Unravel, un viaggio tra i ricordi in compagnia di un tenero pupazzo di lana

Puzzle, platform e pupazzi. Nel prevedibile mondo dei videogame, la “Tripla P” non ha ancora mai fallito. Pensiamo a LittleBigPlanet, la vera colonna portante dei giochi coccolosi, col suo Sackboy dal corpo di pezza e la sua piccola statura, impegnato a saltellare qua e là tra oggetti di ogni giorno grandi il triplo di lui. O a Tearaway, altro marchio Sony, ambientato in un incantato mondo di carta in cui nulla è davvero come sembra e dove tutto ciò che è inanimato riesce a prendere vita con un semplice tocco di magia. Per il momento, questa formula a metà strada tra un gioco adatto ai più piccoli e un’intelligente formula di gameplay con un buon livello di sfida, ha sempre funzionato. Nonostante l’evoluzione in ambito videoludico sia cosa lenta e talvolta difficile, il genere dei platform ha saputo migliorarsi costantemente negli ultimi anni, promuovendo l’onirismo e la poesia, spesso proposti attraverso un comparto tecnico non convenzionale, vedi Child of Light, o una giocabilità molto semplice nella forma, come quella di Limbo.
Questo breve excursus tra i puzzle-platform di maggior successo è un utile pretesto per presentarvi Unravel, l’ultima trovata in fatto di pupazzi virtuali, che dà il benvenuto ad Electronic Arts nella cerchia dei “Tripla P”.

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Come il filo di Arianna, ma molto più magico

Unravel è il classico “giochino” di cui si rischia di innamorarsi fin dai primi istanti di gameplay, di quelli che costringono, da subito, a cedere all’incanto dell’universo in cui si sviluppano le vicende. Non si tratta di fotorealismo alla Gears of War, o di sequenze spettacolari come quelle di Uncharted, Unravel colpisce per la sua pulizia e spensieratezza, per quella poesia che si legge tra le righe e che parla dal primo momento senza proferire alcuna parola.
Il protagonista della storia è Yarny, un pupazzo di lana rossa avvolta su uno scheletro di fil di ferro. A vedersi si direbbe un diavoletto, con quelle orecchie un po’ sporgenti che sembrano due corna e gli occhi grandi e bianchi che occupano buona parte della sua testa ovale. Ha una corporatura magrolina e una coda che parte dal primo rocchetto di lana e si allunga passo dopo passo.
Yarny è chiaramente il frutto dell’immaginazione di una nonnina che, tra uno scialle e un maglione di lana, ha creato un pupazzetto al nipotino. È lo specchio dell’amore e del calore di una famiglia, dei bei tempi andati di quando ci riuniva di fronte al caminetto per ascoltare favole o racconti spaventosi.

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Il filo della speranza

Quello proposto da Unravel è un viaggio tra i ricordi stampati in decine di fotografie, che partono da un prato soleggiato e si spingono tra la fanghiglia e la pioggia battente di boschi poco ospitali. Lo scenario di gameplay è quello tipico del genere, e spinge il giocatore a sfruttare l’immaginazione e i pochi strumenti a disposizione per muoversi tra i capitoli della storia, superando enigmi ambientali di ogni sorta.
La forza motrice del gioco, e dello stesso Yarny, è il filo di lana che penzola, si accorcia e poi si allunga rocchetto dopo rocchetto. Grazie al filamento residuo, ammireremo Yarny arrampicarsi sugli alberi e creare piccoli ponti elastici tra le estremità dei rami, agganciare oggetti e trascinarli, oscillare in aria per raggiungere piattaforme elevate e così via. Ci farà stringere il cuore mentre lo vedremo trascinarsi a passo lento e stanco verso il prossimo rocchetto di lana, con i grumi di tessuto ben evidenti sul corpo magrolino ed il salto strozzato dal filo esaurito.
Quello di Unravel è un percorso colorato che non assume solamente le confortanti tinte dell’arcobaleno, ma che ci impegnerà in sfide rischiose in cui il tempismo la farà da padrone, mentre lo scenario assumerà toni sempre più cupi.

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Le fondamenta oniriche su cui poggia Unravel delineano un contesto che va ben oltre l’immaginazione di un adulto, come è giusto che sia. Pur vantando una discreta verticalità, l’architettura dei livelli orchestrati da Coldwood Interactive, le menti dietro questa dolce opera, conserva la configurazione orizzontale dei grandi classici del genere platform, e accompagna i videogiocatori più piccoli nel fantastico mondo della narrativa videoludica, senza mancare di coinvolgere i più grandi. E sebbene la difficoltà di gioco non sia propriamente elevata, alcune sezioni risultano più impegnative di altre, tra cui quelle dedicate alla collezione degli oggetti sparsi tra i livelli. Fortunatamente, questa raccolta non si traduce in una spasmodica ricerca in tutti gli angoli dei capitoli, ma consiste, spesso, nel solleticare l’inventiva dell’utente per raggiungere aree meno alla portata.
A margine dei pregi discussi finora, dobbiamo sottolineare la presenza di qualche sbavatura nel sistema di controllo, che tende a complicare la vita dei giocatori nelle sezioni più frenetiche. Capita, seppur raramente, di dover fare i conti con qualche imprecisione nei salti o nel posizionamento di Yarny, che spesso portano a dover riconquistare la piattaforma o, peggio, a ricominciare dall’ultimo checkpoint.

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Grandi cose, tra grandi paesaggi

Anche se in prima battuta ho escluso il fotorealismo come fattore discriminante dell’avventura, è sotto l’occhio di tutti l’eccezionale comparto grafico realizzato dai ragazzi di Coldwood. Oltre a una suddivisione temporale, i capitoli del gioco delineano un insieme di location ben distinte tra loro, permettendo così alla storia di scivolare agevolmente fino ai titoli di coda senza il rischio di annoiare gli utenti. Le musiche ispirate che compongono la soundtrack sono la classica ciliegina sulla torta di un’opera così poetica che trova la sua forza anche nelle scene scriptate e più scoraggianti, quasi a creare un legame di sofferenza tra l’utente e il delicato Yarny. A poco importa se la longevità non supera le 6 ore complessive, perché stavolta Electronic Arts è stata corretta, piazzando il gioco a poco meno di 20€.

È un prezzo decisamente vantaggioso considerando la qualità dell’avventura.

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Concludendo…

Unravel è l’esempio di come il successo di un videogioco possa rispecchiare la passione riposta dagli sviluppatori. Il progetto di Coldwood è un’opera vincente sotto tutti i punti di vista, in grado di appassionare grandi e piccini con le sue evidenti qualità tecniche e narrative. Il viaggio affrontato da Yarny è costellato di “grande cose”, citando EA, tutte disposte in modo impeccabile come i tasselli di un mosaico.

 

 

CI PIACE

Un gioco adatto a tutti, dal gameplay semplice, intuitivo e brillante

NON CI PIACE

Controlli un po’ imprecisi, fatali in alcune sezioni

Conclusioni

Un piccolo pupazzo di lana per grandi emozioni

8Cyberludus.com
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Studente di Informatica Magistrale (Università di Bari "A.Moro").\r\nMi divido tra studio, Juventus e tecnologia tra mille passioni.\r\nL'obiettivo più vicino è la laurea, poi si vedrà.

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