Styx: Master of Shadows – Recensione

Dopo la pubblicazione di Sherlock Holmes: Crimes and Punishments a fine settembre, Focus Home Interactive torna in prima pagina con un nuovo titolo di Cyanide Studio: Styx: Master of Shadows, stealth-game disponibile in digitale per PC, Xbox One e Playstation 4. Lo studio di sviluppo sembra non voler abbandonare gli orchi, dopo i non esaltanti Of Orcs and Men e la serie Blood Bowl. Chissà se il repentino cambio di genere avrà portato con sé idee vincenti per una pubblicazione all’altezza dello slogan Assassin’s Green II, usato a ridosso della release date per promuovere il titolo?

L’avventura ci mette nei panni di un maestro di infiltrazione, Styx, un ladro con il cruccio del cuore dell’Albero, inizialmente nelle mani del Governatore Barimen. Per l’utente non si prospetta un inizio facile, con l’orco catturato nella Torre di Akenash, picchiato e privato del suo pugnale. Il gioco comincia a mostrare le proprie lacune fin dai primi istanti, tanto che la stessa narrazione del contesto e del background dei personaggi risulta piuttosto confusionaria: Cyanide bombarda l’utente di scene di intermezzo che non spiegano quasi nulla del gioco e del perché ci si trovi a dover cominciare l’avventura in un anonimo corridoio tra i nemici. Purtroppo la situazione non migliora nemmeno nelle scene successive, quando il gioco presenta i personaggi secondari e le peculiarità del gameplay. La confusione generata dalla sceneggiatura è in parte giustificata dalla parziale amnesia di Styx causata da una botta in testa ricevuta chissà quando, anche se sembra più una semplice scusa per supportare le tante spiegazioni volte ad introdurre abilità, personaggi e caratteristiche del mondo di Treeworld.

Orchi contro elfi

Styx: Master of Shadows è uno stealth-game con una storia lineare divisa in capitoli: gli elementi del gameplay vengono fuori col proseguire della storia principale, un po’ come siamo abituati in titoli del genere. Le abilità di Styx sono diverse, tutte molto classiche: può spegnere le torce – manualmente o lanciando delle palle di sabbia – e nascondersi in armadi, casse e perfino sotto i tavoli per sfuggire agli sguardi delle guardie elfiche. L’unica arma a disposizione dell’orco è il suo antico pugnale, recuperato nella prima parte del tutorial. Tutta l’avventura è focalizzata sul restare lontano da occhi indiscreti, sfruttando le abilità del protagonista e gli immancabili percorsi alternativi per superare le guardie. Seppur sia presente un abbozzatissimo sistema di combattimento, fatto di parata e contro-attacco in cui conta solo il tempismo, nella stragrande maggioranza dei casi Styx verrà acchiappato e ucciso con un sol colpo, rispecchiando la natura stealth del titolo. In questo rigore di gameplay si nasconde, purtroppo, un difetto incolmabile: il sistema di salvataggio. Purtroppo il gioco salva automaticamente e non c’è modo di ottenere checkpoint se non raggiungendo lo step successivo della missione; sfortunatamente, i punti di salvataggio sono piuttosto lontani tra loro e il perenne rischio di lasciarci le penne per un piccolo errore porta l’utente a riflettere almeno dieci volte sulle proprie intenzioni. Tuttavia, ponderare ogni azione e ricercare il percorso più semplice per arrivare all’obiettivo, non abbassa di molto la possibilità di farsi schiacciare la testa dalle guardie: capiterà spessissimo di dover ripetere lunghe sezioni di gameplay a causa di un errore impensabile, complice la scarsa intelligenza artificiale delle guardie, che le spinge a comportarsi in maniera indecifrabile, e piccoli bug che in più di un’occasione mandano all’aria la meticolosa pianificazione dell’utente.

Come se ciò non bastasse, il gioco non fornisce alcun aiuto sugli obiettivi da raggiungere se non attraverso un classico indicatore su schermo. La mappa è praticamente inutile: mancano descrizioni accurate degli obiettivi, non ci sono dettagli sulle location e l’ubicazione di oggetti da rubare per soddisfare le missioni secondarie sono completamente affidate a una serie di schizzi di difficile interpretazione. A ciò va considerata la grandezza delle aree, che si rivela un’arma a doppio taglio: senza buone indicazioni, l’utente viene spinto a perlustrare diverse strade alternative, girando a vuoto nella zona, senza raggiungere alcun obiettivo. E, magari, dopo aver fatto incetta di oggetti collezionabili nell’ultima mezz’ora, un piccolo errore vanifica gli sforzi riportando l’utente al checkpoint precedente.

Non ci sono più gli orchi di una volta

Se non ci fossero i problemi evidenziati finora, parleremmo di un gioco che ha saputo in buona parte innovare, tanto dal punto di vista dell’ambientazione, quanto per le caratteristiche del protagonista: non capita tutti i giorni di avere a che fare con un orco abile nell’infiltrazione, razza da sempre descritta come poco intelligente, rozza e di grande stazza. Styx è, invece, un maestro delle ombre nanerottolo, dotato di passo felpato, grande agilità e spiccata visione dell’ambiente, caratteristiche ereditate in buona parte dall’ambra, una particolare linfa dorata che permette al protagonista di utilizzare abilità uniche, come la modalità focus, per evidenziare gli oggetti di interesse, e la clonazione, che permette di creare un – orrendo – clone dell’orco, utile per catturare l’attenzione dei nemici e sfruttare elementi dello scenario altrimenti inutilizzabili. Queste ed altre abilità possono essere potenziate presso il nascondiglio tramite i punti esperienza guadagnati dopo le missioni: sono ben sette le categorie da migliorare, dalla furtività all’efficacia dell’ambra, passando per l’ottimizzazione delle abilità passive. Cyanide ha proposto il tutto in un ambiente fantasy-medievale, creando un amalgama particolare attraverso il suo protagonista; il design dei livelli è più che buono: le aree sono davvero grandi, ricche di percorsi alternativi ed elementi interattivi, che contribuiscono a fornire molte possibilità all’utente. I livelli sono stati strutturati in modo da favorire la strategia, in quanto l’utente potrà decidere di aggirare le guardie da più direzioni, piuttosto che muoversi verso l’obiettivo di riparo in riparo, utilizzando le abilità speciali di Styx. Certo è che, nonostante l’ispirazione dei livelli e delle ambientazioni, la qualità delle texture è piuttosto bassa, così come la valutazione globale del comparto tecnico, dall’illuminazione al sonoro.

Concludendo?

Styx: Master of Shadows è un po’ come un cane che si morde la coda. Focus sembrava puntare molto sul titolo ed in particolare sul protagonista, ma ci ritroviamo tra le mani un’avventura lasciata un po’ a sé stessa, con l’aggravante di una campagna di marketing paragonabile quasi a quella di Sherlock Holmes: Crimes and Punishments, nonostante qualità e budget non siano per niente sulla stessa linea. Il gioco va preso per quello che è, ovvero uno stealth da giocare in un periodo meno affollato sul fronte delle uscite, in grado di regalare grandi soddisfazioni agli amanti del genere, mettendo in preventivo dei difetti un po’ duri da digerire, in particolare il salvataggio automatico che mina completamente l’esplorazione.

CI PIACE

– La storia non è il massimo, ma fa il suo dovere\n- Il sistema di crescita è interessante\n- Tante possibilità d’approccio a disposizione dell’utente

NON CI PIACE

– Sistema di salvataggio penalizzante, a discapito dell’esplorazione\n- Intelligenza artificiale da migliorare nettamente\n- Poche idee innovative\n- Comparto tecnico arretrato

Conclusioni

Tutte le strade portano all’obiettivo…o alla morte

6Cyberludus.com
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Redazione
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