1954 Alcatraz – Recensione

Nonostante i recenti impegni in progetti particolari, come Blackguards e Journey of a Roach, il cuore delle pubblicazioni firmate Daedalic Entertainment restano le avventure grafiche, da sempre uniche e appassionanti. Negli ultimi anni, il produttore tedesco ha esplorato varie soluzioni di storytelling, toccando argomenti ben distanti dalla celebre ironia di serie di successo come Edna&Harvey e Deponia. Questa evoluzione a tutto tondo ci porta, oggi, a parlare dell’opera di Gene Mocsy, 1954 Alcatraz, avventura grafica con un lungo e travagliato percorso di sviluppo alle spalle. Con questo titolo, Daedalic torna a proporci un punta e clicca senza fronzoli, figlio di una storia che, nel corso del tempo, si è caricata di rischiose aspettative. E noi siamo pronti ad analizzare il risultato finale.

Come suggerisce il nome dell’avventura, 1954 Alcatraz è un punta e clicca liberamente ispirato alla storia dell’ex carcere di massima sicurezza situato sull’isola di Alcatraz ai piedi di San Francisco. Nella sua – seppur breve – vita, il carcere ha tenuto spesso col fiato sospeso i californiani a causa di numerosi tentativi di fuga di illustri criminali, anche se i più sono falliti miseramente sul nascere. Joe, il protagonista dell’avventura, è uno dei carcerati, finito ad Alcatraz dopo un furto ad un blindato e vari tentativi di fuga da carceri meno restrittivi. Dall’altra parte, nella ridente ma pericolosa San Francisco, c’è Christine, l’altra protagonista dell’avventura, nonché moglie e vittima sentimentale di Joe. Da questa prima presentazione dei personaggi si nota immediatamente il tipico contrasto tra i sogni e la realtà, un legame messo in crisi da una scelta sbagliata e che, a dispetto della minima distanza, marca pesantemente il destino dei due innamorati. Ma ciò che racconta 1954 Alcatraz è tanto altro: la storia scritta da Mocsy ci consente di prendere parte al piano di evasione di Joe, mentre Christine, dimenandosi tra i leciti dubbi di una moglie costretta a rinunciare al sogno americano, coltiva un nuovo inizio. Nonostante il fulcro dell’avventura sia l’evasione di Joe in perfetto stile Alcatraz – e tutte le opere ad esso ispirate – l’autore non ha trascurato nulla nella cornice narrativa. Ad esempio, spiccano in modo vincente il passato di Christine, per niente lo stereotipo della casalinga perfetta, il cattivo intenzionato a mettere le mani sul bottino del galeotto, il detective di turno, il Don Giovanni che anela a consolare la povera moglie rimasta sola, e la combriccola di Joe. Ognuno dei personaggi secondari svolge un ruolo non trascurabilenella tessitura dell’evasione, il tutto raccontato con il giusto pizzico di ironia anche quando i toni si fanno profondi.

Gameplay 1954

1954 Alcatraz non è niente di più e niente di meno di una avventura grafica vecchio stile, in cui emergono utili peculiarità dei moderni punta e clicca, come il cambio di personaggio in qualunque momento – i protagonisti giocabili sono, appunto, Joe e Christine – e la mappa interattiva, che consente di muoversi rapidamente tra le location accessibili. Gli enigmi, fortunatamente tutti sensati, sono incentrati sull’interazione tra gli oggetti presenti in inventario e gli elementi cliccabili nell’ambiente. In più di un’occasione, il giocatore è lasciato libero di prendere decisioni più o meno rilevanti sia durante i dialoghi, sia nell’affrontare particolari sessioni di gameplay; tale scelta si rivela interessante soprattutto se si ha intenzione di sbloccare tutti gli achievement di Steam, favorendo la rigiocabilità del titolo. Tuttavia, nonostante l’apparente flessibilità del sistema di gioco, gli sviluppatori hanno forzato spesso l’ordine in cui è necessario affrontare gli enigmi e i dialoghi, e in alcuni frangenti queste costrizioni emergono in maniera fin troppo evidente.

Meglio scivolare sulla saponetta in 3D che raccoglierla!

Ciò che fa emergere il gioco dal ricchissimo calderone delle avventure grafiche presenti sul mercato è la sceneggiatura, in quanto, come abbiamo visto per il sistema di gameplay, anche il comparto tecnico non appare particolarmente ispirato. Stavolta, Daedalic ha abbandonato la classica animazione in cel shading optando per un ambiente 3D con realizzazione poligonale vecchio stampo, da cui emergono evidenti limiti tecnici probabilmente dovuti alla travagliata storia di sviluppo del gioco. Da una parte apprezziamo le fattezze dei personaggi, stereotipati e caricaturali anche nel design; dall’altra, i modelli poligonali si presentano spigolosi e corredati da animazioni goffe e pesanti, per niente sufficienti rispetto ai livelli odierni. Sono molti i dettagli che gli sviluppatori hanno trascurato o abbozzato, come le espressioni del viso e il level design privo di spunti. Il numero di location è più che buono, così come quello degli elementi analizzabili, anche se la dimensione delle singole schermate è parecchio ridotta. Per dare un tocco di originalità al comparto tecnico – e, perché no, per mascherare un paio di difetti? – tra le opzioni video è presente la modalità 1954, che applica un filtro in stile vecchia pellicola richiamando, intuibilmente, le opere cinematografiche di metà Novecento. Come tutte le altre avventure, anche 1954 Alcatraz non è localizzato in lingua italiana, ma ** Adventure Productions ci ha svelato che il gioco sarà disponibile con sottotitoli in italiano, anche se non prima di maggio*. Nell’attesa, chi mastica sufficientemente l’inglese non avrà alcun problema a giocare e godersi l’avventura, a fronte di un doppiaggio ben realizzato contenente poco slang – sicuramente inferiore rispetto alle Game Series di casa TellTale. La longevità del titolo si attesta attorno alle 6 ore.

Una nuova fuga da raccontare

Anche se il mondo delle avventure grafiche ha dovuto aspettare molto prima di abbracciare l’opera di Mocsy, 1954 Alcatraz vale la pena di essere giocato almeno dagli amanti del genere. L’avventura non si discosta dai canoni del genere, proponendo una storia intrigante e ricca di sfaccettature, corredata da un sistema di gameplay molto semplice e già conosciuto agli avventurieri esperti. Per richiamare le attenzioni dei poco avvezzi ai punta e clicca, forse si poteva fare di più in termini di longevità e comparto tecnico, ma ciò che vi lascerà dentro il gioco, allo scorrere dei titoli di coda, saranno solo sensazioni positive.

CI PIACE

– Atmosfera intrigante e personaggi ben realizzati\n- Storia originale

NON CI PIACE

– Nulla in particolare. Se non amate i punta e clicca, il gioco potrebbe annoiarvi

Conclusioni

La location è suggestiva e l’avventura si lascia giocare con molta semplicità. Alcatraz non è poi così difficile da violare, o forse è stato bravo Mocsy.

7Cyberludus.com
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Redazione
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