Uncharted: The Nathan Drake Collection – Il remaster dei sogni – Recensione

L’importanza che Uncharted ha rivestito durante la scorsa generazione nell’ambito dell’intrattenimento videoludico valica i confini delle stesse console Sony: per molti, i tre giochi targati Naughty Dog hanno determinato lo standard del genere action-adventure, meritandosi così un posto di rilevo nel vasto panorama del loro media di appartenenza. In questa sede ci sentiamo di sottoscrivere; nonostante una formula di gioco estremamente semplice e in parte derivata da altre opere (soprattutto se consideriamo la componente TPS), il mix estremamente riuscito di tutti i singoli elementi che costituiscono l’insieme ha permesso alla serie di raggiungere i risultati e la popolarità che tutti conosciamo. Non sono comunque mancate critiche, volte soprattutto a mettere in evidenza la somiglianza dei giochi con il più classico Tomb Raider. Certo, non si tratta di opere perfette, e l’unico vero capolavoro che tale possa definirsi resta il secondo episodio; in ogni caso, però, la Collection che ci apprestiamo ad analizzare permette di rivivere in un colpo solo l’intera evoluzione del brand, e di comprendere meglio tutti i pregi e i difetti dei singoli capitoli. Noi procederemo proprio ripercorrendo in un’unica “run” tutto il percorso affrontato da Nathan Drake e soci, riservando ad un paragrafo specifico le considerazioni relative al restyle grafico che ogni remastered dovrebbe considerare una priorità.

A Caccia di Reliquie

Non è nostra intenzione ammorbarvi con un mega riassunto di tutti e tre gli episodi contenuti nella collection. Per i neofiti, comunque, segue una rapida descrizione delle tematiche che caratterizzano la serie. Nathan Drake è una sorta di indiana Jones, solo senza la frusta o la cattedra universitaria. Questo non gli impedisce tuttavia l’accesso ad una conoscenza profonda in materia di storia e archeologia, nonché una certa dose di fortuna e abilità acrobatiche sicuramente insolite (ma mai sovrumane). Si guadagna da vivere saccheggiando antiche tombe o recuperando tesori perduti, e nel farlo entra spesso in competizione con gentaccia ben poco raccomandabile (criminali di guerra, spietati uomini d’affari e così via). Ad accompagnarlo nelle sue avventure ci sono il fidato Victor “Sully” Sullivan, grande amico nonché figura paterna del nostro eroe; Elena Fisher, reporter che passa dalla ricerca dello scoop sensazionalistico ad incarichi socialmente più impegnati; Chloe Frazer, una famme fatale che a differenza di tante sventole dell’ultima ora non si fa pregare eccessivamente per entrare in azione e spaccare qualche fondoschiena. A questi si aggiungeranno poi altri personaggi più o meno rilevanti, ma la cosa da tenere a mente resta l’anello di Drake, ereditato da un suo antenato che però, come dichiara la biografia ufficiale, è morto senza lasciare figli. Questo, in soldoni, è il background che farà da sfondo alle tre avventure che costituiscono la collection. Tra ricerche cariche di mistero, strane creature paranormali e fughe rocambolesche, il divertimento è assicurato per molte ore, fidatevi. Quello che resta da capire è se una trama tutto sommato buona (anche se poco originale) sia sostenuta da un comparto narrativo all’altezza. E qui viene il bello. Ciò che rende indimenticabili delle storie (come detto prima, non propriamente originali) è la sceneggiatura. Il vecchio principio secondo cui non è tanto il soggetto ad avere importanza ma il suo sviluppo è attualissimo, e Uncharted ne è la prova. I dialoghi sono i veri protagonisti del pacchetto, insieme alle magistrali sequenze d’azione (sia in game che non); il gioco riesce a catturare e trasmettere lo spirito di tutti i personaggi con poche e semplici battute, capaci di farmi innamorare seduta stante di Nathan Drake e compagnia bella. Questo non vuol dire che si parli poco, ma che BASTI poco per comprendere che i Naughty Dog siano forse tra i migliori sulla piazza in termini di scrittura. Sebbene i fasti di The Last of Us siano ancora irraggiungibili e il passaggio tra il primo Uncharted (un prodotto godibile ma ancora troppo acerbo) e i restanti sia netto, la trilogia resta quantomeno interessante anche sotto questo punto di vista.

In attesa di Uncharted 4

La prossima primavera uscirà quello che con ottime probabilità sarà il capitolo conclusivo delle avventure di Nathan Drake. L’occasione è dunque propizia per riprendere in mano le tre epopee che hanno gettato le basi del mito. Ma per tutti coloro che ne approfittano per avvicinarsi alla serie per la prima volta, cosa devono aspettarsi? Parlare del gameplay di Uncharted non è semplice, ma non per via di meccaniche complesse o chissà cos’altro; al contrario! Il gioco non è che un action adventure tra i più lineari in assoluto, un misto tra TPS e platform che ad una prima occhiata non sembra niente di speciale. E allora che cosa c’è di tanto grande in questa trilogia? La risposta, come vi abbiamo anticipato in precedenza, sta nel perfetto mix di tutti gli elementi che la costituiscono. Tra narrazione, azione e avventura si crea un’alchimia perfetta che pone la saga nel podio delle più divertenti degli ultimi anni. A parole non è forse possibile descrivere le sensazioni che trasmette questa esperienza: quello che possiamo fare però è prima di tutto consigliare l’acquisto della collection sia agli appassionati che ai nuovi giocatori, e in secondo luogo illustrare sommariamente le singole componenti dell’intera opera. Va però tenuto a mente che prese in modo isolato, questi frammenti perdono di significato; dovete considerare tutto il mosaico, non i singoli pezzi di vetro. Iniziamo parlando della fase shooter: qui si parla del più classico sparatutto in terza, con tanto di coperture stile Gears of War. Le armi a disposizione sono abbastanza limitate, e comprendono due o tre tipi tra pistole, fucili e mitragliatori. Mano a mano che il gioco progredisce, i ferri del mestiere divengono sempre più letali e precisi, ma lo stesso vale anche per i nemici, che assumono atteggiamenti più agguerriti tanto più ci si avvicina alla fine dell’avventura. Il sistema di mira risulta estremamente preciso (almeno in questa versione rimasterizzata; il primissimo Uncharted uscito su Ps3, infatti, era più lacunoso sotto questo punto di vista) e le sparatorie diventano ad ogni nuovo capitolo sempre più intense e divertenti. Aspettatevi in ogni caso un titolo impegnativo, soprattutto alle difficoltà più elevate, perché la serie offre sessioni di intenso shooting capace di mettere alla prova anche i giocatori più smaliziati (specie se consideriamo la nuovissima modalità Brutale, davvero sadomasochistica). Abbiamo poi il platforming. Ogni tanto Nathan decide di arrampicarsi, sfruttando gli appigli dello scenario per raggiungere vette più alte. In genere queste fasi si sviluppano senza troppi problemi, estremamente lineari e semplici nella progressione. Tuttavia, come dicevamo prima, il contesto in cui sono calate rende tali sessioni molto scenografiche, dato che gran parte delle scene d’azione (alcune delle quali talmente riuscite, anche in senso cinematografico, da diventare iconiche; da ricordare, in particolar modo, la sequenza di apertura di Uncharted 2) interessano proprio il lato platform del gioco. Lo stealth, aggiunto con Uncharted 2 come metodo opzionale per risolvere alcune situazioni spinose, è forse l’aspetto meno riuscito, dato che in termini di game e level design è palese che il gioco non sia costruito in funzione di esso. Tuttavia, trattandosi non di una necessità ma di una semplice alternativa, è comunque gradita, nonostante il gioco non sia troppo indulgente in caso di errore (capita infatti che una volta scoperti si venga proiettati dentro una sparatoria stracolma di nemici). Anche in questo caso non c’è niente di rilevante da mettere in evidenza: Nathan si sposta per la mappa assalendo i nemici alle spalle, e non appena entra nel loro campo visivo scatta un allarme che porta alle conseguenze sopra esposte. Infine, vorremmo concludere il paragrafo con un accenno alla componente adventure. Gli enigmi sono di immediata risoluzione, dato che gran parte delle volte ci viene svelato immediatamente come procedere. Si tratta comunque di una piacevole distrazione, che interviene a smorzare la tensione dopo una serie di difficili scontri a fuoco, oltre a contribuire a rinvigorire quell’atmosfera da Indiana Jones dei bei tempi che tanti amanti del genere ancora ricordano con affetto.

La grafica, LA GRAFICA!

Abbiamo lasciato per ultime le riflessioni inerenti all’assetto grafico del gioco, punto focale di ogni articolo dedicato ad una rimasterizzazione. Tutti gli interessati ricorderanno che poco tempo fa, proprio su questi lidi, ci siamo occupati di un’altra “edizione definitiva” di un titolo molto popolare uscito nel 2012; stiamo parlando di Dishonored. In quel caso, il responso della nostra analisi non fu del tutto positivo proprio a causa della scarsa attenzione riposta nel restaurare l’assetto grafico del gioco, rimasto pressoché identico all’originale. Non fraintendete, come avevamo già accennato in quelle righe, lo stealth in questione è forse uno dei massimi esponenti del genere, nonché uno dei videogiochi migliori e più importanti della passata generazione, eppure è venuto meno quello che è il motivo di esistere di ogni remastered: il potenziamento in termini grafici, la possibilità di aggiornare il titolo per riadattarlo alle potenzialità della console di riferimento. Nessuno pretende di raggiungere le vette di un Infamous: Second Son o di un The Order 1886, ci mancherebbe, ma un semplice aumento di risoluzione non vale 40 euro. Che dire dunque della Nathan Drake Collection? Che, fortunatamente, ci troviamo di fronte ad una situazione completamente diversa. A parte i miglioramenti in termini ludici a cui abbiamo accennato nel paragrafo precedente, il lavoro di restyling messo in atto in questo caso è tra i migliori mai visti: a partire dalla pulizia generale fino ad arrivare ai 60 FPS fissi in tutti e tre i capitoli costitutivi del pacchetto. Il primo Uncharted sembra semplicemente un altro gioco; qualcuno potrebbe storcere il naso per l’eccessiva “plasticosità” dei modelli poligonali, ma dobbiamo tenere conto che si tratta di un titolo del 2007 e che nonostante i nuovi effetti d’illuminazione e gli altri aggiornamenti, sarebbe stato impossibile fare miracoli. Per quelli, ci vogliono i remake. Il secondo sembra già collocarsi su un piano superiore, sempre in termini puramente visivi. Le animazioni restano pressoché identiche, ma i corpi adesso trasmettono una sensazione di pesantezza quasi del tutto assente in Drake’s Fortune (dove il protagonista si spostava da una superficie all’altra come se sprovvisto di massa). Inutile dire che a livello grafico il passaggio dal predecessore è evidente: la mole dei dettagli è davvero elevata, i modelli poligonali più rifiniti e la fluidità concessa di 60 FPS rende ancora tutto più godibile. Tutto ciò viene elevato all’ennesima potenza in Uncharted 3, uno dei titoli capaci di spremere ben benino l’hardware PS3 insieme a The Last of Us (che forse gli si pone un pelo d’avanti) e che brilla di luce propria su Ps4. Qui la mole poligonale e il livello di dettaglio raggiungono livelli impressionanti, e le animazioni sono ancora più rifinite e realistiche. Insomma, c’era ben poco da migliorare già all’origine, ma il lavoro è stato comunque svolto con diligenza.

In conclusione…

Questa Uncharted Collection contiene un buonissimo primo capitolo (un po’ invecchiato ma sempre godibile), un capolavoro e un ottimo terzo episodio. Il tutto condito con vari aggiustamenti grafici che rendono l’esperienza al pari di una lunga avventura da vivere tutta insieme in attesa del prossimo Uncharted 4. Il consiglio è di non lasciarsi scappare questa collection, sia che siate già in possesso delle vostre belle copie originali, sia (soprattutto) se avete atteso quasi 10 anni per fare la conoscenza di uno dei personaggi più carismatici della nostra era videoludica.

CI PIACE

Tre grandi avventure in un unico disco\nMiglioramenti grafici sostanziali\nVari aggiustamenti alle meccaniche di gioco

NON CI PIACE

Il primo Uncharted è invecchiato male\nIl terzo equilibrio ha un ritmo peggio equilibrato del secondo\nAssenza del multiplayer

Conclusioni

Tre ottimi giochi in un unico, imperdibile pacchetto. I lavori di restyling, tra l’altro, sono davvero da applausi.

9Cyberludus.com
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