Quella indipendente è una realtà dal valore ormai comprovato, ma in qualche modo non ci si sente mai abbastanza stupiti, nel vedere come e quanto alcuni titoli sviluppati da poche persone e con budget esigui riescano a rivelarsi non solo validissimi, ma anche dannatamente innovativi. Rochard , sotto diversi aspetti, riassume questo concetto nella sua totalità. Nel complesso, il titolo di Recoil Games non propone meccaniche di gioco inedite, ma è sicuramente inedita la maniera in cui riesce a spremerle fino al massimo delle potenzialità, dando vita a un nutrito e originale scenario fatto di pirati spaziali, pistole gravitazionali e sano divertimento.

It’s me, Gordon!

L’esile trama che collega i vari livelli di Rochard è, se non intrigantissima, sicuramente atipica. Il nostro protagonista, John Rochard, baffuto come Super Mario e corpulento altrettanto, è un minatore spaziale. Lui e il suo team, composto dalla procace Skyler e il fedele Zander, lavorano da anni per la Skyrig, una compagnia mineraria intergalattica. Purtroppo molte delle operazioni condotte da Rochard e soci si sono rivelate fallimentari, costringendo il signor Maximilian, capo della compagnia, a sbarazzarsi del team. Proprio allo stesso tempo però, la quasi fortuita scoperta di un minerale preziosissimo darà ai protagonisti un filo di speranza, procurandogli al contempo un sacco di guai. Qualcosa sembra infatti celarsi al di sotto degli scavi, e il ritrovamento di pietre incise e misteriosi santuari ne è l’inquietante auspicio.

L’intero gameplay di Rochard è perlopiù basato sull’intelligente uso che Recoil Games ha saputo fare dell’engine Unity. Sfatando un po’ quel luogo comune che vede sempre troppo sottovalutato il suddetto motore, gli sviluppatori hanno scelto di puntare gran parte dell’esperienza di gioco sulla gestione della fisica. A disposizione del nostro eroe, che sarà chiamato ad attraversare una lunga serie di livelli bidimensionali, ci sarà infatti un comodo aggeggio che, con tutta probabilità, richiamerà alla mente di molti giocatori la storia Gravity Gun di Half-Life 2. Tuttavia, John Rochard è tutto fuorché un emulo in sovrappeso di Gordon Freeman. La struttura dei livelli, che come già detto è quella tipica a scorrimento della gran parte dei platform, permette e obbliga ad un approccio decisamente meno frenetico e più ragionato di quello proposto dal titolo Valve. La manipolazione fisica degli ambienti gioca un ruolo assai fondamentale nell’economia di gioco, tant’è che salti e rincorse cederanno spesso il testimone a puzzle o situazioni da risolvere. È richiesta, naturalmente, un po’ di destrezza con pad o tastiera, ma il gioco risulta accessibile fin dalle prime battute, cercando la propria profondità in lidi diversi da quello del sistema di controllo.

Il vero cuore pulsante di tali meccaniche di gioco è però da ricercarsi in un’altra intrigante feature. Giunto a un punto specifico di ciascun livello, infatti, Rochard avrà l’opportunità di riattivare il generatore gravitazionale della struttura in cui si troverà. Da quel punto in poi, fino al completamento della mappa, il giocatore potrà regolare a piacimento l’attrazione di gravità al suolo, rendendo di fatto tutti gli elementi di un livello più o meno pesanti. Questo gli permetterà di sollevare e spostare oggetti di norma troppo pesanti per la “Gravity Gun” che John si porterà dietro, ma anche di spiccare salti decisamente più generosi in termini di distanze coperte. L’ottimo level design proposto dagli sviluppatori non fa altro che avvalorare questa semplice ma geniale formula, costringendo chi gioca a reinventarsi continuamente per venire a capo di questa o quella situazione.

Rock is hard. John Rochard is harder.

Il vero punto di forza di Rochard sta però nel ritmo, o meglio, nella maniera in cui il ritmo di gioco si evolve. Sotto questo punto di vista, il titolo di Recoil Games è a dir poco sorprendente: non è di certo il tipo di gioco che dopo un paio d’ore sembra aver già detto tutto di sé. Ad un certo punto della campagna (la cui durata si aggira attorno alle 6-7 ore), infatti, il protagonista si troverà costretto a imbracciare un’arma e a difendersi da nutrite schiere di nemici. Improvvisamente, quindi, si assiste ad una sorprendente inversione di rotta che trasforma Rochard, da “semplice” puzzle platformer, in uno shooter a scorrimento particolarmente raffinato. In realtà, quella che può sembrare una scelta di design dedita a diluire la longevità non è altro che un pretesto per offrire ulteriori opportunità. Massacrare tutti a suon di proiettili rappresenterà (quasi) sempre una soluzione valida, ma non mancheranno mai soluzioni più eleganti che implicheranno la manipolazione gravitazionale, magari alternata a qualche fugace sparatoria. Con un po’ di ingegno e di fantasia si potranno orchestrare uccisioni spettacolari, indispensabili se si ha l’intenzione di collezionare tutti i trofei/achievement Steam.

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Anche nella grafica Rochard raggiunge vette di qualità tutt’ora inesplorate su Unity. L’estetica è vicina a quella dei film d’animazione, con personaggi volutamente esagerati e dai colori fumettosi. In più, il già citato motore fisico impreziosisce la cosmesi complessiva del titolo, donando a livelli vivacità e dinamismo.

Commento finale

Rochard è un’autentica perla d’innovazione e buona volontà. La finlandese Recoil Games ha spremuto al massimo ogni singola risorsa a propria disposizione, a partire dall’engine, per arrivare allo stesso concept di gioco, che, per quanto non inedito, trova nel level design impeccabile e nella sua estetica personalissima un’originalità sorprendente. La relativamente scarsa longevità è presto perdonata grazie a un prezzo accessibile (9,99 ‘

CI PIACE

– Meccaniche originali e ben sfruttate
– Comparto tecnico piacevole

NON CI PIACE

– Non avrebbe guastato qualche ora di gioco in più

8.5Cyberludus.com
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