Dal controllo all’identità

Nei normali titoli della serie Pokèmon siamo stati abituati ad essere dei “semplici” esseri umani, dei ragazzini pronti a tutto per costruire la propria squadra di piccoli mostri da scagliare contro ogni possibile avversario. La serie ” Pokemon Mystery Dungeon “, dal canto suo, ci offre una prospettiva completamente diversa: distaccandosi dalla struttura simil J-RPG, questi titoli optano per un approccio da dungeon crawler, proponendo continue esplorazioni di caverne sempre differenti allo scopo di completare le missioni più disparate. In questo ” Esploratori Del Cielo “, ampliamento dei due precedenti titoli per DS – ” Esploratori Del Tempo ” e ” Esploratori Dell’Oscurità ” – il giocatore prende il controllo di un umano trasformato, in qualche modo, in un Pokemon privo di memoria e senza un posto dove andare. Lo sfortunato mostro viene recuperato da un Pokemon vero e portato nella gilda degli esploratori, capitanata da un paffuto Wigglytuff e sorvegliata dal suo orgoglioso vice, un Chatot apparentemente tutto d’un pezzo ma che nasconde, in realtà, un grande cuore. Curiosamente, una trama del genere riesce ad avere un appeal decisamente maggiore rispetto a quelle della serie principale, spesso fondate su una comicità eccessivamente puerile e priva di particolari stimoli… Ma può solo la trama salvare un gioco che, apparentemente, sembra essere già circondato da un terrificante alone di mediocrità?

Un curioso processo di immedesimazione

Prima ancora di cominciare la propria avventura, il gioco pone al giocatore alcune semplici domande per poter definire, a detta sua, il colore della sua aura: le domande possono spaziare da preferenze per quanto riguarda i colori, i cibi, situazioni di vita reale ed esperienze comuni ai bambini o ai ragazzi di giovane età. Una volta risposto a tali quesiti, al giocatore viene richiesto di appoggiare per un po’ di tempo il dito su un fiocco bianco apparso sul touch screen: la miscela delle risposte alle domande e dell’energia del giocatore ha il “magico potere” di colorare il fiocco, rivelando così il colore della propria aura, una definizione più o meno approssimativa del proprio carattere e, soprattutto, il Pokemon che si dovrà impersonare nel corso dell’avventura. Questo processo è certamente interessante: non viene richiesta all’utente una semplice preferenza ma, attraverso le risposte sincere alle domande, chi si trova davanti al gioco finisce per essere convinto del fatto che quel Pokemon sia quello giusto, sia una sua corretta trasposizione ludica nell’ambito dell’avventura che sta per intraprendere. Questo singolare metodo di scelta genera un’ulteriore curiosità, fomentata dalla voglia di sapere quali saranno le avventure che questo avatar dovrà affrontare, vedendolo come una fedele trasposizione del proprio essere all’interno del gioco. Una volta definito il proprio “prolungamento” all’interno del mondo videoludico di “Pokemon Mystery Dungeon”, al giocatore viene richiesto di scegliere la propria spalla tra una quindicina di Pokemon, tutti connotati con una caratteristica comune: la tenerezza. Non aspettatevi di poter controllare un Mewtwo, un Charizard: per loro non c’è spazio, ed è un peccato, ma piano piano non si potrà fare a meno di notare che una simile scelta sarebbe stata decisamente fuori luogo, nell’economia del titolo in analisi.

Pronti per esplorare!

Dopo essere stati raccolti dalla gilda di Wigglytuff, i nostri due eroi dovranno superare un breve addestramento per provare il proprio valore come squadra di esplorazione. Le prime missioni del gioco, pur prive di un vero e proprio tutorial, riescono ad introdurre in maniera intelligente alla struttura del gameplay. Ogni dungeon, generato casualmente ad ogni suo ingresso, ha una struttura a griglia e a ogni movimento del giocatore nella griglia corrisponde un movimento dei Pokemon nemici all’interno del dungeon. Una volta ingaggiato un combattimento si può scegliere di utilizzare l’attacco basilare del proprio Pokemon o di fare affidamento su una delle quattro mosse da lui conosciute (ampliabili nel corso del gioco grazie al sistema di punti esperienza) nel caso il nemico sia particolarmente ostico. Va aggiunto che ogni Pokemon ha un proprio valore di QI, il quale può essere ampliato mediante alcune caramelle gommose: l’aumentare dell’intelligenza sblocca alcune interessanti e variegate abilità, utili per proseguire la propria storia con sempre meno problemi. Durante la sua esplorazione il proprio Pokemon potrà subire delle variazioni di statistiche, spesso negative, che andranno curate camminando su una casella speciale, la “mattomagica”, capace di riportare lo status del giocatore alla normalità; nel frattempo, il giocatore potrà accumulare un discreto quantitativo di oggetti, più o meno utili per far fronte alle minacce che la caverna di turno sembra offrire. L’utente deve tenere sott’occhio tre valori fondamentali: il valore “PS”, costituente la salute, il valore “PP” delle proprie mosse, il quale una volta azzerato ne impedirà l’utilizzo, e il valore “Pancia”, una riproposizione della fame scacciabile attraverso vari generi di spuntini. La congiunzione di questi tre valori con gli oggetti dell’inventario è forse il punto più debole del gameplay. Gli strumenti obiettivamente utili per sopravvivere in un dungeon si contano sulle dita di una mano, mentre tutto quello che si può recuperare all’interno del dungeon avrà spesso una funzione inutile o brutalmente limitata, diventando semplicemente un peso da trasportare buono solo ad occupare spazio nella già piccola sacca da esploratore. La struttura stessa dei dungeon, sempre basata su lunghi corridoi e larghe stanze, può mettere in difficoltà il giocatore nell’esplorazione in quanto molte strade o scorciatoie finiscono per restare precluse a determinati tipi di Pokemon non in grado di attraversarle: per esempio, in una squadra formata da un Totodile e da un Vulpix il primo di questi potrà servirsi di tutte le scorciatoie acquatiche che vuole, cosa che invece il piccolo Pokemon di fuoco non potrà fare, costringendo la squadra a prendere sempre la strada più lunga per passare da un luogo all’altro.

Gli elementi ci sono tutti, perfino uno di troppo…

Nonostante queste lievi pecche, ” Esploratori del cielo ” sembra essere comunque un buon esponente del genere dei dungeon crawlers. Ogni componente ruolistica è presente in una determinata forma, spesso e volentieri comica, garantendo il notorio fascino Nintendo capace a suo modo di intrattenere. Tuttavia, c’è un elemento, spesso tristemente tipico di questa branca di titoli, che è pronto ad assaltare il giocatore, conducendolo alla noia e alla frustrazione più totale: la ripetitività. Questa caratteristica, che spesso demonizza e devasta ogni titolo nel quale fa capolino, è presente in questo gioco come mai si era visto in altri: ogni dungeon, indipendentemente dalla varietà delle missioni disponibili e dai divertenti episodi speciali sbloccabili, finisce per essere fotocopia di sé stesso, triste stendardo di un processo routinario di attacco, cura e accumulo di esperienza. L’aumentare dei livelli e delle capacità del proprio Pokemon finisce per trasformarsi in un debole stimolo alla prosecuzione della storia, soprattutto quando un’inaspettata e ingiustificata sconfitta (dovuta a criteri probabilistici incontrollabili) finisce per costringere il giocatore a ripetere più volte le stesse medesime azioni, generando quella frustrazione che è spietata assassina di ogni gioco che si rispetti. Nemmeno la tecnica riesce a salvare questo titolo, proponendo un assetto di gioco che perfino un vecchio Super Nintendo non avrebbe problemi a replicare senza fatica…

Conclusioni

Pokemon Mystery Dungeon: Esploratori Del Cielo ” è un gioco pieno di fascino e di appeal, un titolo che ha sicuramente tanto da dare in ogni fronte, partendo da una narrazione solida, singolare e con momenti comici da ricordare e dei quali gioire. Tuttavia, le pesanti lacune a livello di gameplay (che cerca inutilmente di scimmiottare la serie originale) e l’orribile presenza di ripetitività in dosi massicce lo rendono un titolo che solo alcuni giocatori possono affrontare con il sorriso sulle labbra, soprattutto se armati di pazienza e voglia di vedere crescere il proprio alter ego, costruito in modo creativo e decisamente originale. Affascinante ma con troppi punti deboli, un peccato. Ogni amante della serie “Pokemon” può prenderlo in considerazione, spinto dalla curiosità; tutti gli altri possono lasciarlo sullo scaffale, complice la consapevolezza che si troverebbero di fronte un lavoro che non insulta i piccoli mostri ma che, sicuramente, finisce maldestramente a non rendere loro la dovuta giustizia.

CI PIACE

Curioso processo di creazione del proprio personaggio
\nLe missioni sono tante e gli episodi speciali offrono una certa varietà
\nLa narrazione è solida e momenti davvero comici sono all?ordine del giorno!

NON CI PIACE

Estenuantemente ripetitivo
\nMolti oggetti dell?inventario non servono davvero a nulla
\nUn singolo Game Over potrebbe convincervi a non giocarci mai più

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