Il videogioco che si fa beffe dei videogiochi

La nuova generazione di videogames ha inaugurato la propria nascita all’insegna del realismo puro, a volte estremo nel dettaglio. E non solo nel comparto grafico ma anche e soprattutto nelle sceneggiature, sempre più marcatamente cinematografiche e condite da un’atmosfera seriosa e impegnativa.

Eppure in questo contesto, cosi fortemente attaccato alla realtà, un titolo originale si fa largo per dire la sua. E at lead non ha nulla di nuovo da mostrare ai videogiocatori; vuole solo essere la parodia dei migliori giochi in commercio. La particolarità dell’idea dei ragazzi di Vicious Cycle   è stata quella di ambientare Eat Lead all’interno dello stesso mondo dei videogames. Questa trovata risulta geniale e maliziosa, presentando inoltre un personaggio principale che viene addirittura ingaggiato per portare a termine l’avventura analogamente a quanto si può vedere nelle produzioni cinematografiche, in cui gli attori vengono assoldati per recitare nelle varie pellicole. Un videogioco che si apre dietro le quinte del mondo dei videogiochi.

Ben tornato Matt

Matt Hazard è un eroe dei videogiochi famosissimo e coriaceo, celebre per aver spadroneggiato nel mercato videoludico tra gli anni Ottanta e Novanta. Purtroppo, alcune scelte di marketing risultarono fatali alla carriera di Matt, che  fu costretto a prestare il proprio volto a produzioni sempre più mediocri, scivolando inesorabilmente nel baratro del fallimento.

L’avvento della terza generazione diventa l’occasione di redimersi, merito della Marathon -software house che da sempre detiene i diritti del franchise Matt Hazard- intenzionata per l’occasione a rilanciare il personaggio in un action game inedito e di stampo prettamente occidentale.

Presentando un mondo di gioco in continuo mutamento, la trama del titolo, anche se non particolarmente interessante, regala parecchi sorrisi e risate, grazie allo humor presente in dosi massiccie dall’inizio alla fine.

Lo stile non basta

Se le scelte stilistiche adottate sono degne di nota altrettanto non si può dire per il comparto tecnico generale. Gli scenari e i dettagli circostanti  si muovono attraverso un engine decisamente sottotono rispetto alla quasi totalità delle produzioni contemporanee, non riuscendo a raggiungere gli standard qualitativi della sufficienza. Se da un lato si possono ammirare pregevoli modellazioni poligonali dei personaggi principali, dall’altro si notano textures poco definite ed effetti particellari rudimentali. Un vero peccato considerando l’egregia mole umoristica del titolo.

Le animazioni di base del protagonista sono scattose e ripetitive.

Infine, i cotinui cali di frame rate, inficiano ulteriormente la qualità di un titolo tecnicamente dimenticabile.

Discorso differente per ciò che concerne il comparto audio. Il doppiaggio in lingua nostrana risulta riuscito (afflitto solo sporadicamente da problemi di sincronizzazione labiale).

Le musiche, che accompagano egregiamente  l’azione, risultano varie ed orecchiabili.

L’interpretazione vocale del protagonista merita un’ovazione grazie al suo stile unico tra il trash ed il satirico.

Ma i pregi del campionario sonoro non sono sufficienti per perdonare le magagne tecniche generali di un titolo che sembra sia arrivato negli scaffali troppo presto, e per giunta incompleto.

Dov’è la terza generazione?

Il gameplay  di Eat Lead non aiuta certo a risollevare le sorti dei problemi tecnici. Infatti, le meccaniche ludiche appaiono sin dai primi istanti di gioco estremamente stantie e macchinose.

L’intento era quello di  ricalcare il sistema (ormai inflazionato) di Gears of War. Ma il risultato finale si sintetizza in uno sparatutto in terza persona fiacco. Matt  sfrutta le molteplici coperture disseminate per l’ambientazione in modo tale da riuscire a sconfiggere tutti i nemici presenti nell’area. Niente di particolarmente innovativo insomma, specialmente considerando che le locations, per quanto decisamente vaste e variegate dal punto di vista visivo, risultano spesso lineari e poco interattive. Entrando nello specifico, una volta raggiunto un riparo, sarà possibile sporgersi lateralmente per colpire eventuali bersagli, scaricare raffiche di proiettili, oppure premere uno dei pulsanti contestuali visualizzati sull’interfaccia di gioco. Il tocco di originalità del titolo è rappresentato da quattro bonus speciali, spazianti dall’acquisizione di una forza sovrumana ed una sorta di pelle d’acciaio, fino alla possibilità di congelare o incenerire l’avversario sulla falsariga di BioShock. Sfortunatamente gli avversari eseguiranno e si muoveranno secondo pattern d’attacco abbastanza ripetitivi, basati unicamente sul classico “spara e nascondi”. La “solita solfa” viene però vivacizzata dalla varietà del design; combattere in successione orde di zombie affamati, pistoleri cowboy, soldati futuristici o nemici bidimensionali è davvero un’esperienza singolare e divertente, rappresentando inoltre uno dei pochi incipit che invogliano a terminare l’avventura.

Conclusioni

Eat lead: The return of Matt Hazard è un gioco “sfortunato”. Caratterizzato da humor e comicità contagiosa e da uno stile unico, ha trovato il proprio passo falso nella mediocre realizzazione tecnica e nella eccessiva ripetitività di fondo. Un vero peccato. Ma per tutti gli appassionati di parodie alla ricerca di qualcosa di diverso, come imbattersi nelle controfigure di gente del calibro di Lara Croft, Super Mario e Master Chief, allora il titolo Vicious Cycle saprà regalare ore di divertimento, e più di una risata.

Marco “Seth” Delle Fave

CI PIACE
  • Storia esilarante e assurda
  • Scenografie varie e alternative
  • Doppiaggio degno di nota
NON CI PIACE
  • Tecnicamente obsleto
  • Gameplay macchinoso e ridotto all’osso
  • Eccessivamente ripetitivo
5Cyberludus.com
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