Ci eravamo lasciati con un investigatore **, Howard E. Loreid** , un fuggitivo scomparso, Loath Nolder e degli strani incubi che duravano giorni interi.

Darkness Within, uscito a fine Giugno 2009, è stato il primo a portare nel mondo dei videogame in modo vincente lo spirito narrativo di uno dei più grandi scrittori di horror, H.P. Lovecraft , fonte di ispirazione di tantissimi altri libri e leggende.

L’avventura di Zoetrope Interactive ricalcava in modo così profondo lo stile dello scrittore statunitense da divenire quasi il “gioco ufficiale” delle sue opere, con tanto di palesi citazioni prese dai libri e numerosi fan dell’avventura horror innamorati del prodotto portato in Italia da Adventure Productions .

Tre anni dopo arriva nel Belpaese il seguito, Darkness Within 2: La stirpe oscura , che ci porta nuovamente nei panni dell’ormai ex investigatore Howard, sempre più confuso e sperduto tra sogni tanto reali quanto inquietanti e l’incessante presenza di Nolder che lo spinge verso una precisa direzione.

Howard, raccontami di te

Stavolta il fulcro cruciale della storia non sarà il racimolare indizi sulla sparizione di Nolder , bensì verrà messa letteralmente a soqquadro la storia della stirpe Loreid, ovvero la famiglia del protagonista, verso un oscuro viaggio fatto di sette, strani rituali e presenze malvagie.

Notiamo facilmente come gli sviluppatori abbiano lasciato da parte un banale proseguo della saga con oggetto Loath Nolder, seguendo invece una via del tutto inedita che andasse a scavare in profondità nella vita del protagonista, collegando tutte le similitudini con lo stesso Nolder incontrate durante il cammino del primo episodio.

Questo viaggio, tra subconscio, realtà e pseudo-realtà (soprattutto), ci svelerà un po’ di più sulla setta che aveva perseguitato Loath Nolder e che ci ha lasciati a bocca asciutta per tre anni.

Dopo la parentesi nel manicomio di Wellsmoth e l’ennesimo sogno inquietante e privo di apparente significato, Howard si sveglierà in un cottage sperduto, con una lettera sul comodino da parte di Nolder che lo invita a recarsi nel villaggio di Arkhamend alla ricerca di un antico libro, custodito nella libreria Worm’s Feast, che qualora cadesse in mani sbagliate porterebbe la fine di tutto e la nascita di un’Era oscura nell’umanità.

Giunto sul luogo, Howard si renderà subito conto di non essere ben visto dagli abitanti del luogo e la necessità di nascondere la propria identità si rivelerà davvero fondamentale per restare in vita.

Dopo un paio di ricerche e raccolta informazioni, Howard comincerà la sua personale battaglia contro il suo passato da un vecchio edificio abbandonato, abitato qualche tempo addietro da gente che è stata collegata a diversi macabri omicidi nella foresta.

Questo è l’incipit di Darkness Within 2, un’avventura capace di tenere col fiato sospeso dal primo minuto, scoprendo a poco a poco le paure e le verità del protagonista e di tutto l’alone di mistero che avvolge il villaggio di Arkhamend.

Verso la verità….lentamente

Quello che doveva essere il punto di forza di Darkness Within 2 , ovvero un gameplay originale e travolgente, sfortunatamente si rivela essere addirittura l’anello debole di una struttura ben collaudata.

L’incedere lento del protagonista, della gestione dell’inventario, e le poche novità tra i due capitoli potrebbero rendere molto difficoltosa l’esperienza col gioco.

Modificata la struttura di base, ora con movimenti tramite tastiera e solita visuale a 360?, l’effetto finale è però contrario: la volontà di dare maggior dinamismo ai movimenti si annulla con passi lenti, quasi accennati, e una globale lentezza di risposta ai comandi che allontanano il videogiocatore piuttosto che farlo entrare nel contesto offerto.

Sostanzialmente, come detto, il gameplay è molto simile al predecessore: ritroviamo l’ottimo sistema di deduzioni e lettura dei documenti, in cui è possibile sottolineare le frasi più importanti per ricavarne un pensiero di Howard che potrà essere combinato con altre deduzioni per trovare uno spunto finale.

Il sistema è molto utile anche per catturare tutte le varie sfumature che la trama offre “sottobanco”, richiamando il videogiocatore alla completa attenzione e immedesimazione verso il povero ex detective, aiutandolo in un certo senso a uscirne fuori capendo la reale situazione in cui è invischiato.

Non mancano ovviamente i soliti spunti di gameplay del genere dell’avventura, come la raccolta degli oggetti e la possibilità di analizzarli nel dettaglio o di combinarli.

Ritroviamo svariati enigmi tutti ben contestualizzati: partendo dalle classiche interazioni con l’ambiente, con massicce dosi di puro utilizzo della fisica del gioco, arrivando poi ai puzzle, alle serrature da sbloccare, all’utilizzo dell’illuminazione e tanto altro.

Vi saranno anche enigmi ben più originali, legati a doppia mandata con la trama, che danno in pasto al videogiocatore sempre diverse azioni da portare a compimento, anche se spesso l’utente si potrebbe trovare bloccato nella risoluzione di un particolare enigma senza riuscire a venirne fuori in poco tempo, portando una lieve sensazione di frustrazione.

Stavolta non mi aspettavo un colpo del genere!

Dal punto di vista tecnico, non vi sono particolari differenze tra il primo capitolo e questo Darkness Within 2: La stirpe oscura .

Il motore grafico del gioco è stato aggiornato, adeguandosi a giochi stilisticamente molto vicini come Penumbra.

Vi sarà la possibilità di attivare l’effetto blur, capace di aumentare la sensazione di fragilità trasmessa da Howard o di aumentare il lato sinistro delle location, catturando l’attenzione verso le sfumature più cupe.

L’incredibile gestione della telecamera, già ottima in Darkness Within: Sulle tracce di Loath Nolder, si rivela fondamentale per entrare nella situazione in prima persona, e va a sottolineare i momenti più travolgenti della trama, in cui è facile percepire l’agitazione, la paura e il senso di disagio del povero Howard.

Il videogiocatore viene dunque trasportato da una stato di surreale quiete a qualche momento di completo terrore che è proprio la telecamera a provocare.

Tutto questo è dovuto all’ormai magistrale regia e sceneggiatura che i ragazzi di Zoetrope Interactive sono in grado di mostrare ai loro fan.

Migliorata anche l’illuminazione dinamica e la gestione delle fonti di luce quali lanterne o torce, che non andranno mai ad illuminare troppo o troppo poco la location, ma lasceranno più di un lato oscuro che renderanno vulnerabile il videogiocatore, mantenendolo sempre all’erta per una possibile “sorpresina di terrore” dietro l’angolo o una porta.

Per questa versione italiana, saremmo aspettati qualcosa di più dal punto di vista grafico e audio, soprattutto in virtù dell’ottimo Amnesia: The Dark Descent, uscito a Giugno.

Le location sono molto simili tra di loro, ma mai spoglie, ricche di oggetti e dettagli spesso interagibili.

L’audio è decisamente sottotono: gli effetti ambientali sono purtroppo ridotti all’osso, mostrando un netto passo indietro col primo capitolo in cui urla, passi, sinistre musichette ed effetti vari, contornavano l’incerto progredire dell’investigazione di Howard.

Il doppiaggio si attesta qualitativamente nella media delle altre avventure grafiche, ma apprezziamo come sempre la completa localizzazione, spesso frutto di sacrifici in fase di sviluppo e publishing.

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Nell’oscurità, la luce della valutazione

Attendere qualche mese per Darkness Within 2 completamente in italiano, alla resa dei conti ne è valsa la pena.

Seppur il nuovo lavoro di Zoetrope Interactive sia poco inferiore rispetto al capitolo che inizia la saga, è innegabile la qualità generale del titolo.

Darkness Within 2: La stirpe oscura, mostra più di qualche incertezza dal punto di vista del gameplay, volutamente lento e pesante, ma ricco di enigmi vari e coinvolgenti.

La struttura tecnica del gioco contribuisce di molto all’esperienza offerta, e la trama approfondisce molti lati oscuri con piacevole sorpresa e profondità.

Il motore grafico rinnovato e la gestione diversa di interazione con l’ambiente, aumentano globalmente la qualità tecnica del titolo, ma dal punto di vista audio si poteva fare davvero di più, soprattutto in virtù dell’incredibile lavoro svolto col capitolo precedente.

Darkness Within 2, siamo sicuri, non deluderà né i fan del genere né tutti coloro che hanno amato la storia di Howard e Loath raccontata nel primo episodio: preparate la valigia e partite per la (non)accogliente Arkhamend, che cela i segreti più oscuri della famiglia Loreid!

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CI PIACE

La “presenza” di Lovecraft si sente tantissimo, con tutti i suoi benefici
\nAncora un’ottima gestione della telecamera
\nTrama avvincente
\nTanti enigmi, molto vari

NON CI PIACE

Troppo simile al precedente
\nIncedere troppo lento
\nSonoro sottotono
\nAlcuni enigmi molto difficili da risolvere

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