Undici anni di attesa, una squadra di sviluppatori cambiata in corsa, almeno una versione del gioco cestinata, un motore fisico bocciato e riscritto da zero, ma alla fine Diablo III è arrivato. Il terzo capitolo ufficiale di Blizzard Entertainment è stato, finalmente, pubblicato, spazzando via l’ombra del vaporware e dissipando tanti dubbi e poche paure, con il coraggio di osare che sono i campioni e gli eroi dei romanzi fantasy sono in grado di sfoggiare. Certe cose non sono cambiate ma altre, invece, sono mutate radicalmente. Qualcuno sussurra di “morte del genere”, altri invece celebrano “una splendida evoluzione” ma dove sta la verità? Proviamo a scoprirlo insieme.

Un po’ di storia

Il 31 dicembre 1996, oltre a segnare la fine di un anno solare è stato autenticamente considerato come l’inizio di una nuova era per i giochi di ruolo d’azione (action GdR, in gergo): è il giorno in cui Diablo , il primo titolo di quella che è divenuta una trilogia, è arrivato sugli scaffali dei migliori negozi. Il mondo dei GdR d’azione, specie su Pc, non sarebbe mai più stato lo stesso. Il primo capolavoro di Blizzard ha provocato un autentico scisma nei videogiochi di ruolo: da una parte hanno proliferato Diablo e i suoi cloni, dall’altro i GdR di stampo più classico hanno continuato la loro lenta ed inesorabile evoluzione, culminata – per ora – in Skyrim e The Witcher 2 .

Tre anni e mezzo dopo, nel giugno del 2000, arrivò Diablo II ad imporre nuovi standard qualitativi e a sancire lo strapotere di Blizzard nel sotto-genere da lei creato. Il sequel vanta più di quattro milioni di copie vendute ed un’unica certezza: titoli belli, affascinanti, lunghi e appassionanti come Diablo non ce ne sono. Eppure, ad incrinare questa certezza, tra il 2001 e il 2010 sono arrivati alcuni esponenti di spicco: Dungeon Siege , Sacred , Titan Quest , Torchlight . Omettiamo volutamente titoli di portata minore, espansioni e seguiti. Il punto è che il trono di “miglior hack and slash” è sempre stato insidiato, mai usurpato. Già dal 2001 si vociferava di un Diablo III in lavorazione ad opera dello sviluppatore storico, Blizzard North . Diverse immagini furono concesse alla stampa, che suggerivano un aspetto più simile a Diablo II che a quello attuale a base di poligoni e stile “fumettoso”. Dal 2008 in poi è emerso che quella versione di Diablo III non ha vinto la prova del tempo, non ha neanche convinto produttori e sviluppatori, Blizzard North non esiste più ed alcuni dei suoi elementi chiave sono andati a formare uno studio indipendente. A dare un’ulteriore battuta d’arresto allo sviluppo del titolo è stata la bocciatura del motore fisico Havok (visto in azione in Titan Quest, tra i tanti giochi supportati, NdR), non del tutto in linea con le pretese degli sviluppatori, che hanno ritenuto opportuno scrivere da zero le istruzioni fisiche secondo le loro esigenze. Più forte delle difficoltà, delle divergenze e dei lavori di sviluppo bocciati, azzerati e poi ripresi, è stata la volontà di Blizzard Entertainment di realizzare il terzo capitolo della trilogia dei “Primi Maligni”. Il 15 maggio 2012, analogamente a quel 31 dicembre 1996, sarà ricordato per lungo tempo come una data dal sapore epico ed epocale: Diablo III arriva sugli scaffali, siano essi fisici o digitali.

diablo-3-gameplay-3

Il ritorno del Signore del Terrore

Senza nulla togliere al piacere di farvi scoprire in prima persona le trame tessute per noi, dal ’96 ad oggi, dagli sceneggiatori di Blizzard, qui basti sapere che Diablo III riprende la narrazione dopo una pausa di vent’anni da quanto accade in Diablo II. La tentazione di citare o rievocare personaggi che ci hanno accompagnato fin dal primo Diablo è forte ma cederemo unicamente al dovere di cronaca, evidenziando quanto forte e ben realizzato sia il senso di “continuity”, che pervade ogni dialogo, personaggio non giocante e ogni scena di intermezzo. Per continuity intendiamo una fedeltà ai precedenti copioni e un senso di coerenza, di evoluzione del mondo, dei personaggi e degli eventi, che non è da sottovalutare. I personaggi chiave, dopo decenni, li ritroviamo invecchiati e mutati non solo fisicamente, anche spiritualmente, suggerendo al giocatore di prendere parte in un universo narrativo non indifferente, in mutamento, afflitto dalla perenne lotta tra angeli e demoni, tra Bene e Male, in cui valori come sacrificio, lealtà, fiducia e tanti altri, sono messi in discussione per la salvezza e il bene di tutto il creato.

L’altra faccia di Sanctuary

Sanctuary è il nome originale che è stato dato all’universo di Diablo. E’ il mondo in cui i nostri personaggi camminano e compiono le loro gesta, ma è anche dimora delle impietose forze di Bene e Male, che da tempo immemore sono in conflitto per il completo dominio di queste lande. E’ un universo di fantasia che è stato ispirato dalle leggende della Cabala, specialmente riguardo a nomi e simbologie. Nei primi due episodi abbiamo assistito ad un’offerta grafica in due dimensioni e a base di sprite (prima non si parlava di poligoni, NdR) basata su una visuale dall’alto, al centro di essa è visibile in nostro alter-ego che si muove in un ambiente bi-dimensionale dalle forti tinte horror, oscure e gotiche, in cui il gioco di timide luci e inquietanti ombre hanno fatto la fortuna di questa serie di videogiochi. A rendere il tutto ancora più avvincente erano orde di creature demoniache appartenenti alle più disparate razze infernali: dagli scheletri e gli zombie ai demoni più sofisticati, sembrava non mancare proprio nessuno al richiamo dei “Primi Maligni”. In Diablo III l’unica cosa in comune con i predecessori appare proprio la visuale, sempre dall’alto, perché riguardo a tutto il resto bisogna rilevare che è stata abbandonato l’uso della grafica in due dimensioni a favore di una più attuale a base di poligoni. Lo stile oscuro, gotico ed horror è meno evidenziato, anche per merito di un aspetto che strizza l’occhio ai fumetti d’autore; alcuni non possono fare a meno di rievocare lo stile adottato da un altro gioco Blizzard: World of Warcraft. Bando ad una grafica molto realistica dunque e ben venuto uno stile più pastellato, orientato più a belle tavole da disegno o di pittura. La scelta di cambiare totalmente registro ci è parsa più coraggiosa che sensata, ma il risultato finale è eccellente pur non suscitando in noi la stessa estasi o lo stesso impatto che abbiamo provato, ad esempio, giocando Titan Quest.

Blizzard non ha puntato su un lavoro estremamente ricco di particolari in ogni dove, come visto per il suo Starcraft 2, ma tutto quello che ha realizzato per Diablo III lo ha realizzato con il chiaro intento di imporre degli standard di qualità che – ne siamo certi – oltre a fare scuola saranno imbattuti (e clonati) per diverso tempo. Ci riferiamo al bell’effetto di riverbero del calore nei pressi dei focolari oppure nelle ambientazioni desertiche, nei movimenti di abiti, drappi e tende quando un incantesimo molto potente o il vento sferzano l’aria. Certosino appare il lavoro del motore fisico proprietario, che non ha nulla da invidiare al sempreverde Havok e non ne fa sentire l’assenza. Bellissimi gli effetti di incantesimi e abilità speciali che – per precise scelte stilistiche – risaltano sui fondali e sui modelli poligonali, con colorazioni più vivaci e accese generando un effetto d’insieme molto gradevole e spettacolare. Al già lodato motore fisico si affianca una sopraffina interazione ambientale: talvolta è possibile innescare vere e proprie trappole ai malcapitati nemici, magari facendo franare loro addosso una valanga di pietre trattenute a stento da una palizzata, oppure provocare un piccolo incendio grazie ad una lampada ad olio incautamente poggiata su un barile pieno di combustibile. Buonissime anche le animazioni, sia dei personaggi principali che di quelli secondari e delle creature degli inferi. Tuttavia mancano i piccoli colpi di classe che ci saremmo aspettati da una produzione Blizzard, soprattutto dopo così tanto tempo a disposizione per lavorare: i personaggi non lasciano orme al loro passaggio, gli abiti non si logorano, non si coprono di caligine, sabbia e polvere, né di sangue dei nemici. Sono dettagli estremamente ricercati, frutto delle nostre aspettative, lo ammettiamo. Non ci saremmo aspettati nulla di simile da un qualsiasi clone ma da Blizzard, famosa per imporre nuovi standard di qualità, in realtà si ed è stato un pizzico deludente constatare che al confronto con Titan Quest (il titolo che più si avvicina a Diablo III in molti frangenti) il divario tecnico non risulta così marcato, e parliamo di un titolo di ben sei anni fa.

diablo-3-gameplay-2

“Fenomenali poteri cosmici…”

Se sotto gli aspetti meramente tecnici l’offerta di Diablo III soffre di inezie e non si avvicina alla perfezione, di certo sul fronte strettamente giocoso non ha niente da temere e mette sul piatto un sistema diverso da quello passato, che getta il cuore oltre l’ostacolo e propone un nuovo modo di intendere e giocare gli action GdR propriamente detti, i quali seguono i dettami del titolo di Blizzard. Come in ogni gioco di ruolo d’azione che si rispetti, l’evoluzione del personaggio è affidata ai fatidici punti esperienza e agli altrettanto fatidici “passaggi di livello” che si innescano quando si supera un certo ammontare di esperienza. Questa va accumulata uccidendo i nemici che ci sbarrano la strada e compiendo gli incarichi e le missioni che i personaggi non giocanti (Png, in gergo) ci affidano. Nei titoli precedenti, ad ogni passaggio di livello, seguiva una delicata fase di distribuzione di punti alle caratteristiche fisiche del personaggio: forza, destrezza, intelligenza, vitalità. In Diablo III questa fase è stata del tutto abolita e provvede il gioco, in automatico, a svolgere questo compito.

I personaggi a nostra disposizione sono di cinque tipi e, ad eccezione del Barbaro, sembrano l’ideale fusione dei personaggi che i veterano hanno avuto modo di conoscere nei precedenti episodi. Oltre al già citato Barbaro, esperto nel combattimento corpo a corpo e dotato di “Furia”, da cui attinge alle tecniche più devastanti, troviamo il Mago, che attinge ad “Arcano Potere” per evocare i suoi incantesimi più temibili. Troviamo un Monaco, che similmente ad un monaco Shaolin è esperto nel corpo a corpo senza armi e attinge alla potenza dello “Spirito” per invocare incantesimi di supporto per sé o per gli alleati. Chiudono lo schieramento lo Sciamano, un particolare incantatore che predilige le magie di evocazione o di maleficio di alleati – diversamente dal Mago – e il Cacciatore di Demoni, un novello ranger che è esperto nell’uso delle armi da lancio e distanza, attinge da “Odio” e “Disciplina” i suoi poteri e ha la meglio sui nemici grazie a trappole ed ordigni che è in grado di richiamare velocemente sul campo di battaglia.

Un fase delicata che chiamava il giocatore ad un’ardua scelta era quella in cui si sceglieva l’abilità/l’incantesimo da scoprire o da potenziare: queste erano di diversa natura e si diramavano nel cosiddetto “albero delle abilità/incantesimi”, che costringeva il giocatore a sbloccare le abilità in un certo modo per arrivare a scoprire quelle più potenti. Molti si limitavano a rendere estremamente potenti quelle che già avevano a disposizione, interrompendo volutamente la “scalata all’albero” e dedicandosi a poche abilità. Anche in questo caso Diablo III abolisce questa pratica con un colpo di spugna e propone un avanzamento più guidato: durante i primi passaggi di livello il giocatore potrebbe cadere nell’errore di sentirsi troppo obbligato, costretto dal volere degli sviluppatori, ma con il tempo ci si accorge che le abilità e gli incantesimi aumentano, sono in numero discreto e – sopratutto – vanno incontro ad ogni tipo di giocatore e ad ogni esigenza. Vi sono abilità ed incantesimi attivi, altri passivi, altri ancora da attivare al momento giusto. Infine vi è la possibilità di far lavorare in sinergia tutte queste: un esempio abbastanza banale è quello di congelare i nemici che ci circondano e poi di attivare un potente incantesimo che provoca una dolorosa esplosione ad area, coinvolgendo i malcapitati e vanificando la costante superiorità numerica degli avversari. Le sinergie tra incantesimi ed abilità sono numerose e si sprecano, a queste si aggiunge la presenza delle “Rune”, anche queste da guadagnarsi lentamente e duramente, semplicemente passando ad un livello superiore. Ogni abilità ed incantesimo può godere di una ed una sola runa ad esso dedicata, il numero di rune, però, è stabilito a cinque per ogni abilità/incantesimo: se controlliamo il mago possiamo scegliere – ad esempio – se attivare quella che raddoppia i danni inflitti da un dardo magico, oppure quella che raddoppia i dardi da evocare (a scapito dei danni inflitti) la scelta è solo nostra. Tutte le abilità/incantesimi a nostra disposizione che si sbloccano al passaggio di livello sono attivabili in qualsiasi momento di gioco, permettendo così di poter provare, sperimentare e sfruttare tutto quello che, nel corso delle nostre avventure, ci aggrada.

Tornano alla ribalta i frammenti di pietre preziose quali rubino, smeraldo, topazio ed altri ancora, che vanno prima fusi insieme e poi incastonati nei preziosi incavi presenti in alcune armi o pezzi d’armatura, rendendole ancora più efficienti. L’arte della forgia delle pietre, così come quella di armi ed armature, va appresa da un mastro forgiatore e anche queste seguiranno un avanzamento in livelli, come nella più classica concezione di gioco di ruolo: arrivare a padroneggiare il massimo grado delle due arti richiede molto tempo, molto oro con cui pagare i maestri ed infine oggetti molto rari che possano dimostrare il nostro reale interesse. In compenso otteniamo l’accesso ad alcuni tra i più interessanti oggetti del gioco (siano questi armi, armature o pietre preziose). Sempre nei pressi delle forge è possibile smantellare equipaggiamenti magici per ricavarne preziosi ingredienti, buoni per forgiare altri tipi di armi o armature. Gli ingredienti possono anche essere rivenduti direttamente ai mercanti del gioco oppure nella nuova “Casa d’Aste” di cui parleremo in seguito.

diablo-3-gameplay-1

“…in un minuscolo spazio vitale!”

Un’altra cosa che Diablo III può vantare rispetto alla nutrita concorrenza è l’elevata quantità di contenuti presenti, di situazioni di gioco, di varietà in senso lato. Già a a partire dal design dei livelli si fa sul serio: ad iniziare da Nuova Tristram, passando per le sabbiose regioni di Caldeum, senza dimenticare i dungeon (i sotterranei infestati da mostri, NdR) ed altre ambientazioni che omettiamo volontariamente per non rovinarvi la sorpresa, possiamo dire che le mappe di gioco sono tutte estremamente curate e ben disegnate, godono di grande livello di dettaglio e di parti di scenario che è possibile demolire. Sono di dimensioni accettabili, il giusto compromesso tra la vastità e la giusta esplorazione, senza mai risultare noiose. Vario è anche il numero di nemici, prossimo alle centinaia, che ci costringe ad adottare tattiche di ingaggio mai banali e abbastanza ragionate, sfruttando al 100% tutte le nostre abilità per non soccombere all’inferiorità numerica. A questo proposito bisogna evidenziare un sistema di controllo molto reattivo affidato al binomio “mouse e tastiera”, tramite il mouse si muove il personaggio e con l’ausilio dei due tasti principali si attivano le abilità primaria e secondaria. Il resto delle abilità si richiama agevolmente tramite tastiera, in corrispondenza dei primi quattro numeri. Giocare con entrambe le mani è comunque facoltativo, perché il gioco è pensato anche per chi preferisce giocare esclusivamente tramite mouse, in quel caso le abilità secondarie e tutti i comandi possono essere azionati tramite i pulsanti dell’interfaccia. Una nota di colore va dedicata alle proverbiali pozioni rosse che restituiscono vitalità: queste non sono state del tutto abbandonate ma, per rendere il gioco più veloce e snello, adesso gli avversari lasciano cadere delle ampolle che vengono consumate istantaneamente, limitando di molto i brevi “tempi morti” che occorrevano per ristabilirsi.

Nel precedente episodio, il personaggio guidato dal giocatore era talvolta affiancato da un seguace che lo aiutava, nel suo piccolo, contro le schiere infernali. In Diablo III la presenza del gregario ritorna, ma in maniera più decisa e approfondita: si può scegliere se farsi affiancare da un valoroso templare, un infido lestofante o un’eccentrica incantatrice. Tutti e tre godono di personalità complesse e sfaccettate e talvolta è possibile parlare con loro per saperne di più sulle loro origini e le loro motivazioni. Come suggeriscono i nomi delle “classi” di appartenenza dei seguaci, essi sono esponenti di una formazione guerriera e votata al corpo a corpo (il templare), al combattimento a distanza (il lestofante) e quello più tecnico (l’incantatrice), e la scelta di uno di questi da portare con sé nelle proprie avventure non risulta banale ma oseremmo dire che il loro stile di gioco arriva a compensare le mancanze della classe da noi scelta, rivelandosi estremamente utili ai fini della sopravvivenza.

Diablo III, perfettamente in linea con le esigenze dell’utenza e con le offerte dei concorrenti, può essere completato in circa venti ore a difficoltà normale. Queste possono lievitare facilmente se, chi gioca, si perde in lunghe esplorazioni o estenuanti sessioni di “crafting” (termine tecnico per indicare la forgiatura di equipaggiamenti). E’ indubbio che non stiamo parlando di un gioco da finire una sola volta e riporre sullo scaffale, ma come ogni action GdR che si rispetti è pronto per essere affrontato più e più volte, magari in compagnia di amici che ci affianchino nell’avventura, alla ricerca di preziosi pezzi di equipaggiamento unico o leggendario, sovente da trovare alle difficoltà più alte. In questo senso, la fatica di Blizzard è semplicemente instancabile e offre continuamente nuove motivazioni per essere ripresa e giocata.

Una menzione d’onore merita tutto il comparto sonoro, semplicemente tra i più convincenti e meglio realizzati a cui abbiamo assistito. La colonna sonora è a dir poco epica, affidata alle sapienti cure di Russell Brower (World of Warcraft e Starcraft 2, tra i tanti giochi da lui curati, NdR) che si è ispirato alle opere di Wagner per rendere le musiche emotivamente d’impatto. Gli effetti sonori sono un riuscitissimo mix di effetti storici, che risalgono al primo Diablo e nuove sonorità, specie riguardo agli incantesimi o agli effetti ambientali. Di buona fattura anche il doppiaggio in italiano, solitamente trascurato, questa volta affidato alle voci che hanno reso famosi diversi anime (Dragon Ball, per esempio) o videogiochi di successo, come Assassin’s Creed.

diablo-3-gameplay-4

Chi non gioca a Diablo III in compagnia…

Come abbiamo già accennato prima, in Diablo III è presente una sezione inedita, mai vista prima nella serie, che è quasi slegata dal gioco principale. “Quasi” per il fatto che non possiamo accedervi durante le sessioni di gioco, ma solo dal menu principale: stiamo parlando della arci-discussa Casa d’Aste. Questa, in parole estremamente povere, è un piccolo mercato online – una sottospecie di Ebay – che mette in contatto tutti i giocatori di Diablo III, che interagiscono tra di loro in compravendite di equipaggiamenti di ogni genere. Un giocatore mette in vendita un oggetto e gli altri giocano all’asta, al miglior offerente, per aggiudicarselo. La particolarità di questa Casa d’Aste è data dalla possibilità di condurre l’acquisto anche con denaro reale. Non è questa la sede per spiegarne tutti i meccanismi, i requisiti e le limitazioni, ma possiamo dire che il sistema, tutto sommato, funziona anche se chi vi scrive non può ancora vantarsi di aver venduto qualcosa a qualcuno.

L’aspetto più gradevole di ogni videogioco della serie Diablo è quello che riguarda l’esperienza in multiplayer. Certo, ogni titolo ha avuto luci ed ombre, molti utenti hanno dovuto fare i conti con giocatori poco corretti o del tutto disonesti, ma se c’è qualcosa che rimane impresso nella memoria di ogni appassionato, è quel momento in cui un gruppo di due o tre persone – veri amici o appassionati – si riuniscono per far fronte comune alle legioni di Diablo. In Diablo III la modalità multiplayer è quasi fusa con quella in singolo: ogni volta che iniziamo a giocare o riprendiamo la nostra partita da dove l’avevamo interrotta, gli amici connessi al nostro account possono raggiungerci in qualsiasi momento per darci man forte. Lo stesso non si può dire per la restante comunità formata da milioni di appassionati, che per essere autorizzati a partecipare alla nostra partita hanno bisogno – per l’appunto – di un ulteriore consenso da parte nostra, a rendere la partita pubblica e visibile a tutti. Le sessioni di cooperazione filano lisce come olio, non capita più di dover litigare o discutere per un giocatore che arraffa tutto l’oro e l’equipaggiamento, perché adesso il gioco permette a tutti di raccogliere oro ed oggetti, ciascuno con la propria percentuale di successo e ritrovamento. Le fasi di combattimento sono quelle più esaltanti, perché le abilità dei giocatori, se sfruttate in sinergia, danno luogo a scontri spettacolari, pirotecnici e discretamente tattici. Immaginate, ad esempio, uno stregone che va ad affiancare un barbaro in prima linea ed evoca una potente ondata glaciale che paralizza tutti i nemici. Il barbaro, a quel punto, sfrutta le sue abilità per spedire nell’Abisso, con relativa tranquillità, gli avversari numericamente superiori. Questo è solo piccolissimo esempio di cosa è capace di fare un gruppo affiatato di avventurieri, che si danno man forte e divengono complementari annullando le debolezze delle classi prese singolarmente.

Nuovo “anno zero” per gli hack and slash?

Alla domanda che è stata posta all’inizio, cioè se è vero che con Diablo III questo sotto-genere di giochi di ruolo d’azione (conosciuto anche come hack and slash) sia arrivato al capolinea, come mormorano alcuni, oppure sia ad una nuova svolta, non ci è dato rispondere. Pur con tutte le tonnellate di novità portate in dote, l’ultima fatica di Blizzard Entertainment è in breve tempo diventata croce e delizia di ogni appassionato, dividendo la comunità sulla bontà delle scelte di adottare o bocciare questa o quella caratteristica. Da un lato abbiamo un action GdR estremamente veloce, da giocare tutto d’un fiato, che propone una grafica pulita e “fumettosa”, effetti speciali d’impatto, tanta interazione ambientale, casa d’aste, modalità cooperativa che rasenta la perfezione, ottima colonna sonora e tante scelte di gameplay per tutelare i videogiocatori dalle immancabili truffe del Web. Dall’altro lato bisogna ammettere che molti affezionati ai classici schemi – ormai assodati da un decennio – di Diablo II possono storcere il naso, l’impossibilità di personalizzare le statistiche del proprio personaggio è un duro colpo, così come quello di dover accettare l’assenza di un albero delle abilità che possa suggerire un’evoluzione più classica del proprio alter-ego. Alcuni si aspettavano anche imperiosi standard grafici e qualitativi che potessero distaccare Diablo III dai concorrenti che lo hanno preceduto, ma il salto di qualità non ci è sembrato così evidente.

L’ultimo nato di casa Blizzard è tenuto a distanza dalla perfezione da una difficoltà generale tarata verso il basso (per fortuna, per i veterani, accorrono le modalità più difficili: Abisso e Incubo) e da un sistema di protezione che costringe l’utente a stare permanentemente connesso ai server degli sviluppatori per poter giocare, anche in solitaria. Questo, di norma, non lo avremmo evidenziato come difetto, ma purtroppo il grande afflusso di utenti genera inaccettabili rallentamenti, latenza elevata (il cosiddetto lag) e il tutto si traduce in un’esperienza di gioco che, ad oggi, potrebbe subire drastiche interruzioni o comunque si va in contro ad un’esperienza poco divertente. Per fortuna non è nulla che il tempo, il potenziamento dei server e qualche patch di correzione non possano risolvere.

In definitiva vogliamo consigliare l’acquisto di Diablo III solo ai veterani della serie che non si scompongono di fronte a tante novità di gameplay, a coloro che non aspettavano di giocare altro dal lontano 2001 e da chi è alla ricerca di un divertente hack and slash da giocare da soli o in compagnia. I puristi dei primi due Diablo sono avvisati, così come i “puristi da GdR” che potrebbero mal tollerare le eccessive semplificazioni che riguardano l’evoluzione del personaggio. Diablo III resta comunque un signor gioco, un capolavoro nel suo genere e – a suo modo – detta standard di qualità il quel fronte che ultimamente non si riesce ad esplorare: la giocabilità. I concorrenti non fanno altro che riproporre un sistema di gioco nato negli anni ’90. Blizzard ha avuto il coraggio di rinnovarlo rendendo l’esperienza più gratificante, nonostante tutto.

CI PIACE
  • Mappe ed ambientazioni ben realizzate
  • Sinergie e combo tra i colpi speciali pressoché perfette
  • Interazione ambientale e fisica insuperate
  • Rigiocabilità estrema e casa d’aste
  • Modalità cooperativa vicinissima alla perfezione
NON CI PIACE
  • Impatto visivo sotto le aspettative
  • Anche a difficoltà normale risulta facile
  • Impossibile personalizzare le statistiche del personaggio
  • Assenza di albero di abilità classico nel genere
  • La connessione ad internet permanente causa lag e rovina l’esperienza
9Cyberludus.com
Articolo precedenteNuovo dev diary per XCOM Enemy Unknown
Prossimo articoloTekken Tag Tournament 2 disponibile dal 14 settembre
Redazione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.