Fire Emblem Awakening – Recensione

Il ritardo è decisamente imperdonabile. Poche volte mi capita di parlare in prima persona nel contesto di un articolo, e se mi leggete da tempo sapete bene che utilizzo questa particolare forma di linguaggio solo quando mi trovo a scrivere con un moto di stupore. Perché è quello che fa Fire Emblem Awakening: genera moti di stupore. Abbiamo ancora tra le mani quel Nintendo 3DS che ci sta abituando sempre di più a un divertimento di alto livello, a titoli di caratura elevatissima, lontano dalla polvere che lo ha circondato per troppo tempo, impregnandone schermi e giunture; abbiamo ancora una grossa opportunità di riaccenderlo e far vivere quella debole batteria in un contesto fantasy medievaleggiante capace di regalare quasi troppe cose, per una cartuccia, per qualche spicciolo di dati persi su una scheda SD. Le prime note dell’ormai conosciuto tema iniziano a spandersi nell’aria: è tempo di nuovi, grandi scontri.

I tanti nemici del regno di Ylisse

Il nostro risveglio non è certo uno dei migliori? Davanti a noi, dopo il buio e la vista appannata, tre volti: Chrom e Lissa, apparentemente fratelli, e Frederick, loro cavaliere e protettore. Non ci ricordiamo nulla, non sappiamo nemmeno chi siamo, ma per qualche ragione conosciamo solo il nome di Chrom? Poi viene alla luce anche il nostro nome, insieme alla nostra capacità strategica: i nostri tre nuovi amici fanno parte del gruppo dei Pastori, uno dei più alti ranghi dell’esercito dell’Ylisse, e Chrom e Lissa non sono altri che il principe e la principessa del regno, uniti contro i regni nemici, briganti e barbari, per la protezione della loro sorella, l’Eletta, e dell’emblema di fuoco, cimelio capace di offrire grande potere a chiunque ne entri in possesso. Mentre il gruppo dei Pastori si avventura nelle campagne attorno al castello, tuttavia, il cielo si oscura e dal nulla appare un cavaliere mascherato con un avviso: bisogna mettersi in salvo, i risorti stanno invadendo tutta la zona? Chi sono questi Risorti? E cosa si nasconde dietro la nostra, inspiegabile amnesia?

Sasso, carta, forbice, morte

Il gioco comincia con una anomalia: bisogna creare il proprio avatar. Diversamente dagli altri titoli della serie, questa volta non siamo solo controllori di eroi definiti quanto piuttosto vere e proprie pedine di noi stessi, combattenti in prima linea nelle grandi battaglie che ci attendono. La struttura basilare di Fire Emblem Awakening non si discosta eccessivamente ? per fortuna ? da quella che ha accompagnato al serie fin dai tempi della sua apparizione su Famicom: ogni personaggio utilizza una di tre possibili armi appartenenti alla categoria di spade, asce e lance, legate tra loro in un rapporto di sasso, carta o forbice; oltre a queste tre possibilità si incontrano anche due attacchi a distanza, nella forma di archi e magie, e abilità curative, con bastoni e pozioni. Ogni mappa di combattimento, accessibile dal mondo di gioco, è divisa in quadrati, come se fosse una scacchiera: ogni personaggio, a seconda delle sue statistiche di movimento, può muoversi di un certo numero di quadrati per turno e, dopo il movimento, può effettuare una azione offensiva contro un nemico o utilizzare un oggetto per migliorare le sue prestazioni o curare la propria energia vitale. Ogni personaggio possiede una classe, alla quale sono legate diverse abilità e l’utilizzo e l’addestramento in solo determinate armi, e una serie di statistiche secondo la norma dei giochi strategici (Forza, Abilità, Punti Salute, Magia, ecc.); ogni arma, invece, oltre a poter essere utilizzata solo per un certo numero di attacchi e ad essere siglata con un livello di maestria che la rende efficace solo con guerrieri con un buon addestramento, possiede un certo livello di potere, di probabilità di colpire e di possibilità di scatenare un attacco dal danno triplo rispetto alla norma: solo osservando bene tutti questi parametri è possibile pianificare al meglio tutti gli attacchi in modo tale da non perdere nessuno dei propri soldati? Anche in questo Fire Emblem Awakening sopravvive (bizzarro scherzo lessicale) il meccanismo della morte permanente, che vede sparire definitivamente le nostre truppe cadute in battaglia: proprio per questa ragione è necessario pianificare tutte le mosse con estrema cura, in quanto solo un quadrato di movimento di troppo potrebbe causare la fine di uno dei nostri più potenti alleati, nell’ottica che, spesso e volentieri, due o tre attacchi sono sufficienti a svuotare tutti i nostri punti salute. Qualora lo vogliate. All’inizio, il gioco offre la possibilità di eliminare la morte e di resuscitare i propri compagni: è un ottimo metodo per avvicinare i nuovi giocatori alla serie Fire Emblem, ma sono senz’altro in molti a considerare questo tratto forse un po’ troppo snaturante? Ogni città o luogo segnalato sulla mappa possiede un piccolo emporio al suo interno, spesso gestito da un burbero fabbro e, solo in determinate e fortunate occasioni, da una giovane mercante che vende prodotti di qualità migliore ma che ha la tendenza a sparire una volta completati gli acquisti: in ogni città vi sono diverse disponibilità di merce ed è possibile comprare, vendere e forgiare le proprie armi, migliorandone le tre statistiche principali di Attacco, Colpo e Triplo, oltre che a modificarne il nome, per puro ma sano divertimento. Si tratta di una meccanica interessante ma da gestire con grande attenzione: come spiegato, ogni arma ha soltanto un numero definito di utilizzi prima che si sbricioli tra le mani del suo guerriero, quindi non è mai troppo conveniente fare grandi investimenti su equipaggiamenti in procinto di essere sostituiti.

Chi trova un amico? O una moglie? O un marito?

I commilitoni che sviluppano forti relazioni sul campo di battaglia sono sempre tanti, viste le difficoltà e le tensioni delle guerre: Intelligent System ha saputo catturare queste emozioni e trasformarle in una delle più importanti componenti strategiche di Fire Emblem Awakening. Combattendo fianco a fianco o a coppie, infatti, i personaggi miglioreranno la loro affinità e potranno imparare a volersi bene anche fuori dal campo di battaglia: mentre si esplorano empori e città, infatti, si potrà fare in modo che i personaggi si diano sostegno, ottenendo miglioramenti nelle relazioni partendo da un livello C fino al livello finale S, raggiungibile solo tra un uomo e una donna e culminante con uno sposalizio e, con un po’ di fortuna, con un bel figlioletto? da portare in battaglia e con tutte le abilità dei propri genitori! Ricorda da vicino il procedimento di allevamento dei Pokèmon, solo con un grandioso apporto emozionale: i dialoghi tra i personaggi sono plausibili e interessanti, forti come tutta la narrazione, e spesso essi si lasciano andare a scene di insolita tenerezza e di leggero ma efficace umorismo. Come se non bastasse, ogni personaggio può stringere relazioni con diversi combattenti, aumentando la rigiocabilità del gioco per ogni tentativo possibile! E’ un nuovo livello di profondità, dove il sentimento diventa pensiero strategico: forse un po’ freddo e glaciale sulla carta, ma divertente e appagante quando lo si vive. Oltretutto, se si fanno combattere insieme personaggi legati fra loro si ottengono incredibili aumenti delle proprie statistiche durante i combattimenti, rendendo gli scontri molto più semplici (ma lasciando comunque vivo lo spauracchio delle mosse azzardate). Quando una relazione non sembra possibile, non si deve temere: i personaggi possono comunque perdersi in chiacchiere ed esternare i loro pensieri, migliorando comunque le loro possibilità e le loro reciproche amicizie.

Come accompagnare un emozione

Torno a parlare in prima persona, perché questa volte, come altre volte, è una necessità: è una necessità perché tutti gli aspetti di Fire Emblem Awakening dei quali abbiamo ampliamente discusso nei precedenti paragrafi sono tutti piccoli paradigmi di come costruire un titolo attorno allo stupore. All’inizio si è quasi tentati di pensare che si tratti solo di un nuovo strategico, il tredicesimo di una saga a noi nemmeno troppo familiare, non fosse per la presenza di Marth, Roy e Ike negli ultimi due episodi di Super Smash Bros.. Awakening ci fa notare, con forza, che la realtà è completamente diversa: il gioco delle emozioni che Intelligent System e Nintendo sono riusciti a costruire farà assumere alle vostre mani una posizione fissa, con le dita puntate già su L, R e Start nel caso un reset del software sia necessario. La potenza della trama, il legame tra i personaggi, la loro definizione, crescita e costruzioni, riescono in quello che spesso gli altri giochi falliscono: un processo di vera affezione. E’ per questo che non c’è perma-death che tenga: se si commette un errore e un personaggio muore vi ritroverete quasi sempre a spegnere e riaccendere la vostra console, come a voler far tornare in vita un amico che non volete perdere, una mano che non volete smettere di stringere. Le incredibili animazioni delle cutscene, quelle fuori e dentro la battaglia, urlano al fomentare queste emozioni e lo fanno ancora di più se si lascia attiva la terza dimensione, per la prima volta una assoluta necessità, così come sono una necessità due buone cuffie o un ambiente silenzioso per godersi tutti i brani. E oltre all’emozione, ecco la condivisione: grazie alla connessione locale e allo StreetPass si possono mandare in giro i propri eserciti, soldati che gli altri giocatori potranno reclutare e schierare nelle loro fila, per non parlare di tutti i contenuti aggiuntivi (molti dei quali gratuiti) messi a disposizione e della mole di cose da fare che abbondano in ogni angolo del regno di Ylisse, tra verdeggianti e pericolose foreste e il fumo nero emanato dai Risorti. Tutto contribuisce a un circolo emozionale stupendo, all’evidenza di una cura che, per molti sviluppatori, è una cosa da poco, una cosa alla quale si può essere ciechi: difficilmente uno strategico riuscirà a farvi sentire così coinvolti.

Conclusione

Sono in molti a pensare che, al momento, Fire Emblem Awakening sia il miglior titolo disponibile su Nintendo 3DS. E la ragione per la quale vi chiedo scusa è proprio questa: questi soggetti hanno ragione, e mi scuso per avervelo comunicato dopo così tanto tempo. L’affezione immediata verso il proprio personaggio, Chrom, Lissa e tutti gli altri vive dell’affezione che lega i personaggi stessi: è un uso del sentimento che non stona ma, anzi, si sposa magnificamente con un gameplay profondo, complesso, dove si paga ogni mossa sbagliata e si rischia di piangere per ogni errore, vedendo soccombere uno dei nostri amici commilitoni. Chi si avvicina a Fire Emblem Awakening, che ami o non ami la serie, non può che rimanere investito da una simile profondità: giocare con le affezioni non è una cosa della quale sono capaci tutti, non è un piccolo scherzo ma un metodo da non utilizzare a sproposito. Intelligent System centra il bersaglio alla perfezione. Ylisse e i suoi affetti attendono tutti voi: fatela aspettare quanto meno possibile.

CI PIACE

– Gioca LETTERALMENTE con le emozioni per mettere sul campo una esperienza sublime\n- Bisogna controllare così tanti elementi che non si ha mai la sensazione di perdere tempo\n- Meravigliosa profondità strategica\n- Struttura narrativa estremamente coinvolgente\n- Tecnicamente imperioso

NON CI PIACE

– Le battaglie sono lunghe e ricominciarle per un errore non è sempre piacevole\n- Alcune morti con un colpo solo sono difficili da mandare giù

Conclusioni

Fire Emblem Awakening riesce ad unire tutti i suoi tipici, sempre ottimi elementi strategici con una nuova struttura di gioco costruita sulle emozioni umane: l’unione di questi elementi, uniti a un comparto tecnico di molto superiore alla norma, lo trasformano in una esperienza senza la quale, se si possiede un 3DS, si commette un torto contro se stessi.

9.5Cyberludus.com
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