Tra tutti i generi di videogiochi, quelli che risentono di più il passaggio tra una piattaforma – il PC – ed una console casalinga sono i giochi di strategia a turni. In questa generazione di console molte software house hanno tentato diverse strade per far si che il giocatore non ne risentisse troppo. Bungie e Ensemble Studios sono riusciti a realizzare un ottimo strategico, Halo Wars, in una formula che ha semplificato la gestione delle risorse per favorire un miglior controllo della telecamera e delle truppe attraverso il pad. Dall’altra parte ci hanno provato i ragazzi di Ubisoft Shangai con Tom Clancy’s End War, un gioco strategico che ha saputo sapientemente sfruttare un sistema innovativo e funzionale di controllo vocale. Abbiamo fin qui menzionato i pochi titoli, e forse gli unici, ad essere riusciti nel difficile compito di creare un sistema efficace a tal punto da non far rimpiangere l’assenza di mouse e tastiera. L’impatto mediatico che ha avuto Halo Wars non ci deve far pensare che questo sia l’unico RTS in uscita quest’anno. SEGA e Creative Assembly, gli autori degli spettacolari Empire Total War e Medieval II, hanno provato a rivoluzionare ulteriormente il panorama degli strategici su console introducendo alcune caratteristiche singolari.

The Event

 

Il gioco ci catapulta immediatamente in uno scenario post-apocalittico in cui la terra ha subito uno sconvolgimento climatico che ha quasi estinto il genere umano. Questa catastrofe naturale è il risultato di un esperimento avviato dall’uomo per controllare le condizioni climatiche terrestri. L’esito di tale guazzabuglio scientifico si può intuire facilmente: l’umanità, organizzatasi per l’occasione con unità speciali provenienti dell’esercito, non è riuscita a far fronte all’annunciato cataclisma, e “l’evento” ha distrutto quasi completamente la vita sulla terra. Ben presto veniamo però a conoscenza dell’esistenza di una razza un po’ particolare che è riuscita a superare il cataclisma: i Sai. Questi ultimi sono il risultato di una rapida evoluzione che gli ha permesso di sviluppare poteri psichici ed una serie di mutazioni tali da sopravvivere in territori aspri e desolati. L’homo sapiens tuttavia non si è estinto. Le condizioni meteorologiche estreme, generate dallo sconvolgimento climatico, hanno costretto gli umani sopravvissuti a cercare un rifugio all’interno di grotte e caverne, utilizzando l’ibernazione dei loro corpi come unico mezzo per continuare a vivere. Gli Echelon, il popolo in questione, minacciati dai Sai, danno inizio ad un lungo conflitto per il predominio sulla terra.

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Superstiti

 

Il protagonista del gioco, Geary, è un soldato appartenente alle forze speciali dell’esercito. Subito dopo essere stato svegliato dal sonno criogenico da un gruppo di soldati Echelon, viene immediatamente catapultato sul campo di battaglia a bordo di un mech. Questo robot rappresenta il nostro punto di comando mobile sul campo. Dal suo interno possiamo infatti guidare i movimenti e le azioni degli altri reparti semplicemente muovendo lo stick analogico destro nella loro direzione. Se c’è un aspetto di Stormrise che non può essere messo in dubbio è il modo in cui cerca di proporre un sistema di controllo innovativo e originale che, in una certa misura, possa essere una logica ottimizzazione nell’utilizzo del controller; allo stesso tempo, però, la giocabilità del titolo appare incompleta e ricca di problemi. La caratteristica con cui dobbiamo familiarizzare sin dall’inizio di Stormrise è la prospettiva di gioco che, diversamente dai soliti strategici in cui è presente una visuale dall’alto, ci propone di controllare direttamente ogni truppa. Il sistema visuale si pone quindi a metà strada tra un gioco di strategia e uno sparatutto in terza persona, cogliendo sia gli aspetti positivi che negativi di entrambe le categorie. Le icone che sono presenti sullo schermo indicano la posizione degli altri schieramenti, così da passare velocemente da un gruppo all’altro; un’operazione semplice, stando alle dichiarazioni degli sviluppatori. Questa affermazione, invece, crolla come un castello di sabbia nel momento in cui prendiamo il pad in mano. Una volta scelto il gruppo sul quale ci vogliamo concentrare, la telecamera si sposta immediatamente su di esso, permettendoci di prenderne il controllo. In uno scenario popolato da un’infinità di truppe però la situazione diventa complicata e piena di problemi. Nonostante, infatti, la presenza delle icone precedentemente citate, passare da uno schieramento e l’altro – in una situazione in cui il tempismo è spesso la chiave della vittoria – a causa dei controlli poco precisi è piuttosto snervante. Come ogni strategico che si rispetti, anche in Stormrise bisogna occuparsi della gestione e della produzione di risorse. L’energia, unica risorsa presente nel gioco, viene generata automaticamente da alcuni punti di controllo speciali sparsi per la mappa di gioco. Il controllo di queste postazioni energetiche è la chiave per raggiungere una supremazia militare sul campo di battaglia. L’elemento strategico più importante è però dato dalla costruzione dei livelli. Bisognerà tenere in considerazione che ogni mappa del gioco non è uniforme, ma strutturata su più livelli: ad esempio ci potremmo trovare nella situazione in cui è possibile collocare le nostre truppe sul tetto di un palazzo e sfruttare questa posizione di vantaggio per sconfiggere i nemici. Sono inoltre presenti alcuni velivoli che ci consentono di sorvolare il campo di battaglia per esplorare la zona in cui ci troviamo e identificare tutti i punti d’interesse, compresa la posizione delle truppe Sai. Ad un gameplay frustrante si aggiunge la ripetitività delle missioni presenti nella modalità campagna. L’obiettivo principale di ogni missione è quello di raggiungere un punto B partendo da un punto A, eliminando tutti i nemici incontrati nel percorso. L’esperienza acquisita completando ogni missione aumenta la resistenza e la forza di ogni schieramento. In fin dei conti, però, si tratta semplicemente di un adeguamento delle nostre truppe alla forza crescente dei Sai comandati dall’intelligenza artificiale.

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Il colore della desolazione

 

Benché presenti dei modelli poligonali delle truppe ed un accorto uso dei colori, il titolo non si presenta graficamente come ci si aspetterebbe. L’uso di una palette di colori spenti si adatta al clima del gioco, rendendo correttamente l’universo di Stormrise così com’è stato concepito dagli sviluppatori: un mondo distrutto e desolato in cui la vita sulla terra ha rischiato di scomparire. Ad un’atmosfera resa in maniera verosimile si contrappongono evidenti problemi di definizione appena si passa da una visuale dall’alto a quella a distanza ravvicinata. Le texture a questo livello si mostrano sbiadite e poco definite. Sul fronte audio, Stormrise può contare su una buona colonna sonora ricca di musiche incalzanti e un doppiaggio interamente realizzato in italiano.

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Conclusioni

Stormrise è forse una grossa occasione sprecata da parte del team Creative Assembly. Il gioco può contare su una storia che, nonostante risulti poco originale, ha dato vita a degli scenari davvero interessanti. Tutto ciò è purtroppo rovinato da un sistema di controllo che si rivela spesso frustrante e poco versatile: tale sistema, che sfrutta lo stick destro come una frusta per la selezione di tutte le unità controllate dal giocatore, rimane soltanto un’idea buona non sviluppata a dovere.

CI PIACE
  • Ambientazione interessante
  • Sonoro accattivante
  • Sistema di controllo innovativo?
NON CI PIACE
  • che però è ricco di difetti.
  • Sviluppo delle missioni poco coinvolgente e a volte confuso.
  • Graficamente poco curato.
5Cyberludus.com
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