Quello degli strategici a turni non è esattamente uno di quei generi che, per così dire, si vede tutti i giorni sugli scaffali. Al pari degli strategici in tempo reale, si tratta di una tipologia di giochi in grado di spaziare ampiamente da un tema ad un altro, passando per meccaniche ludiche di qualunque tipo, a seconda delle necessità degli sviluppatori. Si tratta di giochi “ragionati”, assolutamente non immediati, e spesso e volentieri non alla portata di tutti. Ma si sa, le cose più ostiche da ottenere sono quelle che riservano maggiori soddisfazioni e, nel mondo dei videogiochi, le migliori dosi di divertimento.

Sid Meier potrebbe quasi dire di aver inventato il genere, e per certi versi non sarebbe nemmeno un’affermazione del tutto errata. Civilization è una saga del tutto unica persino per il proprio genere, anche e soprattutto per le grandi ambizioni sulle quali il concept di gioco è basato, e questa quinta puntata della saga è una tappa irrinunciabile per ogni appassionato di strategici che si rispetti.

Una storia infinita** **

Per chi non lo sapesse, all’inizio di una partita di Civilization (e questo quinto capitolo non fa eccezione), il giocatore è chiamato a scegliere una regione di provenienza, assieme ad un alter ego, il quale, durante il corso della partita, vestirà il ruolo di leader della stessa. Partendo dall’età della pietra, sarà necessario ritagliarsi un posticino nelle pagine dei libri di storia, assicurandosi la sopravvivenza (e la crescita) della civiltà della quale si è a capo, passando per l’età antica, il medioevo, l’era moderna, quella contemporanea e (infine) quella spaziale. Lo scopo del gioco non è realmente ‘vincere’, anche perché sarebbe difficile dare una definizione univoca della parola ‘vittoria’ in un contesto vasto come quello in cui Civilization V catapulta il giocatore. Certo è che, sciami di locuste e disastri atomici permettendo, l’obiettivo principale di ogni partita è la civilizzazione (appunto!) del territorio (e del mondo) e il predominio sulle altre nazioni rivali (o alleate).

La partita è largamente personalizzabile, si può davvero giocare come si vuole. Lo scorrere del tempo è regolato da turni, in cui i vari giocatori (in singolo, il giocatore e le nazioni controllate dal PC) danno le proprie disposizioni diplomatiche, economiche, amministrative e tecnologiche: nulla vieta di regolarne a proprio piacimento la durata nel tempo di gioco e, naturalmente, anche nel tempo reale. Allo stesso modo è possibile rendere più o meno mansueti i propri rivali, o magari intervenire personalmente sulla conformazione morfologica e atmosferica dello scenario.

La “civilizzazione” è un mestiere difficile. Bisogna tenere conto degli abitanti, dell’esercito, dell’economia, della cultura e del commercio. Tutte queste variabili si concretizzano, grossomodo, in tre parametri fondamentali per le meccaniche di gioco: oro, cultura, scienza. Se, da un lato, la scienza è indispensabile per un corretto e vantaggioso progresso economico-bellico, con tutte le conseguenze del caso (dalle missive che cedono il posto ai satelliti, alle palle di cannone che diventano armi nucleari), in maniera piuttosto diversa si evolve la sfera “umana” e culturale di ogni civilità: di fatto, la cultura è una componente irrinunciabile per ogni civiltà che si rispetti, soprattutto quando entrano in gioco i rapporti diplomatici con altre nazioni.

Ma, parlando di relazioni internazionali, è d’obbligo far presente come e quanto anche i beni materiali giochino un ruolo ben più che marginale, nell’enorme scacchiera esagonale che fa da sfondo a Civilization V; molto spesso capiterà di essere in possesso di beni unici o rarissimi (come il petrolio), e la volontà del giocatore di condividerli o meno con le altre nazioni costituirà la principale condizione per le paci più durature (nel migliore dei casi) o le più violente delle guerre (nel peggiore). Fortunatamente, però, guerra e diplomazia non sono gli unici mezzi per ottenere risorse introvabili: grazie ai Coloni, infatti, è possibile scoprire (e impadronirsi) di aree non ancora civilizzate, ancora floride e rigogliose, e (soprattutto) ricche di minerali e materie prime.

Tuttavia, ciascuna delle meraviglie nascoste negli angoli più remoti di Civilization V non sarebbe minimamente possibile, naturalmente, senza un adeguato sviluppo scientifico e sociale di ogni civiltà. Il ‘progresso’ avviene per mezzo di innumerevoli fasi, notoriamente chiamate “ere”, alle quali, in ogni partita, sarà indispensabile accedere in fretta e senza eccessivi sforzi economici per non rimanere troppo indietro nella “maratona della storia”. Ognuna di esse, naturalmente, offre spunti culturali e tecnologici nettamente superiori alle precedenti, chiedendo in cambio di soddisfare determinati prerequisiti, che possono essere tanto di natura scientifica che umanistica; tanto per fare un esempio, non potremo metterci a costruire astronavi, se prima non avremo sviluppato in modo intelligente il nostro sistema economico. A questo, come in molti altri titoli simili, si accosta la possibilità di incrementare il prestigio della propria civiltà alzando in piedi determinate infrastrutture, che possono variare dai templi sacri alle centrali nucleari, passando, naturalmente, per le immancabili “meraviglie” (come il Big Ben, la Tour Eiffel, le Piramidi), in grado di offrire reali vantaggi sulle partite (come una maggiore fedeltà dei cittadini o una “spinta” culturale notevole).

Allo stesso modo, la ricerca è necessaria per intrattenere buoni rapporti con i vicini: essere secoli e secoli indietro con le scienze politiche ci impedirà di seguire modelli economici e diplomatici più agevoli e adatti alle circostanze, riducendo, di fatto, le nostre opportunità nei confronti degli stati confinanti.

Botte da orbi** **

Ma quando le parole e le strette di mano vengono meno si passa alle mazzate, e, credeteci, questo è di certo il Civilization migliore, per chi ha voglia di malmenare i propri rivali.

Sul piano bellico, il primo fattore che salta all’occhio è, senz’altro, l’implementazione di una nuova mappa di gioco, ossia la già sopracitata griglia esagonale, che fino a un Civilization fa poteva vantare di soli quattro lati per casella. Inutile dire che, con una simile evoluzione, la saga è stata rivoluzionata non poco, e di conseguenza portata a un nuovo livello di ‘maturità’, grazie alla garanzia di una maggiore mobilità di in battaglia, per le truppe. Per il resto, le basi del combattimento sono rimaste grossomodo invariate rispetto agli altri giochi firmati Sid Meier: unica variante è rappresentata dal numero di unità utilizzabili per esagono, ridotto ad uno. La potenza di ciascun tipo di unità è dato da valori di attacco e difesa, costantemente modificati dalle condizioni atmosferiche, i danni inflitti all’unità, la conformazione del terreno: tutte varianti che, unite a una grande quantità di unità disponibili, inserite nelle classiche meccaniche “sasso, carta, forbici”, riservano non poche soddisfazioni, senza però sacrificare l’immediatezza di gioco. È un vero peccato, dunque, dover constatare che l’IA non è all’altezza di un simile sistema di gioco: troppo spesso abbiamo visto truppe nemiche invadere i nostri territori con sregolatezza e incoscienza, e altrettanto spesso – quando affidavamo le nostre truppe all’intelligenza artificiale – le nostre attaccare nostri alleati senza un reale motivo, costringendoci a ricaricare.

Le orme degli antenati** **

Civilization V è un gioco in grado di saziare anche le bocche più affamate, ma il confronto con l’illustre predecessore è inevitabile e, sotto questo punto di vista, tenendo conto delle espansioni rilasciate per il quarto capitolo della saga nel corso di questo lustro, la differenza tra i due è emblematica. La quantità di contenuti, in questa nuova puntata, è inferiore alla media, e le opzioni di personalizzazione della partita meno flessibili (innanzitutto, il numero di leader tra cui è possibile scegliere a inizio partita è nettamente inferiore a quella di Civilization IV).

Vero è che, però, sotto molti aspetti, Civilization V si concentra e sviluppa su aspetti prettamente differenti rispetto a quelli su cui era invece incentrato Civilization IV. La giocabilità, l’interfaccia e molte meccaniche di gioco sono state completamente riviste e arricchite, donando uno spessore all’esperienza di gioco invidiabile, senza però gravare sulla curva d’apprendimento del giocatore. Fondamentalmente, scegliere questo nuovo capitolo piuttosto che il precedente ha i suoi pro e i suoi contro. C’è meno scelta, ma il divertimento è assicurato e condito da nuove meccaniche, senz’altro accattivanti. Unico vero neo, come già detto, è costituito da un’IA non all’altezza: sarebbe lecito sperare in una patch risolutiva.

Conclusioni** **

Consigliamo senza troppe riserve Civilization V, soprattutto per coloro che sono ormai sazi del IV. Ma, per chi si approccia soltanto ora alla serie, non sarebbe una scelta del tutto biasimabile cominciare dal quarto capitolo…

Del resto, Civ IV fu accolto come un capolavoro: il suo è un erede senz’altro degno, ma privo di quella “raffinatezza” che ha rapito migliaia di giocatori, appassionati e non, ormai cinque anni fa.

CI PIACE

Perché è uno dei pochi giochi in cui ogni partita è un?esperienza a sé.

NON CI PIACE

Perché potreste rendervi conto che la sindrome ?Ancora un altro turno? può colpire anche voi. Davvero, non c?è altro.

Conclusioni

Un grande classico, in una veste ancor più bella e divertente, capace di rendere giustizia al gioco per PC? Quello vero.

9.5Cyberludus.com
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