Arcania: a Gothic Tale non è solo il quarto capitolo della famosissima serie Gothic, bensì rappresenta un evento incredibilmente importante per tutti i fan storici della saga che da anni aspettano un sequel di una delle epopee più belle e coinvolgenti del panorama dei Gdr occidentali.

Adesso che il titolo approderà (finalmente) anche su console, le chances  di farsi conoscere da un pubblico esponenzialmente più vasto sono assai ghiotte, e per entrare nei cuori di vecchi e nuovi fan, Jowood si avvarrà della collaborazione di un nuovo team di produzione: i ragazzi della Spellbound il cui compito arduo sarà quello di non far rimpiangere l’ex  Piranha Bytes (che nel frattempo debutterà col promettentissimo Risen, su pc e Xbox360).

Cyberludus è fiera di esserci, ancora una volta, per analizzare per voi e con voi questo attesissimo gioco che promette tanta, tantissima, carne al fuoco.

C’era una volta, in una terra selvaggia…

Per chi non conoscesse l’essenza di questo e dei precedenti titoli Jowood,  Arcania riprenderà quell’aspetto dark-fiabesco che ha sempre caratterizzato l’atmosfera medievale del mondo di Gothic, una terra vasta, ricca di misteri e fitte foreste, dove la magia, brutali bestie, nemici e amici, saranno gli elementi che ci accompagneranno per tutto il corso della nostra avventura.

La storia ci lascia dieci anni dopo gli eventi del terzo episodio, qui impersoneremo un ignoto eroe che dovrà scontrarsi con un malvagio d’eccezione, ossia, il protagonista dei vecchi episodi. Teatro di queste vicende sarà un mondo vasto e ricco di tantissime sfumature, che renderanno la storia estremamente più complessa e articolata.

Gli sviluppatori, da sempre, hanno conferito un approccio estremamente hard-core al gameplay, ove l’esplorazione, per quasi tutto il corso del gioco, era orfana di mappe e di qualsiasi punto di riferimento che potesse guidarci, lasciando spazio solo e unicamente al nostro senso d’orientamento che spesso e volentieri era messo a dura prova, soprattutto di notte.

In Arcania si è deciso di cambiare, complice l’uscita su console e la conseguente  volontà di affermarsi anche come gioco