E anche quest’anno ci risiamo. Pro Evolution Soccer torna puntualmente carico delle aspettative e dell’hype generati da campagne di marketing martellanti, pronto a dichiarare guerra al competitor FIFA, che da ormai troppo tempo siede al trono del miglior simulatore calcistico.

Memore del clamoroso errore dello scorso anno, che ha visto Konami rilasciare il gioco con 2 mesi di ritardo, il produttore giapponese ha deciso di assalire il mercato pubblicando PES con una settimana d’anticipo rispetto al “cugino” di EA Sports, cercando così di catturare il segmento abbondante degli indecisi. Della serie “chi prima arriva, meglio alloggia”. Una tattica di mercato intelligente, che però non basta, da sola, a garantire il successo di questo PES. Quindi, bando alle ciance, andiamo a scoprire insieme cosa ha da offrirci l’edizione di quest’anno di Pro Evolution Soccer.

 

Bentornati vecchi problemi!

Per quanto convincente, Pro Evolution Soccer 2015 ha mostrato difetti non proprio da top del settore, tra animazioni tutt’altro che perfette e un gameplay mal bilanciato. Sfortunatamente, a un anno di distanza, siamo costretti a partire proprio da questi limiti che il team di sviluppo non è riuscito a risolvere – ahimè – quasi per niente. Ci troviamo con Stephan Lichtsteiner sulla fascia, alla massima difficoltà, contro l’Arsenal – o, perlomeno, con il suo alter ego non licenziato – quando prendiamo lo svizzero da metà campo e arriviamo a concludere in porta per l’1-0. Basta un’azione di questo tipo per scoraggiare chi continua incessantemente – e a ragione – a ricercare un’azione più complessa e ragionata, partendo dalla difesa e creando gli spazi necessari per un filtrante tra le linee, magari sfruttando la posizione del regista o del trequartista che lega due reparti. E invece no, per quanto il calcio reale possa essere replicato piuttosto bene in PES 2016, spesso si finisce col sacrificare un’articolata manovra corale preferendo, invece, puntare gli avversari e sfruttare le finte ed i cambi di direzione, sia online che contro la cpu – non proprio amante del calcio ragionato. Resiste, quindi, la difficoltà nel contrastare la discesa dei giocatori veloci che si involano verso la porta. Eppure il team di sviluppo è riuscito egregiamente ad abbassare il ritmo delle partite, forte anche del lavoro fatto lo scorso anno e della familiarità ottenuta con il motore di gioco, il Fox Engine. Con l’edizione 2016, infatti, possiamo apprezzare finalmente movimenti più naturali dei calciatori, tanto in fase di possesso quanto durante gli attimi che precedono il tocco di palla, come la preparazione allo stop e il posizionamento del corpo per ricevere un servizio dal compagno.

 

Nonostante le nuove animazioni portino una ventata di freschezza all’intero comparto tecnico, che risulta più curato e moderno, se poggiamo un attimo il pad sulla scrivania lasciando scorrere la partita, ci accorgiamo di come PES sia ancora lontano dal sembrare realistico. Lo scambio di passaggi e le conclusioni verso la porta non restituiscono l’idea dello sforzo del calciatore, che pare non risentire per nulla dei chilometri macinati durante la gara. Le animazioni non danno il giusto peso all’azione che si sta compiendo in quel momento, con la conseguenza di un apparente flipper senz’anima a centrocampo. Ciò è dovuto anche alle modifiche apportate alla fisica della palla, che in quest’edizione ha perso il classico peso esagerato che tanto ha contraddistinto la saga, in favore di un pallone apparentemente molto più leggero che scivola sul campo senza subire alcun attrito. Da migliorare è anche la realizzazione delle animazioni stesse, in particolare il legame tra un movimento e l’altro quando si tenta di cambiare improvvisamente idea sul da farsi. Anche se non tutte le movenze appaiono credibili, va fatto un plauso al sistema di collisioni per ciò che concerne tackle e contrasti, sia a terra che in aria. In particolare, fronteggiare un attaccante con un contrasto spalla a spalla può risultare una mossa vincente per fermare l’avversario lanciato a rete, anche se in alcuni momenti è possibile esagerare azzardando un tackle più profondo, e sperare l’arbitro non estragga alcun cartellino. Su questo punto, è brutto notare come il team di sviluppo abbia ignorato del tutto i feedback ricevuti dagli utenti.

 

Palla al Fox Engine

Grazie al gran numero di nuove animazioni che possiamo apprezzare durante un match – perlomeno su console – Pro Evolution Soccer 2016 si mostra finalmente all’altezza del competitor dal punto di vista estetico. Finalmente, non siamo più costretti a citare i volti come unica nota positiva del comparto tecnico, perché questa volta è l’intero pacchetto del gioco a convincere. Per la prima volta dopo anni, PES pare aver trovato una sua stabilità vincente, in grado di proporre contrasti realistici e disposizioni ragionate, il tutto ben amalgamato con l’ambiente in cui si muovono i calciatori. La fisica dei modelli poligonali è stata migliorata, raggiungendo il bilanciamento perfetto tra l’attrito del manto erboso e la fisicità del giocatore controllato, restituendo la percezione della fatica dovuta alla corsa o della lentezza nel recuperare la posizione a seguito di un contrasto andato a vuoto. I volti, come detto, passano in secondo piano: osservando Pro Evolution Soccer 2016 in azione, ci accorgiamo di quanto il team Konami abbia lavorato profondamente per regalare un’immagine quanto più realistica di una partita, sia essa un big match piuttosto che un incontro di secondo piano, curando anche ciò che c’è oltre il rettangolo di gioco. In tal senso, il paragone con la versione PC non regge, e non si tratta semplicemente del minor numero di animazioni a disposizione dell’entità Steam. Per esempio, il pubblico su console è attivo e in 3D, partecipa agli eventi che occorrono durante la partita ed incita la propria squadra del cuore in maniera convincente. Al contrario, il massimo che possiamo apprezzare su PC è un insieme di sagome anonime in 2D che cercheremo di dimenticare presto, magari già il prossimo anno – perché l’alibi del nuovo motore di gioco, ormai, non regge più. Bello anche il parziale cambiamento delle condizioni climatiche durante i 90 minuti di gioco, anche se rappresenta un’introduzione di lieve impatto.

 

Nonostante la ritrovata freschezza della parte tecnica, Konami ha ancora molto su cui lavorare per rendere una partita coinvolgente ed entusiasmante al di là del puro gameplay, che già di suo ha diversi problemi. Gli stadi, ad esempio, sono giusto una manciata e per niente convincenti – la mancanza di licenze è un tema che pare non interessare il produttore -, e la presentazione dei match, anni fa uno dei punti cardine della saga, inizia a perdere mordente. Fortunatamente, quest’anno Konami ha previsto un buon pannello di modifica dei contenuti, che consente all’utente di personalizzare alcuni elementi in maniera estremamente semplice, aiutando non poco i tanti modders che seguono il gioco. Al momento è disponibile solo l’importazione di divise, loghi – anche delle competizioni – e allenatori, ma siamo fiduciosi che per il prossimo anno le funzionalità verranno estese anche ad altri elementi. Se dalla parte sonora possiamo attingere ancora una volta da una soundtrack interessante, variegata e coinvolgente, ciò che non convince per niente del comparto audio è la telecronaca italiana, semplicemente pessima. Il duo Caressa-Marchegiani si prodiga in un commento privo di anima con un montaggio molto simile alle voci pre-registrate dei centralini e degli operatori telefonici.

Inammissibile.

 

Il percorso tra le coppe

L’edizione 2016 di Pro Evolution Soccer è governata quasi esclusivamente dal rinnovo del comparto animazioni, che non ha lasciato spazio a grosse novità sotto il profilo di licenze, competizioni e modalità. Non potendo offrire contenuti all’altezza del competitor sui vari campionati nazionali, il titolo Konami è diventato il punto di riferimento per i tornei mondiali. PES 2016 li ha praticamente tutti, a partire da quelli più importanti in Europa – Champions League, Europa League e Supercoppa Europea – fino alle competizioni continentali di Asia e Sud America – in particolare Asian Champions League, Copa Libertadores e Copa Total Sudamericana. Nonostante il coinvolgimento garantito da ogni competizione sopraccitata, la modalità offline più importante rimane la Master League, sempre più simile a quella targata EA. Il miglioramento principale sta nella rinnovata interfaccia di gioco, che consente di tenere a portata di mano molte più informazioni rispetto al passato, proponendo al videogiocatore nuove interazioni più semplici da gestire tra le varie finestre. Potremo fare di tutto: allenare i calciatori, mandare gli osservatori a cercare nuovi campioni, studiare la crescita dei talenti già in squadra e prendere parte a sequenze filmate che sottolineano i momenti più importanti del team durante la stagione.

 

Riguardo il comparto multigiocatore, PES 2016 non mostra il fianco ad alcun difetto imperdonabile: i server funzionano bene, le attese sono quelle classiche e non ci sono grosse novità all’impianto già apprezzato nell’edizione 2015. A proposito di competizioni online, l’altra risposta al titolo EA Sports è myClub, che prende elementi del FUT per amalgamarli in un contesto leggermente diverso dominato dall’allenatore. Nella competizione Konami, infatti, il mister determina il valore complessivo della squadra al fine di ottenere la massima intesa possibile per lavorare al meglio. Per ottenere un gioco di squadra completo e funzionale, dovremo bilanciare gli elementi del team cercando di gestire i valori globali di ogni calciatore. Nella pratica, myClub si rivela una modalità opposta alle realtà del nostro calcio: non potremo fare calciomercato fregandocene dei dettami del mister, anzi, per ottenere risultati migliori saremo obbligati a costruire la squadra attorno alle sue idee. Per farlo, disporremo di osservatori e manager da gestire in maniera non dissimile da quanto visto con la Master League, il tutto confezionato nell’astrazione di un gioco di carte.

 

Concludendo…

Il Fox Engine sta cominciando a carburare, e gli effetti si vedono. Pro Evolution Soccer continua a guadagnare terreno e a ridurre il gap con la concorrenza, correggendo qualche difetto di troppo e, soprattutto, aumentando il numero di animazioni in campo al fine di rendere l’esperienza più completa, variegata e gradevole. Questi accorgimenti ci portano ad un’edizione più matura e solida, ma c’è ancora molto da lavorare. Il team di sviluppo deve cominciare a ricercare l’armonia del gameplay e dei movimenti, cercando di creare quell’identità di insieme coeso e profondo che ancora manca alla produzione. Alcuni punti deboli sono necessariamente da correggere una volta per tutte, tra cui la telecronaca e l’inadeguatezza della versione PC.

CI PIACE

Il comparto animazioni è stato rivisto e migliorato.

NON CI PIACE

Manca l’armonia del gameplay e permangono alcuni difetti storici della saga.

Conclusioni

Continuiamo ad aspettare il salto di qualità tanto atteso. Nel mentre, continuiamo a goderci un sempre più gradevole PES.

7.5Cyberludus.com
Articolo precedentePillars of Eternity: The White March (1) – Recensione
Prossimo articoloSkyhill – 100 piani di terrore – Recensione
Studente di Informatica Magistrale (Università di Bari "A.Moro").\r\nMi divido tra studio, Juventus e tecnologia tra mille passioni.\r\nL'obiettivo più vicino è la laurea, poi si vedrà.