Un’occasione mancata

Mai giudicare un libro dalla copertina: questa massima andrebbe applicata in ogni singolo contesto della nostra vita, compreso l’universo videoludico naturalmente, una spirale ricca di titoli promettenti, autentici capolavori, catastrofi annunciate e tante promesse, a volte infrante. Una di queste è senza ombra di dubbio AMY , survival horror sviluppato da Lexis Numerique e prodotto da Vector Cell (Operation Wolf, Flashback e Moto Racer), uscito proprio questa settimana per il mercato digital delivery al costo di 9,99 euro/ 800MP. Questo titolo ci ha incuriosito sin dalle primissime immagini mostrate in rete: quando si tratta di survival horror, un genere non proprio rigoglioso e fertile in questa attuale generazione di console, l’entusiasmo diventa irrefrenabile e i trailers rilasciati dalla casa di sviluppo hanno scatenato un hype pazzesco, riaccendendo la fiamma degli appassionati dell’esplorazione solitaria e notturna, in attesa dell’ennesimo spavento dietro l’angolo. Ve lo diciamo subito e senza troppe cerimonie: AMY non ci ha convinto e in buona parte ci ha anche deluso. Il voto che avrete già sbirciato parla chiaro, ma vi esortiamo ugualmente a leggere la nostra recensione: nonostante si tratti di un titolo stracolmo di lacune, il titolo Vector Cell possedeva tutte le carte in regola (a partire dal prezzo) per diventare una delle esperienze più interessanti di questo inizio 2012, soprattutto per i veterani del genere. Seguiteci nel nostro viaggio, mano nella mano di una bambina da salvare e di una donna pronta a tutto per proteggerla.

Il coraggio e l’innocenza

La trama inizia senza troppi preamboli: a bordo di un treno diretto verso la metropoli di Silver City, troviamo la bella Lana e la piccola Amy, in fuga da un laboratorio dove alcuni scienziati hanno tentato di compiere esperimenti su questa bambina a dir poco speciale. Amy non parla, ma possiede poteri unici, oltre a un coraggio da vendere. Non è chiaro quale sia il legame tra le due ragazze, ma Lana deve sottrarre ad ogni costo la piccola dalle grinfie degli scienziati, cosi abbagliati dalle capacità di Amy, da essere disposti a uccidere senza troppi scrupoli. Nemmeno il tempo di pensare ad una strategia di fuga che in lontananza il laboratorio e gli edifici nelle vicinanze esplodono: una nube rossastra e contagiosa inizia a distruggere la vita, trasformando i suoi abitanti in abomini mostruosi e violenti. Il treno deraglia e le due protagoniste si ritrovano (apparentemente) da sole, braccate dai mostri e dai militari, incaricati di sequestrare Amy e di uccidere Lana. Nel tentativo disperato di raggiungere l’ospedale e il dottor Ellen, la sola che può mettere in salvo Amy e i suoi poteri, Lana sarà soggetta alla misteriosa infezione, che tenterà di trasformarla nel giro di pochi minuti, ma che si rivela completamente innocua per Amy.

L’incipit risulta purtroppo approssimativo, poco originale, degenerando in una storia mal strutturata e raccontata. Complice una sceneggiatura ridotta all’osso, le vicende appaiono poco chiare (narrate attraverso le sequenze d’intermezzo realizzate in puro stile fumetto e da qualche conversazione telefonica) e non viene spiegato in maniera esauriente il perché di questa infezione e delle capacità straordinarie della bambina, gettando il giocatore nel dubbio più totale davanti a una parta aperta per un eventuale seguito. Buono invece il lavoro sulle protagoniste: affezionarsi a Amy e Lana è piuttosto facile, soprattutto grazie al rapporto, simile a quello tra madre e figlia (ma soprattutto tra sorelle), che le lega e che le unisce per sopravvivere in un tunnel senza respiro, braccato da forze più grandi di loro e dove non c’è abbastanza tempo nemmeno per ragionare.

Esplorando Silver City

Il comparto tecnico di Amy, come ci aspettavamo già, considerando la natura e il prezzo del titolo, non brilla certo di progressi tecnologici ed effetti grafici al top. Le locations sono state prese a piene mani dal mare magnum di titoli simili su commercio: ospedali abbandonati di fretta, stazioni ferroviarie semidistrutte e strade cittadine che brulicano di creature raccapriccianti. Nulla che non si possa trovare in un qualsiasi capitolo di Silent Hill o di Resident Evil. Va sottolineato tuttavia che, dal secondo livello in poi, gli ambienti quasi asettici cedono il posto a scenari che pullulano di dettagli, tra mobilia, sangue e frattaglie sparse per terra. Apprezzabile il lavoro fatto sui modelli poligonali: Lana vanta diversi dettagli, soprattutto nella trasformazione causata dall’infezione, che la rende visivamente raccapricciante. Quando entra in questo stato inoltre, la schermata subirà una variazione di colore tendente al rosso e la vista della protagonista sarà disturbata da diversi effetti. Un tocco che immerge sicuramente nella tensione. Accettabile il design dei nemici, tutti uguali tra loro praticamente, fatta eccezione per alcuni boss che incontrerete senza troppo preavviso e che vantano un aspetto a dir poco minaccioso, anche se il titolo non spaventa più di tanto.

Sfortunatamente, il titolo soffre di problemi tecnici di varia natura (la versione dai noi testata è quella Playstation 3), assolutamente improponibili e ingiustificabili in questa generazione videoluidica. Anzitutto, l’azione rallenta spesso e volentieri, alle volte anche solo quando ruoterete la telecamera per guardarvi attorno, chiaro sintomo dell’instabilità del gameplay. Dopo pochi minuti, anche i primi bug inizieranno a farsi vedere: Amy che cammina a mezz’aria sopra la testa dell’amica o Lana che rimane incastrata nello scenario senza possibilità alcuna di uscirne. Ma la magagna più infame che può capitarvi è l’improvvisa sparizione di alcuni poteri della piccola Amy dall’inventario, necessari per procedere nell’avventura. Nemmeno l’intelligenza artificiale, necessaria per la collaborazione tra le due protagoniste, funziona discretamente: alle volte sarà impossibile chiamare Amy per tenerla per mano e altrettanto difficoltoso sarà attirare la sua attenzione per interagire con lo scenario. Se a tutto questo aggiungete texture poco definite e animazioni meccaniche, lente e macchinose, emerge in definitiva un lavoro frettoloso, svolto alla buona e lasciato praticamente incompiuto, per non dire svogliatamente testato.

Buono invece il comparto audio: i pezzi della colonna sonora si fondono perfettamente con la sensazione di calma apparente che si respira livello dopo livello, per poi sorprendere con musiche ansiogene ed effetti sonori da brivido: dalle voci nella testa di Lana durante la trasformazione, alle sue urla improvvise al minimo rumore sconosciuto, alle smorfie di dolore della povera Amy mentre le batte il cuore per la paura. Piccoli dettagli questi (assenti il più delle volte anche nelle migliori produzioni horror) che in realtà umanizzano ancora di più le protagoniste e coinvolgono ulteriormente il giocatore a livello emotivo. Nella norma il doppiaggio originale e la traduzione dei sottotitoli in italiano.

Questione di sopravvivenza..e di nervi saldi!

Nei sei capitoli che vedranno le due protagoniste tentare di salvarsi dall’epidemia incombente e dalle tante minacce in agguato, controllerete direttamente Lana. Come ogni survival horror degno di portare questa onorificenza (negli ultimi tempi purtroppo sbiadita e contaminata da troppi generi mescolati nella medesima formula), la protagonista non è un soldato delle forze armate o una versione francese di Lara Croft. Lana è un essere umano come qualunque altro, debole, indifesa e, sfortunatamente, soggetta al contagio. La sua precarietà umana include però diverse caratteristiche, come quella di camminare lentamente per non essere individuata dai nemici ed una discreta velocità per correre a gambe levate nelle situazioni d’emergenza. Potremo brandire anche qualche arma bianca di tanto in tanto, come una spranga di ferro o un’ascia, ma i movimenti lenti (compresa la schivata durante gli scontri aperti) rendono il combattimento una soluzione da optare solo se messi alle strette. Basteranno pochi colpi e sarà Game Over. Anche lo scenario ci verrà in aiuto diverse volte: potremo attirare l’attenzione dei nemici ad esempio, facendo squillare un telefono o facendo scattare l’antifurto di una macchina. Altre volte sarà preferibile nasconderci sotto un tavolo o dentro un armadietto e attendere che le creature avanzino senza notare la nostra presenza. Pur non regalando emozioni dettate dal puro terrore, AMY riesce però a immergere il giocatore in un freddo bagno di tensione costante, a causa dell’inesorabile avanzare dell’infezione sulla povera Lana, costretta in pochi minuti a trasformarsi in una creatura repellente e a morire se lasciata da sola e senza cure. Ed entra proprio qui in ballo la dolcissima Amy: la nostra piccola amica, seppur autistica, è particolarmente dotata ed è in grado di risolvere enigmi, bypassando ad esempio codici di sicurezza, oppure leggendo particolari linguaggi che le doneranno poteri psichici unici (come creare un’onda d’urto per respingere i nemici e bolle insonorizzate per superare ostacoli rumorosi senza attirare l’attenzione) e intrufolarsi in luoghi angusti per raggiungere interruttori di porte bloccate dall’interno. Ma il suo dono più singolare è la sua immunità alla malattia che ha devastato Silver City: la sua sola vicinanza annulla gli effetti del virus che contagiano Lana. Va da sé che le due protagoniste non possono stare separate troppo a lungo: Lana morirebbe (tenete d’occhio il dispositivo luminoso sulle spalle), nonostante l’utilizzo delle siringhe sparse per i livelli, che rallentano l’infezione, ma il cui effetto dura pochissimo; Amy sarebbe braccata dai mostri, desiderosi di assorbire la sua forza vitale plasmata dai suoi poteri. Non dimentichiamoci che Amy è una bambina di otto anni e sarà necessario tenerla quasi sempre per mano, richiamarla quando si allontana o quando è preoccupata e non lasciarla troppo da sola quando vi allontanerete da lei. A volte infatti dovrete procedere da soli e potrete sfruttare a vostro vantaggio l’infezione per un paio di minuti, camminando tranquillamente in mezzo alle creature, mantenendo però un profilo basso.

Fin qui, il titolo promette un gameplay che, seppur macchinoso e afflitto da problemi non trascurabili, regala non poche emozioni forti: la tensione provocata dalla fragilità delle protagoniste, il vantaggio numerico e bellico di mostri e nemici, l’atmosfera malsana e inquietante e infine i poteri e l’interazione con la “nostraa” (eh si, ci siamo affezionati) bambina speciale.

Sfortunatamente, la speranza di vivere una sana esperienza di terrore subisce una brusca virata verso l’esaurimento nervoso del giocatore, non appena realizza che il sistema di salvataggio del titolo è a dir poco infame e antidiluviano. Ciascun livello deve essere obbligatoriamente terminato prima di uscire dal gioco o perderete tutti i progressi raggiunti. I rarissimi checkpoint sparsi nei livelli sono distanti anni luce l’uno dall’altro e morire significa ripetere intere porzioni di gioco. Questa scelta, a nostro avviso, rovina inesorabilmente l’esperienza di gioco: non si tratta di una questione di curva di difficoltà (che sarebbe stata ben accetta, soprattutto dagli hard core gamers che ridono davanti a titoli del calibro di Ninja Gaiden), ma proprio di una pessima suddivisione dei checkpoint e di lacune del sistema di salvataggio in generale che, nel bel mezzo di situazioni impegnative, dove basta una mossa sbagliata per morire, rendono l’esperienza di gioco non difficile, ma estenuante, in grado di spazientire il più calmo e controllato dei videogiocatori, costretto il più delle volte a rimanere incollato allo schermo per diverse (anzi, parecchie) ore di gioco per non vedere i propri sforzi dissolti selezionando il comando “Exit”. Un problema questo non indifferente e che ha purtroppo scatenato polemiche piuttosto accese in rete, infangando senza riserve questo titolo. Se non fosse per la difficoltà che anima ogni singola porzione di gioco, la longevità sarebbe scarsa ( a causa anche di una rigiocabilità praticamente nulla): tuttavia, il perenne stato di guardia, le intriganti sezioni stealth e le strategie da adottare solo per passare dal punto A al punto B, vi terranno incollati allo schermo diverse ore, con l’ansia e il terrore costanti, non di rimanere intrappolati nei meandri della paura, ma di lanciare il pad contro il muro in preda ad una crisi isterica dopo l’ennesimo Game Over.

Conclusioni

AMY è stato sin dall’inizio un progetto ambizioso e per certi aspetti anche troppo profondo per un prodotto destinato al mercato digital delivery. Il legame e la collaborazione tra le due protagoniste, le atmosfere inquietanti e malsane, il ritorno all’horror vecchio stampo e gli effetti dell’epidemia da sfruttare a proprio vantaggio, erano promesse stuzzichevoli e che lasciavano presagire ottimi risultati. Sfortunatamente il titolo Vector Cell si è rivelato un prodotto sviluppato in maniera pigra, svogliata e deludente. Se si può chiudere un occhio sulla trama insipida, sul comparto tecnico scialbo e sulle meccaniche obsolete del gameplay, non si possono in alcun modo perdonare le magagne tecniche e il sistema di salvataggio, i veri e propri nemici di questa esperienza, in grado di esasperare i giocatori al limite (forse anche oltre).

Questi sono i motivi che hanno purtroppo generato una pessima accoglienza nei confronti di questo titolo, tra utenti che non lo hanno terminato e verdetti forse un po’ troppo crudeli.

Detto questo, è giusto precisare che, seppur con le dovute riserve, elencate esaurientemente nel corso di questa recensione, AMY è un survival horror in piena regola, che regala diversi momenti di pura ansia, grazie alle atmosfere lugubri, al gameplay volutamente macchinoso e pesante e a quei piccoli meccanismi di terrore che, anche se non spaventano più di tanto, invogliano il giocatore ad avanzare nell’ oscurità. Consigliamo l’acquisto solo ed esclusivamente agli irriducibili del genere, disposti “seriamente” a passare sopra alle sventure di questo titolo, cosi ambizioso e promettente, ma sviluppato, commercializzato e affidato alla provvidenza in maniera tristemente vergognosa.

Per tutti gli altri consigliamo di attendere un eventuale (e praticamente scontato!) calo di prezzo o il mese di marzo, che vedrà protagonisti Silent Hill: Downpour e la Silent Hill HD Collection.

CI PIACE

Le protagoniste, il loro rapporto e il modo di interagire e collaborare tra loro
Ritorno al survival horror, senza armi e supereroi
Atmosfere a volte angoscianti e opprimenti
Il gameplay sostanzialmente funziona..

NON CI PIACE

..ma è attanagliato da magagne tecniche di ogni sorta
Bug impossibili che rovinano direttamente l’esperienza di gioco
Sistema di salvataggio e checkpoint infami, questi ultimi pessimamente distribuiti
Qualche meccanica obsoleta nel gameplay
Tecnicamente datato
Costantemente frustrante

5.8Cyberludus.com

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