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È passato poco più di un mese dal rilascio della demo di Spec Ops: The Line, lo sparatutto in terza persona targato Yager Development e vera dedica allo scrittore polacco Joseph Conrad . Basato su un disastro ambientale a Dubai, i tre soldati della squadra Delta Force, ovvero capitan Walker , Lugo ed Adams , verranno impiegati per salvare quanti più civili possibile, ma in particolare il colonnello John Konrad ed i suoi soldati, dispersi in questa situazione piuttosto disperata.

Inferno su Dubai

Il Colonnello Konrad e il 33esimo Battaglione, di cui è al comando, si trovano sul suolo arabo per aiutare la popolazione colpita da un disastro naturale; dopo il primo sopralluogo fallimentare, il comando centrale impartisce la ritirata per evitare ulteriori perdite, ma il Colonnello rifiuta e dopo qualche giorno se ne perdono le tracce Appena due settimane prima dell’inizio del gioco, una segnale radio con un messaggio piuttosto sconfortante arriva alla centrale: è Konrad, piuttosto scosso, che annuncia il fallimento della sua missione per via dell’alto numero di morti e i feriti e pochissimi salvataggi. Lasciare Dubai nel caos ed i civili al loro destino non se ne parla, pertanto la Delta Force viene spedita negli Emirati per una missione di salvataggio. L’obiettivo primario è riportare a casa il Colonnello Konrad, mentre quello secondario – si fa per dire – è di salvare tutti i civili tristemente coinvolti in questa tragedia naturale.

Dubai è irriconoscibile: addio alle sfarzose ville degli sceicchi ed alle piscine sui grattacieli, il tutto si riduce a gigantesche masse di sabbia, che hanno risparmiato perlopiù i grattacieli più imponenti, ovvero le uniche strutture che avremo il piacere di esplorare durante l’avventura offerta da Spec Ops: The Line.

Nella metropoli regna il caos ambientale più totale, in cui l’ostilità maggiore è rappresentata dalle colonne di sabbia che caratterizzano gli Emirati Arabi, ma non mancano gli scontri civili seguiti al disastro: gruppi organizzati di ribelli hanno preso in mano la città, ormai priva di qualsivoglia sistema politico, e l’anarchia regna incontrastata. Gli animi dei civili sono ancora più avvelenati dalla presenza di Konrad (visto come un invasore americano), e proveranno a difendere a tutti i costi ciò che rimane della loro terra

La Delta Force tutto questo non lo sa, pertanto vediamo ad inizio avventura Walker, Lugo ed Adams camminare tranquillamente sulla sabbia alla ricerca del segnale radio di Konrad, così da localizzarne eventualmente la provenienza – questo scenario è anche presente nella demo. Dopo qualche metro, i tre riescono finalmente a mettere le mani sull’attrezzatura, costruita con pezzi di ricambio, ma ben presto la situazione cambia radicalmente: dopo aver scoperto il corpo di un soldato del 33esimo Battaglione di Konrad, i tre si trovano faccia a faccia con un gruppo di ribelli: finalmente è l’inizio del tutto.

In Spec Ops: The Line, il “tutto” combacia con una trama studiata a tavolino per stupire, in modo più o meno originale, ma soprattutto organizzata in modo tale da entrare nelle emozioni che prova il giocatore: attraverso scelte impopolari ed infelici l’utente vivrà il cambio di umori e tensioni dei tre protagonisti che passo dopo passo si riempiono di gocce di sudore sulla fronte, sotto l’incessante picchiare del sole arabo.

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Possiamo dire che il punto forte dello sparatutto Yager Development sia proprio la storia, appassionante e, nei limiti del genere, originale. Ciò che proprio non è originale è invece la giocabilità, che praticamente non solo non aggiunge nulla di nuovo al mondo iper-saturo degli sparatutto, ma si complica la vita autonomamente.

Parliamo delle coperture: col tasto corsa, Walker – il protagonista controllato dall’utente – si ripara dietro un qualsiasi elemento dello scenario predisposto alla copertura, tuttavia per scavalcare l’ostacolo è necessario premere un altro tasto. La cosa è piuttosto scomoda soprattutto per i PC gamer che, considerando i tasti predefiniti da tastiera, si devono riparare con lo SPACE e scavalcare i muretti con il MAISC SX . Aldilà di ciò, il gameplay di Spec Ops: The Line non soffre di altri fastidi ma non riesce ad elevarsi verso vette più alte della sufficienza, proprio perché patisce il peso delle altre produzioni che, a differenza dei tre soldati della Delta Force, mettono qualche idea in più sul campo di battaglia.

Tuttavia, la varietà di gioco conta su qualcosina di divertente: Capitan Walker può ordinare ai suoi compagni di sparare – o stordire – soldati di cui non può occuparsi, o magari semplicemente perché preferisce affidarsi a loro. Attraverso la pressione del tasto adibito a tale funzione, mirando precisamente sul nemico da abbattere, Lugo eo Adams metteranno al tappeto il malcapitato con le armi di cui sono dotati: a tal proposito, Lugo può contare su un fucile da cecchino – mentre Adams dispone del classico fucile. Walker può, invece, raccogliere le armi in possesso dai nemici, alternando la classica pistola a fucili automatici o, un po’ come Lara Croft, una bella accoppiata di Uzi.

In alcune fasi delle missioni si attiverà la possibilità di eseguire azioni speciali: ad esempio il tempo verrà rallentato come il classico bullet-time apprezzato nella serie Max Payne , così da colpire più nemici prima che questi rispondano al fuoco, oppure si potrà sparare contro vetrate piene di sabbia che seppellirà i nemici nel giro di un secondo. In altre circostanze, Walker e compagni potranno applicare alle proprie armi il silenziatore, così da proseguire in stealth mode eliminando le minacce più vicine. Non si può dare troppo peso a queste sequenze, in quanto saranno possibili solamente in precise situazioni e rappresentano la scelta migliore per superare quello scontro a fuoco, estraniandosi completamente dal discorso tattico.

Si tratta degli unici momenti di varietà ad un gameplay decisamente lineare, a cui può aggiungersi l’ansia di andare a curare i propri compagni feriti che giacciono in terra sul campo di battaglia per colpa di un’intelligenza artificiale con qualche imprecisione.

Addio turismo

Anche se la giocabilità di Spec Ops: The Line non incide per quanto riguarda l’originalità, è da apprezzare lo scenario arabo proposto dagli sviluppatori. La Dubai che l’utente si ritroverà a calpestare è un incubo che si avvera, la netta dimostrazione di come la natura non si fermi davanti ai lussuosi resort, al The World o alle Palm Islands, per affermare tutta la sua potenza – in questo caso distruttiva.

Possiamo fin da subito notare qualche incongruenza che non fa bene al titolo: in effetti, l’ambientazione non è stata sfruttata a dovere, costringendo il videogiocatore a muoversi spesso in corridoi creati ad arte per costringerlo a camminare in un corridoio. Nella prima missione, ad esempio, la location sfoggia il grande deserto che confina col centro abitato della metropoli, per poi ridurre drasticamente il terreno effettivamente calpestabile, creando i limiti del corridoio con macchine e barili, un po’ “old style”, come ci avevano abituati i primi TPS: questa tecnica è stata utilizzata per tutta l’avventura e non solo nel prologo. Non mancano certo gli spazi più ampi, sia all’esterno che all’interno di edifici, spesso ricchi di coperture ed oggetti che rendono le location globalmente ben realizzate e curate.

Ottimi i modelli poligonali: soprattutto i tre protagonisti dell’avventura, che si mostrano in tutto loro splendore durante le cinematics. Gli altri personaggi, da quelli secondari ai semplici nemici, sono qualitativamente nella media, se vogliamo trascurare la ripetitività dei modelli di alcuni soldati, anche nello stesso gruppo. Buoni, infine, gli effetti particellari legati alla sabbia e alle esplosioni.

Da apprezzare che l’avventura possa contare su completa localizzazione: Spec Ops: The Line è uno sparatutto doppiato in italiano, caratteristica che sta diventando ormai rarità nel mondo dei videogame, anche per produzioni più ricche e importanti. Buona la soundtrack, ma la considerazione più importante da fare circa il comparto tecnico sono le tante emozioni che riesce a trasmettere, soprattutto nelle sequenze filmate, unendo le belle animazioni dei personaggi al resto degli effetti sonori.

Il gioco non verrà ricordato come uno sparatutto lungo, anzi, si tratta di una campagna in singleplayer tra le più brevi, che va dalle 6 alle 9 ore a seconda della difficoltà, ma può fortunatamente contare sul comparto multiplayer curato dal team di sviluppatori Darkside Games Studios che, col solito sistema di crescita del proprio personaggio, aumenta leggermente la longevità del titolo.

Purtroppo, la campagna multiplayer non aggiunge più di qualche ora di ordinaria amministrazione, facendo sentire ancor di più il maggior difetto di Spec Ops: The Line , ovvero la mancanza di idee ed originalità alla giocabilità. In molti altri sparatutto la campagna offline è utile in quanto “tutorial” per la campagna multiplayer: non è il caso di Spec Ops, visto che se non vi ha appassionato fino ai crediti del gioco, difficilmente vi appassionerà giocando sui server.

Ad un passo dallo stupire

Il titolo Yager Development rappresenta un piacevole passatempo estivo di pallottole e crude verità soprattutto per chi ama il genere. Offre trama matura e fa parlare di sé per i contenuti che vengono a galla durante la storyline, tuttavia non appassiona per niente la sua semplicissima giocabilità, indietro di qualche anno.

È buono il comparto tecnico, purchè non si esiga il livello delle grandi produzioni e non si faccia alcun confronto con i capostipiti del genere. Tra poche luci e diverse ombre, Spec Ops: The Line non raggiunge l’8 solo per via della mancanza di originalità di cui soffre il gioco.

CI PIACE

Ottima trama
\nBuona caratterizzazione dei personaggi, ed in generale del comparto tecnico

NON CI PIACE

Privo di idee
\nSpesso ripetitivo
\nMultiplayer non incisivo

7.5Cyberludus.com
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