Dmc: Devil May Cry – Recensione

Risky Business

Esatto, quelli di Capcom sono decisamente affari rischiosi, soprattutto quando si tratta di rinnovare completamente una serie perché non vende come vorrebbe. Tutti noi conosciamo la triste storia di Resident Evil e del suo totale stravolgimento per opera del colosso nipponico, desideroso di trasformare il miglior survival horror di sempre (accanto a Silent Hill) in una gallina dalle uova d’oro tutta azione e sparatorie. Ma come ben sappiamo, il lupo perde il pelo ma non il vizio e nemmeno gli altri brand che amiamo potevano rimanere al sicuro per sempre. Questo è il caso di Devil May Cry, la serie action partorita dal genio di Hideki Kamiya (autore anche di Bayonetta) , che ha debuttato nel lontano 2001 in esclusiva su Playstation 2 col il primissimo capitolo. Facciamo qualche passo indietro per gli ultimi arrivati. In realtà doveva essere il nuovo episodio di Resident Evil, ma l’atmosfera e le ambientazioni gotiche e vagamente horror, la giocabilità folle e divertente, hanno portato il team verso un’altra direzione. Nasce cosi Dante, il cacciatore di demoni dalla chioma bianca e il soprabito rosso, sempre pronto a macellare gli abitanti dell’inferno con spada, pistole e altre diavolerie. Metà uomo metà demone, il figlio del leggendario cavaliere Sparda è diventato bene presto un’icona di culto nel mondo videoludico, grazie alle sue battute sarcastiche e saccenti, alla strafottenza e alla sana "tamarragine" insita nei combattimenti che lo vedono protagonista, il tutto in chiave di rock e heavy metal. Il successo del primo capitolo dà il calcio d’avvio a una serie di seguiti, ma senza l’ala protettrice di Kamiya, che abbandona il team: il secondo capitolo riflette l’assenza del creatore della serie e nonostante le vendite positive, viene in parte ripudiato dai fan. Ma Capcom si rifà con il terzo capitolo, il prequel della serie, che ancora oggi viene ritenuto un episodio riuscitissimo e inarrivabile. Segue DMC4, che segna l’approdo della saga sulle console di nuova generazione, dove Dante divide la scena (per non dire che fa da spalla) con un nuovo protagonista, Nero. Ed è qui che inizia la nostra storia. L’introduzione di un nuovo personaggio nel quarto capitolo appare come un chiaro segno: Capcom non ha più idee da pescare nel suo cilindro magico, nonostante le tante porte aperte lasciate sia dal secondo capitolo che dal quarto. Anziché dunque condurre Dante nel mondo dei demoni o proseguire le avventure del nostro con il nuovo e giovane compagno d’armi Nero, il colosso decide di bruciare le tappe e riavviare completamente la serie. L’E3 2010 segna il debutto di DMC-Devil May Cry, sviluppato da Ninja Theory (Heavenly Sword ed Enslaved), che vede come protagonista un giovanissimo Dante dai capelli neri, con un look più sbarazzino (che molti hanno definito "emo" senza nemmeno conoscerne il significato) e la battuta nuovamente pronta, ma questa volta carica di parolacce. L’impatto ha inizialmente diviso pubblico e critica e ancora oggi il cambio di rotta ha creato due scuole di pensiero: gli irriducibili, che rivogliono il protagonista originale e la serie dove Capcom l’ha lasciata, e i nuovi fan di DMC, che hanno reagito positivamente alle novità apportate alla saga. Noi di Cyberludus amiamo la serie quanto Dante (ma soprattutto una chiara visione d’insieme delle cose), e non ci lasciamo certo condizionare dal look da fighetto o da ambientazioni e atmosfere vagamente diverse da quelle cui eravamo abituati. Queste sono scelte stilistiche, non limiti. Perciò abbandoniamo l’ignoranza, la poca informazione e soprattutto il cieco e ostinato pregiudizio e catapultiamoci nell’universo DMC e scopriamo se il diavolo può piangere ancora.

Dimmi chi sono

Come detto sopra e nonostante quello che i vari video promozionali rilasciati possano far sembrare, DMC non è prequel del terzo capitolo, ma un vero e proprio reboot della serie. I meno prepararti sulla biografia e sulle gesta di Dante, potrebbero facilmente confondere situazioni e personaggi (che si avvicinano non poco a quelli della serie originale), ma cosi non è. Il titolo narra a suo modo e con il proprio stile unico le vicende di Dante &Co. Siamo nella città di Limbo City, una metropoli che nasconde corruzione, violenza e paura, provocate dal magnate Mundus, che come un burattinaio, tiene saldamente in mano le fila dei destini dei suoi abitanti. Ma qui non si tratta solo di affari e giochi di potere: Mundus è in realtà il più sadico e pericoloso dei demoni e usa tutta la sua forza per controllare l’umanità, attraverso la famosa e richiesta bevanda virility ad esempio, che soggioga la mente e nasconde alla popolazione la verità. Dietro a un velo impenetrabile infatti, si cela il Limbo, la vera realtà ormai corrotta dai demoni, giunti sulla Terra attraverso la Porta dell’Inferno, pattugliata e controllata da Mundus stesso. Solo un’organizzazione segreta, nota come l’Ordine, è al corrente di tutto e tenta di aprire gli occhi alle menti degli abitanti. In questo scenario senza speranza per la nostra specie, facciamo la conoscenza del giovane e scapestrato Dante, la cui vita è fatta di locali notturni, belle donne e menefreghismo generale, fino all’arrivo di Kat, una giovane medium che implorerà il protagonista di aiutare lei e l’Ordine per sventare la minaccia demoniaca. Dante sarà perciò costretto non solo a salvare il mondo ( solito luogo comune), ma anche a conoscere sé stesso, il suo passato, la sua dualità angelico-demonica e tutte le conseguenze che ne scaturiscono. La trama racconta una storia di vendetta per un torto subito, ma anche di compassione e speranza nei confronti dell’umanità. In chiave diversa rispetto al passato, assistiamo alla nascita, alla crescita e alle nuove consapevolezze di Dante, che da ragazzino diventa uomo, o per meglio dire Nephilim, dotato di poteri prodigiosi che deciderà di usare per il bene comune. Molti sono i richiami al terzo capitolo della serie (che fa da prequel alla stessa), ma altrettante sono le incongruenze con la storia principale (che non stiamo qui ad elencare per ragioni di spoiler), che impediscono di collocare cronologicamente DMC nella saga. Per questo preferiamo vederlo e viverlo come un reboot anche a livello narrativo. Fatta questa premessa, la storia convince, appassiona e regala qualche personaggio secondario, come Kat e Vergil, che abbiamo apprezzato non poco. Il copione prevede, a nostro avviso, un linguaggio e situazioni a volte troppo forzate, forse per accentuare la natura ribelle di Dante e il carattere esplicito e senza censure di questo reboot. Onestamente preferivamo il sarcasmo educato ma d’impatto dell’originale, che colpiva lo stesso in maniera tagliente. Nulla di paradossale comunque, dato che la storia viene raccontata bene ugualmente. Certo non aspettatevi una trama profonda e personaggi dal profilo psicologico sopra le righe (stiamo pur sempre parlando di un action che ha fatto la sua fortuna per il gameplay, non certo per la sceneggiatura), ma nella sua umiltà DMC coinvolge fino ai titoli di coda, dove però ci saremmo aspettati il consueto finale segreto, che purtroppo non abbiamo trovato. Pazienza.

Trascinati nel limbo

Molti accusano ingiustamente e inconsapevolmente Ninja Theory come i responsabili dello stravolgimento di questo capitolo, quando in effetti è Capcom a dare le direttive, e gli sviluppatori hanno il compito di adattarsi e soddisfare al meglio le richieste. Dopo averli già visti all’opera con Heavenly Sword ed Enslaved, non potevamo non essere fiduciosi nei confronti del lavoro del team, e le attese sono state decisamente ripagate, in buona parte. L’universo di DMC abbandona i toni scuri, le architetture gotiche e le atmosfere vagamente horror dei primissimi capitoli (che ci mancano tanto, lo ammettiamo), in favore di un look decisamente moderno e a tratti addirittura psichedelico. La luminosità, ma soprattutto i colori, fanno da padroni di casa per tutta l’avventura in compagnia di Dante: ora tenui e caldi, poi accesi e brillanti per poi esplodere in esperimenti acidi ed elettrici, in cui musica, arte e stile moderno disegnano una tela difficile da collocare, ma anche irresistibile nella sua complessità. Quello di DMC è un mondo pulsante, vivo, dove il realismo delle strutture architettoniche moderne viene "contaminato" e "contagiato" dal mondo dei demoni, come due dimensioni che tentano di accavallarsi l’una sull’altra. Per certi aspetti, il risultato ricorda vagamente Silent Hill: quando il Limbo prende il sopravvento sulla realtà (cosa che accade continuamente), la città si sgretola, si frantuma, creando voragini, mentre sostanze appiccicose e gelatinose inquinano pareti, pavimenti e tutto quello che trovano per modificare la realtà. Merito questo dell’Unreal Engine 3, che nonostante non regali il top del top in quanto a grafica (le texture a volte sono caricate malissimo e i dettagli, come le ombre, non sono sempre pregevoli), si rivela un ottimo motore ancora oggi e qui utilizzato decisamente al meglio. Ottime le animazioni di Dante, ma poco curati i particolari sul viso, soprattutto nei primi piani (stesso discorso per i personaggi secondari) visibili nelle cinematiche. Queste ultime sono state create sia con la stessa grafica di gioco che attraverso filmati pregiati e particolarissimi, che desteranno più di un sorriso. Mentre sarete presi dal seguire le vicende, vedrete di tanto in tanto scritte che nascono dai muri, murales che prendono vita e tante altre scelte stilistiche che completano un mosaico originale e decisamente bello da contemplare. Peccato solo per qualche occasionale rallentamento. I nemici vantano un design quasi disturbante: bambole sporche metà di plastica metà organiche armate fino ai denti, cherubini dotati di scudo e raggio esplosivo, giganti corazzati, quadrupedi infernali, spettri di ghiaccio e tutto un nuovo repertorio da mandare sottoterra a suon di spade e pistole. Passiamo al comparto audio: la colonna sonora , fiore all’occhiello della serie, offre nuovamente pezzi rock, heavy metal ed anche techno durante i combattimenti: aspettatevi dunque note elettrizzanti e taglienti scontro dopo scontro. Non mancano nemmeno musiche più rilassanti, soprattutto durante le fasi di esplorazione e platform. Ottimo come sempre il doppiaggio inglese e tutto sommato buono quello italiano (nuova moda di Capcom iniziata l’anno scorso con RE:Revelations), anche se (non ce ne voglia a male il bravissimo Massimo Di Benedetto) avremmo preferito una voce, o meglio, un’interpretazione più decisa, sarcastica e in grado di mettere in soggezione il nemico come solo Dante sa fare. Non riusciamo ancora ad abituarci a sentire Dante sparare parolacce a raffica ogni tanto, per di più in italiano, ma per fortuna sono momenti occasionali che passano in fretta. Il vero neo del comparto audio è rappresentato dall’improvviso abbassamento e addirittura dalla sparizione del parlato durante alcune cutscene, una piaga che travolge tantissimi giochi, ma che si spera sia risanata da una patch in futuro, che conceda anche magari la possibilità di selezionare più lingue senza essere costretti alla sola italiana. E’ inconcepibile come nel 2013, dove si può fare praticamente di tutto con videogiochi, esistano ancora titoli in cui non si possa selezionare la lingua (almeno quella inglese!) pur mantenendo i sottotitoli in italiano.

SpiderDante

E passiamo finalmente al grosso e vero dilemma (altro che look emo e storia diversa!) che dovrebbe attanagliare un vero fan della serie: il gameplay di DMC è al pari degli altri capitoli o Capcom ha rovinato l’ennesimo cavallo di battaglia videoludico per sempre!? Vi anticipiamo subito che, se c’è una cosa che ci ha convinti pienamente in questo titolo è proprio la giocabilità, folle, divertente, appassionante e coinvolgente, oggi come allora, e in questa sede impreziosita da features intriganti, che regalano un approccio diverso, ma più completo, rispetto al solito "affetta e spara tutto quello che appare su schermo per poter proseguire". Ma andiamo per ordine. La versione da noi testata è la deliziosa Son of Sparda Edition per Playstation 3, che offre due skin per decorare due delle vostre armi e soprattutto la collana indossata da Dante nel gioco. Una volta avviata la schermata dei menù, potrete sin da subito scegliere se cimentarvi nella modalità Umano (facile), Cacciatore di Demoni (normale) o Nephilim (difficile). Ma una volta terminato il gioco ne sbloccherete di altre per mettere alla prova la vostra destrezza e il sangue freddo. Si perché, se da un lato le prime due incoraggiano i meno avvezzi al genere hack n’slash e i profani della serie ad avvicinarsi al nuovo universo DMC, le successive saranno a dir poco impossibili e vi ridurranno i polpastrelli in cenere. Siete avvisati. Un gioco per tutti e alla portata di tutti, che siate pigri, novizi, tosti o hardcore gamers. Il primo livello, nel quale potrete scegliere se abilitare o meno il tutorial, sarà fondamentale per prendere confidenza con il nostro nuovo Dante. Cosa è cambiato rispetto al passato? Dante anzitutto non ha bisogno di potenziamenti per correre e saltare, dato che, sin da subito, sfreccia e compie salti doppi senza la minima fatica, in maniera fluida e con perfetta agilità. Per di più, nei livelli successivi acquisirete la capacità di compiere balzi aerei che vi faranno oltrepassare voragini profonde. Sin dalle prime battute avvertirete una cerca familiarità con le avventure a base di sezioni platform. L’esplorazione infatti va di pari passo con l’azione in questo reboot: Limbo City non è una tranquilla città come avrete intuito, e quando Dante viene risucchiato nel limbo capiterà spesso e volentieri di saltare da una piattaforma all’altra per non precipitare nel vuoto e raggiungere cosi punti elevati e zone apparentemente inaccessibili. Tutto questo grazie alle armi angeliche e demoniche, che oltre ad essere degli ottimi e infallibili strumenti di morte (le cui caratteristiche saranno trattate più giù), fungono da veri e propri rampini (che chiameremo Elevazioni angeliche e demoniache a seconda del caso) per raggiungere alcune piattaforme e avvicinarne di altre per crearsi una strada e proseguire. In pratica assistiamo all’evoluzione del Devil Bringer di Nero visto in DMC4, qui più sfruttato, più deciso e decisamente più intrigante. Saltare e correre di quà e di là sarà non solo necessario per procedere oltre, ma anche per scovare, negli anfratti più nascosti dei livelli, porte segrete e oggetti rari, come le stelle verdi e viola (per ripristinare rispettivamente la salute e il mana demoniaco) e gli orbs rossi, ancora una volta necessari per comprare oggetti (o a inizio missione o scovando le statue apposite lungo i livelli).

Il diavolo perde il pelo (bianco)..ma non lo stile!

I combattimenti rappresentano come sempre il cuore pulsante della serie, e anche questo capitolo non fa eccezione. Dante disporrà sin da subito della fida Rebellion (maneggevole e letale) e delle pistole gemelle Ebony & Ivory (caratterizzate da un design leggermente diverso rispetto a quelle originali). Il tasto Quadrato è riservato al fuoco delle armi (tenendolo premuto caricherete il colpo, con i potenziamenti adeguati ovviamente); con il dorsale L1 (o R1) effettuerete la schivata e ai tasti Triangolo e Cerchio sono assegnati gli attacchi per effettuare fendenti contro i nemici. In particolare con Cerchio, potrete sollevare in aria i malcapitati e finirli comodamente sospesi nel vuoto. Pigiando i tasti in maniera corretta e col giusto tempismo (magari dando un’occhiata all’elenco di mosse o facendo pratica nella sezione Allenamento), darete il via ad una serie di combo (come sempre giudicate e valutate con una lettera sulla destra dello schermo) spettacolari e folli, che vi aiuteranno non solo a sconfiggere prima i nemici, ma anche a guadagnare punti abilità, necessari per potenziare le armi bianche, quelle da fuoco e le abilità generali di Dante, che sostituiscono e in parte sintetizzano gli Stili conosciuti nel terzo e nel quarto capitolo della serie. Avanzando, entreremo in possesso di strumenti letali, sia angelici che demoniaci. Questa differenza è importante, dato che le armi hanno effetti diversi sui nemici (e anche sull’ambiente stesso) , alcuni dei quali possono essere sconfitti solo da determinate armi. Per utilizzarle, dovrete tenere premuto il trigger dorsale L2 (per le armi angeliche) o quello R2 (per quelle demoniache) e quindi usare Triangolo e Cerchio come con Rebellion. Le prime sono ottime per gli attacchi a distanza ma infliggono pochi danni, le seconde sono letali, ma lente e utili a distanza ravvicinata. Questo sistema (come sicuramente i fan di Ninja Theory e di Nariko avranno intuito), ricorda non poco i diversi utilizzi della spada in Heavenly Sword. Per rimanere in tema, non manca nemmeno un omaggio al più recente Enslaved, grazie ai primi piani di Dante (con tanto di urlo rabbioso!), dopo aver eseguito una mossa finale per distruggere gli ultimi nemici in determinati dungeon, esattamente come capitava col protagonista Monkey, dove la sequenza finale rallenta per mettere in risalto l’espressione brutale (ma vittoriosa) del personaggio. A seconda del livello di difficoltà che sceglierete, troverete i nemici comportarsi in maniera differente: il più delle volte attaccano in gruppo e tenteranno di accerchiarvi, e qui la schivata ha un’utilità praticamente indispensabile. Determinati colpi stordiranno il nemico e vi consentiranno di finirli come si deve e come vi pare, dato che potrete cambiare arma in qualsiasi momento con i tasti direzionali. Ma la caratteristica peculiare dei combattimenti è rappresentata dagli scontri in verticale: attraverso il rampino presente nell’arma Osiris, Dante può in qualsiasi momento agganciare un nemico anche se si trova in alto, per dare il via a combattimenti in aria avvincenti e immediati, passando da un nemico all’altro senza rallentamenti o azioni macchinose. Discorso simile per il rampino di Arbiter, solo che in questo caso saranno i nemici ad essere attirati nella vostra morsa letale e alcuni di essi perderanno lo scudo che li protegge. Pensata per il combattimento aereo è anche la trasformazione di Dante in demone attivando il Devil Trigger: l’effetto ricorda la modalità Hysteria di Alice: Madness Returns, dove lo scenario perde i colori in favore di un bianco e nero disturbante, e dove Dante sfoggerà il cappotto rosso e la chioma bianca, per la gioia dei nostalgici. La barra demoniaca diminuirà progressivamente e si riempirà, come al solito, durante gli scontri. Complessivamente, l’azione si trasforma in un turbinio di adrenalina, combo oltre ogni limite e divertimento garantito. Se proprio dobbiamo fare i pignoli in questo contesto, abbiamo sentito in maniera palpabile l’assenza del targeting system fisso (eppure un tasto libero per assegnarlo c’era!): non potrete infatti focalizzarvi su un nemico specifico, ma solo su quello più vicino, sia con le spade che con le armi da fuoco (i cui proiettili andranno nella direzione da voi scelta e non propriamente verso il bersaglio). Per fare un esempio: se in passato bastava tenere premuto R1 e Triangolo per un affondo con la spada (lo Stinger per intenderci), adesso bisognerà dare due colpetti all’analogico sinistro e poi premere Triangolo. Sembra una sciocchezza a parole, ma nelle fasi più concitate rimpiangerete R1, soprattutto in modalità impossibili come Dante Must Die. Si tratta comunque di piccole crepe sensibili ma non certo gravi, e con un po’ di pratica padroneggerete tutte le armi con stile da vendere. Non mancano nel nostro inventario alcune diavolerie cosi letali da far impallidire Lucifero: citiamo ad esempio Aquila, che è composta da una serie di chakram in grado di allontanare o paralizzare momentaneamente i nemici, avendo cosi il tempo di finirli, senza contare che possono distruggere gli scudi protettivi di alcuni nemici e tagliare i tentacoli che sbarrano la strada. Simili agli Ifrit (DMC1), sono gli Eryx, una coppia di magli demoniaci in grado di assestare pugni infuocati letali, utili anche per sfondare determinate porte. Meno ricco l’inventario armi da fuoco, che oltre alle pistole e alla doppietta, include solo uno speciale lanciagranate, i cui proiettili sono in grado di attaccarsi al nemico ed esplodere come le bombe con detonatore. Per completare l’avventura principale dovrete portare a termine ben 20 missioni, alcune delle quali interamente dedicate alle boss fight. Ce ne sono alcune davvero travolgenti, soprattutto quanto vi obbligheranno a sfruttare diversi tipi di armi, rampini e giusto tempismo all’unisono, il tutto all’insegna della spettacolarità visiva. La campagna vi terrà incollati allo schermo per un bel po’, soprattutto se sceglierete modalità "all’altezza" di un vero cacciatore di demoni che non deve chiedere mai (chi ha detto Nephilim?), ma la longevità aumenta notevolmente rigiocando l’avventura per potenziare al massimo le abilità, le barre salute/mana demoniaco, ottenere i costumi e scovare tutte le missioni segrete. Come extra seguono le modalità Figlio di Sparda, Paradiso o Inferno, Inferno e Inferno e Dante deve Morire (a vostro rischio e pericolo). Chiudono in bellezza i bozzetti (ma dovrete sudarveli in battaglia per averli tutti) e la possibilità di rivedere il filmato introduttivo (ma perché non hanno inserito una gallery per "tutti" i filmati a questo punto!?). Ricordate infine di dare un’occhiata alla Classifica online, che immortalerà i vostri successi. Ma il divertimento in compagnia del diavolo è destinato a non finire troppo presto: Capcom ha da poco confermato che nei prossimi mesi verranno rilasciati costumi alternativi (al costo di 320 MSP/3,99 euro) , la modalità Bloody Palace (gratuitamente ) e soprattutto Vergil’s Downfall (al costo di 720MSP/8,99 euro), la campagna interamente dedicata al fratello del protagonista.

Conclusioni

Dmc- Devil May Cry sarà ricordato come uno dei titoli che ha diviso in due pubblico e critica, fan e profani, fanatici e non. In mezzo a queste acque torbide, tra critiche feroci (a prescindere se siano costruttive o esagerate, questo è soggettivo) che additano il nuovo look del protagonista, lo stravolgimento della storia e leciti dubbi sulla effettiva necessità di creare un riavvio della serie anziché continuarla, non ci possiamo però dimenticare di valutare e giudicare oggettivamente quello che abbiamo sulle nostre scrivanie. Molto più saggio e pratico rispetto all’immaginare quello che il nuovo capitolo poteva essere o come ciascuno di noi voleva che fosse. Per questo ci sono i forum, qui si valutano i fatti, non le teorie e le preferenze del singolo, ma le ragioni per cui vale la pena o meno acquistare un prodotto. E sulla carta abbiamo un ottimo hack n’ slash, caratterizzato da un level design unico, originale e sopra le righe, da un comparto tecnico non al top, ma comunque all’altezza di immortalare le situazioni più assurde in un videogioco, ma soprattutto da un gameplay esplosivo, dall’elevato spessore e dotato di un certo carattere, che rivoluziona (solo per certi aspetti!) la giocabilità dei precedenti capitoli. Comprendiamo che il paragone col passato risulti pressoché inevitabile: questo reboot non eguaglia naturalmente le atmosfere tenebrose e gotiche del primo capitolo, non supera il gameplay perfetto del terzo e le tante incongruenze narrative rendono la trama non collocabile nel mosaico dei capitoli principali. In parole povere, il Dante con la d maiuscola rimane e rimarrà sempre quello originale. La serie necessitava di un reboot? Secondo noi no, la storia poteva continuare da dove Capcom l’aveva lasciata. Bon. Ma anche alla luce di tutto questo, Dmc rimane pur sempre non solo un ottimo action da iniziare, finire e rigiocare fino allo svenimento, ma anche un ottimo capitolo della serie, che non è giusto condannare solo per alcune scelte stilistiche. A noi non interessa se Dante è bruno o albino, non interessa se è un mezzo demone o un Nephilim. A noi interessa solo un protagonista all’altezza di un gameplay esplosivo, dannatamente folle e all’insegna dello "stile tamarro" che tanto abbiamo amato, e in questo Ninja Theory vince su tutta la linea. Se in futuro ritroveremo la serie originale o il proseguimento delle avventure del giovane metà angelo metà demone, è ancora presto per saperlo, ma di una cosa siamo certi: anche percorrendo una strada diversa, il gioco ci ha risucchiato nella sua danza mortale, e solo questo conta davvero, scatenarsi con stile, al limite della follia. Let’s Rock!

CI PIACE

L’azione travolgente, le fasi platform, il fattore sfida sempre personalizzabile per ogni tipo di giocatore
Non è il vecchio Dante, ma con le armi ci sa fare
Giocabilità immediata, che può creare dipendenza!
Level design e atmosfere esagerate, originali e perfettamente amalgamate con il nuovo contesto narrativo
La storia non è affatto male..

NON CI PIACE

..ma le incongruenze di situazioni e personaggi con quella originale sono davvero tante e non si possono ignorare
A volte i toni e le situazioni esplicite appaiono troppo forzati
Il primo e il terzo capitolo rimangono comunque insuperabili ancora oggi
Qualche incertezza tecnica, soprattutto nel comparto audio e nel doppiaggio in italiano
L’assenza del targeting system si sente
Se Capcom non avesse utilizzato la parola “reboot” e non avesse cambiato alcuni punti cardine della storia, sarebbe stato un successo e questo gioco non avrebbe diviso i fan

Conclusioni

Anche con i capelli scuri, un nuovo team di sviluppo e un vero e proprio riavvio della serie, Dmc-Devil May Cry si rivela essere un ottimo action, all’insegna del divertimento, dell’azione senza respiro, ma anche dell’avventura. Il tutto attraverso uno stile unico e ricercato e un gameplay rivoluzionario che vi terrà impegnati parecchie ora a danzare col diavolo!

8.6Cyberludus.com
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Redazione
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