta anni fa anche oggi. Tuttavia, l’insieme soffre di alcune carenze enormi per quanto riguarda il comparto ?educativo’: in occasione del rilascio di queste collezioni, spesso e volentieri, i vari produttori dei giochi amano farsi intervistare, mostrare il loro volto al giocatore per fargli capire il perché e il per come di ogni singolo titolo sul quale hanno avuto il piacere di mettere le mani. Tutto questo, in Midway Arcade Origins, manca: nessuna intervista, nessuna galleria, nessun contenuto sbloccabile, nessun prototipo, nessun extra di nessun genere. Sono fin troppi ?nessuno’ che opacizzano un prodotto che avrebbe meritato ben altro trattamento.

?Beware, I live?’

Nonostante tutte le sue incredibili carenze è necessario guardare anche al poco oro che questa collezione offre: le classifiche online, disponibili per ogni singolo gioco, riescono, a loro modo, a trasformare la nostra console DAVVERO in una sala giochi virtuale; la scelta si rivela intelligente e capace di accendere lo spirito competitivo in chiunque voglia dimostrare, anche a trent’anni di distanza, di essere il giocatore migliore ?della zona’ in quel gioco che ha tanto amato e sul quale ha speso gettoni su gettoni. Alcuni titoli, oltretutto, brillano tutt’oggi per una grandissima ricchezza e profondità di gameplay: Wizard Of Wor (riprodotto con tanto di voci sintetiche, pronte a prenderci in giro ad ogni secondo) è, per esempio, un piccolo gioiello di giocabilità e strategia, pur nel suo essere quasi totalmente misconosciuto al pubblico e perfino tra i più esperti; Sinistar splende ancora oggi per la sua favolosa combinazione di momenti in cui è obbligatiorio armarsi di riflessi nel muoversi e attaccare unito alla necessità di recuperare i minerali dagli asteroidi, quasi sempre da evitare in un normale contesto videoludico (si tratta davvero di una strana e gradevole riscrittura di uno stereotipo), per creare le bombe necessarie ad eliminare il nemico da cui il gioco prende il nome, Sinistar, un boss tanto semplice quanto carismatico e, alle volte, estremamente spaventoso; come non restare, poi, affascinati dall’immortale charme di Marble Madness, nato in un tempo dove i game designer erano in grado di sorprendere anche solo con una semplice simulazione di biglie. Questi ed altri titoli sono la testimonianza di un metodo di lavoro che non ha quasi mai conosciuto eguali negli anni successivi: una forma granitica di qualità destinata a perdurare nel tempo. Da questi scorci di luce bisogna partire per cercare di divertirsi anche di fronte a una realizzazione tutt’altro che impeccabile: il prezzo di vendita relativamente basso potrebbe far riprendere forma al nostro sorriso, almeno in minima parte.

Conclusione

Quando si hanno tra le mani alcuni tra i migliori giochi arcade mai prodotti ci dovrebbero essere alcune regole da ricordare: tra queste, tenere il numero di buoni giochi più alto degli oltraggi e preparare un buon pacchetto espositivo per dare al tutto il valore che merita, senza contare solo sul fattore nostalgia. Midway Arcade Origins ignora queste regole, proponendo, certo, alcuni titoli di spessore a un basso prezzo ma facendolo in fretta e furia, senza amore e ignorando tutto il versante educativo della collezione, tarpando le ali a ogni possibile curiosità. Tutto è solo un ordinato ma poco affascinante ammasso di ricordi. Non si può ignorare il fatto che ci siano, sparsi su questa spoglia ?mensola’ diversi astri della storia videoludica. Peccato solo che questi gioielli siano stati esposti in un museo tanto mediocre e carente.

CI PIACE

– Il prezzo budget di ‘1? a gioco’ è goloso\n- Le classifiche globali spingono alla competizione\n- Diversi titoli meravigliosi…

NON CI PIACE

– … e altrettante scelte incredibilmente discutibili\n- Multigiocatore online completamente assente\n- Trofei e obiettivi sono troppo semplici da sbloccare\n- Completa assenza di un qualsiasi comparto educativo: niente interviste, niente descrizioni, niente diari di produzione\n- Rifiniture grafiche inestistenti o inutili\n- Alcuni menù forniscono indicazioni sbagliate!

Conclusioni

Midway Arcade Origins è una collezione completamente carente sul versante ‘educativo’: si preme un tasto e ci sono i giochi, tutto qui. Si gioca, e con diversi titoli ci si diverte, ma si nota in ogni angolo l’assenza della cura necessaria per realizzare un buon lavoro di recupero storico, rispettoso di una emulazione precisa. Un grande peccato, vista la qualità indubbia di alcuni titoli presenti.

5.5Cyberludus.com
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