“Astro Boy”, nome occidentalizzato della nota serie di manga “Tetsuwan Atom” disegnata all’inizio degli anni cinquanta dall’indimenticabile maestro Osamu Tezuka, narra la storia di un r agazzino-robot chiamato Astro, costruito dal professor Tenma seguendo le stesse fattezze del figlio Tobio, tragicamente scomparso in un incidente stradale. Per quasi sessant’anni il pubblico ha conosciuto solo la versione originale di quest’opera, prima nella sua forma cartacea e poi attraverso una serie di anime. Al tramonto dell’anno passato, però, un nuovo lungometraggio in Computer Grafica è apparso nelle sale cinematografiche, riproponendo “Astro Boy” in una maniera nuova, non sempre rispettosa dell’opera originale ma quantomeno utile per far conoscere ai ragazzi di oggi un vero e proprio capolavoro del passato. Come spesso accade, molti videogiochi sono nati sulla scia di questa pellicola e questo “Astro Boy: The Videogame” per Nintendo DS è uno di questi. Riuscirà il gioco a riproporre le atmosfere del film e allo stesso tempo a divertire con un gameplay solido? Beh, i tie-in sono famosi per la loro scarsa qualità ma non è necessario mettere le mani avanti: si correrebbe il rischio di precludersi una bella sorpresa, forse…o forse no?

Due gameplay arcade in una sola, piccola scheda

Una volta superata la schermata introduttiva, il giocatore è posto dinnanzi alla scelta della difficoltà: è possibile selezionare tre livelli differenti, “Normale”, “Difficile” ed “Extra”, consigliando di giocarli in ordine per poter fruire il titolo con minore frustrazione. Decisa la propria preferenza si viene accompagnati da delle risibili scene d’intermezzo, costituite da immagini fisse, spesso e volentieri tratte malamente dal film: indipendentemente dalle loro emozioni i personaggi mantengono sempre la stessa espressione, riuscendo a trasformare anche le scene più tragiche in divertenti siparietti che finiscono per cadere subito nel ridicolo. La struttura di gioco si divide in due tipi di sessioni, entrambe di stampo prettamente arcade: beat’em up e sparatutto a scorrimento orizzontale. Ognuna delle cinque aree di gioco è divisa in un massimo di tre livelli, ognuno dei quali può vantare uno dei due stili di gioco. Durante le sfide beat ’em up il giocatore controlla Astro nel tentativo di raggiungere un punto B del livello partendo da un punto A. Il piccolo ragazzo robot può fare affidamento su pugni e calci, entrambi dalla potenza caricabile e unibili in alcune semplicissime combo non espandibili e che restano tali dall’inizio alla fine della storia. Ogni nemico abbattuto fornisce una lucente sfera d’energia la quale, una volta raccolta, riempie parzialmente una barra dei poteri: l’utente può spendere parte di quell’energia per ottenere questi piccoli vantaggi in maniera molto simile a quella di un vecchio titolo Konami, “Gradius”. I poteri presenti sono “Jet più” , per aumentare la velocità di salto e di corsa, “Energia più” , per aumentare i danni inflitti, “Braccio cannone”, per sparare un potente laser in grado di abbattere gli ostacoli di fronte a noi, “Mitragliatrice”, per utilizzare le mitragliatrici nascoste nel fondoschiena di Astro e debellare i nemici in ogni direzione, “Scudo” che garantisce l’immunità dai 5 colpi successivi e infine “Ripristina”,  necessario per recuperare energia vitale. A tutto questo si unisce un sistema di conteggio delle combo estremamente impreciso e, in ogni caso, utile solo per ottenere punti poco importanti alla fine del livello (d’altronde non esiste nemmeno un sistema di valutazione delle proprie performance). Le fasi shoot’em up, che vedono il nostro eroe in volo per i cieli delle varie zone da esplorare, mantengono lo stesso sistema di potenziamenti, con l’unica differenza di avere una versione ridotta del “Braccio cannone” come arma principale. Da ricordare, inoltre, che tutti i livelli scorrono con una facilità disarmante se affrontati in difficoltà “Normale” mentre risultano quasi impossibili da completare in “Difficile” a causa di alcune beffe di programmazione, dettagli gravi che finiscono per rovinare l’esperienza di gioco nella sua totalità.

Programmazione, questa sconosciuta

E’ vero, si era detto che i tie-in spesso non sono proprio sinonimo di qualità estrema. “Astro Boy: The Videogame”, tuttavia, tocca in questo delle nuove vette proponendosi, senza indugio, come uno dei giochi peggio programmati per Nintendo DS. Ognuna delle sezioni di gioco ha le sue falle gravi: prima su tutte, e comune a entrambi gli stili, è la pessima gestione delle collisioni. Certe volte, infatti, può capitare di perdere energia anche quando non si viene colpiti da nulla oppure di continuare a riempire di colpi un nemico senza vederlo scomparire. E scomparire non è un verso casuale: per quanto tutti i nemici siano cibernetici non esiste nessuna esplosione, nessun rumore di ferraglia distrutta; una volta consumata l’energia vitale il nemico sparisce, lo sprite si dissolve nel nulla senza lasciare la minima traccia e senza una benché minima animazione di sconfitta. L’intelligenza artificiale dei nemici, costantemente riciclati livello dopo livello (non se ne contano più di 15 all’interno di tutto il gioco), è ridotta più che all’osso. Può capitare, per esempio, che alcuni robot siano programmati per muoversi solo in una direzione quindi, anche solo nel caso si riuscisse a saltargli sopra, si potrebbe stare ore fermi a guardarli camminare verso il limite dello schermo, magari ridendo di loro nel contempo. Il sistema di controllo, inoltre, è ingestibile, con movimenti legnosi e scivolosi insieme tali da rendere il gioco, nel suo complesso, quasi ingiocabile. Ultimo ma non indifferente dettaglio: la ripetitività , tallone d’achille di ogni beat ’em up qui amplificato esponenzialmente. Il giocatore si ritroverà, infatti, ad usare sempre i suoi pungi a caso, volendo anche senza guardare lo schermo, dimenticando di avere un calcio a portata di mano o qualsiasi altro potere del piccolo robottino.

Un delirio lungo 45 minuti

Dopo tutti questi gravissimi problemi di struttura e di gameplay ci si aspetterebbe almeno una realizzazione tecnica decente. Eppure si viene presto smentiti. La grafica, le musiche e gli effetti sonori sono tutti sotto i livelli minimi di apprezzamento: ogni movimento o attacco di Astro ha la sua animazione predefinita e quando si decide di utilizzare i propri colpi durante un salto il personaggio apparirà in piedi come se fosse a terra o, peggio ancora, lo sprite conserverà la sua forma “in piedi” anche utilizzando i superpoteri nelle fasi di volo, dove la terra sulla quale appoggiarsi nemmeno esiste! Purtroppo (anzi, per fortuna) il gioco dura davvero poco: 45 minuti netti! Ci si trova davanti a un bivio quasi esistenziale: doversi arrabbiare con gli sviluppatori per aver creato un gioco così breve oppure ringraziarli per averci risparmiato un supplizio lungo più del dovuto.

Conclusione

“Astro Boy: The Videogame” può essere visto come un “fiero” rappresentante di quanto di più brutto esiste su Nintendo DS. Le idee interessanti dei potenziamenti e del doppio gameplay vengono sgretolate dalla programmazione in toto, partendo dal gameplay stesso fino ad arrivare alla mera realizzazione tecnica. Quel po’ di buono che c’è viene distrutto e deriso da chi ha voluto produrre questo gioco solo dietro al successo del film di recente uscita. Un insulto all’amore per i videogiochi ma, ancora di più, un insulto al personaggio di Astro e al suo esimio creatore, Osamu Tezuka, che di certo non avrebbe apprezzato per il suo robottino un simile trattamento.

CI PIACE

Sistema di potenziamenti intelligente
\nDue gameplay arcade differenti

NON CI PIACE

Programmazione ridicola in ogni suo aspetto, dai controlli ai nemici
\nTecnicamente raccapricciante
\nDura solo 45 minuti!

3.5Cyberludus.com
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