Il sole era alto nel cielo quando in quella lunga giornata estiva i miei pensieri si affollavano, a breve avrei affrontato l’esame di Stato, la mia vita da lì a poco sarebbe cambiata, sarei andato all’Università, avrei cambiato città, amici, lasciato il nido familiare. Mi sentivo come sull’orlo di un precipizio, e non essendo particolarmente romantico, non godevo di tutto questo, anzi tentavo di tenermi il più lontano possibile dal baratro dell’inquietudine. Cercai distrazione nel web, e volando fra le pagine, scorsi l’annuncio di un sito web dedicato ai videogames che cercava collaboratori. Necessitavo di una valvola di sfogo, di un mio giardino segreto, dove evadere dai quei pensieri così strani che sembravano avvelenarmi. Bastava dare prova di quel che ero in grado di fare per poter aver accesso a tutto questo, e farlo trattando di una delle mie maggiori passioni.

Ma nel farlo accade qualcosa di particolare, oserei dire magico. Mentre l’inchiostro si poggiava sulla fredda carta, sembrava quasi questa mutasse, accogliesse in essa mille forme e colori, e le parole prendessero vita mescolandosi e acquistando nuove tonalità di suono; riuscivo a palpare un cambiamento su quel vuoto supporto, ma soprattutto in me. Vi era passione in quello che facevo, pulsavo d’amore per quell’attività. Questo mi sorprendeva, ma in special modo mi preoccupava; la mia opera, il mio mestiere, era votato a qualcuno che probabilmente del sentimento non sapeva che farsene, il mondo, specie la realtà lavorativa se ne frega di te, di quello che pensi, e se ti esponi sei fregato, sei un debole, hai fornito ai predatori tu stesso l’esca per catturarti.

Sebbene si fosse svolto tutto in maniera estremamente telematica, fui travolto dallo sgomento. Il mio lavoro fu dapprima esaminato da Emiliano , un ragazzo che sebbene mi sforzassi di immaginare, non riuscivo a inquadrare: un giovinetto, un folle, un veterano vissuto, chi era costui? Riuscivo a fantasticare sulle sue dita che scorrevano sulle mie nere righe su un foglio, mentre il suo sguardo indicatore riusciva ad accoltellarne l’essenza, trovando all’interno stupidi errori grammatica, o peggio ancora di battitura. Il mare dei pensieri cominciava a incresparsi nell’attesa di un responso. Ma il mio patire non terminò lì; Emiliano decise di passare il mio lavoro a una sorta di demiurgo, il burattinaio che si celava dietro questo lungo atto teatrale: Roberto, ” il boss”. Eravamo alle battute finali, le mie parole come spari di moschetti posero fine a ogni resistenza, quell’interminabile serie di eventi si concluse. Ero dentro.

“Essere dentro”, è qualcosa di strano. Tutto ciò che t’immagini quando sei “fuori”, scopri che in realtà non è come credi; è come se nella tua visione delle cose sorgesse un nuovo sole, non solo a far luce, ma a sciogliere le varie maschere di cera che tu hai posto a determinate realtà. O forse vaneggio, forse è solo la mia esperienza personale ad avermi dato quest’idea; sta di fatto che quello che pensavo essere un freddo rapporto lavorativo fra estranei era tutt’altro. Non ero riuscito finalmente a diventare un redattore videogames, ero riuscito a occupare il mio posto nella famiglia. Precisamente ero una sorta di figlio, un fratello minore, uno di quei bambini che quando cresce diventa il più alto di tutti.

Tutti coloro che avevo reso dei personaggi degni di Scrooge , si rivelarono essere persone squisite, splendide, degli amici su cui contare. I videogiochi erano solo un pretesto, con queste persone poteva parlare di qualsiasi cosa, su loro potevo contare in qualsiasi momento, ed io sentivo di esser lo stesso per loro. Mi sembrava di essere come Rocky Balboa nel quarto episodio, quelle persone incuranti di me, della mia particolare condizione psicologica, repentinamente si erano rivelate così vicine a me, da sorprendermi.

Ed ecco che le ore passano, ed io ancora una volta mi ritrovo a mettere nero su bianco le mie emozioni, aprire il mio cuore, solo che stavolta in me non vi è alcun timore. Cyberludus è parte di me come poche cose oramai, è stato un punto fermo quando la mia vita è cambiata, e nel panico più totale, le persone che componevano quel microcosmo mi sono state vicine e mi hanno compreso.

A queste persone voglio fare i miei auguri:

Auguri di un buon Anno, perché ve lo meritate, e perché grazie a voi la mia passione è qualcosa di più.

Auguri per una nuova rinascita in questa nuova fantastica veste, perché se prima come Saff  desideravate un corpo che meglio potesse calzare all’altezza del vostro animo, ora il vaso di Zeus si è aperto, e la strada sarà tutta a salire.

Auguri a Cyberludus, perché gli aspetta un 2010 in grado di emozionarci, ed emozionare voi lettori cui auguro un nuovo fantastico anno con noi.

Buon 2010.

Marco Rubino

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