Dead or Alive 5 è l’ultimo capitolo del celebre picchiaduro classe ‘96, nonché il primo in assoluto da quando l’eccentrico Tomonobu Itagaki, nel 2010, lasciò il Team Ninja. Sempre in quell’anno, le giapponesi Tecmo e Koei si allearono per formare un unico publisher, mantenendo salda la produzione delle IP storiche. L’assenza del prezioso Itagaki e le diverse scelte commerciali, tuttavia, si fecero notare a partire dall’ultimo Ninja Gaiden 3, privo di quel carisma e di quella cura sopraffina che avevano contraddistinto i precedenti capitoli: a quel punto era emerso il timore che anche l’amato Dead or Alive potesse subire una completa inversione di rotta, con conseguente involuzione del gameplay. Fortunatamente il quinto episodio, uscito nel 2012 su PS3 e Xbox 360, riuscì a mantenere quasi intatto l’appeal originale; oggi è il turno di Dead or Alive 5 – Last Round, grazie al quale la serie sbarca per la prima volta su PC; ci piacerebbe aggiungere con lo stesso trattamento ricevuto dalle versioni PS4 e Xbox One, ma così non è. Scopriamo nel dettaglio perché.

Zack acchiappa-tutti

La storia di Dead or Alive 5 riprende dopo circa due anni dagli eventi del quarto episodio, con la sede DOATEC andata in fumo assieme ai piani diabolici di Victor Donovan, responsabile di un progetto militare segreto noto come “Project Alpha”, un progetto nato nell’ombra per dar vita al “soldato” perfetto, che avesse le capacità di mutare le sorti di una battaglia, a uso e consumo di società private senza scrupoli. Helena Douglas decide però di rifondare la vecchia azienda “di famiglia”, ripulita apparentemente da coloro che fino ad allora avevano agito contro i reali principi di ricerca scientifica della DOATEC. Per festeggiare l’evento organizza un nuovo torneo di Dead or Alive e, con l’aiuto di un esaltato Zack, la formosa lottatrice (e cantante lirica) francese “sfrutta” i singoli interessi dei rispettivi Kasumi, Hayate, Ayane e Hayabusa, con lo scopo di sventare, una volta per tutte, i piani occulti del recidivo Donovan.

Da qui si dirama l’intera storia, che vi immergerà in una sequenza narrativa caratterizzata da flashback e salti temporali, a volte confusionari, durante i quali impersonerete quasi tutti i personaggi disponibili nel gioco (in tutto 34). Pian piano verranno a galla e si intrecceranno tra loro gli interessi e le vicissitudini dei singoli personaggi, alcune volte banali (com’è tipico della serie) altre volte utili alla comprensione della trama di fondo. Di fatto, quest’ultima si rivelerà pienamente soltanto nella parte finale: nel mentre, ogni pretesto sarà buono per prendere a cazzotti il malcapitato di turno e conoscere piccoli scorci di vita privata. Tutto questo nella modalità denominata “Avventura”: giungerete al termine della storia in circa 3 ore; un consiglio spassionato è quello di impostare il doppiaggio in lingua giapponese (per fortuna mantenuto in questa versione), dato che in inglese molte voci perdono di carisma e viene a mancare quell’atmosfera orientaleggiante tipica della saga.

La novità introdotta rispetto ai vecchi Dead or Alive, come avrete intuito, è che non dovete scegliere un personaggio per volta per completarne la rispettiva avventura, ma sarà il gioco a farvi alternare tra un lottatore e l’altro seguendo un unico percorso narrativo. Potete quindi prendervi una pausa e riprendere in qualsiasi momento dall’ultimo combattimento memorizzato nella cosiddetta “Cronologia”, una mappa concettuale che vi mostrerà man mano i progressi di gioco, suddiviso a mo’ di capitoli per un totale di circa settanta incontri.

La longevità, seguendo questa “nuova” impostazione, è dunque limitata e, per il momento, rischia di minare pesantemente il giudizio finale; sottolineiamo ‘per il momento’ perché, di fatto, le uniche modalità disponibili, oltre “Avventura”, sono soltanto quelle tradizionali del comparto offline, multiplayer compreso, ovvero Scontro (singolo o in coppia), Sfida al tempo, Arcade (con i tradizionali 8 incontri), Sopravvivenza e a Squadre (per un massimo di sette personaggi per parte). Per quanto riguarda la modalità online, purtroppo, si dovrà aspettare, secondo quanto dichiarato dagli sviluppatori, per i prossimi tre mesi circa a partire dal giorno di uscita della versione PC. Questa scelta è alquanto discutibile e mostra chiaramente come il team non sia riuscito a completare in tempo il porting da console: speriamo a questo punto che il tempo di attesa saprà ripagare la fiducia dei fan e di tutti coloro che hanno acquistato il titolo al day-one, che di certo non vorranno ritrovarsi una modalità online poco curata e dal net-code inefficiente. Il rischio quindi è quello di annoiarsi facilmente laddove non si abbia un amico col quale sfidarsi in locale; oltretutto, il solo incentivo a continuare a giocare in solitario è soltanto quello di sbloccare nuovi costumi attraverso le varie modalità.

Botte da orbi, o quasi

C’è un “ma” che potrebbe rendere parecchio infelici gli appassionati della serie: se nella modalità Avventura la difficoltà “cresce” automaticamente man mano che si avanza, mantenendosi su un livello piuttosto basso, il livello di sfida offerto proprio da quelle modalità di contorno che dovrebbero se non altro stimolare la crescita del giocatore è, con somma delusione, davvero sotto le aspettative. A fronte di un numero ingiustificatamente elevato di livelli di sfida, che vanno da “Novello” a “Leggenda”, proprio impostando il gioco alla massima difficoltà si ha la netta percezione che poco cambi rispetto ad un livello intermedio. Il personaggio avversario, semplicemente, si limiterà ad osare un po’ di più nelle contromosse e nella concatenazione di combo, ma senza davvero impensierirvi una volta abituatisi alla velocità e ai meccanismi di gioco. Abbiamo persino provato a vincere un incontro utilizzando la stessa mossa, riuscendoci con successo senza subire neanche un misero colpo… Come giudicare se non grave una debolezza simile? I Dead or Alive dell’era Itagaki li ricordiamo per ben altri standard (già solo per i boss finali, certamente più ostici); oggi invece assistiamo ad un’involuzione atta ad attrarre anche i giocatori “casual” che possono dunque vantarsi di saper completare il gioco a difficoltà “Leggenda”. Involuzione che, quantomeno, non ha intaccato lo stile e la fluidità di gioco caratteristici.

Ai veri appassionati non resta che sperare effettivamente in un completamento rapido, da parte del team di sviluppo, della modalità online.

Basterebbe un PC “Old-Gen”

L’anima di gioco in parte è stata mantenuta, ma sul fronte tecnico la versione PC di Dead or Alive 5 – Last Round non ha ricevuto un buon trattamento, va sottolineato, risultando a conti fatti quella peggiore. Essa infatti rappresenta un porting diretto della versione “old-gen”, al contrario di quanto riservato per le console di nuova generazione che godono del più nuovo “Soft Engine”. I motivi di questa scelta non sono giustificabili, anzi evidenziano lo scarso impegno profuso per la versione PC; basti infatti notare quali sono i requisiti ufficiali per quanto riguarda la CPU, un i7 870 per i minimi e un i7 2600 per quelli consigliati. Il comparto puramente grafico invece, sempre secondo questi presunti requisiti, risulta già meno vorace di risorse (basta una GPU di fascia medio-bassa, come la GTX 750Ti da noi utilizzata) anche perché le impostazioni grafiche possibili sono ridotte all’osso (e il motivo è facilmente comprensibile). All’atto pratico, per tranquillizzarvi, possiamo dirvi che in realtà il gioco “gira” senza grossi problemi anche su pc dotati di CPU di fascia bassa. Di fatto basta anche un dual-core di nuova generazione (nel nostro caso un Pentium G3220), anche perché per un picchiaduro non è che ci sia bisogno di chissà quale potenza di calcolo. Assistere di tanto in tanto a cali di frame rate fa capire quanto scarsissima sia stata l’ottimizzazione e il fatto che, appunto, nei requisiti minimi compaia un quad-core con architettura Intel la dice lunga (a fronte invece di una GPU in proporzione di fascia bassa). Volendo, possiamo fare un appunto dal momento che siamo in tema di requisiti (e in quelli “ufficiali” vengono citati soltanto CPU Intel e GPU Nvidia): basterebbe una qualunque APU AMD di fascia mainstream per far girare adeguatamente il gioco. Per concludere, il vero vantaggio rispetto alle versioni PS3 e Xbox 360 sono risoluzione e frame-rate massimo ottenibile: a 1080P e a 60fps (quasi costanti) il gioco acquisisce comunque nuova linfa e una qualità accettabile.

La speranza nella community

Concludendo, la nostra speranza è che ci ritroveremo qui, nei prossimi mesi, a rivalutare un po’ più in positivo il gioco grazie ad una modalità online corposa ed efficiente. La community PC rivestirà allora un ruolo fondamentale (e non solo per le mod che denudano le lottatrici): senza di essa il gioco avrà davvero pochi validi motivi per esistere su PC, a fronte di un livello di sfida in solitaria alquanto basso per i veterani dei picchiaduro. La concorrenza, in questo preciso momento, è davvero agguerrita, con un certo Mortal Kombat X ormai in vetrina (che tra l’altro stiamo già testando e, sulla stessa configurazione PC, gira granitico a 60 fps). Dead or Alive 5 – Last Round, insomma, si è affacciato al mondo PC con più di un mezzo passo falso, complici scelte di marketing criticabili, un’ottimizzazione che lascia a desiderare (soprattutto considerata l’assenza del “Soft Engine”) e davvero pochi stimoli per continuare a giocare una volta finita l'”Avventura”. Giudichiamo dunque il gioco tenendo inevitabilmente conto di questi aspetti, rimandando a data da destinarsi il giudizio finale: il comparto online ed eventuali patch correttive stabiliranno se il gioco raggiungerà quantomeno la piena sufficienza o rimarrà semplicemente su livelli mediocri.

CI PIACE

+ Non potete farne a meno\n+ Avete qualche amico/a da sfidare in locale

NON CI PIACE

– 240€ di contenuti scaricabili sono un Insulto, da qualsiasi punto di vista li si osservi!\n- Puntate alla versione PS4 o Xbox One se potete\n- Al momento manca l’online e non sappiamo quanto si debba realmente aspettare\n- Livello di sfida basso\n- Ottimizzazione ridicola visto che la versione PC è un porting di quella “old-gen”

Conclusioni

Con questo primo porting su PC della serie DoA, il Team Ninja tenta di conquistare non solo i fan, ma anche i casual in genere amanti dei picchiaduro. Fattore che potrebbe accontentare soltanto a metà gli appassionati della serie, almeno finché l’online non sarà disponibile e risolleverà le sorti di un gioco che fa davvero fatica a reggersi in piedi. Scelte commerciali poco rispettose verso questa storica serie ed un’ottimizzazione scadente fanno il resto.

5.4Cyberludus.com
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