Dynasty Warriors Strikeforce

Koei e Omega Force continuano il loro lavoro su una delle saghe più longeve degli ultimi tempi. Dovrebbe essere automatico accostare al nome Koei il franchise Dynasty Warriors , hack e slash popolarissimo in oriente vista la sua tradizione come franchise e anche la sua fonte d’ispirazione e sostentamento: la storia medioevale dell’oriente.

La serie ha visto diverse innovazioni nel passato, in special modo su PS2, e nel presente con il cross-over Dynasty Warriors Gundam, che ha unificato la formula di gameplay della serie Koei con i protagonisti mecha della nota serie anime Gundam .

Dynasty Warriors: Strikeforce è un ritorno al classico stile della serie, ambientazione e armi medioevali e montagne di nemici da abbattere per risolvere il conflitto tra regni opposti militarmente e politicamente. Le novità non mancano e per gli estimatori della serie potrebbero essere più che delle semplici aggiunte. Bene o male? Scopriamolo subito…

Dal menù alla battaglia…

Strikeforce non intende dilungarsi in altre modalità o opzioni; dal menù principale è possibile avviare una nuova partita o caricarne una già iniziata (non mancano le opzioni di gioco). Tre sono i clan selezionabili: gli Shu, gli Wu e gli Wei. Ogni fazione ha i suoi ufficiali destinati ad essere controllati dal giocatore. La scelta dell’ufficiale è legata alle sue capacità e abilità fisiche e mentali, altre differenziazioni vengono fatte in base all’arma e alla Trasformazione che aumenta le statistiche di attacco, difesa e velocità, oltre a modificare l’aspetto fisico dell’ufficiale.

In realtà, per quanto numerosi e diversi dall’aspetto e dalle capacità, sul campo di battaglia tali valori di statistica dei personaggi hanno poca pertinenza con l’esito finale della missione. E’  il giocatore, o meglio la sua “voglia” di schiacciare tasti a ripetizione a decretare la sua vittoria o sconfitta, senza mai avvertire la necessità di una diversa configurazione delle capacità e abilità. Se non altro la scelta dell’ufficiale può essere basata in funzione dell’aspetto fisico e dell’arma primaria (fissa a differenza della secondaria che invece è intercambiabile) e in tal caso la diversificazione è marcata e netta.

Fatta la scelta del personaggio inizia lo scontro tra clan:  gli Wu, gli Shu e gli Wei, desiderano tutti unificare la Cina Imperiale sotto un’unica legislazione, da qui lo scontro serrato con i regni e gli ufficiali dei clan e delle fazioni rivali.

Le vicende di contorno nella narrazione sono ridotte all’osso, tutta l’attenzione è convogliata sulla battaglia, né tanto meno essa viene richiesta durante gli intermezzi, caratterizzati, o da brevi filmati con poche battute, o dalle voci fuoricampo degli ufficiali. Insomma, tutto in tipico stile Dynasty Warriors.

La vita nel borgo cittadino

Ogni battaglia è preceduta da un intermezzo di preparazione che avviene in una cittadella con la funzione di rendere virtualmente più concreti i menù di gestione e potenziamento dell’armamento e del personaggio. È così che in città si può accedere all’Accademia, al negozio di reliquie e talismani, all’armeria, alla bacheca notizie, al santuario, al mercato di oggetti, al centro baratto e al proprio deposito materiali.

Ogni struttura ha una sua funzione: l’accademia consente di acquistare nuove Chi skill (abilità), il negozio di reliquie e rune serve ad acquistare tali oggetti per incrementare le statistiche del personaggio, il fabbro di acquistare o potenziare armi, la bacheca di visionare le missioni secondarie, il santuario per cambiare ufficiale e team di assistenti, il mercato di acquistare oggetti di consumo, il centro baratto di scambiare materiali e infine il deposito raccoglie gli oggetti che eccedono dal proprio inventario.

Nel centro città si possono avviare le missioni principali legate alla trama parlando con l’addetto al ponte levatoio, oppure si può dialogare con ufficiali in visita per ottenere le “Carte degli Ufficiali” da posizionare nella mappa prima della battaglia come supporto strategico.

La novità più succulenta e accessibile dalla città è la modalità online. La città funziona quindi da hub o sala d’attesa per la raccolta dei giocatori online, fino ad un massimo di quattro. I giocatori potranno co-operare per oltre 200 missioni. Pieno supporto al PlayStation Network e ad Xbox Live e ampie possibilità di scambio temporaneo degli ufficiali per alcune missioni.

Un passato da portatile

Non è certo un passato da rinnegare quello avuto su PSP da Strikeforce e Koei, che ha ben sfruttato il tempo richiesto dalla conversione ottimizzando il titolo e aggiungendo contenuti bonus. Quaranta missioni aggiuntive, nuovi personaggi giocabili e la possibilità di avere fino a tre assistenti in battaglia guidati da intelligenza artificiale. Da non dimenticare la già citata piena compatibilità con le piattaforme online Sony e Microsoft.

Il problema congenito

Il problema più longevo e limitante alla serie: la ripetitività. Fin troppo caratteristica alla serie, essa è riscontrabile non solo nel corso delle missioni ma nell’intera struttura di gameplay. L’eccessiva semplicità alla base delle meccaniche di gioco si uniforma con un’IA nemica praticamente assente per un ” effetto ripetizione ” categorico. Ciò che accade è nella maggior parte dei casi del tutto meccanico, si finisce per stancarsi alla lunga di dover partire da un punto per arrivare ad un altro, o di uccidere tot. nemici per proseguire, o ancora di dover correre dritti verso l’obiettivo nella mappa evitando la folla di nemici che assediano le zone senza criteri o strategie minimali d’attacco. Ripetitività è riscontrabile anche nell’aspetto dei nemici e nella loro notevole uniformità ad un modello unico. Al tutto si aggiungono degli scenari vagamente ispirati e poco distintivi.

Un boost grafico lacunoso

La pulizia generale e le dovute migliorie tecniche del caso, partendo dal maggior numero di poligoni e dall’aumento della risoluzione (elementi più rilevanti da un confronto diretto), hanno in un certo senso “perfezionato” il titolo per le attuali console casalinghe HD, d’altro canto però le aggiunte visive non bastano a rendere appetibile  il confronto spontaneo con la media delle produzioni odierne.

In particolare, la godibilità generale del gioco viene intaccata in determinate occasioni dall’aspetto tecnico a causa di cali di framerate, dove a risentirne è soprattutto il multiplayer online.

Conclusioni

Strikeforce rappresenta uno dei migliori episodi della saga usciti negli ultimi anni. Sicuramente il più completo disponibile per l’attuale generazione di console, e nel suo piccolo (ovvero nello stesso ambito della serie) è l’episodio che osa più di tutti nel tentativo di espandere le modalità e le meccaniche di gameplay cercando contemporaneamente di mantenere la tradizione.

Tradizione però è anche staticità e timore del rinnovo e questo non giova al franchise se l’intento è quello di espanderlo a nuovi mercati e fasce di pubblico. Pertanto Strikeforce rimane indicato, consigliato e raccomandato al 100% agli appassionati, agli amatori e amanti della saga, a quella fascia di pubblico affezionata e che è sempre riuscita a mediare con il problema storico della ripetitività apprezzandone le proporzioni dell’azione e l’enorme quantità di missioni disponibili.

CI PIACE

La città apporta nuovi elementi e rinforza e consolida il gameplay
Modalità multiplayer online e IA amica sono provvidenziali

NON CI PIACE

La ripetitività sembra una regola da seguire per la saga…
Scarsi i tentativi di attrarre nuovi affezionati, tradizionalista a oltranza

6.5Cyberludus.com
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Redazione
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