Jotun – Recensione

Mai deludere gli Dei…

Il Valhalla – nella mitologia nordica – è il posto più agognato da tutti i guerrieri che, dopo una nobile caduta in battaglia, cercano l’eterno riposo tra i loro onorevoli fratelli. La protagonista di JotunThora – non è caduta gloriosamente in battaglia. Thora è morta ingloriosamente deludendo gli Dei…e per questo le è stato privato l’eterno riposo nel Valhalla. Tuttavia alla giovane eroina di Jotun è stata concessa una seconda possibilità, una possibilità di impressionare gli Dei tra le insidie e le sfide del Ginnungagap armata della sua unica alleata: l’ascia.

Jotun è questo. Un avventura epica ed incredibile capace di condurre i giocatori in un viaggio surreale, fedelissimo ai racconti e leggende della mitologia norrena. Abbiamo giocato e completato il lavoro dei promettenti Thunder Lotus Games, rimanendo a tratti affascinati ma su molti versanti delusi. Scopriamo insieme perché?

Quando l’esperienza audiovisiva non è tutto

Il lavoro di Thunder Lotus Games, partito inizialmente su Kickstarter, è un lavoro riuscito a metà. Iniziamo con il dire che Jotun, propone un esperienza audiovisiva incredibile. Il titolo si presenta con un comparto grafico interamente disegnato a mano ed animato frame per frame grazie all’utilizzo di Unity (engine che sta sempre più spopolando nel panorama dei titoli indie). Le animazioni della protagonista e dei boss, in cui incorreremo durante la nostra avventura, sono eccellenti per un titolo interamente bidimensionale. Le ambientazioni – nella loro grande varietà – sono curate e belle da vedere nonché vaste e capaci a tratti di regalare scorci unici.

In aggiunta, la cura rivolta verso il comparto audio di Jotun ci ha lasciati a tratti senza fiato: la soundtrack d’autore proposta ed il doppiaggio – interamente in lingua nordica – si fondono perfettamente con l’ambientazione proposta dal team di Thunder Lotus Games, riuscendo a creare una perfetta armonia di suoni ed immagini che ci accompagneranno dall’inizio alla fine dell’avventura.

Quando è necessario tirare in ballo le meccaniche di gameplay di Jotun, il lavoro dei developer inizia lentamente a scricchiolare. Le componenti del gameplay di Jotun sono sostanzialmente due: la fase esplorativa e le boss fight. L’esplorazione delle vaste e bellissime location del gioco si salva solamente per il riuscito comparto audiovisivo, fallendo purtroppo nel garantire varietà alle meccaniche di gameplay: oltre ad un ritmo di gioco tarato decisamente verso il basso, la quasi nulla interattività con l’ambiente rende il tutto troppo piatto e per questo bello da vedere ma non da giocare.

Le boss fight di Jotun sono in totale sei e ci terranno compagnia per tutta la durata dell’avventura. Le battaglie con questi “giganteschi” nemici mettono in evidenza un livello di difficoltà abbastanza elevato rendendo quindi gli scontri lunghi e appaganti. Peccato solamente che il combat system proposto dagli sviluppatori risulti – a conti fatti – troppo limitato per garantire una varietà soddisfacente. Le uniche alternative ai semplici colpi di ascia e schivate saranno delle abilità sbloccabili con il proseguo dell’avventura, capaci di fornirci diversi aiuti durante gli scontri più ardui.

Sul fronte longevità l’avventura di Thunder Lotus Games risulta troppo scarna per meritarsi una piena sufficienza, considerando che siamo riusciti a giungere ai titoli di coda in meno di cinque ore; a ciò si va ad aggiungere una rigiocabilità pressocchè nulla (considerata la mancanza di livelli di difficoltà) che spingeranno i giocatori a lasciarsi il titolo alle spalle subito dopo aver terminato l’avventura.

Concludendo?

Jotun è un titolo particolare. Da un lato siamo rimasti affascinati dall’incredibile cura rivolta al comparto audiovisivo, capace – indubbiamente – di attrarre il giocatore tra suoni e immagini della mitologia norrena. D’altro canto non possiamo fare a meno di rimarcare i diversi limiti delle meccaniche di gioco che sfortunatamente rendono Jotun un prodotto poco vario e carente di solidità. Jotun è una produzione low budget che comunque meriterebbe di essere provata da chi cerca un prodotto “diverso” e ricco di rimandi a leggende e miti nordici.

CI PIACE

– Comparto audiovisivo incredibilen- Numerosi rimandi alla mitologia norrenan- Boss fight ardue

NON CI PIACE

– Fasi esplorative blande e lenten- Gameplay poco varion- Breve e poco rigiocabile

Conclusioni

Un esperienza audiovisiva incredibile che inevitabilmente perde colpi pad alla mano.

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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.