Marvel vs Capcom 3: Fate of Two Worlds

Gli AC/DC, i Duran Duran, i Take That … Ultimamente le reunion vanno indubbiamente per la maggiore. Ma c’era un ricongiungimento che i videogiocatori aspettavano da tanto tempo. Già su queste pagine poco tempo fa vi abbiamo dato il primo assaggio di un evento di portata planetaria… Anzi no, universale… Anzi no, bi-universale! E oggi siamo qui a raccoglierne i frutti. Signori, Capcom ha aperto le porte e l’Universo fumettistico per eccellenza ha incontrato quello del Re dei beat’em up in 2D. “Marvel vs Capcom 3: Fate of Two Worlds” è arrivato, carico come non mai, per la gioia di tutti noi che lo aspettavamo con ansia. E come per le grandi dive, l’attesa è snervante, ma ampiamente ripagata…

Super size me

La spiegazione definitiva della trama che sorregge questo particolare incontro – scontro tra mondi ci è data dal gioioso albo a fumetti che arriva in dote con la “Collector’s Edition” del gioco. E veniamo a scoprire che dietro le quinte si sta svolgendo un simposio di tipi tutt’altro che raccomandabili: Doctor Doom ha riunito a sé tutti i più grossi cattivoni dell’Universo Marvel. Ci sono proprio tutti: il Super Skrull, Magneto, M.O.D.O.K. e così via. Già vi sale la preoccupazione, vero? Ma c’è di meglio: il buon Doom è in collegamento telefonico con un altro tipo raccomandabile, cioè Wesker , il signor “genio e sregolatezza” che tanti grattacapi ci ha dato in “Resident Evil”. Oggetto della questione è la ricerca di un modo per abbattere le barriere che separano i due universi, di modo da permettere a questo circolo di menti elette di mettere le mani su un dominio di portata epica. Il punto è che gli esperimenti finora effettuati non hanno dato l’esito sperato: pare infatti che la barriera tra i due universi, sebbene abbia avuto qualche falla temporanea, non ceda, impedendo così l’attuazione del piano. Ma Doctor Doom non è tipo da desistere facilmente, e così espone la sua idea: attirare sulla Terra una navicella che è noto sia mossa da una fonte di energia e potere pressoché illimitata. Unico ostacolo: il proprietario della navicella, nientemeno che il Distruttore di Mondi Galactus. Per fortuna dei civili, durante gli esperimenti i più grandi eroi dei due mondi sono stati trasportati attraverso le falle, e così, dopo un primo attimo di smarrimento e qualche schermaglia, al momento dell’arrivo di Galactus decidono di fare fronte comune. Tutto questo popo’ di trama come si traduce? In una serie di scontri a squadre, tre contro 3, fino allo scontro finale con il mastodontico Distruttore. A prendere parte a questo torneo improvvisato sono tutte le più grandi personalità di entrambi i mondi, sia quelli più “scontati”, come ad esempio Capitan America, Iron Man e Ryu, sia altri che in lidi di questo genere non si erano mai visti, come Dante di “Devil May Cry”, Chris Redfield di “Resident Evil” o il singolare Deadpool di marvelliana memoria. Qualunque sia il dinamico trio che sceglieremo la formula rimane invariata: dovremo farci strada squadra dopo squadra in combattimenti all’ultimo pugno, fino ad arrivare allo scontro finale, in cui saremo chiamati a sconfiggere Galactus per salvare il pianeta. Cosa vi aspettavate? Dopotutto siamo pur sempre esseri con superpoteri!

Three is the magic number

Ma come gestire il nostro terzetto delle meraviglie? In maniera molto immediata, ma allo stesso tempo incredibilmente profonda. Lo schema dei tasti prevede l’uso dei tasti frontali per sferrare colpi dalla potenza variabile (indistintamente pugni o calci) e per iniziare una combo aerea. I 4 tasti dorsali sono parte integrante del sistema: i due alti permettono di far intervenire o cambiarsi con uno dei due compagni in panchina, mentre i due grilletti servono uno per un breve scatto, l’altro per attivare (se la barra hyper lo consente) una “cross-over combination”, cioè una hyper move combinata tra i nostri personaggi. C’è però un’importante discriminante al momento della scelta della squadra che riguarda i comandi: Capcom ha infatti implementato una modalità di controllo semplice, che permette tramite la semplice pressione dei tasti di eseguire mosse anche molto più complesse. Questa misura punta a ridurre il gap tra completi neofiti e aficionados, rendendo di fatto più appassionanti e combattute le sfide, ed evitando a chi si affaccia per la prima volta una sensazione di frustrazione data dalla scoperta di avere molto allenamento da dover sostenere. Ma allora i veterani devono sentirsi discriminati? Assolutamente no, perché la loro bravura sarà comunque premiata, sia grazie alle tecniche avanzate quali la guardia in avanzamento e la “cacciata” dell’avversario dal campo, sia perché comunque la configurazione semplificata non implica vita facile in combattimento. Insomma, tutto all’insegna del bilanciamento, sempre ben accetto. Ogni combattimento è giocato sul tempismo più che sul repertorio di mosse, il parco tecniche dei lottatori non è troppo esteso, cosa che facilita la memorizzazione e obbliga a ragionare per usare ogni mossa al momento più consono. Il risultato è dinamico e a ritmo veloce, ma non confusionario come potrebbe sembrare di primo acchito.

Di tre in tre

Le modalità a disposizione sono il più classico degli arcade, la modalità multiplayer (online e offline), pratica e missioni. L’arcade come accennato è una successione di incontri con altri terzetti, fino allo scontro finale con Galactus. Questo combattimento merita un’analisi a sé stante. Si tratta di un match in puro stile endurance: la prima fase ci vede affrontare una coppia di Araldi, praticamente due Silver Surfer con le fattezze di alcuni personaggi (solitamente Doom, Wesker o Dormammu). Una volta sconfitti, entrerà in campo il mezzobusto di Galactus (che basta e avanza a riempire lo schermo), che dovremo mazzolare a dovere. Se è indubbiamente coreografico, lo scontro però ha delle meccaniche che lo rendono difficilmente gestibile, e quindi alla lunga frustrante. In primis tra le due fasi non ci sarà recupero di energia, ma non è un problema eccessivo, visto che rappresenta un elemento che aggiunge varietà alla sfida. Il problema viene dalla quasi impossibilità di prevedere e schivare le mosse di Galactus da terra, cosa che porta a dover affrontare tutta la sfida a colpi di super jump per poter avere una minima possibilità di successo. Ci sentiamo di poter dire che lo scontro finale è l’unica pecca di un gioco eccelso. Altra modalità degna di nota è quella delle missioni, in cui saremo chiamati ad immettere diverse sequenze di attacchi di volta in volta. Ogni successo nelle varie modalità permette di sbloccare diversi extra, dai personaggi agli art work, dalle musiche ai modelli. Insomma, c’è di che sbizzarrirsi.

Cose dell’altro mondo

Analizziamo infine i comparti audio e video. Il motore grafico è lo stesso di “Tatsunoko vs Capcom”, con modelli poligonali dettagliati e un effetto vicino al cel-shading per le texture. Il risultato è un aspetto visivo che ricorda ampiamente il mondo dei fumetti, ma con una fluidità dei movimenti e un livello di dettaglio che testimoniano la cura riposta nella grafica. A sottolineare ulteriormente l’ottimo lavoro svolto dai ragazzi di Capcom c’è lo straordinario uso delle luci e degli effetti visivi: ogni tecnica speciale è un tripudio per gli occhi, il potere sprigionato dalle mosse è reso attraverso il loro aspetto, sia che si tratti dei raggi al plasma di Iron Man, delle ragnatele di Spider Man o dei poteri arcani di Dormammu.La sublimazione di tutto ciò sono le Hyper Moves, che attraverso il cambio di inquadratura momentaneo e i successivi effetti risultano particolarmente imponenti e temibili. A complemento dell’ottimo lavoro svolto con il motore del gioco vero e proprio ci sono i fantastici fondali, ispirati ai più grandi giochi Capcom e alle ambientazioni principali Marvel, tutti ricchi di un numero impressionante di dettagli, molti dei quali a chiaro sfondo umoristico (come molti elementi presenti nel gioco, guardare Deadpool per credere). Per quanto riguarda infine l’audio, vi basti sapere che le musiche sono in parte riarrangiamenti di colonne sonore dei giochi Capcom, in pate pezzi inediti, tutti estremamente appropriati. Gli effetti sonori sono anch’essi ai limiti della perfezione, incluso il doppiaggio dei personaggi, disponibile sia in inglese che in giapponese.

Conclusioni

In conclusione, “Marvel vs Capcom 3” meritava ampiamente tutta l’attesa che gli si era creata intorno. Difficile rimanere delusi di fronte a cotanta abbondanza in termini di giocabilità, estetica e fascino. E’ appagante, è divertente, è spiritoso e al tempo stesso impegnativo e profondo. Resta un minimo di amaro in bocca per la nota stonata dello scontro con Galactus, che vista la portata del nemico finale richiedeva un migliore studio, ma è poca cosa comunque di fronte all’elevatissima qualità di tutto il resto. I picchiaduro in 2D hanno un nuovo esponente da battere. E considerando che contiene il meglio di due mondi, non sarà impresa facile.

CI PIACE

Gameplay accessibile a tutti e allo stesso tempo ripagante per tutti.
\nStile grafico particolare e curatissimo.
Alcuni personaggi e richiami strapperanno ben più di una risata (qualcuno ha nominato Deadpool?)

NON CI PIACE

Combattimento con Galactus difficilmente gestibile

9.5Cyberludus.com
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