Nintendo 3DS. Un nome che è spesso sinonimo di qualcosa che non riesce ancora a decollare con decisione, a più di un anno dal suo rilascio sul mercato. Una buona malattia che non si diffonde, insomma, perché mancano dei veri e propri virus potenti che la trasformino in una più che mai sana pandemia. Il problema, in realtà, è uno solo: attesa. C’è sempre il timore di un prodotto che sfrutterà in qualche modo la terza dimensione (spesso male), che riprenderà elementi già visti, che proporrà qualcosa di conosciuto (o vetusto) in un nuovo contesto, ecc.. Ma va anche detto che noi ?fortunati’ occidentali spesso non possiamo godere di tutti i giochi disponibili, e l’incompatibilità del 3DS con i prodotti stranieri, in questo senso, è un vero e proprio cancro. Poi Nintendo ha deciso che almeno la collezione di giochi Level-5 dal titolo Guild01 era degna di raggiungere i nostri schermi tridimensionali, pur sotto la strana forma di tre titoli su quattro scaricabili dall’eShop. Grazie al cielo. Liberation Maiden è il primo di questi titoli, nato dalla mente del folle Goichi Suda (Suda 51)? Pronto a sbriciolare ogni moscia attesa? "Let’s go, Kamui!".

La fine di una nazione

Cento anni avanti, nel futuro: il Giappone è più che mai sviluppato, ma lo sviluppo non ha fermato la crescita della natura, trasformandolo in un paese avanzato e insieme verdeggiante e meraviglioso. Nel mondo, tuttavia, le guerre sono sempre più frequenti: Dominion, una nazione misteriosa comandata dall’altrettanto misterioso Chairman, sta piano piano soggiogando tutta l’umanità grazie alla sua potente industria delle armi; uno dopo l’altro, tutti i paesi del mondo stanno cadendo sotto la sua tirannia e anche il Giappone finisce per esserne vittima. Il governo giapponese, vista la grave crisi, decide di eleggere per la prima volta un presidente, un uomo che abbia più potere del normale primo ministro e che possa condurre il popolo verso la libertà: tuttavia, durante un comizio, il presidente Ozora, questo il nome, viene assassinato da un proiettile sparato dalla lunga distanza. L’assassino non è stato mai rintracciato, ma probabilmente è stato ingaggiato dalle alte schiere di Dominio. Il parlamento, riunito sulla nave da battaglia Nagata, elegge per maggioranza un nuovo presidente, Shoko Ozora, la figlia dell’ex presidente Ozora? Ma la sua non è una carica come le altre? A elezione conclusa, Shoko si equipaggia con un possente mech, il Liberator ?Kamui’, ed è pronta a solcare i cieli di tutto il Giappone per liberarlo dalla minaccia di Dominion. Shoko è la nuova speranza per il futuro dell’oriente? E’ la Liberation Maiden?

Approcciare l’insolito

Premere Story Mode sul touch screen di una console portatile o di un qualsiasi altro dispositivo mobile ci ha abituati in una certa maniera: una introduzione minimale, spesso con il motore grafico del gioco, priva di doppiaggio o con due o tre frasi in croce, senza nessuna pretesa di colpire ma solo con una minima volontà introduttiva. Liberation Maiden stravolge tutto fin da subito: offrendo un paio di minuti di introduzione animata dal celebre studio Bones (creatore, tra i tanti, delle due trasposizioni anime di FullMetal Alchemist) il titolo inserisce il suo giocatore in un preciso contesto, volendo riproporre una mentalità interpretativa legata da un grosso filo rosso agli anime robottosi. Lo stile di gioco ricorda a grandissime linee quello di Kid Icarus Uprising con alcune leggere migliorie: si può volare con ?Kamui’ grazie allo stick analogico, attivare uno scorrimento laterale premendo il tasto L e puntare e sparare con la propria arma, trascinando il mirino sul touch screen senza dove premere tasti aggiuntivi. Sia che si tratti di missili a ricerca che di possenti laser (o del devastante attacco di spada, caricabile grazie agli attacchi semplici), l’automatismo del colpo può condurre a lunghissime combo che vanno ad aumentare le dimensioni del moltiplicatore creando punteggi esplosivi, migliorabili di volta in volta rigiocando i livelli nella apposita modalità Stage Attack. L’obiettivo di ogni livello è scovare tre Lesser Spike (dispositivi per l’assorbimento dell’energia terrestre) di Dominion, distruggerli e passare all’eliminazione della Greater Spike, una trivella gigante capace di assumere forme pseudo-robotiche estremamente particolari: ogni Spike è contraddistinta da alcuni nuclei, globi color viola-porpora da abbattere per poter procedere nella missione, fino al nucleo finale, da eliminare trapassandolo con l’attivazione del Sacrifice Drive, un dispositivo che trasforma il Liberator ?Kamui’ in una gigantesca arma roteante. La conformazione robotica, gli attacchi e la presenza di questi nuclei, uniti al contesto estremamente distopico, sembrano un incredibile quanto meraviglioso richiamo a Neon Genesis Evangelion e ai suoi Angeli, creature che possono essere eliminate solo distruggendo il loro nucleo: le reazioni dei nuclei delle Spike sono pressoché identiche, oltretutto, iniziando con semplici crepe fino ad arrivare a una gigantesca esplosione, capace di ripopolare le zone che investe di alberi e natura incontaminata. Durante la missione è possibile viaggiare in lungo e in largo per la mappa, affrontando missioni secondarie a tempo e nemici di ogni tipo e genere, senza dimenticarsi di abbattere ogni struttura di Dominion per ottenere un livello di purificazione del 100%: nel gioco sono presenti circa 30 obiettivi legati tutti a una Gallery e ogni singolo elemento sbloccabile, siano essi immagini, video o approfondimenti, è stranamente interessante da approcciare in quanto capace di offrire un miglior sguardo di insieme su tutto il gioco e sulla sua storia. Sfrotunatamente, però, il tutto è piuttosto breve: Liberation Maiden si completa in circa un’ora e mezza (del resto è un gioco scaricabile dal prezzo ridotto) e i punteggi di ogni livello non sono collegati in rete, quindi gli unici avversari da sconfiggere, di volta in volta, saremo sempre noi stessi e nessun altro.

Ti guardo, ti sento, ti ammiro

Per quanto riguarda il livello grafico, Liberation Maiden risulta leggermente altalenante: la terza dimensione, per quanto non eccezionale, svolge un lavoro discreto garantendo una profondità godibilissima. I modelli poligonali di alcuni macchinari non sono estremamente definiti ma tutto riacquista fascino grazie a un grandioso utilizzo delle luci, delle nebbie e dei fumi che forniscono all’insieme, se necessario, un senso di adrenalinica velocità. Da notare anche alcuni momenti nei quali il gioco tenta di girare a 60fps, scendendo quasi subito ai regolari 30fps ma senza nessun rallentamento di sorta. Il cuore di Liberation Maiden e del suo essere così estremamente animeggiante sta tutto nel comparto musicale: il bit-rate di ogni traccia è estremamente elevato, garantendo un ascolto pulito che crea una meravigliosa atmosfera con tutte quelle chitarre elettriche e suoni sintetici. La qualità esplode quando, in due particolari scontri, ci si trova ad ascoltare delle vere e proprie canzoni j-pop, con tanto di voce, scritte per l’occasione proprio da Goichi Suda e cantate da alcune cantanti relativamente note nel loro paese: un tocco di cultura orientale che ammalia, specie su una console dove è difficile incontrare qualcosa di così magnificamente anomalo. Il testo a schermo e il doppiaggio del gioco sono soltanto in inglese ma la mancanza della lingua nipponica riesce a non pesare vista l’elevatissima caratura dei suddetti: le voci di Shoko e del governatore Kira, che accompagnano il giocatore per tutta l’avventura, sono davvero piene di pathos e i doppiaggi nelle sequenze animate riescono a rinverdire l’atmosfera, proprio come le piante che sbocciano al seguito della distruzione delle strutture Dominion.

Conclusioni

Liberation Maiden è una sorpresa inattesa: nel parco titoli di una console che ancora non si è sollevata da terra è finalmente arrivato qualcosa di diverso, di estremamente insolito, ricco di richiami culturali ad altre forme mediatiche e ad opere animate di alto spessore. Shoko Ozora ci accompagna sul suo Liberator in una avventura breve e sfuggente ma estremamente intensa, capace di calamitare con un fascino inedito proprio per questa sua chiave di lettura curiosa, distante dal videogioco e più vicina a un cartone animato interattivo creato ad arte con i mezzi videoludici di oggi. L’assenza dell’online e della condivisione dei punteggi rovina quello che poteva essere un prodotto quasi perfetto dal punto di vista stilistico ma questo non deve scoraggiare: se il mercato fosse pieno di prodotti partoriti con un simile genio allora il videogioco in generale non soffrirebbe di tutti gli improperi che spesso gli si lanciano contro. Nell’attesa che arrivino gli altri titoli della Guild01, Suda51 inizia la purificazione del Nintendo 3DS: ringraziamo la sua mente per aver concepito una simile meraviglia.

CI PIACE

– Sistema di controllo intuitivo\n- Scene animate realizzate dallo studio Bones con estrema cura\n- Una gioia da ascoltare: musiche e doppiaggio sono ai limiti dell’eccellenza\n- Il suo stile lo differenzia da ogni altro titolo per Nintendo 3DS

NON CI PIACE

– Estremamente breve\n- Mancano le leaderboards online per i punteggi

Conclusioni

Liberation Maiden è un trionfo di stile e, senza ombra di dubbio, una delle più piccole, meravigliose perle del catalogo di Nintendo 3DS. Per 8? ci si porta a casa un titolo adrenalinico, breve ma estremamente intenso e realizzato con una cura che, spesso, su questa console, si perde per soffermarsi su un utilizzo ossessivo della terza dimensione. Una esperienza che è necessario provare sulla propria pelle.

8Cyberludus.com
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