E’ proprio vero, i grandi classici non tramontano mai. Era la fine degli anni Novanta quando il primo Medal of Honor deliziava i nostri schermi proiettando suggestive immagini a 32 bit, mentre noi eravamo intenti ad eliminare la terribile minaccia nazista attraverso le distese francesi cosparse di trincee e bunker della Seconda Guerra Mondiale. Un Classico che, da allora, ci ha accompagnati fino all’attuale generazione di console, offrendoci ulteriori spunti di riflessione su quello che rappresenta, indubbiamente, il contesto storico più sfruttato in ambito videoludico (e non solo), ponendoci nei panni di un soldato della centunesima aviotrasportata. Tuttavia, l’esigenza di rinnovarsi si è presto affacciata agli studi EA e gli sviluppatori hanno così deciso di cavalcare l’onda del successo assieme ad altri storici brand come Call of Duty e Battlefield, con la speranza, naturalmente, di riconquistare i propri fan ed occupare nuovamente quel posto privilegiato da tempo abbandonato e privo di eredi.

Low Profile, High Profile

La prima conseguenza di questo rinnovamento sarà il completo stravolgimento dell’ambientazione, accompagnato da uno stile narrativo dedito alla spettacolarizzazione della trama, fattore che già alle origini della serie aveva fatto delle sequenze scriptate il proprio punto di forza, ma era tuttavia limitato dalle capacità hardware dell’epoca. In questo nuovo capitolo, dopo la discreta parentesi firmata “Airborn”, saranno abbandonate le storiche mimetiche marines del ’42 e vestiremo i panni di due delle più efficienti forze speciali d’assalto americane: la Tear 1 Operators e la Sledge Hummer, l’una complementare all’altra; la prima dedita alle missioni d’infiltrazione, la seconda alle operazioni di guerriglia, quindi prettamente offensive. Questo dualismo tattico si ripercuoterà nel gioco dando vita ad un gameplay dinamico e dalle molteplici sfumature, che si adatterà sostanzialmente all’eterogeneità di un paese come l’Afganistan, caratterizzato da piccoli centri urbani da una parte e da cunicoli e insenature rocciose dall’altra. Difatti, in uno dei livelli mostrati nel corso di una presentazione e appartenente ad un codice pre-alpha del gioco, sono stati messi in risalto gli aspetti stealth di questo nuovo Medal of Honor. A far da padrone nella scena una squadra delle forze speciali Tear 1 che, incaricata di infiltrarsi all’interno di un covo nemico situato in montagna, si faceva largo tra i crostoni di roccia cogliendo di sorpresa le numerose sentinelle sparse sul luogo. In questo caso l’approccio al gioco prediligeva, per esempio, l’attacco a distanza mediante fucile da cecchino, ma nulla, comunque, ci avrebbe impedito di avanzare di soppiatto e tendere imboscate ravvicinate al nemico, mantenendo sempre un basso profilo. Nei panni di un membro della Sledge Hummer, invece, la missione richiedeva di attraversare pericolosissimi cunicoli urbani, stando sempre all’erta, affannati dal costante rischio di venire sorpresi da un’imboscata. In questi casi, tetti e finestre sono i punti focali delle azioni di guerriglia; le procedure di attacco, quindi, richiedono la massima efficienza di tiro e consentono, al contempo, di avanzare repentinamente le fila nemiche. Profilo alto.

D’altro canto, gli sviluppatori hanno voluto precisare che in Medal of Honor non sarà necessario seguire i classici binari predefiniti per completare un obiettivo, ma saremo liberi di scegliere l’approccio più consono alle nostre esigenze, tendendo così ad eliminare quella fastidiosa sensazione di linearità che spesso contraddistingue gli Fps. A favorire questo gameplay “aperto” contribuiranno proprio le ambientazioni, che per quanto mostrato finora risultano alquanto vaste e articolate, oltre che prive di “muri invisibili” e dotate di un orizzonte visivo tale da conferire maggiore profondità ,sia al gameplay (oltre che a scongiurare il perdicolo di bad blipping), che alla stessa struttura di gioco. Il tutto condito da una componente cinematografica che renderà la campagna e la narrazione adrenaliniche e dai ritmi sempre incalzanti. Purtroppo, non si sa ancora nulla sul reale movente che spingerà le nostre “Task Force” ad operare in Afganistan, nonostante sia vagamente intuibile l’implicazione della solita frangia terroristica intenta ad ordire attacchi contro l’Occidente. Appare molto vicina, invece, la possibilità che venga implementata una modalità cooperativa nel single player, modalità che potenzierebbe a dismisura le capacità del titolo.

“Stay Frosty”

A differenza della campagna, che vanterà un quasi irriconoscibile Unreal Engine, tanto appare solida e realistica sia nelle ambientazioni che nella caratterizzazione dei modelli poligonali, il comparto multiplayer sarà curato in separata sede, nientemeno che da DICE, responsabile del validissimo Bad Company, mosso interamente dall’engine proprietario noto come Frostbite 2.0. Una scelta tanto atipica quanto saggia quella di EA, che affida così una componente fondamentale del suo Fps a mani già esperte; e chi meglio della software house svedese?! Sia nella campagna che nel multiplayer, Medal of Honor offrirà ai giocatori un sostanzioso parco veicoli e velivoli, quali blindati, carri armati, quad ed elicotteri. Le modalità presenti nel multiplayer spazieranno, naturalmente, da quelle più classiche, come massacro a squadre e cattura la bandiera, a conquista territori e demolizione. Per quanto concerne il comparto tecnico, Medal of Honor ci offre una duplice interpretazione: se la campagna si concentrerà sulla spettacolarizzazione estetica della guerra moderna, grazie ad un Unreal Engine sfruttato a dovere, il multiplayer punterà sulla sostanza e la praticità delle menti DICE.

Commento finale

Medal of Honor è in completa fase di restyling: dopo l’esperienza in generale positiva di Airborne, EA ha deciso di abbandonare le vetuste meccaniche dello storico Fps in favore di un gameplay decisamente rinvigorito e di una struttura di gioco molto più aperta, garantendo maggiore libertà e profondità d’azione. Se a tale rinnovamento si affiancheranno un adeguato plot narrativo ed un sonoro in grado di coronare il già promettente comparto visivo, questo nuovo Medal of Honor potrà competere ad armi pari con i colossi del momento. Il supporto di DICE, inoltre, fa ben sperare sulla qualità della modalità multiplayer, componente più necessaria che sufficiente per la totale riuscita di un Fps.

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