Retro City Rampage. Molti nomi, prima di questo. Molti anni per portarlo a termine, nel titanico sforzo di un solo uomo, Brian Provinciano. E oggi è finalmente arrivato, praticamente ovunque se si pensa che vanta ben cinque piattaforme differenti sulle quali è stato o sarà distribuito. Dopo circa dieci ore sono arrivato alla fine e il mio primo istinto è stato quello di complimentarmi con Brian Pronvinciano stesso, su Twitter, per il buon lavoro svolto? Ma forse non sono stato completamente onesto. Retro City Rampage è estremamente complesso da giudicare, ma proprio perché ha, nel suo DNA, una chiave di lettura difficile da equilibrare tra gusti, fascino per i richiami e voglia di considerarlo un prodotto del nuovo millennio. Scopriamo insieme il perché.

L’epopea di un Giocatore?

Tutto comincia con una grande confusione: una rapina in banca nel quartiere cittadino di Theftopolis finisce male per il Giullare e la sua banda, composta da comuni sgherri e da un curioso individuo dalla pettinatura attempata che risponde al curioso nome di Giocatore. Il genio del crimine sembra avere poco riguardo per i suoi compagni, al punto da eliminare gli inetti a colpi di bazooka e da mandarne altrettanti allo sbaraglio per le strade con ai piedi delle scarpe dalla velocità supersonica comprate al supermercato Green Hill. Ma una volta conclusa la rapina e seminata la polizia, il Giocatore abbandona la banda e trova una curiosa cabina del tempo, legata a doppio filo a un automobile: è l’auto di uno scienziato di nome Doc Choc, un individuo estremamente singolare e pacifico il quale, fidandosi completamente della bontà del Giocatore, lo manderà a recuperare i più bizzarri elementi meccanici per riportare la macchina a viaggiare nel tempo? Ma questi strambi oggetti sono sparsi in tutta la città? Inizia la caccia per il Giocatore, è tempo di scatenare il caos!

Retro Theft Auto 1982-2012

Una volta preso il controllo del Giocatore, nome che causerà senza dubbio un utilizzo massiccio di sinonimi in questo articolo (chiedo preventivamente scusa), l’utente si renderà conto di essere circondato da una immensa città costruita sulle fondamenta del deja-vu: negozi con nomi familiari, un sistema di controllo inizialmente semplice e comandi e visuale che richiamano a gran voce i primi due episodi della nota serie di giochi a sfondo criminale Grand Theft Auto. Poi tutto comincia nel più caotico dei modi, la trama inizia a sballottare il nostro povero corpo in sprite in giro per la città e si inizia a capire che, in questo titolo, l’ordine non è assolutamente di casa. Giocatore ha a propria disposizione un fornitissimo arsenale di armi, tra quelle classiche ad altre provenienti dall’universo videoludico anni ’80, e un buon numero di veicoli da ?prendere in prestito’, tutti progettati con lo stesso criterio e capaci di strappare più di un sorriso (del resto non capita tutti i giorni di poter rubare e guidare un tarta-furgone delle Tartarughe Ninja, Kit di SuperCar ? con tanto di borioso David Hasselhoff ? e la macchina del mistero di Scooby Doo e compagni). Chi sta davanti allo schermo dovrebbe immediatamente armarsi di un gamepad compatibile, in modo tale da non dover abbracciare i legnosissimi comandi da tastiera: in principio tutto può sembrare liscio e comodo ma già dalle prime missioni non si può fare a meno di litigare con un sistema di puntamento automatico quantomeno ballerino e impreciso, spesso inefficace nella necessità di gestire la confusione degli obiettivi che si mischiano matematicamente tra pedoni, poliziotti in costante allarme e mezzi, amanti dell’essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chiunque riesca ad utilizzare un gamepad dotato di stick analogici, infatti, può godere di un eccellente sistema di attacco a la Robotron 2084, con lo stick di destra completamente dedicato alla scelta della direzione del colpo, a testimoniare che il passato non vive nel presente solo di una eventuale, pur meravigliosa, nostalgia. Oltre alle sessantatré ultra-variegate missioni legate alla trama principale, il nostro antieroe ha a disposizione un mezzo centinaio di sfide arcade, dalla durata complessiva di un minuto l’una, che costituiscono la base delle leaderboards globali, pronte ad essere infrante da ognuno dei nostri record, ottenuti con sforzo e perizia. Nonostante tutto questo, però, la chiave di lettura di questo gioco sta nel suo titolo, RETRO City Rampage: ogni angolo di strada sbrodola citazioni, e il verbo non è stato utilizzato a caso; purtroppo capita spesso e volentieri che la trama e le situazioni fondano il loro umorismo proprio sulle conoscenze dell’utente per quanto concerne un universo che ha sulle spalle almeno trent’anni d’età. Non a tutti, leggendo Bimmy & Jimmy su un palazzo, partirà un ghigno silenzioso; non tutti impazziranno di fronte alle mille pettinature, agli stili, ai cappelli che è possibile ottenere nei vari negozi, agli skateboard acquistati da Skate Or Buy o alla magnificente presenza del grande GameDini, il re dei codici cifrati, che per molti sarà semplicemente un povero matto pelato, muscoloso e in mutande, non un richiamo a una delle periferiche per cheater più in voga nell’era 8-bit. Retro City Rampage soffre di una incostanza di solidità proprio perché ha deciso di reggere su una base polverosa, capace di ricordare ma completamente priva di ogni ?sforzo educativo’ nei confronti del passato che elogia. E forse, ancora più dei controlli e di alcune, tremende missioni stealth, questo è il suo problema più grave.

Il piacere di note antiche, la cortesia di volti moderni

Ascolto e vista sono meravigliate e sgomente, specie se cresciute a pane e pixel: Retro City Rampage regala tutto quello che serve per un volo in un antico incapace di morire, con una città che impazzisce di colori brillanti, di formidabili (per quanto non positivamente ossessive) musiche d’altri tempi e di stile. Uno stile che, grazie alla scelta dei filtri grafici presenti nelle opzioni di gioco, può assumere varie forme, da quella di un NES a quella di un GameBoy, dall’accecante Virtual Boy al vetusto CGA dei vecchi computer DOS: ognuno affascinante alla sua maniera, nessuno veramente incapace di minare la godibilità dell’esperienza. A questi volti del passato se ne aggiungono altri dal presente, nella forma di alcuni videogiochi arcade da riscoprire nella sala giochi di Theftopolis: Meat Boy, CommanderVideo, uomini da Minecraft ed Epic Meal Time sono solo alcune delle facce che ritroveremo sparse in questo mondo, fino al punto da poterle in parte controllare. E quando anche personaggi come John Romero e altrettanto illustri colleghi hanno voluto fare la loro comparsa allora non si può fare a meno di rendersi conto di quanto al mondo stia a cuore il progetto di Retro City Rampage. E con tutte le più buone ragioni, pur nel suo essere imperfetto.

Conclusioni

Retro City Rampage è un cuore vivo e pieno di imperfezioni, ed è così che andrebbe vissuto e amato. Più di qualcosa non va, più di un equilibrio è stato distrutto, più di una imperfezione sale a galla ma, dopo il brusco impatto iniziale, tutto questo finisce per passare in secondo piano. In questo gioco, forse, c’è troppo amore: amore per un passato che non si vuole considerare tale, che spesso ritorna, in forme multiple, solo per chi lo ha vissuto, senza volontà di insegnamento. Già, presenza senza insegnare: questo è il più serio errore di Retro City Rampage. E non inteso solo in senso commerciale, in quanto incomprensibile per un pubblico giovane: anche chi ha vissuto la gioia di quei gloriosi anni videoludici non riesce appieno a ritrovarli, nonostante gli sforzi e i buoni propositi, perché ormai siamo nel 2012 e gli anni ’80 non ci sono più. E non ci sono nemmeno qui, nonostante facciano capolino ovunque. Il motore del gioco è la voglia di ricordare: spesso non basta. E nemmeno chi scrive è troppo sicuro, pur nella riconosciuta bellezza, di voler farsela bastare.

CI PIACE

– Uno sforzo epico, per un solo uomo\n- Graficamente e e musicalmente notevole: si respira una vecchia atmosfera, profumata e rispolverata per l’occasione\n- Le classifiche online sono assuefacenti\n- Varietà di gameplay immensa\n- Citazioni, citazioni, citazioni, citazioni…

NON CI PIACE

– … citazioni, citazioni, citazioni, citazioni: non capisce quando smettere di strizzare l’occhio a vecchie glorie\n- Sistema di controllo geneticamente impreciso, soprattutto se si gioca con la tastiera\n- Le missioni a tema stealth sono estremamente noiose\n- La sua essenza elimina una grossa fetta di pubblico potenziale

Conclusioni

Retro City Rampage ha tutto quello che serve per essere un capolavoro ma non è sempre capace di gestire un simile quantitativo di materiale grezzo. Citazioni a volte in esubero, un sistema di controllo impreciso e due o tre missioni noiose, tuttavia, non riescono a eliminare il fascino di questa creatura di un solo uomo che urla al pubblico attempato con un occhio di riguardo anche ai giocatori di oggi. Questi, tuttavia, potrebbero non riuscire a subire il suo retro-incantesimo, immuni per qualcosa che può appartenergli senza somigliare a nulla che già conoscono.

8Cyberludus.com
Articolo precedenteIntervista: Marco “Farenz” Farina
Prossimo articoloSecret Files 3 italiano..solo nella confezione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.