Non sarà presente “Dinasty” nel titolo, ma quel “Warriors” non lascia alcun dubbio: ecco l’ultima evoluzione della serie Musou. One Piece si basa sulla medesima struttura ludica dei recenti Fist of the North Star: Ken’s Rage e Saint Seiya: I Cavalieri dello Zodiaco La Battaglia del Santuario, riprendendone in particolare il collaudato e frenetico sistema di combattimento ed evolvendolo in qualcosa di talmente frizzante, immediato e profondo che non ha eguali in nessun altro picchiaduro a scorrimento.

 

Spunta il sole all’orizzonte, l’equipaggio è già sul ponte, il vascello leva l’ancora

One Piece: Pirate Warriors è incentrato sulla maggior parte dell’arco narrativo del manga e dell’anime che, tra sequenze animate e dialoghi ad immagini fisse racconta il viaggio del capitano Monkey D. Rufy/Rubber “Cappello di paglia” insieme alla sua stravagante ciurma attraverso 16 capitoli con l’obiettivo finale di salvare il fratellastro del protagonista dall’esecuzione pubblica nella piazza di Marineford. Le meccaniche di gameplay su cui poggia ciascun capitolo del Diario (la modalità) Principale sono classificate secondo le categorie Azione, Musou e Boss. Viaggiando parallelamente alla serie in quest’ultime bisognerà, nell’ordine, sfruttare le abilità gommose di Rubber per superare piccole sequenze puzzle/platform, occupare specifiche zone della mappa e sconfiggere i capoccia di turno sebbene esista un elemento comune a tutte e tre. Infatti siamo sempre ostacolati da interminabili ondate di nemici, degne eredi dei bucanieri e marinai delle isole presenti nell’universo di Eiichiro Oda (raggiungendo spesso livelli assurdi e grotteschi insieme ad un’atmosfera surreale e divertente) che, incuranti della strapotenza di Rubber, si gettano senza sosta tra i nostri arti elastici infrangendosi alfine su di essi.

 

Fra gli uomini del mio veliero sono sempre quello più battagliero

A differenza di Fist of the North Star: Ken’s Rage l’elenco di mosse offensive disponibili non è ridotto all’osso, possiamo quindi sbizzarrirci nell’eseguire tutte le assurde mosse offensive (la maggior parte dei colpi Gom Gom va sbloccata avanzando nella campagna principale, per esempio il Gear Second sarà disponibile solo dopo aver combattuto con Blueno ad Enies Lobby) concatenando attacchi potenti, ad area e speciali (se abbiamo riempito di almeno una tacca l’indicatore apposito), insieme a speciali tecniche tag denominate “colpo della ciurma” quando siamo nelle vicinanze di altri personaggi alleati, davvero utili nel fragore della battaglia. Le missioni in Pirate Warriors punta tutto sulla varietà nonostante il tipico stile Musou sia sempre dietro l’angolo, con zone da conquistare (previa eliminazioni di boss secondari speciali o generici) prima della battaglia con il boss di turno: per esempio durante il capitolo ambientato sull’isola di Drum dobbiamo trasportare una Nami febbricitante raggiungendo dei falò sparsi per la mappa prima dello scadere di un timer in modo da farla arrivare incolume al castello della dottoressa Kureha. E persino quando giunge il momento di affrontare uno dei numerosi boss di fine livello bisogna contrattaccare con le mosse più appropriate e sfruttare elementi dello scenario in modo da stordirlo o neutralizzare i suoi attacchi devastanti. Si tratta di un espediente per mantenere il giocatore sempre vigile, culminando in una serie di QuickTime Event nel momento in cui il cattivone è indebolito a sufficienza per scatenare un poderoso attacco finale che richiede di premere come un forsennato alcuni tasti visualizzati su schermo imitando le azioni compiute da Rubber nella foga della battaglia.

 

Vento in poppa per la rotta che al tesoro porterà

Se il timore di una formula di gameplay stantia e ripetitiva viene scongiurato dal ricco sistema di combattimento di Pirate Warriors, le contaminazioni ruolistiche iniettano un po’ di originalità al titolo di Omega Force. Ogni personaggio giocabile è caratterizzato da un livello (contraddistinto dalla sua taglia in Berry) al quale corrispondono una serie di caratteristiche legate ai punti vita, attacco, difesa e mosse speciali, ciascuna potenziabile collezionando ed equipaggiando delle speciali monete al termine di ogni missione. Benvenuta è infatti l’opzione che permette di posizionare i dobloni negli slot, che il gioco definisce in maniera appropriata “tasche”, per attivare effetti aggiuntivi (da riempimento più celere della barra dedicata alle mosse speciali ad un bonus sui punti esperienza ricevuti) richiedendo però al giocatore di scoprirli autonomamente mediante la combinazione di personaggi ed oggetti della serie raffigurati, secondo relazioni logiche. E credetemi, ne avrete di monete da recuperare per attivare il centinaio di abbinamenti disponibili…

 

È un veliero di pirati veramente scatenati

La progressione in Pirate Warriors consente anche la rilettura dei capitoli precedenti con una dozzina di personaggi sbloccabili (Zoro, Sanji, Chopper, Barbabianca, Ace e altri) nel Diario Secondario, analogamente a quanto avveniva in passato nella Modalità Sogno di Ken’s Rage. Tralasciando la coerenza filogica del Diario Principale (che si focalizza su Rubber facendoci però assumere temporaneamente il controllo degli altri personaggi in sporadici momenti chiave della storia) si tratta di affrontare le stesse mappe secondo l’approccio da puristi della serie Dinasty Warriors, eventualmente collaborando con un amico in locale grazie al supporto dello split-screen verticale. Nell’eventualità si optasse per il gioco online esiste anche un’apposita modalità (analoga alla precedente) che ci permette di formare una ciurma sino ad un massimo di quattro giocatori. Entrambe le soluzioni risultano utili anche ai fini della campagna principale, poiché condividono la stessa esperienza dei personaggi sbloccati e consentono di racimolare altre monete, alcune delle quali ottenibili soltanto giocando online. Infine nell’eventualità che la vostra fame di mazzate non si sia esaurita una volta terminato il Diario Principale si sbloccherà l’accesso alla modalità Sfida che, com’è intuibile dal nome, ci mette nei panni del pirata preferito per affrontare le missioni in assoluto più difficili del gioco.

 

Diventerò il re dei Musou!

Ammettiamolo: tecnicamente questo Pirate Warriors si assesta ad un livello leggermente più alto della media dei Musou, complice l’estetica colorata e l’utilizzo del cel shading che riescono a sopperire le lacune del motore grafico. Purtroppo il gioco porge il fianco a qualche critica, in particolare a causa della solita deficienza artificiale di gran parte dei personaggi (compresi gli alleati), qualche repentino picco di difficoltà durante le battaglie contro i boss ed ambientazioni un po’ troppo spoglie e lineari. Ma la fede in Gol D. Roger è cieca e come non perdonare un gioco che offre così tante occasioni di rivivere l’epicità del manga? Difficilmente One Piece: Pirate Warriors riuscirà ad affrancarsi dallo status di “videogioco per i fan”, ma svolge il suo lavoro egregiamente. Che è più di quanto si possa dire di tanti titoli del genere.

CI PIACE
  • Design colorato in cel shading e animazioni dei personaggi fedeli all’anime
  • Doppiaggio originale giapponese del cartone animato accompagnato da colonne sonore molto orecchiabili
  • Divertente in multiplayer locale (sino a due giocatori) che online (per un massimo di quattro)
NON CI PIACE
  • Picchi di difficoltà improvvisi durante gli scontri con i boss che potrebbero mettere a dura prova la vostra pazienza
  • Alcuni problemi con l’Intelligenza Artificiale di nemici e alleati, tipica dei giochi della serie Dinasty Warriors
  • Design dei livelli un po’ scialbo con ambientazioni poco dettagliate
Conclusioni

Il miglior Musou dei sette mari, un’esperienza rievocativa del manga originale di Eiichiro Oda senza paragoni, impreziosita da un sistema di combattimento frizzante, profondo ma soprattutto divertente.

8.3Cyberludus.com
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