Dopo aver fatto incetta di stragi prima a New York e poi a Las Vegas, Activision ha deciso di non perdere tempo e affidare lo sviluppo del terzo episodio di True Crime alla neonata United Front Games, con l’obiettivo di rinnovare, anzi, resettare, una serie che non è mai riuscita ad imporsi come vero antagonista di GTA. Vuoi per un gameplay poco incisivo vuoi per una qualità generale appena sufficiente, nessuno, finora, ha mai sofferto l’eventuale mancanza di un True Crime tra i titoli della propria “softeca”. Eppure, dal 2007 ad oggi qualcosa si è mosso: ma nella direzione giusta? Stando alle prime impressioni, la risposta potrebbe essere già positiva; forte, quantomeno, del principio di perseveranza, Activision ci riprova, fiduciosa che il lavoro svolto dagli studi di Vancouver possa risultare assolutamente all’altezza di questa generazione.

Infiltrato speciale a Hong Kong

Il primo taglio netto col passato si può intravedere a partire dalla nuova ambientazione, non più ospite delle rozze esperienze americane, ma di quelle “sopraffine” e, forse, più spietate della mafia cinese. Gli sviluppatori, notevolmente ispirati dall’enorme repertorio cinematografico che gravita attorno alla malavita cinese, hanno così deciso di spostarsi in quel di Hong Kong per la progettazione del loro nuovo e fino ad ora unico lavoro. True Crime: Hong Kong si avvarrà così di location del tutto “nuove” o comunque mai a fondo esplorate per un esponente del genere gangster free-roaming. Ma la prima, sostanziale, differenza che discosta True Crime dalla massa consiste nel fatto che qui non impersoneremo il solito, sfortunato fuorilegge di turno, ma vestiremo i panni di un vero rappresentante della legalità, un agente infiltrato della Polizia intento a sgominare i piani di un’intera organizzazione criminale.

La struttura aperta di questo terzo episodio garantirà, rispetto al passato, una maggiore continuità nelle azioni di gioco, oltre che una certa fluidità nello stesso impianto narrativo: Hong Kong è stata ricostruita, a detta degli sviluppatori, in maniera tale da risultare sì realistica, ma, allo stesso tempo, molto accesa e vivace sia nelle tonalità che nei colori. Una scelta questa, quasi intenta a mostrarci la città non più attraverso gli occhi di un criminale, ma attraverso quelli di un comune poliziotto che, sicuramente, ha una visione più “sentimentale” del mondo circostante. La componente free-roaming in sostanza sarà sostenuta da location liberamente esplorabili, in una Hong Kong che offrirà numerose soluzioni anche sul fronte veicoli: automobili, moto e derivati, faranno da contorno allo scenario cittadino con un ritmo decisamente consono all’immensa metropoli cinese e con un approccio alla guida prettamente arcade, con la particolarità, inoltre, che, a differenza dei veicoli a quattro ruote, le moto potranno essere persino utilizzate come “armi in movimento”, per esempio scagliandole in corsa contro un gruppo di nemici.

Dal punto di vista del gameplay, alle meccaniche “aperte” si affiancano quelle tipiche di un action; meccaniche che, nel caso di True Crime, verteranno verso un approccio al combattimento che predilige l’uso del “corpo” piuttosto che delle armi da fuoco. In tal senso, è stato implementato uno stile di combattimento realizzato ad hoc, al fine di rendere la componente action altrettanto fluida e variegata quanto quella esplorativa. A fronte di un sistema di copertura classico, potremo sfruttare ostacoli e ambiente circostante sia in fase difensiva che in quella offensiva, grazie ad un livello d’interazione che, per quanto mostrato finora, promette decisamente bene; così, se nel primo caso un armadietto potrà fungere da momentanea copertura durante uno scontro a fuoco, lo stesso potrà tornarci utile in un secondo momento sfruttando le ante come “spacca teste”. Ogni oggetto dello scenario, che siano oggetti contundenti, parti di arredamento, mazze da baseball, accette o coltelli dunque, sarà funzionale alle nostre esigenze. Per quanto gli intenti siano quelli di rendere più dinamica possibile l’azione, gli sviluppatori hanno ugualmente considerato i margini di errore ai quali potremmo incorrere in caso di mancata sincronia con determinate sequenze di movimento: scavalcare un ostacolo e colpire al volo un nemico mediante calcio acrobatico richiederanno precisione e tempismo, pena drammatico sbilanciamento e conseguente caduta (in pasto ai nemici). Questi elementi, se ben incastonati tra loro, contribuiranno a rendere sicuramente più gratificante un gameplay che, altrimenti, proporrebbe meccaniche vecchie e ripetitive; il rischio è notevole, certo, ma il gioco vale la candela. Soprattutto se, nel corso dell’avventura saremo influenzati da altri fattori, quali un sistema di crescita del protagonista e la sua stessa capacità di affrontare scelte morali, atte a mutare la propria reputazione all’interno della banda criminale. Elementi di gameplay concepiti in modo tale da risultare poco invasivi, ma in grado di estendere ulteriormente la versatilità del titolo. Il portamento, le eventuali scelte di “vita o morte” che caratterizzeranno la nostra vita criminale e lo stesso abbigliamento saranno più o meno determinanti ai fini di un migliore mimetismo ideologico – criminale.

Conclusioni

In termini tecnici True Crime è ancora troppo acerbo per essere giudicato, nonostante quanto mostrato indichi una direzione artistica e stilistica di buon livello; tuttavia, sul fronte gameplay risulta chiaro che il titolo firmato United Front Games goda di una precisa identità. True Crime si pone a metà strada tra un puro free-roaming ed un action dalla profonda caratura di picchiaduro a scorrimento, proprio per via del privilegiato uso degli scontri corpo a corpo. Se ad esse si uniranno componenti “ruolistiche” ed un sistema di crescita in grado di vivacizzare sapientemente il gameplay, True Crime avrà tutte le carte in regola per competere, finalmente, con la spietata concorrenza e, perché no, dettare magari nuovi standard filosofici.

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