Broken Age: Atto I – Recensione

Dopo un decennio e forse più, c’è ancora chi si chiede se le avventure grafiche siano morte e se i titoli attuali riescano a raggiungere le altissime vette degli storici punta e clicca LucasArts. Con Daedalic Entertainment è nato un nuovo modo di intendere le avventure: sebbene prive di quel fascino indescrivibile che possiedono solo le creature Lucas, avventure come Deponia, The Whispered World e Chains of Satinav hanno portato nel genere originali concept artistici e fresche innovazioni. Oggi vogliamo far sognare tutti voi nostalgici del settore parlandovi di Broken Age, ultima avventura di Double Fine, società fondata nel 2000 da un certo Tim Schafer, una delle figure più importanti della vecchia LucasArts. Broken Age è un progetto ambizioso, al tempo finanziato con una campagna Kickstarter, che a causa di qualche errore di valutazione è stato diviso in due episodi. In attesa del secondo atto, gratuito ed in arrivo a breve, vediamo insieme cosa ci offre questo primo, promettente assaggio.

Età spezzate

Broken Age ci mette nei panni di due protagonisti, Shay e Vella, ragazzi circa della stessa età ma con vite diametralmente opposte. Shay vive in una nave spaziale, costantemente monitorato e soggetto alle amorevoli cure della Supermadre, un’IA installata a bordo della spaceship con una storia tutta da scoprire. L’obiettivo della Supermadre è garantire la massima sicurezza al protagonista dell’avventura, nonché assicurarsi della buona riuscita dell’Operazione Dandelion, che un giorno porterà Shay su un pianeta completamente privo di rischi. Nei fatti, tutto questo si traduce in un ambiente completamente safety-based, in cui Shay è trattato come un bambino a capo di operazioni fake di salvataggio dell’universo, tutte concluse con abbracci e panna montata. Senza addentrarci troppo nei dettagli, la voglia di avventura del ragazzo ci porterà a trovare un misterioso alleato, destinato a rimettere tutto in gioco e cambiare le sorti dell’Operazione Dandelion.

Il giocatore può passarein qualsiasi momento da un protagonista all’altro, anche se consigliamo di vivere tutta d’un fiato la storia di ciascun personaggio – una diametralmente opposta all’altra, come detto. Infatti, se Shay è circondato da tecnologia, IA e strani pupazzi parlanti sfilacciati dalla Supermadre, la vita di Velouria – per gli amici Vella – è decisamente più umana, almeno all’apparenza. Assumiamo il controllo della ragazza nel giorno del Banchetto delle Fanciulle, un evento molto atteso in quel di Dulcia. Inizialmente sembrerà una festa allegra e simpatica, ma ben presto il giocatore si renderà conto che dietro questi preparativi si nasconde un vero e proprio sacrificio per Mog Chothra, gigantesca creatura marina che sottomette tutti i villaggi della zona. Anche il destino di Vella è destinato a cambiare in un modo o nell’altro, ma lasciamo all’utente la bellezza di scoprirne i come e il quando.

La via della semplicità

Nonostante di avventure grafiche ne siano uscite tantissime in questi anni, possiamo dire senza remore che l’impatto con la vita di Shay e Vella è uno dei più intriganti e curiosi tra tutte le recenti produzioni del genere. Tim Schafer è stato in grado di raccontare il tutto con semplicità e umorismo disarmanti, anche quando le circostanze mettono il videogiocatore di fronte a paradossi veramente incredibili. Lo humor è sempre presente, ad ogni click o linea di dialogo, che più volte fanno sorridere nel corso di questo esilarante primo atto. Il racconto della storia dei due protagonisti non è immediato, anzi, tutti i dettagli più significativi sono stati nascosti nelle bizzarre conversazioni tra i bizzarri personaggi incontrati durante il cammino di Shay e Vella. Questa scelta rispecchia la volontà del team di lasciare il ritmo di gioco nelle mani dell’utente soluzione di design supportata dalla semplicità di gameplay e da uno storytelling che molti sviluppatori dovrebbero analizzare con occhio attento.

Tim Schafer ha fatto di Broken Age un’avventura pensata soprattutto per raccontare una storia, riducendo al minimo la difficoltà degli enigmi. Pertanto, l’utente non si troverà mai davanti a puzzle in senso proprio, strane combinazioni tra inventario e ambiente, o situazioni particolarmente intricate. Fondamentalmente, il gameplay si basa su intuitive interazioni tra gli oggetto raccolti ed un elemento dello scenario, ma gran parte dei click serviranno solo per interagire con i numerosi personaggi secondari che ruotano attorno alla vicenda. Ognuno di questi ha un proprio carattere ben delineato e votato all’ironia, ed è anche presente un minuscolo sistema di dialoghi a scelta multipla che influenza il gameplay, anche se solamente in poche circostanze.

Due geni al lavoro

Broken Age è uno spettacolo per gli occhi, una goduria tra l’altro godibile ad 8 bit tramite un filtro attivabile che sa di tributo ai nostalgici delle avventure Lucas. Nonostante la longevità del primo atto non sia entusiasmante – neppure 4 ore di gioco – la varietà di location è garantita da un buon alternarsi dei contesti, che porta il videogiocatore tra lo spazio profondo e la natura selvaggia seguendo la trama del gioco. Lo stile grafico utilizzato dagli sviluppatori richiama tonalità calde quasi dipinte, in cui possiamo apprezzare un numero altissimo di dettagli secondari e tratti disegnati a mano che donano al gioco un aspetto unico; il tutto corredato da animazioni precise e credibili, soprattutto durante le sequenze di intermezzo realizzate col motore di gioco. Broken Age ha goduto del supporto di un altro santone del settore, Ron Gilbert, che ha già collaborato alla realizzazione del precedente titolo Double Fine, The Cave. Se il risultato è questo, la speranza è che i due continuino a collaborare ancora per molto. Il comparto audio è sullo stesso piano di quello tecnico: il doppiaggio è esclusivamente in lingua inglese, ma la traduzione dei sottotitoli è ottima, anche se non completamente fedele alle linee di dialogo; buona la soundtrack, con un numero di tracce non elevatissimo ma godibili.

Commento finale

Il primo assaggio di Broken Age è stato a dir poco coinvolgente. Il lavoro di Tim Schafer ed il resto del team ha portato alla realizzazione di un’avventura leggera ed appassionante, basata su un grande universo particolare e non banale. Le sfumature di ogni storia sono affascinanti e meritano attenzione ed approfondimenti, che speriamo di vedere nell’ultima parte di gioco, attesa, purtroppo, per l’ultimo trimestre dell’anno. Sfortunatamente, l’errore di calcolo di risorse e tempistiche da parte degli sviluppatori fanno di Broken Age un investimento nel medio-lungo periodo che potrebbe dar fastidio a qualcuno: per quanto ci riguarda, siamo certi che chi acquisterà il titolo senza indugi, ne rimarrà appagato.

CI PIACE

– Stilisticamente ottimo\n- Trama magistralmente scritta (per la prima metà)

NON CI PIACE

– La seconda metà è un covo di pessime trovate

Conclusioni

Broken Age dimostra che non sempre chi parte col piede giusto è già a metà dell’opera. Un capolavoro mancato che, improvvisamente, si perde in un bicchier d’acqua.

6.5Cyberludus.com
Articolo precedenteMetal Gear Solid V: Ground Zeroes – Uno sguardo alla companion app
Prossimo articoloTeslagrad – Recensione
Redazione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.