Dead Space 3 – Hands on

Aspettando l’orrore di una volta, o forse no?

Poco più di due settimane ci separano dall’arrivo del tanto atteso Dead Space 3, terzo capitolo della fortunata serie "survival horror" Visceral Games prodotta da EA. O almeno, survival horror era sicuramente il primo capitolo della serie, dove luoghi angusti e bui, silenzi spezzati da urla e versi improvvisi e soprattutto un esercito di aberrazioni cosi terrificanti da far impallidire anche Ellen Ripley (Alien), ne hanno decretato il successo, consacrandolo come miglior survival horror di questa attuale generazione di console, mentre Resident Evil e Silent Hill fallivano miseramente con i loro disperati esperimenti poco graditi ai fan. Ma con il secondo capitolo abbiamo avvertito, anche se non in maniera marcata, il sentore di una componente action più presente, e temevamo che sarebbe stata questione di tempo prima che l’azione diventasse sempre più massiccia in questa serie. Il trailer e la demo del terzo capitolo, mostrati allo scorso E3 2012, hanno creato scalpore per via della presenza non solo di squadriglie di soldati "umani" pronti a fare fuori il caro vecchio Isaac Clarke, ma anche e soprattutto per la modalità cooperativa, che schiacciava non poco l’occhio ad Army of Two, per via del secondo protagonista. Visceral Games e EA hanno però promesso che, nonostante qualche dose di sparatorie in più, l’orrore e il terrore che abbiamo amato in questa serie sarà onnipresente, pronti a sconvolgerci ancora una volta. Ci sarà da fidarsi? Noi siamo come San Tommaso e attendevamo con ansia la versione di prova (versione Playstation 3) che abbiamo testato appositamente per voi. Siate pronti, perché questa volta lo spazio sarà tutt’altro che morto.

Alla ricerca di Ellie

Abbiamo già trattato Dead Space 3 nella nostra anteprima dell’E3 2012. In questa sede ci occuperemo principalmente del lato tecnico e soprattutto del gameplay del titolo EA, per capire cosa davvero è cambiato rispetto al passato, e se in bene o in peggio. Una volta arrivati alla schermata dei titoli, potrete scegliere sin da subito se giocare la campagna in singolo o dedicarvi alla cooperativa in compagnia di un amico o di un utente presente in rete. Abbiamo deciso "ovviamente" di onorare le origini della serie giocando da soli. Un breve filmato ci farà intuire che la navicella su cui stava a bordo il nostro ingegnere Isaac Clarke è precipitata schiantandosi nel bel mezzo della neve e, giusto per complicare la situazione, Ellie (una delle superstiti della strage nella stazione Titan del secondo capitolo) è scomparsa. La nostra missione sarà naturalmente quella di cercarla nelle lande innevate e gelide di Tau Volantis. Siamo qui, presumibilmente, anche per l’esistenza dell’ennesimo Marchio, l’artefatto che ha dato origine agli spaventosi necromorfi. Un marchio che Isaac conosce fin troppo bene. Prendendo il controllo del protagonista, ci accorgiamo che il primo approccio è decisamente familiare: l’inquadratura è come sempre in terza persona, possiamo ruotare a nostro piacimento la telecamera, corriamo con L2, spappoliamo casse e cadaveri con i nostri piedini grazie ad R2 e miriamo e spariamo con L1 ed RI. Fin qui nulla di nuovo. Pigiamo lo stick R3 per evidenziare il percorso e ci incamminiamo. Iniziamo la nostra gita non proprio turistica e qui notiamo un comparto grafico che, pur non superando chissà di quanto quello del secondo capitolo, ci ha regalato forti emozioni. Anzitutto l’effetto delle neve reso benissimo sotto i nostri piedi, per non parlare di quello della bufera che ci ha investito in pieno rendendoci la visibilità scarsa e confusa per certi tratti. Interessante l’effetto del vento e della fisica sugli oggetti, che si muovono seguendo lo stesso andamento del vento. E poi eccolo li: uno scorcio bellissimo di un tramonto rosso sangue all’ orizzonte ci distrae dalla nostra missione.. Nonostante il codice fosse vecchio, la resa grafica è già altissima e ottimo sembra il level design, e non immaginiamo il prodotto definitivo. Ottimo il doppiaggio in italiano presente nella demo, i suoni graffianti e le melodie ansiogene della colonna sonora. Abbiamo però notato che i suoni coprono a volte il parlato, a livelli tali che abbiamo dovuto selezionare i sottotitoli. Ci è sembrato strano trovarci all’aperto per la prima volta, ma vi assicuriamo che i versi improvvisi e l’arrivo dei primi necromorfi ci hanno fatto ricordare che stiamo giocando a Dead Space. Il comitato di benvenuto è saltato fuori da sottoterra all’improvviso: se dobbiamo essere onesti, il design dei primi nemici non ci ha sbalordito come fecero i primi nemici del primo capitolo. Tuttavia, i necromorfi hanno ancora la qualità di farci indietreggiare aumentando il nostro stato di ansia. Iniziamo subito a trivellarli di colpi, e solo dopo un po’ i nemici cadano a terra, ma solo per rimettersi in piedi attraverso pezzi di corpi di cadaveri in cerca di vendetta. Come in passato, la regola migliore per liberarsi dei necromorfi è trivellarli di proiettili finchè non cadono a terra, per poi schiacciarli con il nostro piede destro per ridurli in poltiglia. Abbiamo notato una cosa curiosa: mirando con le nostre armi, Isaac acquisisce un passo più veloce e spedito, che diviene più lento invece quando cammina semplicemente. Il motivo? Mistero.

Freddo, mostri e umani

In giro troviamo delle casse da distruggere con dentro medikit, munizioni e pezzi di armi da utilizzare per crearne di nuove o modificare quelle già in nostro possesso (ma di questo parleremo in seguito). Ci accorgiamo ben presto che al gelo, ai necromorfi e ai soldati, si aggiunge un altro nemico: l’ambiente. Di tanto in tanto assisterete ad adrenaliniche cinematiche interattive in cui ad esempio rischierete di precipitare nel vuoto o di venire schiacciati da terribili oggetti dello scenario. Basterà naturalmente premere i pulsanti giusti al momento giusto e sarà fatta, ma non prima di esservi preso uno spavento. Onestamente abbiamo gradito la cosa, che ci ha ricordato non poco la serie Uncharted. Via libera, ma ancora per poco, dato che un enorme ragno corazzato ci si presenta davanti bloccandoci la strada. Abbiamo notato che i nemici tendono a caricare spesso e volentieri, ed è per questo che la capriola (L2 + direzione da noi scelta con lo stick analogico sinistro) si è rivelata una future essenziale ed appagante, soprattutto con tanti nemici su schermo. Come al solito, boss e miniboss sono caratterizzati da punti deboli visibili (ma non sempre facili da centrare naturalmente), grazie ai quali possiamo indebolirli e finirli. Sopravvissuti a morte certa, è il momento della squadra di Unitology, la setta religiosa che venera il Marchio, ad accoglierci e determinati a porre fine alla vita del nostro sfortunato ingegnere. Qui apprendiamo altre due nuove futures: la possibilità di piegarsi tenendo premuto R3 e la possibilità di accucciarsi dietro un riparo basso premendo L1. Un brusco risveglio dall’orrore, lo ammettiamo: le fasi contro i soldati umani sono cariche di azione e bisognerà sfruttare al meglio i ripari per non fare una morte dolorosa. In tutto questo, i necromorfi non se ne staranno a guardare e non solo attaccheranno indiscriminatamente i soldati quanto voi, ma sfrutteranno i cadaveri per prenderne il controllo. Il risultato si tradurrà in zombie in grado sparare, ma senza una buona mira per fortuna. Se a malincuore abbiamo accettato le fasi action, non ci è risultato però facile capire il perché di un sistema di copertura fatto alla buona: non sarà possibile infatti ripararsi dietro le pareti, ma solo dietro i muri bassi. Perché ideare un sistema di copertura solo a metà e fatto male? Una volta accettato lo avremmo gradito perfettamente funzionante. Pazienza.

Un compagno d’armi

Sopravvissuti ai soldati ci addentriamo finalmente in un luogo al chiuso che ci ha ricordato molto gli anfratti pieni di marchingegni della nave spaziale Ishimura. Ad attenderci ci stava un enigma da risolvere: una trivella gigante bloccava il passaggio. Con l’aiuto dei nostri poteri, la stasi (per rallentare il tempo) e la cinesi (per muovere gli oggetti), siamo riusciti a liberarla, senza renderci conto però di averle dato la possibilità di scatenarsi davanti a noi rischiando di frullarci come frutta da bere. Ennesimo pretesto per usare la stasi per colpire i punti deboli e frantumarla, facendo attenzione ai nemici nei paraggi. Torniamo all’aperto, ed ecco l’ennesima squadra pronta a farci a strisce, ma sorpresa, un enorme boss, ancora più mostruoso di quello finale del primo capitolo, schiaccia in un attimo i nemici e tenta di risucchiarci nella sua bocca. Ed è proprio qui che finiscono in nostri venti minuti in compagnia di Dead Space 3. Gasati ma ancora pieni di domande e voglia di giocare, selezioniamo subito la modalità cooperativa. Il secondo giocatore, attraverso un comodo sistema drop in/drop out, potrà entrare in qualsiasi momento nella nostra partita e il gioco cambierà a seconda della situazione. Stesso filmato, ma questa volta accanto a noi ci sarà Carver, un soldato venuto a distruggere il Marchio. Nonostante sia il nostro partner, Carver non sembra certo l’amico per la pelle di Isaac, anzi, ci fa capire che lui ha i suoi obiettivi, distanti da quelli del protagonista. Di tanto in tanto i due interagiranno scambiando due chiacchere, a volte prive di importanza, altre volte chiarendo le ragioni del loro arrivo in questo pianeta ostile. Questo significa che un vero appassionato della serie sarà oltremodo obbligato a giocare una seconda volta, ma in cooperativa. Ci aspettavamo un’atmosfera giocosa, quasi comica, e invece no; nonostante i suoi modi grezzi e l’istinto a comandare, Carver non intacca minimamente l’atmosfera di tensione (che non raggiunge però chissà quali livelli in questa demo) durante le nostre fasi esplorative. Oltre ai dialoghi, anche alcune sequenze cambieranno in sua compagnia: se in singolo dovevate salvarvi da soli in certe situazioni, adesso dovrete salvare voi il vostro compagno e sempre con lui dovrete collaborare per la risoluzione di enigmi. EA punta molto su Carver: a quanto pare il comandante ha perso moglie e figlio e il contatto con il Marchio darà inizio a vere e proprie allucinazioni, che solo lui potrà vedere, dato che Isaac è ormai immune ai suoi effetti. Un ennesimo motivo per rigiocare l’avventura, questo è certo. E se avete problemi a lasciare troppo presto un gioco, sappiate che Dead Space 3 vanterà una longevità doppia rispetto agli altri capitoli! E passiamo infine ai famosi banchi da lavoro. Di cosa si tratta? Dimenticate i nodi energetici attraverso i quali era possibile potenziare la nostra corazza, stasi, cinesi e soprattutto le armi. D’ora in poi saremo noi stessi a fabbricarci l’occorrente necessario per sopravvivere all’orrore. Raccogliendo materiale dentro le casse o nei pressi dei nemici caduti a terra, entreremo presto in possesso di un enorme bottino da sfruttare sui banchi da lavoro. Queste sezioni danno il via ad un vero e proprio sistema di crafting, presente ormai nella maggior parte degli sparatutto in prima e in terza persona. Avrete la possibilità di creare dal nulla armi nuove grazie ai progetti recuperati lungo i livelli o modificare le vecchie con nuovi pezzi (che vanno dal calcio, al grilletto, alla canna etc), organizzando cosi al meglio il fuoco primario e secondario del vostro arsenale. Potrete inoltre creare kit medici e munizioni. Tutto all’insegna dei fai da te. E’ innegabile che da un lato la cosa sia intrigante e che aggiunga una ventata di novità rispetto ai soliti milioni di nodi da recuperare. Ma è anche vero che tutti questi letali strumenti di morte incoraggiano la carneficina e non certo il terrore e la fuga. Se prima eravamo portati a indietreggiare davanti alle creature, adesso saremo quasi costretti a stanarle per mettere alla prova il nostro ingegno bellico! Per i più pigri, EA darà la possibilità di acquistare a pagamento potenziamenti, in modo da essere equipaggiati al meglio sin dall’inizio del gioco. E non dimentichiamo le armature, onnipresenti e vistose, soprattutto in questo capitolo, dove il freddo sarà incessante. Non resta che attendere il prodotto definitivo e dunque valutare se queste novità apportate alla serie saranno in grado di offrire benefici o pessime soluzioni.

Conclusioni

Dead Space 3 rappresenta uno dei titoli più importanti e più attesi di quest’anno, e Visceral Games ha deciso di fare le cose in grande per l’evento: una storia ricca di mistero e momenti clou, un comparto tecnico notevole e un level design intrigante e orde di necromorfi mostruosi, tra i quali boss giganti da togliere il fiato. La demo da noi provata ha regalato da un lato emozioni forti, sia per la familiarità dei controlli che per il comparto tecnico che per la superiorità numerica dei nemici (più agguerriti e ostinati che mai). Anche la stessa modalità cooperativa, che immaginavamo dannosa per questa produzione, ci ha sorpreso e divertito senza farci dimenticare che siamo pur sempre in un capitolo di Dead Space. I nostri unici dubbi scaturiscono dalla presenza degli scontri con i nemici umani, all’insegna delle armi da fuoco, caratterizzati da un sistema di coperture realizzato alla buona e dalla possibilità di costruire ordigni bellici capaci di mandare via l’ansia anche al più fifone dei giocatori. Il materiale sottoposto a nostro giudizio è troppo poco per sputare sentenze, ma ci auguriamo che Visceral Games mantenga le promesse e non rovini la vera essenza di questa serie, nata all’insegna dell’ansia e del terrore, due costanti che, ci auguriamo, possano albergare continuamente dietro di noi, al buio, mentre giochiamo a luci spente, e sempre pronte a sorprenderci proprio sul più bello, ancora una volta.