Quella che abbiamo avuto modo di provare alla Gamescom 2011 è una versione più o meno completa di Rage, la nuova IP di Id Software che strizza l’occhio agli appassionati di Borderlands e Fallout. Ci è stato permesso di giocare alla prima ora di gioco, in cui il nostro alter ego ha mosso i suoi primi passi nell’aspro e arido mondo che fa da teatro all’avventura, e in cui ci sono stati spiegati i rudimenti del gameplay, a prima vista leggermente più profondo di quello di un comune sparatutto.

Altrimenti ci arrabbiamo

La versione da noi testata era quella PC, ma sfortunatamente non abbiamo avuto modo di apprezzare le velleità tecniche del motore tanto decantate dagli autori del gioco, dal momento che siamo stati costretti a giocare con il livello di dettagli settato al minimo (sensibilmente meno attraente di quello di default per le versioni console). Un po’ delusi, ma comunque fiduciosi nel nuovo sparatutto di John Carmack e soci, prendiamo il controllo del nostro personaggio e fuggiamo da una sorta di capsula di salvataggio nella quale, stando a quel poco che si intende dai dialoghi e dalla storia, eravamo stati ibernati molto tempo prima. Proiettati nel futuro, quindi, i nostri primi (umili) incarichi ci vengono commissionati da un generoso e barbuto signore che – senza alcun apparente motivo – ci prende con sé e ci ospita nella sua casa, in un villaggio sperduto nel nulla, tra rocce e steppa. Senza capire bene perché, andiamo in giro a completare quest di vario genere al fine di ottenere nuove armi, dollari e oggetti utili come bendaggi o munizioni. Il nostro primo incarico ci chiede di eliminare un gruppo di banditi, e per farlo ci viene donata una pistola. Una volta arrivati nel loro covo, che abbiamo raggiunto a bordo di un quad, abbiamo attraversato una serie di corridoi in cui abbiamo dovuto vedercela con numerosi brutti ceffi, tutti più o meno reattivi alle nostre azioni, anche se non proprio ben coordinati. Tra una sparatoria e l’altra abbiamo lanciato qualche granata, effettuato qualche attacco a sorpresa, e nel frattempo raccolto diverse cianfrusaglie di tutti i tipi (come vecchi stracci o bottiglie vuote). Alla fine del nostro (lineare) percorso siamo stati catturati e… uccisi. Il gioco, frattanto, coglie l’occasione per farci fare pratica con un minigioco fondamentale nel titolo, ovvero il defibrillatore: sostanzialmente occorre premere un tasto mentre due indicatori si sovrappongono, in modo da poter “resuscitare”. Ripreso controllo del protagonista, abbiamo proseguito e fatto fuori i banditi rimanenti, tornando da chi ci aveva commissionato la missione. Abbiamo venduto gli oggetti raccolti e acquistato un po’ di rifornimenti, per poi proseguire nelle missioni. Benché Rage sia in tutto e per tutto un Fps single player, Rage ha gli stessi ritmi di un MMO, con missioni che si susseguono facendoci avanzare un passo per volta nel mondo di gioco, senza far troppo caso all’evoluzione della trama o la natura stessa delle varie quest. Ad ogni modo, il mondo di gioco è abbastanza aperto da consentire un po’ di sana esplorazione, benché ci sia sembrato un po’ troppo simile a un lunghissimo “binario” su cui muoversi avanti o indietro.

Più avanti abbiamo avuto il piacere di provare lo shotgun, un’arma a cui Carmack e colleghi sono piuttosto affezionati, e dei piccoli boomerang da poter lanciare contro i nemici, tanto letali quanto difficili da utilizzare. Alla fine della prova ci è stato possibile testare il sistema di crafting, che sostanzialmente consente di unire più oggetti inutili al fine di creare munizioni, medicine e quant’altro, a patto di conoscerne la “ricetta”.

Commento

La nostra impressione finale, purtroppo, è stata che Id abbia dimenticato i favolosi ritmi che caratterizzavano i vari Doom o Return to Castle Wolfenstein. Quelli di Rage ci sono sembrati poveri di contenuti, un po’ stiracchiati e a tratti persino leggermente noiosi, a causa di nemici che semplicemente si fiondavano (seppur con una certa intelligenza) verso una fine più o meno certa. Di certo non abbiamo trovato nei livelli affrontati la complessità e la non-linearità a cui ci avevano abituato le precedenti produzioni di Id Software. Il rischio è che, stavolta, il tanto decantato open-world si riveli essere il più stretto dei corridoi. Ma siamo anche consapevoli d’aver solo grattato via la buccia di quello che sarà uno dei giochi più succosi del 2011, specialmente considerate tutte le feature mostrate nei precedenti gameplay o nelle scorse presentazioni. Il dubbio ci perseguiterà sino all’arrivo di Rage sugli scaffali: noi incrociamo le dita, e riponiamo fiducia nel papà degli sparatutto – possibile che le sorprese siano già finite?

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