Dopo un infinito crowd-funding durato ben 5 anni, Stasis giunge finalmente sui nostri pc, appoggiato niente meno che da Daedalic Entertainment che in questi casi dimostra sempre di avere una vista fine e attenta. Forte di uno stile volutamente retrò, Stasis mette in scena un’epopea spaziale magari non originalissima nelle basi, ma assolutamente unica nell’esecuzione e nella resa totale, andando a piazzarsi di diritto nella classifica degli horror più spaventosi e macabri degli ultimi anni.

Nello spazio tutto tace

Stasis prende il via con il brusco risveglio del protagonista, John Maracheck, all’interno della Groomlake, stazione spaziale ormai diventata un relitto. Ciò che è peggio è che tutti i membri dell’equipaggio sembrano morti, e che quindi le urla strazianti che si sentiranno durante l’avventura saranno di origini ignote e avverse; la situazione scotterà ancora di più perché gira voce che la Cayne Corporation, la multinazionale proprietaria della stazione, ha dei trascorsi riguardanti il rapimento e la sperimentazione umana. I problemi di John non finiscono qui, perché oltre ad aver perso parte della memoria, dovrà anche affrontare una corsa contro il tempo per salvare la moglie e la figlia, sperdute nei meandri della stazione. La visione sci-fi di Stasis ricalca molto quella di Asimov, con un retrogusto metallico, cupo e spento all’interno della gigantesca stazione spaziale. Le strutture scure, i corridoi infiniti e l’inquietante voce dell’IA di bordo creano un’atmosfera fantastica per un horror, dove l’isolamento si rivela concreto e quasi asfissiante per il protagonista che, e qui c’è da elogiare il writing, è umano come pochi, con una sua storia, le sue costanti paure e gli attacchi di panico, dove anche una semplice azione simbolica come farlo sedere un istante su una sedia lo rassicura e crea un’empatia reale e palpabile col videogiocatore, qualcosa che molto spesso viene lasciato da parte nei titoli più blasonati di questo genere, coi loro personaggi spenti, muti e invincibili. Da questo punto di vista il lavoro svolto è impeccabile, chapeau ai THE BROTHERHOOD.

Le particolarità di Stasis però non finiscono qui: a dispetto di quello che potrebbe sembrare di primo avviso, il gioco non ha elementi adventure o di semplice sopravvivenza, anzi, si tratta di un vero e proprio punta e clicca in cui si dovranno affrontare enigmi per tutto il gioco e le sue 10 ore di durata. Come quindi, vi starete chiedendo, Stasis arriva a essere un horror? Mettendo da parte l’atmosfera e i jumpscare, Stasis sa essere macabro e punitivo, perché saranno proprio le azioni del giocatore che metteranno a rischio la vita di John: interagire con un ascensore instabile, avvicinarsi troppo a una vasca sospetta, sbloccare una stanza piena di sostanze chimiche e molto altro faranno fare al personaggio delle morti crudeli e spettacolari, ma non solo, perché anche l’utilizzo dell’inventario, se non valutato, porterà il personaggio a eseguire i peggiori suicidi mai visti in un videogioco. Quest’ultima feature è molto carina e supportata dagli sviluppatori, tanto che il 90% degli achievement di Stasis sono dedicati a essa. Punta e clicca dicevamo, con enigmi molto interessanti e ben studiati. L’interfaccia c’è da dirlo non sempre è intuibile e per quanto atmosferica, l’assenza totale di un HUD a volte si fa sentire, ma c’è anche da dire che l’elevata quantità di informazioni che il gioco ci proporrà si rivelerà molto utile, e pure comoda, visto che basterà spostare il cursore sull’elemento interessato che appariranno tutte le informazioni necessarie, senza dover per forza quindi muoversi. Presenti anche molti data log, che oltre a contenere dritte su come proseguire sanno anche approfondire l’universo di gioco e i personaggi al suo interno, fattore che ci sentiamo di citare perché il livello di scrittura è veramente buonissimo e apprezzabile.

La stella morta

Come detto precedentemente Stasis si appoggia a uno stile retrò dovuto al 2D isometrico: l’effetto è reso benissimo, con ottime animazioni 3D per i personaggi e una bellissima resa estetica per quanto riguarda le ambientazioni in 2D. Ma è soprattutto l’atmosfera a guadagnarne, perché l’effetto visivo arriva ad amplificare la sensazione di abbandono e disagio che si prova durante l’avventura che, tra le cose, è ottimamente orchestrata da Mark Morgan, celebre compositore di giochi del calibro di Fallout e Planescape Torment. Sempre per quanto riguarda il sonoro, Stasis raggiunge picchi di eccellenza per quanto riguarda gli effetti ambientali e il doppiaggio, grazie ai quali il senso di sconforto sarà sempre presente. Dispiace notare che, a dispetto di una moltitudine di traduzioni in varie lingue, il titolo manca completamente di una traduzione in lingua nostrana.

In fondo il buio

Stasis è l’ennesima dimostrazione di quanto si possa fare tanto con poco. Una vera e propria stella all’interno dello sconfinato universo videoludico, dotata di stile e qualità grazie alla scelta del 2D isometrico e di un gameplay intelligente e non troppo scontato. Il prezzo magari non sarà l’ideale per un titolo che è pur sempre indie, ma se saprete andare oltre la spesa iniziale allora vi assicuriamo che verrete ripagati con uno dei migliori horrror degli ultimi anni.

CI PIACE

Atmosfera sublime ed eccezionale\nComparto audiovisivo efficace e curato nei minimi dettagli\nGameplay solido e funzionale\nWriting e recitazione di assoluta qualità

NON CI PIACE

La sezione punta e clicca non è sempre intuitiva come dovrebbe\nPersonalizzazione grafica inesistente\nMancata traduzione italiana

Conclusioni

Con il suo stile retrò e i suoi enigmi crudeli, uno dei migliori horror di quest’anno, e una delle atmosfere migliori di sempre.

9Cyberludus.com
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