Non ci è stata data nemmeno una settimana di tempo per metabolizzare il tutto: come un fulmine a ciel sereno, nel fervore di un venticinquennale che sta(va) andando incredibilmente a rotoli, Capcom ascolta i suoi fan e propone un nuovo titolo della serie Mega Man? Che un vero e proprio nuovo titolo, in realtà, non è. Non stiamo parlando di Rock Man XOver, che sembra destinato a ricevere solo orribili trattamenti non solo dall’utenza ma anche da Capcom stessa, ma di Street Fighter X Mega Man: uno spin-off che nasce per celebrare l’inizio del venticinquesimo anniversario dell’androide blu e per chiudere, invece, quello del picchiaduro più famoso di tutti i tempi. E si tratta di un’idea che Capcom ha solo abbracciato: tutto è nato, infatti, da un gruppo di fan di Singapore e da una loro particolare proposta? Quale sarà il risultato di questo connubio società-giocatore?

Un’ultima sfida

Il compleanno del Blue Bomber è appena iniziato, ma non tutti sono pronti a festeggiarlo? Ultimamente, Mega Man non ha vissuto una vita serena e non ci sono più nemici a fronteggiarlo, ragione per la quale passa il suo tempo ad attendere una nuova sfida? All’improvviso, una familare onda di energia lo colpisce alle spalle? Un hadoken lanciato da Ryu, che reduce da un anno di grande festa vuole lanciare un appello all’androide, come a volergli dire "per ora hai combattuto solo contro dei robot? Ma non hai mai sfidato un vero lottatore!". Queste sono le semplicissime premesse di Street Fighter X Mega Man: otto sfidanti, otto livelli, otto armi e una formula promettente, sulla carta?

Sbilanciamento godereccio

Appena avviato il gioco, subito dopo i due loghi (con un simpatico Blanka selvatico ad accoglierci), si passa subito alla schermata del titolo? E da essa, agli otto "Fighting Masters", senza passare da salvataggi, opzioni, password o altro? E’ strano da dirsi, ma questo è già un sentore di quello che avverrà successivamente: le opzioni, per quanto esigue, sono accessibili mettendo in pausa il gioco a partita iniziata e permettono di reimpostare i controlli… ma non esiste altro. Come nel primissimo Mega Man (uscito in America proprio il 17 Dicembre di venticinque anni fa), qui si parte diretti verso l’avventura: non che sia un vero e proprio problema ma per una simile occasione, per questo sconto di universi, qualche tocco di cura in più avrebbe giovato senz’altro. I boss a disposizione sono presi a piene mani da svariati universi Street Fighter: abbiamo Ryu, Chun-Li, Dhalsim e Blanka per quanto riguarda i primi otto World Warriors, C. Viper dal quarto episodio, Urien dal terzo e Rolento e Rose direttamente dalla serie Alpha. Ognuno di essi è nascosto in un livello che ricorda il loro paese d’origine e gli scenari di combattimento dei loro giochi di provenienza: non mancano quindi templi, strade cinesi piene di nemici in bicicletta e giungle fitte con spine, liane e trappole di ogni sorta. Il level design del titolo si sposa magnificamente con la sua tematica, offrendo un approccio più semplice per i luoghi che riverberano tale semplicità e uno più complesso (a volte anche labirintico) per quelli che dovrebbero essere geneticamente più complessi o particolari; in alcuni di questi, inoltre, ci si troverà di fronte ad alcune aree da affrontare in maniera insolita, magari in volo sul nostro fedele amico canino Rush o scivolando da una piattaforma instabile all’altra mentre si attende la caduta di qualche roccia di troppo. Sfortunatamente, non tutti i livelli sono realizzati con la stessa cura: la grossa confusione generata dagli sprite accostati e da alcune scelte cromatiche e la rapidità con la quale alcuni di questi possono essere attraversati sbilanciano l’esperienza più verso una corsa rapida, con un susseguente fiatone da smaltire solo a boss sconfitto. La difficoltà tipica di questo universo a 8-Bit, invece, è meravigliosamente sopravvissuta: i boss sono davvero ostici (C. Viper e Dhalsim su tutti), hanno tutti tenere vocine elettroniche e, ad omaggiare ulteriormente la serie Street Fighter, ognuno di loro può accumulare danno e lanciare, a barra caricata, una Ultra Combo, come se si trovassero davvero nel contesto di un picchiaduro? Non mancano nemmeno gli effetti speciali da sconfitta o la possibilità di realizzare un ?Perfect’! Una volta ottenuta una delle nuove armi (anche queste, non sempre utili o ispirate) si può godere di un momento di vero genio: per testare il suo nuovo equipaggiamento, Mega Man si reca in una Training Room dove ci sarà Dan ad attenderlo, pronto a subire gli effetti di ogni nuovo ritrovato tecnologico per poi andarsene, capriolando via, gaglioffo come sempre.

Strani remix: affezione formato chiptune

Il comparto musicale di Street Fighter X Mega Man merita una menzione a parte: ogni traccia per ogni livello è stata remixata per fare in modo che contenesse elementi di una base 8-bit di un Mega Man originale e quelli di una traccia di Street Fighter, presa di peso dai livelli dei vecchi titoli: è una premessa di grande carattere che avrebbe potuto portare a risultati davvero altalenanti. Luke Esquivel (conosciuto come A_Rival) ha realizzato, invece, un lavoro egregio. E’ semplice riconoscere le tracce originali e sentire come è stato capace di mescere stili e suoni completamente diverse è qualcosa che scalda il cuore e emoziona chiunque possa definirsi come vero appassionato di queste due serie Capcom. Resta, purtroppo, la dolente pecca della gestione del sonoro: il volume di colpi ed esplosioni è, spesso, troppo alto e finisce per coprire quasi tutte le tracce nei loro momenti migliori, rendendo necessaria una pausa per fare in modo che le orecchie possano godere di simili capolavori. Una volta che si conclude il gioco, tuttavia, si va incontro alla traccia di chiusura di Street Fighter II, una delle più gioviali e accattivanti di sempre, remixata in 8-bit e unita a un beat che ricorda il brano di chiusura di Mega Man II: se la si ascolta pensando intensamente all’esperienza di gioco appena vissuta si rischia seriamente di arrivare alle lacrime.

Conclusione

Street Fighter X Mega Man regala grandi emozioni, purtroppo, solo a chi conosce per davvero le fonti che lo hanno originato: se si guarda come un Mega Man allora si attesta su una triste mediocrità (meglio del quinto episodio, comunque) che lo rende estremamente godibile fino al punto in cui ci si rende conto che molti problemi possono essere risolti con un po’ di ragionamento e tanto Mega Buster. Manca quella unione armonica armi-livelli della quale si è fatta esperienza in Mega Man II e 9, manca quel tanto in più necessario a farci tornare sopra presto chi lo ha già giocato. E’ un fascino che prende fino a che non si arriva ai crediti, poi si vuole sempre di più: potrebbe semplicemente essere una sensazione legata alla carenza di titoli della serie nell’ultimo periodo, ma resta il fatto che questa leggera insoddisfazione resta. Nonostante tutto, però, è bello vedere di nuovo saltare Mega Man, è bello sentire di nuovo lo stilizzato rumore dei suoi colpi e vederlo affiancato a tante facce note, alle quali è difficile non voler bene: bentornato, Blue Bomber, e speriamo di non perderti più di vista.

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CI PIACE

– Non costa niente!\n- E’ un crossover curioso che permette risultati inattesi\n- Molte apparizioni carismatiche per un gran bel compleanno\n- Alcuni livelli particolarmente ispirati…

NON CI PIACE

– … Ma non tutti\n- Alcune armi sono davvero inutili\n- Estremamente breve

Conclusioni

Street Fighter X Mega Man delude le sue grandiosi aspettative, lunghe solo una settimana, solo in minima parte: il gameplay di Mega Man è presente, così come sono presenti la sua struttura e tutta la sua difficoltà. Sfortunatamente, come già accaduto per l’episodio 10, questo spin-off celebrativo gode di un level design interessante ma non sempre all’altezza di quanto vuole proporre. Resta, comunque, tutto il fascino di due universi che si sono incontrati, per la prima volta, in un contesto unico: è comunque una festa dal grande valore storico, peccato che sia stata preparata con una cura, a volte, leggermente limitata.

7.5Cyberludus.com
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