Sherlock Holmes Crimes & Punishments – Recensione

Passano le generazioni, cambiano le console, ma tra le costanti del mondo videoludico trovano sempre spazio le avventure di Sherlock Holmes targate Frogwares. Il team ucraino, supportato da Focus Home Interactive, è giunto alla realizzazione del suo settimo capitolo dedicato ai casi del famoso detective londinese creato da Sir Arthur Conan Doyle. Oltre a questo personalissimo record, Sherlock Holmes: Crimes and Punishments è a tutti gli effetti il primo titolo della saga a sbarcare sulle nuove console nextgen, oltre che su PC, Xbox 360 e Playstation 3. Avrà superato la famigerata crisi del settimo gioco? Scopriamolo assieme.

Sherlock Holmes non è affatto cambiato rispetto a come lo ricordavamo. Il primo impatto col detective è di quelli memorabili: lo troviamo nel suo ufficio, bendato e con una pistola in mano, mentre cerca di colpire i vasi della stanza. Dal canto suo, il povero Watson è come sempre razionale ed equilibrato, la classica spalla per comporre un duo tanto strano quanto geniale. Non ci vorrà molto per prendere il controllo del detective ed affrontare il primo caso affidatoci dall’Ispettore Lestrade, sempre bisognoso di una mano quando il gioco si fa duro.

Supera questo, se ci riesci

Crimes and Punishments ha molto da insegnare alle recenti avventure grafiche. La varietà degli enigmi è impressionante. Gli sviluppatori hanno pensato a decine di micro-enigmi molto differenti da loro, che portano il videogiocatore ad eseguire un gran numero di azioni diverse: dalla semplice composizione di un puzzle all’utilizzo del tavolo chimico, passando per la ricostruzione di oggetti, scenari ed esperimenti. Il tutto, come al solito, coadiuvato dalla presenza di lettere, documenti e archivi, che permetteranno a Holmes – e dunque all’utente – non solo di carpire tutte le sfaccettature del caso, ma anche di individuare nuovi indizi utili a marcare il percorso verso la conclusione del caso. Sarà inoltre possibile interagire con particolari elementi dello scenario attraverso le prove raccolte, piuttosto che ottenere un contraddittorio durante il colloquio con un sospettato. In questi particolari frangenti, si attiverà un semplice quick-time event in cui sarà possibile ribattere l’affermazione del personaggio scegliendo la prova madre. Nonostante l’ultima parola spetti sempre alle prove e agli indizi raccolti durante l’indagine, i dialoghi restano uno dei punti fondamentali delle avventure targate Frogwares. Per rimarcare l’importanza delle persone incontrate durante il caso, sarà possibile tracciarne un profilo scrutandone i particolari: sarà lo stesso Holmes, con le sue deduzioni, a schematizzarne la personalità, gli interessi o lo status sociale, fornendo all’utente qualche piccolo indizio utile a classificare i vari testimoni. Sfortunatamente, l’accurato sistema di dialoghi si rivela pressoché inutile nei fatti: se sbagliati, i contradditori possono essere ripetuti fino ad azzeccare la risposta corretta, mentre i profili dei personaggi sono poco più che dei collezionabili da rivedere nel diario di gioco.

Una gita tra i neuroni di un genio

Quelle elencate finora rappresentano solamente una parte degli assi nella manica del buon Holmes. Gli sviluppatori hanno introdotto la modalità concentrazione, che permette al detective di scoprire particolari che gli altri non riescono ad individuare, come dei piccoli segni su una porta, impronte nel terreno ed altro ancora. Per mettere in risalto la mente creativa dell’estroso detective, in alcuni frangenti si renderà necessario attivare la modalità immaginazione, la quale materializzerà alcune delle conclusioni tratte da Holmes sul posto. Gli indizi e le prove dovranno essere legati concettualmente prima di entrare nel quadro delle deduzioni, che porterà il videogiocatore a dover tracciare una o più strade verso la conclusione dell’indagine. Per ognuno dei sei casi che propone l’avventura, sarà possibile giungere ad almeno 3 conclusioni che implicheranno un diverso colpevole, un modus operandi differente o, ancora, una diversa arma del delitto. Le molteplici possibilità fornite dal caso sono causa diretta delle deduzioni, che spesso si prestano a più interpretazioni, alcune delle quali dovranno essere verificate sul campo come prova del nove, per trasformare le congetture in fatti non contestabili. Come se tutto ciò non bastasse, una volta giunto alla conclusione più plausibile, il videogiocatore avrà in mano il destino del possibile omicida, per il quale dovrà agire sulla base di una scelta morale: ad esempio, sarà possibile assicurare alla giustizia un pericoloso criminale, piuttosto che lasciarlo ai politici per un approccio più soft; si potrà insabbiare un omicidio per legittima difesa, e così via. Solo alla fine del capitolo il giocatore potrà decidere di cambiare la propria conclusione, tenerla e vedere quella corretta.

Trucco da next-gen

Durante la campagna di marketing, Focus Home Interactive ha spinto molto sulla caratterizzazione dei personaggi, ed in particolare sulle espressioni del viso. Non a caso, Crimes and Punishments ci ha particolarmente sorpresi in tal senso, anche per via della storia della saga, che non ha mai goduto di un comparto grafico particolarmente esaltante. L’impegno degli sviluppatori è stato ripagato: le scene di intermezzo ed i dialoghi sono davvero piacevoli grazie ai tanti dettagli che caratterizzano i modelli poligonali. Le espressioni del viso sono ottime, ma la qualità è alta sotto tutti i punti di vista, discorso che vale per ogni personaggio incontrato durante l’avventura e non solamente per i due protagonisti. I sei casi affrontati da Holmes porteranno il videogiocatore ad esplorare svariate zone di Londra, un po’ come ci ha sempre abituati la serie, ma stavolta la varietà delle ambientazioni è ancor più evidente, esattamente come il modo di affrontare le indagini. Tuttavia, c’è sempre qualcosa di negativo da sottolineare. Nel gioco ci sono diversi minuti vuoto, corrispondenti agli spostamenti da una parte all’altra della mappa: anche se gli sviluppatori hanno cercato di mascherare la lentezza dei caricamenti mostrando Holmes e compagnia sulla carrozza, permettendo all’utente di sfogliare gli indizi e rivedere le deduzioni, questo continuo attendere comincia a pesare fin dai primi minuti di gioco, fino a risultare pesante dopo aver accumulato una decina di ore col titolo. Tralasciando qualche bug perdonabile, permane ancora una certa difficoltà nei movimenti, che vede Watson ostacolare spesso il videogiocatore durante l’esplorazione, di per sé non piacevolissima a causa di un leggero ritardo nei comandi. Buono il comparto audio, ma non eccellente: assisteremo a diversi dialoghi di impatto, che perdono di qualità a causa della scarsa recitazione dei doppiatori, oltre che della poca enfasi trasmessa dalle animazioni dei personaggi.

Concludendo?

La saga Sherlock Holmes continua a non deludere i suoi appassionati. Crimes and Punishments sembra segnare un nuovo percorso, fatto di un gameplay costellato da mille possibilità, e di un comparto tecnico che tenta di stare al passo imparando dagli errori. La chiave di questo nuovo capitolo è sicuramente il sistema di deduzioni, tanto flessibile quanto semplice, in grado di esaltare l’investigatore che è in ognuno di noi attraverso ciascuno sei casi appassionanti e di difficile interpretazione che dovremo risolvere. Non di poco conto la scelta di Focus Home Interactive di portare il gioco sia sulle console nextgen che sulle quelle precedenti, dando a tutti la possibilità di provare il titolo. Inoltre, lo Sherlock Holmes di quest’ultimo capitolo è senza dubbio uno dei più riusciti: la battuta è sempre pronta, il gameplay ne esalta il genio, e per la sregolatezza chiedete al maiale del primo caso.

CI PIACE

– Ottima caratterizzazione dei personaggi\n- Tanti enigmi diversi\n- Sistema di indagine e deduzioni completo e flessibile

NON CI PIACE

– Non vi piace il genere \n- Dialoghi con poco mordente\n- Tanti caricamenti, spesso lunghi

Conclusioni

Guardami e ti dirò chi sei: Sherlock Holmes è più in forma che mai

8.5Cyberludus.com
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