Romero, Romero, cos’hai combinato Romero? Ti sei ispirato ad un genere cinematografico, quello horror zombie, ma in realtà hai contaminato il mondo con la tua idea, investendolo con la tua orda di non-morti-mangia-cervelli che tutt’ora, dominano incontrastati – non tanto al cinema, sostituiti da mostri con la messa in piega e la erre moscia delle nuove generazioni – quanto però nel media videoludico, luogo ideale per la proliferazione del tuo "virus". I videogame con protagonisti i simpatici non-morti sono una miriade e spaziano, ormai, tutti i generi videoludici: dal classico survival all’action, dal platform al tower defense, dagli FPS ai TPS e così via. La giovane software house Tequila Works, con l’impegno di sfornare un titolo per la passata Summer Of Arcade su Xbox Live, ha ben pensato di fondere più generi apparentemente distanti per creare un unico titolo “zombesco”, in grado di trovare il proprio spazio nel cuore dei fan: Deadlight, approdato di recente anche su Pc, vi farà affrontare orde di zombie con una diversa prospettiva.

The Walking Shadow

Ambientato in un Nord America degli anni ’80 vestiremo i panni di una ex guardia forestale, Randall Wayne, fuggito dal Canada e rifugiatosi, assieme ad altri superstiti, nella città di Seattle, nel tentativo di raggiungere una delle Safe Zone che gli annunci radiofonici indicano in continuazione. Da cosa scappano Randall e i suoi compagni di ventura? Beh, da una strana epidemia che ha praticamente colpito la popolazione mondiale tramutandola in esseri chiamati Ombre, ossia dei comunissimi zombie. La trama, che non sembra avere nulla di realmente originale, mostrerà invece una certa personalità con l’addentrarsi sia nella vicenda prettamente legata alla diffusione dell’epidemia, sia in quella personale di Randall, tormentato da incubi ricorrenti e alla disperata ricerca della propria famiglia. Vari colpi di scena e situazioni dal forte impatto emotivo vi porteranno a completare il titolo tutto d’un fiato, senza pause, in circa cinque ore d’intenso pathos emotivo. I richiami, in tal senso, a produzioni forti come The Walking Dead, sono palesi, specialmente nelle tavole usate per le sequenze d’intermezzo dove, mediante dei disegni monocromatici e volutamente marcati di nero, viene sviolinata l’intera storia nei momenti di maggiore interesse.

Il giusto mix

Definire Deadlight con un unico genere videoludico sarebbe improprio e fuorviante: più corretto è, invece, definirlo come un action-survival-platform-puzzle, il che potrebbe sembrare un nuovo titolo nobiliare di un qualche lord della Cornovaglia, ma in realtà è la giusta via di mezzo dove collocare Deadlight. Sicuramente, l’aspetto più pronunciato del titolo, è quello platform, visto che per tutta la durata di esso dovremo saltare, arrampicarci, correre con vere e proprie sequenze di parkour, nonostante Randall non abbia esattamente il fisico di Faith, l’agile protagonista di Mirror’s Edge. Queste fasi platform cadono, però, nell’eccessiva linearità e automaticità: non dovrete preoccuparvi di calcolare salti al millimetro o cose del genere, poiché gli sviluppatori hanno posto ogni oggetto nello scenario in modo da arrivarci in maniera pressoché automatica senza troppi patemi d’animo; guidando, forse in maniera troppo invasiva, il giocatore nel suo percorso. Da segnalare anche una certa macchinosità in alcuni tipi di movimenti, specialmente il salto da un muro all’altro, che siamo sicuri vi strapperà ben più d’un imprecazione. Sulla stessa linea anche i pochi puzzle ambientali presenti, a dir la verità abbastanza banali e che richiederanno al più una rapida indagine dell’ambiente circostante per essere risolti: un vero peccato viste le potenzialità accennate dal titolo e il buon motore fisico del gioco, sfruttato in maniera del tutto marginale.

Dove, invece, il gioco spara le sue cartucce migliori, è nelle fasi action survival perché, nonostante l’aspetto e lo stile a scorrimento orizzontale, il gioco è un puro survival, seppur con le dovute limitazioni. Se pensate di affrontare le orde di zombie all’arma bianca oppure sparando a raffica con le uniche due bocche da fuoco che troverete lungo il vostro cammino, vi sbagliate di grosso: in primis perché gli zombie, seppur stupidi come sassi, saranno sempre in superiorità numerica, pronti a sommergervi e a maciullarvi; poi, il numero dei proiettili a vostra disposizione sarà molto risicato, limitando l’uso delle armi o al rompere lucchetti dalla distanza oppure a salvarsi da alcune situazioni disperate; infine, se volete respingere gli zombie a suon di accetta, vi renderete conto della pessima idea dopo pochi fendenti perché, una volta esaurita la barra della resistenza, Randall andrà letteralmente sulle ginocchia come un pugile suonato, rendendosi vulnerabile agli attacchi delle ombre. Questi elementi suggeriscono, quindi, un approccio cauto e ragionato evitando, il più possibile, il contatto con gli abomini e utilizzare le proprie armi solo in casi di estrema necessità, cercando invece di sfruttare la stupidità degli zombie per ucciderli con elementi dello scenario, come possono essere presse, trappole, dirupi o fili dell’alta tensione. Il sistema funziona e, grazie anche al buon accompagnamento musicale e alla fisicità pronunciata di Randall, riesce a trasmettere il giusto senso di angoscia e di fretta nel compiere qualsiasi azione, con la consapevolezza che in nessun posto sarete al sicuro. Deadlight però, contrariamente a quanto vorrebbe apparire, non è affatto un gioco proibitivo o difficile, di quelli insomma che richiedono il massimo sforzo per essere portati a termine; ciò è in gran parte dovuto al fin troppo permissivo sistema di check-point i quali, non solo sono praticamente fin troppo fitti e vicini tra loro, ma inoltre rendono una risorsa rara come il medikit del tutto inutile visto che, una volta morti, ricomincerete con la salute al 100%, il che rende morire, a volte, addirittura conveniente.

Un’ombra tra le ombre

Lo stile peculiare di Deadlight è di quelli che non passano inosservati. Nei tre atti che compongono il gioco avremo tre diversi location ma, come minimo comune denominatore, quello della distruzione, causata sia dall’epidemia sia dalle lotte da essa scaturite: palazzi in fiamme e case abbandonate teatri di atroci violenze si alterneranno senza soluzione di continuità in uno scenario apocalittico in cui voi sembrate essere l’unico sopravvissuto. Randall è una figura inquieta e disillusa, ormai indifferente alle atrocità che è costretto a vedere, e mosso dall’unico desiderio di ricongiungersi alla moglie e alla figlia perdute all’inizio dell’epidemia: per rimarcare quest’aspetto i Tequila hanno saggiamente scelto di far apparire il personaggio come un ombra, completamente scura, un figura indistinguibile dagli zombi che si uccidono e del quale si riescono a scorgere solo pochi tratti distintivi, come l’inseparabile cappello di lana, l’impermeabile e la barba incolta. Una figura triste ben caratterizzata da questa tecnica, che forse peccherà un po’ di carisma ma che, scommettiamo, ai titoli di coda vi lascerà soddisfatti e con una buona dose di domande che non hanno trovato risposta, o se l’hanno trovata solo parziale, nel breve tempo che impiegherete a completare il titolo. Alcune di esse possono essere approfondite con le pagine del diario di Randall sparse nei posti più impensabili e che forniranno una panoramica dei mesi precedenti l’inizio del gioco, per avere un quadro non solo più completo sull’inizio della fine, ma anche sulla figura di Randall stessa, approfondita nell’occasione come padre, come marito e come guardia boschiva. Il loro ritrovamento, più la collezione di tutta una serie di oggetti appartenute a persone casuali di cui troveremo i corpi durante l’esplorazione, danno il pretesto per una seconda run del titolo, magari a difficoltà Incubo, per chi volesse davvero alzare l’asticella della sfida.

Un ottimo esordio

L’esordio di Tequila Works fa subito centro, mostrando una qualità dei contenuti davvero pregevole. Deadlight si era presentato al grande pubblico della Summer Of Arcade 2012 come uno dei migliori titoli disponibili e l’approdo su Steam non ha fatto che confermare quanto di buono mostrato su Xbox 360. Il sapiente mix di elementi, presi da vari generi diversi, conditi da un’atmosfera e un’ambientazione dirette in maniera intelligente hanno decretato il successo del titolo, limitato, soltanto in parte, da alcuni minimi difetti quali, lo scarso livello di sfida e l’eccessiva linearità.

CI PIACE

-Ha stile\n-Sapiente mix di generi diversi\n-Coinvolgente

NON CI PIACE

-Troppo guidato\n-Un po? troppo semplice\n-Non dura moltissimo

Conclusioni

Deadlight è uno di quei titoli che, una volta finito, ti lascia soddisfatto di averlo giocato, dove i pochi difetti presenti passano del tutto in secondo piano e scalfiscono soltanto superficialmente la qualità dello stesso. Mi è soltanto dispiaciuto che i titoli di coda siano arrivati con eccessiva fretta e lascino quell?amara sensazione d?incompiuto, non tanto nella trama, quanto nelle meccaniche del gioco, come se sul titolo si fosse abbattuta una sorta d?ascia a decretarne la fine, proprio nel momento in cui la padronanza dei comandi e il coinvolgimento nelle vicende, raggiungevano il loro apice.

7.5Cyberludus.com
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