Donkey Kong Country Tropical Freeze – Antipasto freddo

Donkey Kong Country Returns, ormai più di tre anni fa, è stato accolto nella maniera dovuta, non ci sono dubbi: ovunque e per tutti si è trattata di una grande festa, con grandi numeri a corredare la qualità evidente di un gioco che univa le regole e la difficoltà del passato a peregrinazioni sulla via del presente. Ovunque e per tutti. Tranne che qui. Per carità, anche io, su questi lidi cyberludici, ho avuto modo di ammirare le evidentissime potenzialità di quel titolo ma non potevo che provare una sensazione di vuoto: io e il mio amico gorilla siamo stati catapultati in uno dei mondi meglio costruiti degli ultimi anni, complice un level design sempre geniale, incapace di inciampare? l’unico problema è che mancava quasi tutto il resto. Spariti quasi tutti gli animali, sparita la varietà nei bonus, spariti quasi tutti i membri della famiglia Kong, sostituiti i kremling con meno carismatici strumenti musicali: è vero, c’erano alcune novità tra gli sbloccabili e i nuovi mondi, ma era come se quel DVD fosse stato più carente di una vecchia, polverosa cartuccia per Super Nintendo, luogo dove tutto questo, invece, c’era. Ora sta per arrivare una fredda tormenta sull’isola di Donkey Kong e, insieme a lei, un po’ di volti conosciuti, prima assenti: il risultato? Ne parleremo fra una decina di giorni, prima voglio lasciarvi con un piccolo antipasto? Non vorrete rovinarvi subito la portata principale, vero?

Un’isola abitata da esseri trans-videoludici

DKC Tropical Freeze mantiene la formula base del suo predecessore: è un platform bidimensionale vecchia scuola, dalla quale recupera tutte le regole più conosciute con diverse piccole modifiche moderne! DKC Returns ci aveva abituato a un nuovo modo di guardare al personaggio di Diddy Kong: non ‘vita supplementare’, colpo extra pronto a sostituire Donkey con maggiore velocità e minore grezzezza come succedeva su SNES, ma ‘doppio cuore’ aggrappato come un koala alla schiena del suo gorilloso compare, con tanto di zainetto a razzo per allungare i salti difficili. In Tropical Freeze questo ruolo è svolto da tre diversi membri della famiglia: Diddy, Dixie e Cranky, che finalmente può dimostrare se tutta quella divertentissima superbia dei primi episodi aveva un suo fondamento o era solo una voce grossa per fare bella figura con il nipote. Diddy torna con il suo zainetto a razzo, Dixie usa la sua coda di cavallo per offrire al salto una piccola spinta extra verso l’alto e Cranky, dal canto suo, si limita a copiare un metodo di controllo che odora di leggenda: grazie al bastone del vegliardo primate, infatti, si può rimbalzare su tutte le superfici, esattamente come è nelle abitudini di Paperon De’ Paperoni in DuckTales (originale o Remastered che sia). Ma è solo davvero una mancanza di fantasia? O solo un omaggio di Nintendo a Capcom? Sono domande alle quali non solo è arduo dare una risposta, ma che non sono nemmeno così interessanti: è interessante, invece, sapere che è proprio Cranky a dare a Tropical Freeze quella somiglianza con la vecchia trilogia che a Returns mancava. Dixie e Diddy quasi si equivalgono, nell’azione, e sono utili per ottenere tutto quanto è visibile nel livello; Cranky, invece, permette di andare oltre le pareti della televisione, di saltare più in alto degli altri ed esplorare luoghi invisibili all’occhio perchè fuori dallo schermo, cercare piattaforme dove non si vedono, sperimentare quello che con gli altri Kong è impossibile. Nessuno dei tre Kong, oltretutto, rende il gioco davvero più semplice, nemmeno con l’ausilio del Kong Pow, vera e propria smart bomb scimmiesca utile a pulire lo schermo dalle insidie: la difficoltà resta bilanciata, tornano i pezzi di puzzle per sbloccare artwork e affini, ancora nascosti bene al punto che perfino il pappagalo Pagal (parente di Squawks o solo nome diverso?), venduto questa volta nel negozietto di un redivivo e sempre matto Funky Kong, non è sempre capace di indicarne tutte le posizioni con immediata chiarezza. La collaborazione tra Donkey Kong e i suoi amici e parenti è la vera nuova vena di questo Tropical Freeze: non solo ottimi livelli (comunque presenti e, se possibile, migliori dei precedenti) ma anche nuovi modi di vivere quella giungla così scalmanata. E senza sensori di movimento in agguato come era accaduto per Returns, grazie a Dio. E non è tutto, c’è davvero ancora molto altro, ma continueremo la nostra analisi in una seconda occasione!

Conclusione

Donkey Kong Country Tropical Freeze sembra un attestato di riconoscimento di tutte le mancanze del suo predecessore, che pure ha spianato la strada per un ritorno di Nintendo ai suoi fasti degli anni ’90: ha tutte le carte per essere qualcosa di più di un piccolo contentino per nostalgici? Per il momento, pare di si. La presenza di una fetta più nutrita della famiglia Kong è senz’altro un ottimo punto di partenza per costruire un’avventura completa e piena di stile selvaggio? Seguiamo la scia delle banane, tra una decina di giorni arriveremo alla nostra meta!

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Redazione
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