Turista fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi ahi ahi? Mai pubblicità fu più veritiera. Se c’è una cosa che i protagonisti dei videogames e di qualsiasi altra opera di intrattenimento sono bravissimi a fare è il cercarsi i guai. Prendete il giovane Jason Brody, brillante giovanotto americano sulla trentina, che insieme al fratello Grant e a uno sparuto gruppo di amici decide di intraprendere una bella vacanza nelle incantevoli isole del sud-est asiatico. Della serie "The Beach non vi ha veramente insegnato nulla", l’allegra brigata si diletta tra varie attività, tra cui alcune smaccatamente borderline, e tra queste vi è il paracadutismo. Peccato che l’atterraggio sulle Isole Rook, splendido posto tanto degno di una cartolina quanto di essere il set di uno di quei fantastici film horror tanto in voga nei primi anni 2000, causerà non pochi problemi? E una allegra vacanza diventa un tranquillo weekend, e non solo, di paura. Ubisoft ci mostra il percorso di un uomo dall’"average guy" al vero guerriero, e come Woodstock in fondo non sia mai passata di moda. Inizia l’esplorazione di Far Cry 3.

Alla faccia di Jack Sparrow

Breve recap per coloro che si fossero persi gli episodi precedenti. Far Cry 3 è il nuovo capitolo di una serie di FPS nata ad opera di Crytek otto anni orsono. Il primo capitolo uscito nel 2004 fu, sotto molti aspetti, una rivoluzione: non era il solito FPS su binari, come un COD qualsiasi, ma miscelava sapientemente il genere con meccaniche proprie dei free roaming, facendo sentire il giocatore veramente al centro prima di tutto di un’avventura di sopravvivenza su un’isola ostile. Crytek poi si mosse verso altri lidi e lasciò in eredità ad Ubisoft la serie, che vide l’uscita di un secondo capitolo nel 2008. Stavolta ambientato in un immaginario stato del Centro-Africa dilaniato dalla guerra civile, il gioco mantenne l’impostazione base che tanto successo ebbe nel primo Far Cry, ma non riuscì a regalare un’esperienza allo stesso livello. Nonostante questo, il gioco ebbe un buon successo di vendite, e così ora Ubisoft ci regala Far Cry 3, che riporta la serie dentro al tema "isola paradisiaca con le frequentazioni sbagliate".

Torniamo al prode Jason. Come già detto l’atterraggio suo e della sua compagnia sulle Isole Rook sarà quanto di peggio potesse capitargli. Ad accoglierlo sarà un tale di nome Vaas, un individuo non esattamente raccomandabile con una parola su tutte a rappresentare il suo mantra: follia. Essa sarà il fil rouge che lega tutta l’avventura, il nucleo attorno al quale ruoterà tutto un vortice di azione, violenza e psichedelia. Jason verrà catturato dai pirati al cui comando c’è Vaas, per poi essere torturato e buttato in una cella insieme al fratello. Fortuna vuole che il fratello sia un ex marine, e come tale tiri fuori tutta la sua esperienza permettendo così ai due di fuggire. Trascinati dagli eventi, Jason si ritroverà quindi da solo, con la necessità di ritrovare il fratello e gli amici e di tornare con loro ad una vita normale. Per fare ciò dovrà combattere Vaas e i suoi compagni, che tengono sotto scacco gli abitanti delle isole con costanti soprusi. Far Cry 3 si struttura come un vero e proprio romanzo di formazione, in cui Jason è chiamato a scrollarsi di dosso le proprie insicurezze e la paura di non farcela che può avere un ragazzo normale in una condizione come la sua. Egli dovrà seguire la via del guerriero, rappresentata dai tatuaggi sul suo braccio, e porre fine alle angherie che si verificano sull’isola. Sarà una cosa rapida? No. Sarà facile? Ma proprio no! Sarà indolore? Ahahahah, questa è buona!

La lucida follia

Siamo su un’isola lussureggiante ma per lo più ostile, disseminata di villaggi di gente più o meno normale, costellata anche di avamposti dei pirati in questione. Che fare? La risposta non è così immediata. Far Cry 3 mostra da subito, ovviamente dopo l’immancabile tutorial iniziale, la cifra stilistica del suo essere, il leit motiv di tutto il gioco: la vastità. Prima di tutto il resto, Far Cry 3 è un viaggio nell’ambiente e in noi stessi, e quindi l’esplorazione è fondamentale. Girovagare per l’isola, scoprirne gli angoli più nascosti è tanto coinvolgente quanto appagante. Lo potremo fare in diverse "salse". La prima ovviamente è quella data dal seguire le missioni della trama principale, che inevitabilmente ci porteranno in punti diversi della mappa; secondariamente, potremo intraprendere delle missioni secondarie per gli abitanti dei vari villaggi, che anch’esse ci faranno scoprire parti diverse del luogo. Infine potremo anche abbandonare tutto questo e, novelli Bear Grylls, avventurarci per conto nostro in mezzo alla vegetazione. Vediamo più nel dettaglio il tutto. Le missioni principali che sviluppano la storia ci porteranno di fronte alle situazioni più disparate e a una schiera di personaggi quantomeno bizzarri, o per loro caratteristica o perché accompagnati da sostanze psicotrope di varia fattura. L’intreccio si sviluppa attraverso incarichi diversi che vanno dal liberare un luogo di ogni resistenza nemica, a far esplodere un determinato obbiettivo, fino anche all’infiltrarsi senza allertare nessuno.

E’ proprio questo binomio, proiettili e furtività, il cuore pulsante del gameplay. Non possono fare a meno l’uno dell’altro, potremo sì adottare un approccio poco incline al dialogo, imbracciando l’arma di turno e facendo fuori qualsiasi essere ci si pari davanti, ma così come in uno dei titoli migliori di questo periodo, Dishonored, sarà con uno stile più ragionato che il gioco darà il meglio di sé. Ecco allora che potremo pianificare da lontano con la fotocamera la nostra azione, vedendo gli obbiettivi e taggando i nemici visibili, per poi abbatterli da lontano a colpi di armi da fuoco o avvicinarci e sferrare letali attacchi corpo a corpo, a mano o col fido machete di cui siamo dotati.

Le missioni sono estremamente diversificate tra loro, e mentre molte ci lasceranno liberi di scegliere il nostro modus operandi preferito, altre ci obbligheranno ad adottare un certo stile, ad esempio lo stealth più spinto senza farci scoprire, pena il fallimento. L’IA fornisce una sfida quasi sempre varia e stimolante, non limitandosi a fare da bersagli con fattezze umane, ma cercando di replicare in maniera credibile alle nostre azioni e ai diversivi a cui daremo vita. L’unico frangente in cui mostra il fianco a critiche è proprio nelle missioni che richiedono un uso massiccio della furtività, in quanto per superarle basta memorizzare le routine di movimento e capire il percorso più congeniale, e tutto questo svilisce un po’ la sfida. Come già detto il filo conduttore della follia si ripropone in maniera sensibile anche nella campagna principale, sotto le spoglie dei personaggi con cui interagiremo e anche in particolari missioni che ci vedranno sotto l’effetto di sostanze psicotrope. In alternativa al main plot avremo molti incarichi secondari, alcuni dati dagli NPC, altri invece costituiti dalla liberazione degli avamposti dei pirati, che sbloccano check point per il viaggio rapido e negozi di varia natura, e dalla scalata alle torri di comunicazione, che sveleranno altre parti della mappa. Infine potremo come già detto esplorare l’isola con la grande quantità di veicoli a disposizione o a piedi, e anche dedicarci alla caccia degli animali, da quelli più mansueti a vere e proprie belve feroci come orsi e pantere.

Il mio braccio sinistro

Ogni attività svolta ci donerà esperienza, e con l’esperienza, in maniera da vero RPG, potremo passare di livello e migliorare le nostre "capacità": oltre al canonico aumento di resistenza fisica, avremo a disposizione anche dei veri e propri perk, raggruppati sotto i tre "sentieri" della via del guerriero, tatuata sul nostro braccio sinistro: ogni ramo ha una sua caratterizzazione specifica, ad esempio focalizzata sulle armi da fuoco o sul corpo a corpo. L’elemento RPG ci dà la possibilità di personalizzare l’esperienza di gioco in base alla nostra preferenza e di dare un’incentivo extra alla rigiocabilità, per sperimentare anche gli stili a cui non ci siamo dedicati.

La parte RPG non si limita però alla sola esperienza: in Far Cry 3 è presente anche una componente non indifferente di crafting, che ci permetterà di creare borse e altri accessori per aumentare lo spazio nel nostro inventario o tenere con noi più denaro, partendo dalle pelli raccolte dagli animali cacciati. Ecco quindi che le parti di Far Cry 3 si amalgamano insieme in maniera magistrale, dando vita ad un mix tanto ricco quanto appagante. Le varie parti che lo compongono sono tante e ben interlacciate tra loro, e nessuna appare un vero e proprio riempitivo, ma solo valide alternative alla trama principale. Anche la longevità beneficia di questa costruzione, potendo vantare di una decina di ore di sola campagna principale, fiancheggiata dal triplo di tempo per il completamento totale.

Ad aumentare ancora di più la longevità ci sono le due modalità online: co-op e competitiva. La co-op è una campagna a sé stante su sei capitoli, che si svolge sei mesi prima rispetto alle vicende di Jason, e vede 4 personaggi purtroppo non meglio identificati fronteggiare i pirati dopo che questi hanno assaltato la nave da crociera su cui viaggiavano. Interessante la possibilità di giocarla sia in split screen a due che online fino ad un massimo di 4 giocatori. La modalità cooperativa risulta molto divertente e ben costruita, con un forte accento ovviamente sulla collaborazione tra i giocatori per poter avere successo. Diverso il discorso per il multiplayer competitivo, basato sulla scelta di un profilo base per il nostro giocatore e meccaniche in tutto e per tutto simili agli FPS bellici concorrenti. Il punto è che Far Cry 3 nel multiplayer competitivo appare chiaramente un gradino sotto rispetto ai titoli paragonabili, dato che il suo gameplay palesemente non nasce per il PvP, e ne pagano dazio i controlli e il feeling di rifinitura del tutto.

Orsi, tigri, serpenti? e bug

Sotto il profilo tecnico, Far Cry 3 si assesta su un livello mediamente alto, con qualche piccola critica da incassare. In primis i modelli poligonali, soprattutto quelli dei personaggi principali, sono dettagliati e credibili, accompagnati da texture di ottimo livello. Lo stesso non si può dire degli NPC secondari, che sfoggiano un livello di dettaglio inferiore, ma data la mole del gioco in questione è quantomeno fisiologico. A fare la parte del leone è ovviamente la caratterizzazione degli ambienti: le Isole Rook sono vive e vitali, ricche di dettagli, con effetti di luce davvero degni di nota e una draw distance non indifferente. Molto bello anche il ciclo giorno / notte, che regala un realismo ancora maggiore all’ambiente. Gli effetti di luce sono ben curati, soprattutto le esplosioni hanno un ottimo impatto visivo. Limitata, sempre per i motivi di cui sopra, la gestione della fisica, con scenari poco distruttibili e vegetazione poco reattiva, un leggero passo indietro rispetto alla propagazione del fuoco vista nel capitolo precedente. Il problema più evidente risiede in alcuni bug grafici che vanno dall’arma che rimane presente a schermo anche a fucile nascosto a compenetrazione di poligoni problematiche che portano a vedere animali incastrati in punti improbabili dell’ambiente.

Lato audio, ottimo il doppiaggio originale, con soprattutto Vaas a rappresentare la punta di diamante in termini di caratterizzazione, mentre più sottotono quello italiano, anche se pure qui la voce di Vaas risolleva il tutto.

Se anche voi siete tra coloro che ogni volta che si nominava Far Cry piangeva rievocando i fasti del primo episodio, con Far Cry 3 non rimarrete delusi, anzi. L’ultima fatica di Ubisoft rappresenta un FPS con una componente di varietà veramente degna di nota e di applausi, un’altra graditissima sorpresa di questa stagione pre natalizia. Merito soprattutto della perfetta coesione fra i vari elementi della campagna principale, che regala un’esperienza dalla continuità magistrale e che non lascia il giocatore annoiato nemmeno per un attimo. Apprezzabile anche la modalità cooperativa, molto meno il multiplayer competitivo. In definitiva un altro grande lampo di vita di questa generazione videoludica che volge al termine. Sarebbe folle lasciarselo sfuggire.

CI PIACE

– Trama avvincente e non banale\n- Equilibrio perfetto tra trama principale, missioni extra e esplorazione\n- Multiplayer cooperativo divertente e che arricchisce il prodotto

NON CI PIACE

– Multiplayer competitivo da rivedere\n- Bug grafici numerosi

Conclusioni

Far Cry 3 è un FPS che non si accontenta di essere un FPS. Dotato di un’alchimia tra le sue parti davvero di livello, una coop interesante e un comparto tecnico di prim’ordine, è davvero uno dei migliori titoli di questo periodo. Una follia farselo sfuggire.

9.2Cyberludus.com
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