Se leggendo quanto scritto nel titolo di apertura dell’articolo vi è capitato di percepire un tono rassegnato e malinconico, non preoccupatevi: la seconda parte (di cinque) del videogioco episodico di Telltale Games mantiene (e anzi supera) i fasti della precedenze, rivelandosi probabilmente la più riuscita tra le avventure grafiche sviluppate dallo studio indipendente californiano.

A favore di coloro che non hanno ancora giocato l’episodio precedente, ricordiamo che il gameplay di The Walking Dead è pesantemente incentrato sull’aspetto narrativo e pertanto non può che basarsi su una sceneggiatura di prim’ordine, un’atmosfera ben nota agli amanti dell’omonima serie a fumetti di Kirkman e Moore (e ai fan della trasposizione televisiva di AMC e Fox ), ma soprattutto la possibilità sperimentare e pasticciare a tratti con gli sviluppi della storia.

Un fumetto interattivo

Sulla scia di Heavy Rain e dei librogame il gioco prosegue le vicende del protagonista Lee Everett e di un manipolo di sopravvissuti all’apocalisse zombi, a distanza di tre mesi, e mostrando con sin dal primo dei sette capitoli che costituiscono l’intero episodio ci sia sempre almeno un bivio significativo (in questo caso tagliare o meno la gamba di un sopravvissuto per salvarlo), perché nella maggior parte delle situazioni The Walking Dead tende a mascherare la gravità delle potenziali opzioni. Infatti, una decisione apparentemente di poco conto quale ad esempio la suddivisione dei pochi viveri rimasti potrebbe avere ripercussioni più gravi nel lungo periodo, e viceversa momenti drammatici con decisioni palesi ci ingannano, magari in quanto apparentemente vitali (si pensi alla possibilità di uccidere o meno una persona apparentemente ostile) quando in realtà l’esito rimane il medesimo perché l’azione viene intrapresa da un altro personaggio anziché dal protagonista. Ma dopotutto quando ci ritroviamo in una situazione impossibile il libero arbitrio e le scelte non risultano quasi obbligate? Quando siamo presi dal panico, non si decide in maniera ponderata valutando ogni possibile alternativa e proprio ciò viene svolto in maniera egregia dal gioco, ha senso pertanto ritrovarsi incalzati da decisioni nei dialoghi o nelle situazioni di natura movimentata che presentano un limite temporale, rischiando di perdere il controllo della situazione qualora non ci si sbrighi nell’effettuarle.

Oltre l’avventura (grafica)

A differenza però del retaggio ludico presente nelle avventure grafiche punta-e-clicca convenzionali, gli enigmi di The Walking Dead sono al contempo semplici, sporadici e con qualche eccezione, opzionali. Se nell’episodio precedente il giocatore non era obbligato a far funzionare una radio per un personaggio, in Starved for Help non bisogna necessariamente riparare un’altalena per un altro comprimario. Eppure il gioco rispecchia fedelmente lo spirito degli albi di Kirkman, pur focalizzando l’attenzione del videogiocatore su vicende e rapporti umani (i personaggi abbastanza spendibili ai fini della storia), mentre i (non) morti erranti vengono relegati sullo sfondo ma rivelandosi ugualmente una minaccia costante, pronti a irrompere sulla scena senza assurgere al ruolo di protagonisti assoluti e scadere nel continuo spauracchio da survival horror. E i momenti puramente horror provocano invece più dolore emotivo che paura, come un autentico pugno nello stomaco. Gli sviluppatori di Telltale Games non hanno soltanto colto bene lo spirito del fumetto, ma l’estetica fumettosa ha giovato riesce a far risaltare l’espressività dei personaggi mascherando al tempo stesso la povertà del motore grafico.

Un bel gioco dura poco

Se è legittimo giocare in teoria una sola volta a The Walking Dead e convivere con le scelte intraprese, ricominciarlo di nuovo è ampiamente giustificato dalla curiosità nel vedere il differente dipanarsi delle vicende, magari perché si era saltato qualche dialogo oppure non si era inavvertitamente prestato attenzione a ogni possibile risposta. Purtroppo se dal secondo giro in poi la longevità si riduce drasticamente: si intravedono i fili invisibili che muovono i burattini del teatrino digitale, a discapito dell’immersività e della conseguente sospensione dell’incredulità.

Conclusioni

The Walking Dead: Episode 2 – Starved for Help rimane nondimeno un’avventura coraggiosa e sfrontata, un videogioco che si concede il lusso di farci riflettere sulla quantità di libero arbitrio effettivamente presente in situazioni estreme. E ad un gioco capace di coinvolgere così intensamente si perdona volentieri qualche imperfezione tecnica (si pensi ai frequenti ed inspiegabili cali di frame rate in alcuni momenti), oppure no?

CI PIACE

Narrazione scorrevole che alterna momenti d’azione a fasi d’esplorazione
Conseguenze delle scelte del giocatore che si propagano negli episodi successivi e relativo trailer
L’artifizio narrativo funziona e tiene il giocatore sempre sul chi vive o muore

NON CI PIACE

Sono sufficienti appena un paio d’ore la prima volta a meno di procedere con passo alacre
Difficilmente giocabile più di una volta, a meno di non voler sperimentare ogni bivio narrativo

8Cyberludus.com
Articolo precedenteSCE acquisisce Gaikai
Prossimo articoloAssassin’s Creed III torna in video
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.