Sono passati ormai diversi mesi dall’eclatante annuncio circa il nuovo capitolo dedicato alla famosa saga del poliziotto “maledetto”, lasciata anzitempo nella scorsa generazione.

In questa sede ci prefiggiamo l’obiettivo di riordinare le idee e racchiudere in un unico calderone tutte quelle notizie che navigano in rete e cercare, quindi, di carpire la nuova e verace essenza di questo terzo capitolo.

Nell’oscurità, un uomo…

Max Payne è un poliziotto che trasmuta in poligoni e pixel il giustiziere dannato, che cerca voracemente vendetta per esorcizzare il male inflittogli da un mondo sempre più meschino e corrotto. Un uomo che combatte il male cercando, disperatamente, di allontanare i suoi demoni che lo incalzano senza sosta. Sterminata la sua famiglia da un manipolo di disperati sotto l’effetto dell’ultima devastante droga (la Valkiria), Max Payne, sazia la sua sete di vendetta abbandonando tutta l’umanità che lo rappresentava, per addentrarsi nella coltre oscurità della notte, ove un mondo di criminalità distrugge i sogni della gente per l’ingordigia di potere.

Come potete intuire, la saga di Max Payne è di fatto la trasposizione del Noir in tutta la sua intensità  e particolarità.

Capirete bene, quindi,  quanto una grande storia dark e un carismatico personaggio, abbiano scavalcato qualche limite tecnico per incorporarsi stabilmente nell’immaginario collettivo che lo vuole tra i brand più apprezzati di sempre.

I ragazzi della Remedy hanno fattivamente creato un mito e adesso che il testimonial passa nelle mani di sua maestà Rockstar (GTA inside) si inaugura una campagna mediatica che apre la strada a tante curiosità, e alle conseguenti perplessità mosse dai fan più accaniti.

Nella calura brasiliana, un uomo.. .

San Paolo, Brasile. 12 anni dopo.

Il sole, i colori dell’ America Latina, le spiagge affollate…che sia il Brasile, dunque, la meta scelta dal “nostro” Max per fuggire ai demoni ancorati per così tanto tempo nel cuore?

Seneca dice che ovunque andiamo, la nostra anima viaggia con noi e con essa tutte le sue angosce e preoccupazioni. Niente di più vero, o meglio, mai quanto nel caso del nostro eroe.

Max è un uomo stanco, ancora stravolto da quei mali che non lo hanno mai lasciato, nonostante la vendetta dissipata tempo addietro. Lui consapevole di ciò, osserva la realtà dall’alto della sua calvizia, dalla sua barba folta incolta, e dal suo sguardo nero, ottenebrato dal lungo brancolar nel buio di quella notte mai lasciata, inesorabili testimoni del tempo che passa.

Il nostro eroe è in Brasile per aver accettato di proteggere una facoltosa famiglia del luogo: riuscirà a farsi abbracciare dai colori tropicali e sopravvivere in un mondo che tante volte gli ha girato le spalle senza impelagarsi in un altro, straziante, miasma di violenza?

Questo però non è l’unico cruccio che sorge spontaneo, anzi, un altro più incombente si fa strada, ed è su di esso che l’articolo dipanerà il restante contenuto, riconducibile all’evidente cambiamento stilistico voluto dai nuovi sviluppatori.

New York, i grattacieli, la pioggia, la notte; adesso San Paolo, le favelas, il sole, il giorno.  E’ evidente la radicalità del cambiamento, che allontana in maniera perentoria il classico stile Noir per conferire una nuova e diversa linfa vitale alla saga. Rockstar decide di distaccarsi dai capolavori “remedyani”, vuoi per la volontà di riprendere comunque un discorso abbandonato dai genitori della saga, vuoi per la volontà di creare qualcosa di essenzialmente proprio, di unico, che non “scimmiotti” il precedente lavoro. Una scelta difficile sicuramente, ma che incarna una profonda verità legata al rispetto di quel che fu Max Payne, e di voler comunque dire la propria su un personaggio che non poteva essere dimenticato (Remedy ha deciso infatti di dedicarsi totalmente al grandissimo progetto rappresentato dall’atteso Alan Wake) senza rischiare di creare un’imitazione grottesca di quell’essenza Noir che abbiamo tanto apprezzato anni addietro.

Gli sviluppatori, consapevoli di ciò, sembrano lavorare sodo mettendo a disposizione tutta l’esperienza e tutta la bravura che abbiamo imparato a conoscere nei vari, ed importanti, appuntamenti firmati da una delle case di sviluppo più rinomate nel panorama videoludico.

Rivoluzione e Rinnovamento: nella linea di confine.

Digerita la rivoluzione stilistica, cerchiamo di vedere adesso cosa si sta realizzando per un gameplay impolverato dal tempo, e che deve riproporsi ad un pubblico sempre più smaliziato ed esigente. La linea intrapresa sembra essere quella della continuità, con degli upgrade sostanziali per ampliare un concept di gioco estremamente caratteristico, che dà il meglio di sé nelle meccaniche di scontro altamente cinematografiche e spettacolari.

Elemento imprescindibile del gameplay “maxpayano” è senza ombra di dubbio il famoso Bullet-Time, marchio di fabbrica della saga, quello che di fatto ha trasposto in videogioco l’azione rallentata di Matrix; ovviamente è stato ripreso in questo terzo capitolo. Una scelta sicuramente saggia questa, perché è l’elemento che più di ogni altro richiama quell’effetto scenografico che deve permeare l’azione di gioco.  Seguendo questo iter è doveroso segnalare tre delle novità più interessanti che perseguono questo obiettivo, e ci riferiamo al Bullet-Cam, all’ Environ Mental Bullet-Time,  e all’utilizzo dell’ormai collaudato Sistema di coperture.

Il primo è rappresentato dal movimento della telecamera che dalle spalle di Max si sposta per seguire un proiettile sparato fino al raggiungimento del nemico, (un po’ come abbiamo già visto in Fallout3 ad esempio). Il secondo, invece, non è altro che una sequenza guidata in slow motion nella quale il giocatore è impegnato a mirare e a colpire più nemici su schermo in tutte le direzioni e con due mirini indipendenti (legati, quindi,  all’uso di due armi in contemporanea). Ancora, comunque, è da capire come fattivamente si presenterà tale novità e se risulti essere una tecnica realmente innovativa come asseriscono gli sviluppatori, visto che un titolo come Stragehold aveva già mostrato qualcosa di similare a quella appena descritta.

Il sistema di coperture, infine, ci spiega come l’intero concetto di scontro a fuoco sia stato ristudiato ampliandone le potenzialità, rendendolo appetibile agli standard attuali.

Un mistero è invece dato dal mondo con cui verrà gestita la vita di Max durante le battaglie, e capire, quindi, se sarà rappresentata ancora una volta dall’energia contenuta nella sua sagoma in basso allo schermo, oppure se verrà reindirizzata alla oramai classica “sopportazione dei colpi inferti”. E’ certo comunque che il game over potrebbe essere evitato qualora riuscissimo, una volta abbattuti e a terra, a colpire i nemici, azionando conseguentemente un bonus d’adrenalina che ci rimetterà in piedi.

La sensazione è che si sia ricreata una sintesi di tutte quelle innovazioni cui abbiamo assistito nel corso di questa generazione,  sperando che tale scelta sia supportata da un’accortezza di fondo che eviti di stravolgere del tutto un concept di gioco già di per sé rivoluzionato nella sua essenza.

Tecnicamente parlando

Dal punto di vista tecnico, invece, gli sforzi profusi per superare i vistosi limiti dei precedenti episodi si sono ampiamente visti nelle corpose immagini rilasciate di recente, che hanno lasciato intendere una cura al dettaglio e all’atmosfera mai visti nella serie. Tutto questo attraverso una definizione importante che ci restituisce un Max Payne si cambiato, ma finemente caratterizzato nei suoi tratti somatici e fisici, nel quale traspare la drammaticità e il dolore  di questo immenso e sempre oscuro eroe. Le ambientazioni, poi,  saranno emblematiche. Le favelas brasiliane sono complessi estremamente articolati, costruiti su alture, e organizzati secondo fitte ramificazioni di stradine piccole e affollate. Sarà interessante vedere come Max interagirà con tale ambiente, e soprattutto, come sarà implementato il sistema di illuminazione, il quale, a detta di Rockstar, costituirà un elemento molto importante per il gameplay.

Conclusioni

In definitiva, il coraggio della Rockstar di cambiare lo stile e l’ambientazione sarà premiato solo se riuscirà a creare qualcosa di qualitativamente elevato, tanto da renderlo unico pur mantenendo il protagonista, e arricchendo il gameplay classico della serie (come accadde ad esempio e con il quarto episodio di Resident Evil). In ogni caso, la sensazione è che comunque ad andarci di mezzo saranno i fan più incalliti, che non riusciranno a staccarsi da quel senso metropolitano che ha sempre contraddistinto Max Payne. Per i più, invece, questo terzo capitolo potrebbe essere l’occasione di rigiocare ancora una volta nei panni dell’eroe maledetto che un pò tutti abbiamo amato.

Adriele Scalia

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