Ho sempre creduto che uno dei tratti più affascinanti della vecchia produzione videoludica sia stata la voglia di sperimentare: quando le macchine avevano potenzialità limitate, il fascino di un titolo era dato dal suo ‘anticonformismo’, dalla sua capacità di intrattenere offrendo sempre una formula nuova , o grossi miglioramenti di strutture già proposte. E’ in questa particolare sperimentazione alchemica che si pone “Gain Ground” , un titolo che, solo per la sua indole e il suo coraggio, dovrebbe suscitare in chiunque, obiettivamente, un certo interesse. Ma non è stato così nel passato e, sfortunatamente, non è così ora. Come mai “Gain Ground” non è stato apprezzato e compreso? In questa recensione cercheremo di capire meglio questo titolo, scoprendo le ragioni per le quali questo coacervo di buone idee non ha mai avuto i suoi meriti di pubblico. Per farlo, ci soffermeremo sulla versione per SEGA Master System.

Identità nel tempo

‘Gain Ground’ è un programma di addestramento per tutta la civiltà terrestre : dopo un lungo periodo di pace, il popolo della Terra ha perso la sua abitudine a combattere e ogni singola diatriba finisce per risolversi in una violenza selvaggia e senza controllo; lo scopo di ‘Gain Ground’ è l’addestramento della popolazione a ogni singola tecnica di battaglia, prendendo spunto da tutte le epoche storiche… Qualcosa, purtroppo, va storto e i programmi del simulatore si ribellano ai loro creatori, rapendo dei semplici civili e nascondendoli all’interno del campo di battaglia: solo tre soldati hanno il coraggio di rientrare nella simulazione e recuperare i prigionieri, per sconfiggere insieme la minaccia del ‘Gain Ground’. Questa premessa narrativa, spesso poco notata dai giocatori in quanto ben celata dallo spirito arcade del titolo, è un punto di partenza interessante per un titolo che, fin dal principio, sembra voler offrire una sfida diversa, unendo tecniche di lotta e di guerriglia provenienti da diverse ere.

Tre stadi: accumulo, analisi, azione

Il gameplay di “Gain Ground” può essere diviso in tre stadi distinti , da affrontare necessariamente in sequenza per poter avere successo nei livelli che vengono proposti man mano che si prosegue: il primo stadio è uno stadio di ‘accumulo’ , dove il giocatore deve individuare i prigionieri sparsi per il campo di battaglia e capire qual è il soldato migliore per recuperarli in fretta e portarli verso l’uscita; il secondo stadio, lo stadio dell’ ‘analisi’ , comporta lo studio delle posizioni dei nemici e delle armi a loro e a propria disposizione; il terzo stadio, l’ ‘azione’ , comporta il muoversi velocemente dal punto di partenza al punto di arrivo, recuperando prima i prigionieri ed eliminando poi tutti i nemici, fino a portare a zero il loro numero. Ogni ‘soldato temporale’ possiede due attacchi : il tasto 1 permette di effettuare un attacco diretto con archi, lance, pistole, poteri magici e quant’altro, con una velocità di crociera standard e una traiettoria dritta e definita; il tasto 2 attiva un attacco secondario, differente per ognuna delle classi, e costituisce lo scheletro strategico di tutta l’azione di gioco. Ognuno dei soldati, infatti, risulta particolarmente idoneo per attraversare determinate insidie nel campo di scontro: per esempio, i primitivi e i vichinghi, con le loro lance, possono effettuare dei tiri ad arco, gli unici a poter colpire i nemici nascosti sulle rupi e sulle mura; i fucilieri possono sparare in due direzioni diverse con un veloce doppio colpo roteante ecc. ecc.. E’ chiaro che la scelta del guerriero da mandare in avanscoperta per il recupero dei prigionieri comporta una veloce perdita delle loro particolari abilità: se viene spedito il personaggio sbagliato in missione di salvataggio può capitare di trovarsi senza armi per eliminare tutti i nemici, costringendo tutti i soldati a una poco dignitosa fuga, portando a una conseguente perdita di punti preziosi. Se un soldato temporale viene colpito durante un attacco viene tramutato immediatamente in un prigioniero, pronto ad essere recuperato dal guerriero seguente: se un soldato viene colpito mentre trasporta un prigioniero, quest’ultimo, nel processo di trasformazione da soldato a prigioniero, andrà irrimediabilmente perso, creando una lacuna di gameplay che potrebbe scatenare un inaspettato aumento di difficoltà. I l gioco è composto da circa 50 livelli, divisi in 5 ere differenti e ognuna con un boss finale a fare la guardia per il passaggio all’epoca successiva.

Sfruttamento interessante da una parte…

Il port per SEGA Master System di ‘Gain Ground’ è una brillante riprogrammazione del gioco originale arcade, del quale corregge errori e imperfezioni . Restano presenti, con una certa definizione di sprite e ritratti, quasi tutte le classi del gioco originale e la singolarità del level design, pur nella piattezza della palette dei colori (a volte troppo blandi), esalta la semplicità della grafica. La colonna sonora, purtroppo, non ottiene gli stessi risultati, proponendo alcuni brani che finiscono per diventare ripetitivi troppo presto: il suo più grande pregio, tuttavia, sta esattamente in questa sua ripetitività. Pensiamo a un caso più recente, come la melodia da metronomo presente mentre si risolve ogni singolo enigma della serie “Professor Layton”, su Nintendo DS: la sua ridondanza è uno stimolo celebrare , e alla stessa maniera la suddetta funziona anche nel contesto falso-azione di “Gain Ground”. Siamo quindi di fronte a una celata maestosità tecnica che si rivela oltre la sua immediata superficialità, ma che si può godere solo nelle sue funzioni meno evidenti.

…e superbia dall’altra

SEGA, ai tempi, ha fatto una mossa azzardata: trasporre “Gain Ground” su SEGA Mega Drive . La ragione per la quale si può considerare un azzardo è molto semplice: “Gain Ground” è ‘troppo poco’ per una console a 16-bit, perché la sua formula funzionava già perfettamente su una console della generazione ad essa precedente. Le caratteristiche tecniche del SEGA Master System, come spiegato nel paragrafo precedente, hanno saputo svolgere perfettamente il loro compito, portando a un’esperienza percettiva non esaltante ma assolutamente idonea, a suo modo coinvolgente. Portare “Gain Ground” su SEGA Mega Drive con quello che si è rivelato essere, pur con una maggiore fedeltà al titolo arcade, un mero upgrade tecnico (fra l’altro con risultati discutibili) ha scatenato per il gioco una curiosa avversità: si sono avventurati in una terra troppo vasta, sfruttandone solo pochi metri quadrati. E questa è senz’altro una delle ragioni per le quali questo titolo non ha ottenuto il dovuto riconoscimento : la gemma riprogrammata sulla console più umile e meno considerata surclassa il suo fratello più grande e insieme più giovane, ma ben pochi, viste le differenze di vendita tra i due sistemi, hanno avuto modo di rendersene conto.

Conclusione

“Gain Ground” non è un titolo perfetto: soffre di alcuni problemi di ritmo che, in alcuni tratti, rischiano di minarne l’esperienza complessiva. In compenso, però, è necessario riconoscere che questo titolo dalla forte caratterizzazione insolita ha subìto un pesante torto che ha finito per denigrarlo, senza una ragione giustificabile. I soldati del tempo hanno visitato troppi campi di battaglia senza ricevere nessuna medaglia all’onore, nemmeno una misera medaglietta di legno per la partecipazione, un premio simpatia, un ‘grazie’ di una pesca di beneficienza andata a male: questo a causa di una capacità di giudizio traviata , obnubilata da un’ottusa e avara auto-concorrenza. “Gain Ground” , nella sua umiltà, merita di essere riscoperto : non è sicuramente l’unico titolo appartenente a questa sventurata ‘classe’ ma è di certo uno di quelli che vi fa parte nella maniera più evidente e, a suo modo, più discutibile.

CI PIACE

– Non è mai più stato creato nulla di lontanamente simile
\n- L’azione millantata dalla confezione nasconde una meravigliosa anima puzzle
\n- L’alchimia funziona bene in sala giochi e su Master System…

NON CI PIACE

-…ma su Mega Drive degenera in una superbia che scatena incomprensioni
\n- E’ necessario abituarsi a ritmi lenti e meditativi

7.5Cyberludus.com
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