Le condizioni ambientali estreme sono sempre state un ottimo protesto per la realizzazione di games che avessero l’ambiente esterno e l’interazione con esso come assoluti protagonista. Qualche anno fa abbiamo avuto l’ottimo esempio di Cryostasis fps ambientato nel gelido Circolo Polare Artico, che poneva il giocatore chiuso nella sua solitudine a dover combattere il crudo freddo dei ghiacci polari. Dark Energy , il team di sviluppo di Hydrophobia ci prova con l’acqua, elemento che non ha mai avuto un’ottima trasposizione videoludica nel corso degli ultimi anni. Intenzione del team è stata quella di creare un action-adventure in terza persona (stile Tomb Rider) che avesse l’ambiente circostante e l’interazione indiscriminata con esso come punto di forza. Chiaramente, essendo l’elemento acqua l’assoluto cardine di tutto il gameplay, il team inglese ha voluto creare un engine grafico ad hoc che gestisse i fluidi in modo dinamico facendoli interagire con il motore grafico e quello fisico Havok .

Una burrascosa storia..

Hydrophobia ha alla spalle una storia molto travagliata. Nato nel 2007 come titolo retail, è stato poi declassato al canale di Digital Delivery esclusivo di Xbox live Arcade . Questo cambio di classe è stato visto come un sostanziale ridimensionamento del progetto, soprattutto tenendo conto che il team inglese dei Dark Energy non aveva certo una gloriosa storia, fatta essenzialmente di sporadiche apparizioni su piattaforma PC e console della passata generazione. Per definire Hydrophobia non è necessario spendere troppe parole, si tratta infatti di un classico servival-adventure con qualche rompicapo da risolvere, ambientato su una grossa nave da turismo dove la minaccia del terrorismo è incombente: il tutto collocato in un futuro non troppo definito. La poderosa nave da crociera, nome in codice Queen of the World , per una serie di accadimenti che verremo a scoprire con l’evolversi della storia, comincerà gradualmente un veloce ed irreversibile declino strutturale che la porterà nell’arco di poco tempo a trasformarsi in una vera e propria piscina, a causa della quantità d’acqua imbarcarcata. A rendere il tutto ancora più catastrofico non mancheranno le esplosioni che la renderanno una vera e propria trappola mortale. Come detto in apertura, tutte le vicende sono imperniate sul rapporto della protagonista Kate Wilson con l’acqua. Il gioco ha una partenza molto brusca e la storia dopo poche battute entra subito nel vivo. Mentre sulla nave si sta tenendo la classica manifestazione di onoreficenza alla qual partecipano il fior fiore della società e classe politica, inizia l’attacco da parte dell’organizzazione terroristica che sposa i principi cari all’economista inglese dell’800 Robert Malthus che in una delle sue opere più celebri: An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society sosteneva che l’incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente penuria di generi di sussistenza per giungere all’arresto dello sviluppo economico, poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, ossia più velocemente della disponibilità di alimenti, che crescono invece in progressione aritmetica. Al momento dell’attaccato la protagonista Kate Wilson, che è un ingegnere, si trova sulla nave, ed è quindi costretta a far fronte fin da subito ad una situazione molto difficile. Nel mirino dei terroristi c’è soprattutto il progetto NanoCell che ha il compito di implementare nuovi sistemi di depurazione delle acque. In sostanza ci sono due schieramenti contrapposti: da una parte gli estremisti predicatori del verbo di Malthus che vedono l’eliminazione di una parte della popolazione come l’unica via di salvezza, e dall’altra ci sono i Cornucopiani che invece sono ancora convinti che l’innovazione tecno-scientifica possa compiere dei passi molto importanti per la salvezza umana. I terroristi cominciano ad attaccare la nave in maniera capillare, introducendosi nei vari livelli di essa e cominciando a mettere a soqquadro i punti critici come ponti, manomettendo pannelli energetici e via discorrendo. Il destino della nave, e quello nostro sono quindi legati ad un filo diretto. In questa burrascosa avventura per la sopravvivenza saremo aiutati dal nostro coordinatore, Scoot, che ci impartisce via radio gli ordini, dispensando dei consigli molto utili su come muoverci all’interno della nave. Come si può ben evincere da quanto detto fino ad ora la storia di Hydrophobia è ben articolata e si sviluppa molto bene con il susseguirsi degli eventi.

. . .quella sottile linea azzurra. . .

Le sensazioni che si provano giocando al titolo in questione sono abbastanza contrastanti. Se da un lato il progetto della nave-città è affascinante e ben realizzato, dall’altro ci si rende conto di come il gioco non riesca mai a decollare in via definitiva. La nostra preoccupazione principale sarà quella di lottare per la sopravvivenza in una nave totalmente (o quasi) invasa dall’acqua, elemento onnipresente. La protagonista Kate dovrà inoltre fare i conti con una forma di idrofobia per aver vissuto sulla sua pelle la vicenda della sorella di 13 anni affogata sotto i suoi occhi. A spezzare queste sequenze che potremo definire platform-adventure, ci saranno anche dei semplici rompicapo da risolvere. Vi starete chiedendo se manca qualcosa….ebbene si, avremo anche a che fare con degli scontri “a distanza” (nessun corpo a corpo quindi) con i terroristi. L’armamentario a disposizione non può certo definirsi ricco e va dalle pallottole stordenti alle immancabili bombe ad innesco. Essendo il potenziale bellico di lieve entità sarà molto importante sfruttare l’ambiente circostante a nostro vantaggio, ad esempio utilizzando l’acqua per annegare i nemici. Il gioco è strutturato in una sorta di mini missioni, all’interno delle quali dovremo risolvere determinati enigmi o dirigerci da un punto all’altro della nave. Nell’economia del superamento delle missioni sarà molto importante ascoltare i consigli della voce-guida Scoot. La durata complessiva dell’avventura si attesta intorno alle 6 ore, un lasso di tempo piuttosto limitato se rapportato al prezzo che bisogna sborsare per scaricare il contenuto. Questo perché gli sviluppatori hanno concepito il progetto in più capitoli; ci troviamo infatti di fronte al primo eposodio della serie. Giocando ad Hydrophobia si sente molto l’assenza di varietà, nonostante in realtà ci si trovi di fronte a diverse situazioni di gioco. Gli elementi diversivi però si rivelano quasi sempre marginali, e il tutto si riduce in fin dei conti ad una lotta per la sopravvivenza tema visto e rivisto in moltissimi titoli.

La grande assente

Il gameplay di Hydrofobia, complessivamente, non è da buttar via, ma manca di quel mordente necessario per differenziarsi dal marasma dei titoli simili presenti sul mercato. La paura per l’acqua della protagonista non emerge mai veramente nel corso dell’avventura, né tantomeno sono state trattate le sfumatore psicologiche. In sostanza questo prodotto targato Dark Energy manca proprio di quell’atmosfera e quel senso di inquietudine che senza dubbio lo avrebbe reso molto più interessante ed appetibile. La struttura della nave è stata ben studiata, così come è molto convincente la fisica dei fluidi, ma in nessun punto si riesce a provare quell’insano senso di claustrofobia, solitudine, asfissia, che sarebbero invece dovute essere ingredienti fondamentali del titolo.

Grafica e tecnica

L’engine grafico di Hydrophobia complessivamente si attesta su buoni livelli. Il modello poligonale della protagonista è convincente, così come i suoi movimenti che appaiono piuttosto naturali. Lo stesso discorso non può essere fatto per le espressioni facciali, troppo statiche. La palette dei colori è stata scelta molto scura per donare maggiore atmosfera alla piattaforma marina. Sicuramente però il fiore all’occhiello di tutta la produzione è la dinamica dei fluidi, che essendo l’elemento cardine del gioco, non poteva essere realizzata male. L’acqua è “viva”, si muove con tutta la forza distruttiva portandosi via quello che gli si para davanti; increspature, onde, riflessi, tutti elementi che conferiscono realismo al moto del fluido. Da segnalare sporadici cali di frame e dei problemi di collisioni; ci potrebbe infatti capitare di rimanere sollevati nell’aria senza avere sotto alcuna superficie. Il comparto sonoro non è nulla di esaltante, con melodie piuttosto monotone ed effetti sonori nella media.

Commento finale

In conclusione vi chiederete se vale la pena di spendere i 1200 Microsoft Point per acquistare Hydrophobia. La risposta è “ni”, nel senso che complessivamente il prodotto dei Dark Energy può essere considerato discreto, tuttavia, la scarsa longevità e altri difetti, tra tutti la monotonia, ne inficiano non poco l’appetibilità. Quello che è imputabile al titolo è la mancanza della giusta atmosfera e inquietudine che avrebbero dovuto invece trasparire ed essere punti fermi di tutta la struttura del gameplay. La sola lotta alla sopravvivenza con l’acqua, potrebbe stancare dopo un po’ di tempo. In finale ci sentiamo di consigliare questo titolo a tutti gli amanti degli action-adventure con una spruzzata di servival, che potrebbero apprezzare le gesta dell’eroina Kate.

CI PIACE

Acqua molto ben realizzata e modellata
\nLa storia ha degli aspetti affascinanti
\nAlcune missioni sono spettacolari

NON CI PIACE

Longevità bassa rapportata al costo
\nAlcuni bug grafici
\nMancanza di atmosfera

6.5Cyberludus.com
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