Molto spesso l’entusiasmo, così come la fretta, è cattivo consigliere. Soprattutto quando si parla di un saga che, come Pro Evolution Soccer, ha perso da anni la vetta e si impegna costantemente in una difficile risalita, l’entusiasmo dei primi momenti può illudere che quest’anno sia la volta buona. L’entusiasmo dura giusto il tempo di una manciata di partite, poi le magagne salgono a galla. Le rincorse sono sempre difficili e stancanti, e solo raramente regalano risultati apprezzabili in poco tempo. Proprio per la fretta di rincorrere lo storico rivale, sempre più involato verso vittorie schiaccianti di critica e pubblico, PES ha distrutto e ricostruito sé stesso più volte, cercando di cambiare volto restando sé stesso e, soprattutto, provando a essere sia scanzonato e divertente (quindi poco realistico, o semplicemente arcade) e allo stesso tempo una rigorosa simulazione. In altre parole, Pro Evolution Soccer da almeno un lustro a questa parte s’è ridotto a essere un tragicomico ossimoro, volendo congiungere nature inconciliabili per apparire bello agli occhi dei fan traditi. Ma quest’anno è davvero cambiato (o meglio, ha iniziato a cambiare) qualcosa, e cercheremo di arrivarci con un’analisi a mente fredda e razionale. Non correte a leggere subito il voto, e qualora lo abbiate già fatto non consideratelo superficialmente come negativo. In Pro Evolution Soccer 2013 ci sono molti aspetti positivi e altri meno positivi, che bisogna approfondire con calma. Essenzialmente perché, come abbiamo già avuto modo di ribadire, l’entusiasmo e la fretta sono spesso cattivi consiglieri.

La confezione più bella che c’è

Se c’è qualcosa in cui Pro Evolution Soccer, e antichi avi Made in Konami da quasi vent’anni a questa parte, han sempre dimostrato di non aver bisogno di alcuna lezione, è senza dubbio nella confezione del loro prodotto. In Giappone il calcio è (ancora) una cosa seria, ben più seria di quanto mediamente un italiano possa credere. La sacralità dell’evento sportivo è da sempre un marchio di fabbrica, fin dai tempi di Perfect Eleven, di International Superstar Soccer (ISS), di Winning Eleven e di ISS Pro Evolution: basterebbe ricordarsi le varie sigle di apertura dei tempi che furono, come quella appunto di ISS Pro Evolution/Winning Eleven 4. Gli anni passano e gli stili si modificano, ma l’importanza per la cura della presentazione del gioco non è cambiata di una virgola. Oltre ai menu, gradevoli e immediati, è notevole la cura dedicata alle singole modalità di gioco. Tralasciando le coppe singole, invero non troppo in grado di mantenere l’interesse del giocatore a lungo, è al solito la Master League ad eccellere sotto praticamente ogni punto di vista. Il modello dello scorso anno, dove ha subito un certo restyling strutturale, ma è notevole la cura nelle animazioni che faranno da sfondo alla vita del manager dentro la squadra. Dovremo inizialmente compiere delle scelte, partendo dal continente, tra Sud America e Europa, il club tra quelli disponibili (e se partire con i giocatori in dotazione al club reale o con i magici scarponi in dotazione di default nella Master League), infine il campionato nazionale in cui partecipare. Le giornate scorreranno sul calendario, con le sessioni di mercato, eventuali presentazioni di nuovi acquisti, amichevoli e le lavagne tattiche del pre-partita. Gli acquisti e le cessioni, le promozioni dalla squadra giovanile e i soldi ottenuti con vittorie e incassi delle partite giocate in casa, tutto scorre per il verso giusto. Pur senza inventare nulla che faccia gridare al miracolo, il sincero amore per lo sport più bello del mondo è palpabile, e crea un’atmosfera di coinvolgimento che non potrà lasciare indifferenti. L’immersione aiuta molto e farà sentire molto poco il (naturale) senso di ripetitività delle stagioni, creando un’esperienza manageriale semplificata al punto giusto (per esempio non discuteremo direttamente i contratti, ma lo farà l’area tecnica per noi) lasciando l’importanza principale ai risultati del campo. La modalità Diventa un Mito, in cui potremo impersonare un singolo giocatore durante la sua carriera (reale o inventato) non ha subito variazioni di rilievo, restando una modalità affascinante ma secondaria. Avremo modo di tornare sul concetto di confezione anche in chiusura d’articolo, parlando dell’aspetto tecnico e grafico del gioco.

Finalmente sul campo

Naturalmente la confezione, per quanto ben fatta potrà mai essere, non è tutto. Una volta in campo ci troviamo pronti a affrontare i fantasmi del passato recente, convinti che le cose siano davvero cambiate. Finalmente la squadra ci segue, i compagni sembrano assecondarci e smarcarsi, finalmente i palloni arrivano alla destinazione che volevamo noi, finalmente i tiri sembrano essere potenti e tesi al punto giusto.

L’entusiasmo inizia a diffondersi, si vedono addirittura delle azioni corali, si costruisce qualcosa che inizia ad assomigliare a una manovra di calcio. Era da molto tempo che non si vedeva qualcosa del genere in un prodotto che non sia quello canadese. Dopo qualche partita però, iniziamo a incappare nei primi difetti. In primis la velocità di gioca risulta poco soddisfacente, e non parliamo di velocità in senso stretto (per quella basterà aumentare l’apposita opzione con un +1 e le cose miglioreranno) ma ai tempi di reazione dei giocatori stessi. Passare il pallone è un’azione che riesce piuttosto bene, quello che non soddisfa è il tempo necessario per lo stop e per passare a propria volta il pallone. Le manovre sono spesso frenate proprio dai "fondamentali" dei giocatori, e questi limiti inizieremo a notarli con l’aumento della difficoltà, e quindi con il bisogno di manovre più rapide ed efficienti. Positiva l’introduzione della possibilità, con i grilletti (L2 su PS3 e LT su Xbox 360) di direzionare tiri e passaggi viene in aiuto nella fase di impostazione del gioco, specialmente partendo dalla nostra porta. Con la pressione del tasto avremo una freccetta corrispondente al cursore, e quindi alla potenziale direzione del pallone. Così facendo diminuisce la percentuale di passaggi sbagliati e si introduce un valido aiuto per i giocatori alle prime armi, anche se risulta un’opzione sconveniente nel multigiocatore locale. La fase di costruzione è migliorata in quanto a precisione e affidabilità dei controlli ma siamo lontani da un risultato pienamente soddisfacente. La barra della potenza da sempre l’impressione di riempirsi troppo velocemente, e capiterà più volte di ottenere risultati indesiderati con palloni troppo lunghi o troppo corti. I compagni di squadra sono sicuramente meno timidi che in passato, ma quando ci si aspetta il guizzo della CPU dei nostri spesso resteremo delusi. Il passaggio filtrante, specialmente aereo per tagliare la difesa, è stato migliorato sensibilmente, diventando una delle opzioni d’attacco più pericolose.

In attacco il gioco regala le emozioni più forti, restando fedele alla tradizione della spettacolarità, con novità e miglioramenti degni di nota. O almeno questo è quello che può sembrare inizialmente. La possibilità di giocare il pallone di prima con il Dynamic First Touch control, opzione nuova e che si rifà un po’ alle possibilità di gioco libero di Fifa, e anche se spesso poco credibile sul lato dell’animazione risulta abbastanza funzionale, ma non stravolge le carte in tavola come ci si sarebbe aspettato. Ma in un anno può migliorare sensibilmente e aiutare il gioco di prima. Il lavoro di restyling dei tiri hanno sortito gli effetti desiderati, specialmente nelle conclusioni al volo, finalmente è possibile provare una vera volèe o un tiro teso al volo. Qualche leggerissimo dubbio, come per i passaggi, sulla reattività della barra della potenza, che troppo spesso non asseconda le scelte dei giocatori, su tutti le bordate in curva con un tocco leggero del tasto tiro. I dribbling classici, ovvero spostandosi con gli stick analogici, sono diventati se possibile ancora più micidiali. E’ davvero semplice saltare l’avversario (o gli avversari, spesso il numero non conterà molto) semplicemente compiendo piccoli passi a destra o sinistra, ripresentando il problema più grave che storicamente affligge ogni PES, anche degli anni migliori, ovvero la fase difensiva (portieri compresi), completamente sbilanciata in favore della spettacolarità dell’attacco.

I contrasti di gioco tra difensori e attaccanti, che fino allo scorso anno la CPU gestiva con la stessa perizia scientifica che si può ottenere lanciando i dadi in Dungeons and Dragons, sono stato oggetto di revisione, ma siamo ancora lontani da un risultato sufficiente. Capita ancora troppo, troppo, spesso che i giocatori avversari si infilino tra due o tre difensori senza che questi lo riescano nemmeno a sfiorare, pur contrastandolo, e il contenimento leggero risulta praticamente inutile e il contrasto deciso risulta impreciso in termini di tempismo, dando l’impressione di essere recepito in ritardo dal giocatore in campo, comportando sovente falli da ammonizione o interventi a vuoto. Come se non bastasse i difensori si comportano spesso in maniera bizzarra nel taglio della diagonale difensiva, rispondendo tardi, come al solito, alla chiamata del giocatore e a volte addirittura fermandosi per qualche attimo prima di riprendere a correre. Ad oggi l’unico metodo per ostacolare efficacemente un attaccante in fase di dribbling si riduce a una scivolata o, meno rude e più logico, chiamata del raddoppio difensivo. Insomma le stesse tipologie di gioco difensivo in uso nelle serie calcistiche di Konami da (ben) oltre un decennio. La stanchezza di queste meccaniche si fa decisamente sentire, e la sensazione che "ogni volta che scendono fan gol" toglie molta credibilità alle partite, che spesso si riassumono in furiosi attacchi e difesa perenni, oscurando i miglioramenti apportati sulla manovra di gioco.

Infine spendiamo qualche parola sugli estremi difensori, vero tallone d’Achille (e inesauribile fonte di ilarità per intere generazioni di videogiocatori) da tempo immemore. Anche in questo caso, l’impegno nel migliorare il loro comportamento è stato encomiabile, ma è impossibile pensare che in un anno si possano cancellare anni di basse nefandezze. Nonostante delle animazioni abbastanza goffe, e una reattività appena sopra il livello di guardia, in PES 2013 troviamo qualcosa che assomiglia davvero a dei portieri, anche se trovare i soliti trucchi per segnare sempre è questione di poche partite. Riaprendo un attimo il discorso di sbilanciamento attacco-difesa, con il portiere in uscita basterà un solo scatto del Rooney o Ronaldo di turno per vederlo paralizzato e superato praticamente sempre. Non ci sarà bisogno di dribbling, doppio basso, a volte nemmeno di spostarsi lateralmente, basta solo accennare di fermarsi e ripartire. Questo a qualsiasi difficoltà e con qualsiasi portiere, che sia Cech o Buffon o i terzi portieri di Motherwall o Nordsjaelland poco importerà. Stesso discorso si applica per i pallonetti, davvero troppo semplici da fare anche con i calciatori più scarsi in rosa nella Master League, e la bravura del portiere non servirà a nulla, visto che se ne resterà mogio mogio a metà tra linea di porta e giocatore avversario.

In conclusione, Pro Evolution 2013 ha un gameplay pienamente sufficiente, portando una ventata d’aria fresca nella fase dell’impostazione della manovra, con un buon supporto della squadra alle iniziative del giocatore, e che saprà regalare delle soddisfazione al giocatore. Fin qui, nel complesso il gioco si lascia giocare abbastanza bene, i veri problemi si avvicinano nella fase di conclusione dell’azione, dimostrando ancora che i difetti da limare sono moltissimi. Bilanciamento attacco-difesa ampiamente rivedibile, con contrasti difensivi e portieri migliorati ma ancora lontani dal livello che ci attende da un produzione del 2012. Infine in evidenza la troppa facilità nel segnare, che nelle partite tra umani mostrerà i soliti, e poco credibili, punteggi tennistici e le partite fatte di attacchi contro difesa.

Aspetto tecnico e longevità

Riallacciandosi al discorso di apertura, Pro Evolution Soccer 2013 eccelle nella confezione, in cui la parte grafica svolge una parte di assoluto rilievo. Ancora una volta i filtri di illuminazione e la splendida palette grafica danno al gioco un’atmosfera davvero impareggiabile. Gli stadi, i dettagli a bordo campo, e i volti dei giocatori, sono tutti elementi che impreziosiscono il comparto di forza del titolo Konami. Sul lato animazioni invece troviamo alcune discrepanze qualitative, una buona fisica del pallone, molto convincente, va a infrangersi contro le movenze dei giocatori, realizzate in modo altalenante. Cadute realistiche dopo una scivolata e cadute poco credibili si alternano senza soluzione di continuità, dando l’impressione che la fretta dell’uscita anticipata abbia forzato troppo il lavoro degli sviluppatori. Nel complesso molte movenze risultano ancora poco fluide, il tutto sottolineato dalla rigidità dei calciatori che PES si porta dietro da qualche anno. La telecronaca è stata infoltita con nuove frasi del duo Pardo-Marchegiani, con risultati molto apprezzabili. La longevità si attesta su un buon livello, soprattutto grazie alla leggendaria Master League, livello che potrebbe essere più alto qualora Konami riuscisse, tramite patch, a correggere i problemi nel gioco online riscontrati per il momento, sia su PC che su Xbox e PS3.

Conclusioni

A dispetto dell’apparente giudizio negativo, è indiscutibile l’impegno degli sviluppatori di PES di colmare il gap con il rivale storico di sempre. Il cambio in cabina di regia, (il leggendario Shingo Takatsuka, detto Seabass, è stato sostituito da Kei Masuda) ha portato un notevole rinnovamento, Pro Evolution Soccer 2013 infatti è indubbiamente il capitolo della saga che è migliorato di più da un anno all’altro su questa generazione di console. E’ chiaro che non ci poteva aspettare che tutti i problemi che ci si trascina da oltre un lustro potessero essere risolti con pochi mesi di lavoro, ma è altrettanto chiaro che PES stia tornando a intraprendere la strada giusta. Siamo molto curiosi di vedere cosa sia in grado di fare il team di sviluppo con il nuovo motore di gioco, oramai pronto per PES 2014. In definitiva ci troviamo di fronte a un gioco discreto e ampiamente sufficiente, con correzioni di rilievo ma ancora afflitto da numerose problematiche. Gli irriducibili affezionati della serie continueranno a notare poco certi problemi e a divertirsi come ogni anno, mentre i puristi delle simulazioni calcistiche, anche per quest’anno, è bene che dirigano il loro sguardo altrove.

CI PIACE

Confezione e grafica di buon livello\nMaster League sempre affascinante\nUn po’ migliorata la fase di impostazione di gioco…

NON CI PIACE

? ma lato difensivo da rivedere pesantemente\nPortieri ancora goffi e distanti dalla realtà\nSegnare è ancora troppo facile\nSoliti problemi nel gioco online che minano la longevità globale

Conclusioni

Pro Evolution Soccer 2013 è un buon gioco ed è sicuramente l’episodio di PES che, da un anno all’altro, ha fatto riscontrare nettamente i progressi migliori. Il cambio di regia è incoraggiante, ma per risolvere tutte le problematiche che affliggono la giocabilità, su tutte la gestione della difesa, serve ancora molto impegno.

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