In principio era Red Dead Revolver, con le sue citazioni più o meno velate che partivano dalle fattezze del protagonista -quasi uguale a Clint Eastwood – al passeggiare per le polverose strade di un villaggio sulle note di “Lo chiamavano Trinità” strimpellate da un banjo, senza dimenticare i famosi duelli, come se giocassimo la pellicola “Mezzogiorno di fuoco”. Dopo questa piccola perla videoludica, seguirono a ruota Gun, Call of Juarez, Damnation, t utti diversi tra loro, ma tutti accomunati dalla stessa ambientazione: il polveroso e selvaggio west. Rockstar Games San Diego è stata lieta di annunciare Red Dead Redemption, secondo titolo di quella che sta assumendo i contorni di una bella saga videoludica.

LA GENESI DI UN MITO IMPERFETTO E L’ORA DELLA REDENZIONE

La piccola storia del vecchio “Red Dead Revolver” è nota solo a coloro che lo hanno sempre aspettato e che ne sono rimasti in gran parte entusiasti, ma anche leggermente delusi. Era un progetto di Capcom, che inizialmente aveva rilasciato immagini di gioco davvero sbalorditive, per quei tempi. D’un tratto, per motivi che non conosciamo, Capcom abbandonò il progetto, che fu recuperato dai solerti ragazzi di Rockstar Games San Diego (gli stessi di Midnight Club, per intenderci). Questi si sono limitati a rendere il gioco completo e pronto a portare, sole, polvere, piombo e sangue, sui nostri schermi, riuscendoci alla perfezione. In questo gioco, poi, forse per la prima volta, abbiamo incontrato un ottimo sistema di copertura. Le uniche pecche che non sono passate inosservate riguardavano un impatto visivo sulle soglie della sufficienza e una trama ben scritta ma, di fatto, troppo lineare e con livelli decisamente “obbligati” su un unico sentiero. Questo ha reso Red Dead Revolver un titolo unico nel suo genere, capostipite di un nuovo modo di fare western nel mondo dei videogiochi (Outlaw, uscito parecchi anni addietro,  aveva un vecchio modo di fare giochi con i cowboy e si fondava su una visuale in perfetto stile sparatutto in prima persona), eppure inflazionato da difetti non proprio trascurabili, specie per i palati più esigenti.

L’attesa, a quanto pare, è destinata a finire, anche se abbiamo dovuto aspettare un lustro e qualcosa in più. Questa volta Rockstar non ha ereditato un progetto abbandonato da altri, gode di un motore tecnico/grafico d’avanguardia ed è decisa a spazzare via l’agguerrita concorrenza – Call of Juarez Bound in Blood in primis- per dare al brand “Red Dead” il ruolo che gli compete: il più bel gioco ambientato nel selvaggio west.

DA NIKO BELLIC A JOHN MARTSON A COLPI DI “RAGE”

Forte del possesso di un engine chiamato Rage -visto brillantemente in azione in un titolo “a caso” che risponde a Grand Theft Auto IV- Red Dead Redemption promette, prima di ogni cosa, di imporre un nuovo standard qualitativo a partire dal mero aspetto visivo. Al di là di ogni raffinatezza grafica, siamo certi che, sia l’intelligenza artificiale, che il motore fisico, non lasceranno indifferenti.

Quest’ultimo sarà l’ennesima versione del già rodato, e perfettamente implementato motore fisico Havok, inaugurato da Half Life 2 e mai più abbandonato dalle migliori produzioni di videogiochi.

Il mondo di gioco, ricalcando proprio l’aspetto che rende Gta IV una spanna davanti alla concorrenza, sarà caratterizzato da un totale “free roaming” : in altre parole non ci saranno i classici livelli, tutti indipendenti e sbloccabili man mano che si procede nel gioco. Ogni area a nostra disposizione sarà raggiungibile, e decideremo noi l’ordine di esecuzione delle missioni che ci vengono proposte. Per raggiungere la locazione di nostro interesse potremo avvalerci dei più sofisticati mezzi di trasporto disponibili a quei tempi: oltre alle proprie gambe, potremo usare un cavallo, una diligenza o comprare un biglietto per la locomotiva. In totale libertà di scelta, potremo anche trascurare le cose da fare e dedicarci unicamente all’interazione con tutto quello che ci circonda

Il protagonista di questa nuova avventura non sarà il celebre “Red” , ma un fuorilegge che risponde al nome di John Martson, che lentamente si ritroverà a fare i conti con la sua coscienza e, inevitabilmente, si ritroverà ad aiutare gli indifesi e capirà di essere uno dei pochi a poter risolvere i problemi. Da qui si spiega la redenzione che viene suggerita dal titolo e, ne siamo certi, verrà guadagnata a colpi di revolver, assalti al treno, risse nei saloon e cacciatori di taglie.

Conclusioni

La data d’uscita prevista è la fine dell’anno solare, anche se non è stata annunciata precisamente, tuttavia, confidiamo che durante l’imminente E3 venga rilasciata qualche altra indiscrezione. Red Dead Redemption ha tutte le carte in regola per ridefinire gli standard del genere “spaghetti western” e per regalare ore ed ore di sano divertimento a tutti coloro che lo desiderano. Forte di solide fondamenta garantite dal motore di gioco e dal consenso che ha ottenuto, a suo tempo, il primo titolo nonostante i difetti evidenti, siamo sicuri che le nuove avventure di John Martson lasceranno a bocca aperta anche i più accaniti detrattori. Sarà il tempo a dar ragione a questo nuovo fuorilegge.

Antonio “Aurenar” patti

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