Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant – Recensione

Si parla tanto di insegnanti che dovrebbero andare in pensione e lasciare spazio alle nuove leve, è una cosa che permea la nostra quotidianità, poco ma sicuro. Fuori dal nostro mondo e nascosto tra due schermi, tuttavia, un particolare professore sembra sempre essersi distinto per il suo lavoro eccellente anche dopo lunghi anni di presidio della sua cattedra ludica: Hershel Layton. Il gentiluomo londinese, vittima di un lucas-iano processo di trilogia alla rovescia, è sempre riuscito ad cadere in piedi, sagace felino, e a offrire avventure con trame vertiginose ed enigmi capaci di smuovere anche le menti più spente con interesse, capacità critica e amore per il rischio. E’ triste, purtroppo, constatare che anche il professor Layton e la sua cricca hanno la loro ‘Minaccia Fantasma’, e proprio in un titolo che ha, nel nome, il termine ‘Eredità’, come a volerci lasciare in mano qualcosa per il futuro: ma quali sono i tratti che trasformano questa avventura enigmistica in un inciampo che, anche dopo ore, non riesce ad avere il mordente necessario?

Brutti, brutti, brutti ceffi e poco più

La Maschera dei Miracoli, episodio precedente, quinto per la serie e secondo in ordine cronologico, si concludeva con la comparsa di un gruppo militare intento a scoprire qualcosa in più, con mezzi anche non proprio ortodossi, sulla civiltà degli Aslant, esseri simili agli umani ma vissuti migliaia di anni prima: L’Eredità degli Aslant riprende esattamente dove il precedente episodio si era concluso, facendoci fare la conoscenza di Desmond Sycamore, rispettabile professore appassionato di studi sugli Aslant che ritiene di aver scoperto una mummia vivente, e di alcuni membri di questo gruppo militare, la Targent, ancora alla strenua ricerca di un potere nascosto all’umanità… Layton, Luke e Emmy si recano al villaggio di Frostborg per scoprire qualcosa di più su questa mummia vivente: si tratta di una ragazza che riposa in un blocco di ghiaccio, ancora viva, che potrebbe davvero essere la chiave per conoscere i segreti degli Aslant. Inizia così una corsa contro il tempo tra la squadra di Layton e la Targent: chi, per primo, riuscirà a scoprire cosa si cela dietro l’eredità degli Aslant avrà tra le mani una forza oltre ogni immaginazione.

Tentar non nuoce? E da quando?

Questo è il sesto episodio di una delle serie più interessanti e proficue degli ultimi anni, la nota struttura principale resta sempre la stessa: grazie a una mappa e a una lente di ingrandimento si possono effettuare indagini in varie città e villaggi sparsi in tutto il mondo per ricercare oggetti, informazioni e, soprattutto, enigmi, vera spina dorsale di tutto l’insieme. Ogni enigma, se risolto senza intoppi, fornisce un determinato numero di picarati i quali, sommati nel corso dell’avventura, permettono di accedere a una nutrita serie di interessanti contenuti extra; nel caso fosse necessario essere presi per mano, si possono spendere, per ogni enigma, da una a cinque monete aiuto (disponibili in quantità limitata e delle quali non si deve quindi abusare) per potere uscire dalle situazioni più intricate. Gli enigmi variano da quiz logico matematici fino a giochi di parole e piccole trappole linguistiche, passando per puzzle semplici e percorsi da risolvere per tentativi, più o meno tratti dai classici giochi enigmistici: nulla di davvero nuovo sotto il sole ma il problema non è questo, in quanto qualsiasi enigma, se ben formulato e stimolante, può benissimo continuare a far girare questa ruota all’infinitoIl problema è l’assenza del rischio. L’Eredità degli Aslant pecca nell’eccesso di enigmi dove il giocatore può continuare a fare tentativi su tentativi senza utilizzare la funzione degli appunti fino ad arrivare a una soluzione, automatizzata o seguente la pressione del tasto ‘conferma’; viene a mancare così un vero e proprio senso di sfida, tanto che sembra di trascinare dietro di sé il peso di un ostacolo da superare più con lo sforzo fisico dello stilo che con quello mentale delle nostre meningi. Per fortuna, il gioco offre anche intrattenimenti di grande caratura, purtroppo relegati a piccole gemme poste tra un insieme di tocchi casuali e l’altro… Diversi enigmi, poi, come da tradizione, sono utili per sbloccare materiale per i tre macro-giochi presenti nel menù di pausa: questi, per fortuna, mantengono una qualità elevatissima, specialmente quello dello scoiattolo e quello del giardino; una nota di demerito va, invece, alla boutique dove anche i primi ‘problemi di moda’ risultano irrisolvibili (con immensa frustrazione) senza aver recuperato materiale per diverse ore (e, anche qui, si tratta di un puro provare e riprovare senza conseguenze). Resta possibile leggere il diario di Layton per ripassare le note sul caso e lo scorrere degli eventi, visualizzare episodi che coinvolgono personaggi secondari e persino collezionare ritagli di giornale inerenti a luoghi già esplorati, per scoprire nuovi enigmi o oggetti da collezione, tutti formalmente inutili ma dei quali è sempre divertente leggere le buffe descrizioni. Torna la funzione di zoom per esaminare meglio gli scenari, ora molto meglio animati e complessivamente più vivi, e si aggiunge una modalità StreetPass nella quale si possono inviare ai giocatori alcune sfide consistenti nel trovare tre oggetti nascosti negli scenari di tutto il gioco allo scopo di ottenere altre monete-aiuto o oggetti segreti: nulla di eccezionale ma comunque una trovata interessante per far interagire gli enigmisti che camminano fianco a fianco. Altra novità, invece, risiede nella possibilità, in una parte dell’avventura, di procedere a propria discrezione nelle varie zone di gioco… E questo, per ragioni che saranno spiegate nel prossimo paragrafo, non sarebbe mai dovuto accadere.

Briciole sparse di narrazione

La struttura narrativa è sempre stata uno dei fiori all’occhiello della serie Professor Layton, capace di spingere alle lacrime con piena giustificazione anche il più duro dei cuori e di impressionare chiunque con un eccellente uso della suspense e dei colpi di scena. Bisogna analizzare i perchè di tutta questa meraviglia guardando ai vecchi episodi: partendo dal Paese dei Misteri, Hershel Layton e Luke Triton sono sempre stati immersi in luoghi dove il pericolo era sempre DAVVERO dietro l’angolo; scenari insoliti, sparizioni, persone delle quali non fidarsi e con le quali fare buon viso a cattivo gioco, momenti dei quali si voleva arrivare alla verità di fenomeni inspiegabili (si pensi solo alla trasformazione delle persone in pietra ne La Maschera dei Miracoli). L’Eredità degli Aslant, con tutti i suoi scenari pieni di gente frivola, senza veri pericoli, e presentando la Targent come gruppo composto per la maggior parte di soggetti comici, fallisce nel regalare la stessa, meravigliosa sensazione di fiato sul collo: sembra quasi che tutte le cose ‘accadano’, che l’avventura possa dipanarsi con calma, senza intoppi, senza veri ‘ostacoli’. Si può proseguire solo per curiosità, insomma, ma la curiosità non è affatto stimolata. La possibilità di scegliere la direzione del proprio viaggio tra diverse mete disponibili, inoltre, non fa che peggiorare le cose per diverse, lunghe ore: la trama finisce per perdere la sua linearità, la sua logica, finendo poi per confermare quanto scritto sul poter fare le cose con calma perchè tanto un posto vale l’altro; come se non bastasse, alcuni enigmi appaiono in certi luoghi solo al secondo o al terzo passaggio. La situazione non migliora se si pensa che l’unico, vero colpo di scena della trama, a dieci ore abbondanti dall’inizio del gioco, è valido solo per Layton e soci in quanto, per il giocatore, era già stato svelato in un retroscena dell’episodio precedente. Fortunatamente, non tutti gli aspetti brillanti sono andati persi: la grafica mostra il suo massimo splendore migliorando tutti i modelli tridimensionali de La Maschera dei Miracoli, proponendo i 60 frame per secondo di tanto in tanto e mostrando disegni meravigliosi che si stagliano magicamente sugli sfondi grazie alla (pur non indispensabile) terza dimensione. Resta anche l’ottimo doppiaggio, con tutte le voci che abbiamo imparato ad amare, e una colonna sonora dalla quale, ormai, non si pretende troppo: pianoforti e violini come si piovesse, ma non è mai stato (e mai sarà un male). Solo un appunto: il carillon degli enigmi, purtroppo, è probabilmente il peggiore di tutti quelli finora proposti; sarà forse per questo che ascoltare il primo carillon recandosi dal gatto di nonna Enigmina fa emergere una così grande nostalgia?

Conclusione

Leggendo queste righe potrebbe quasi sembrare che Professor Layton e l’Eredità degli Aslant sia un brutto gioco e basta, senz’altra offerta: purtroppo è una mezza verità, ma pur sempre solo mezza. Alcuni enigmi restano interessanti e stimolanti, la realizzazione tecnica, sia grafica che sonora, gode della stessa, sempre splendida cura e diverse idee lasciano piacevolmente sorpresi ma tutto il resto sembra scricchiolare e non solo per la reiterazione della stessa formula, non è solo un problema di ‘invecchiamento’: in questa avventura manca la stessa spinta narrativa, penalizzata da una eccessiva frammentazione, e gli enigmi sembrano peccare di ingenuità nel loro lasciare troppo spazio al giocatore, senza obbligarlo ad usare il cervello come dovrebbe e privilegiando un approccio alla ‘prova prova, tanto prima o poi ci riesci’. Tanto di cappello, caro Hershel, ci spiace solo che il tuo percorso si sia concluso con un inciampo: una macchia su un curriculum che, per fortuna, resta di tutto rispetto. Inchino da gentiluomini: un errore su sei, per quanto sgradevole, può capitare.

CI PIACE

+ Diversi enigmi sono ancora divertenti e stimolanti\n+ Realizzazioni grafica e sonora eccellenti\n+ Molti enigmi da scaricare e macro-giochi interessantissimi

NON CI PIACE

– Trama spezzata e priva di un pathos costante\n- Alcuni enigmi richiedono uno sforzo più fisico che mentale

Conclusioni

L’Eredità degli Aslant non è proprio una gran bella eredità: la trama è spenta e la sua frammentazione ne elimina logica e suspense e diversi enigmi si risolvono più per tentativi che per ragionamento. Resta un prodotto magnificamente confezionato al quale, purtroppo, manca il mordente necessario per distinguersi, come tutti gli episodi precedenti. Si poteva sperare in una chiusura migliore.

6.5Cyberludus.com
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Redazione
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