Il mondo delle avventure grafiche abbraccia una nuova perla del genere: stiamo parlando di The Book of Unwritten Tales , titolo sviluppato da King Art Games , team di sviluppo tedesco che ha già lavorato – in maniera piuttosto decisiva – alla realizzazione di Black Mirror 2 . L’avventura è uscita il 28 Ottobre 2011 e, solo grazie a Zodiac, la piattaforma digital delivery di cui è proprietaria Adventure Productions , da fine Aprile i fan del genere possono godere dei sottotitoli italiani.

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L’universo di The Book of Unwritten Tales viene parzialmente svelato da una breve avventura che funge da prologo, The Critter Chronicles , che però non è stata portata in Italia, e svela qualche personaggio fondamentale del titolo analizzato. In una imprecisata Terra abitata da folletti, gnomi, elfi e umani, è in corso una guerra tra le forze dell’Alleanza, capeggiate dall’arci-mago Alistair , e l’esercito delle Ombre, guidato dall’arci-stregone Mortroga, altresì chiamata Madre .

Dopo numerose ricerche, un gremlin archeologo di nome MacGuffin – e qui già una prima citazione cinematografica – scopre, grazie a un libro antico, un potente manufatto che può cambiare il destino della guerra: proprio per via dell’incredibile valore dell’oggetto, il gremlin si prefigge l’obiettivo di contattare quanto prima l’arci-mago Alistair per comunicargli la scoperta, temendo che l’esercito delle Ombre possa approfittarsene. Purtroppo le cose non andranno per il verso stabilito e il tirapiedi di Madre, Munkus , catturerà MacGuffin per estorcergli le informazioni che ha ricavato dal libro.

L’avventura sfrutta il fattore coincidenza per far incrociare le strade dei protagonisti, e proprio per puro caso ad assistere alla scena del rapimento del gremlin c’è l’elfo Ivo – che a dispetto del nome è una donna – ed il suo fedele uccellino da compagnia Cip-Cip . Dopo il breve prologo che funge da tutorial, MacGuffin viene liberato ma finisce col cadere dal cielo proprio ai piedi di Wilbur , un giovane nano e secondo protagonista della storia.

Ivo e Wilbur avranno lo stesso compito, ovvero contattare Alistair per conto di MacGuffin, ma si ritroveranno a seguire due sentieri differenti fino a conoscersi ed aiutarsi a vicenda. I protagonisti del gioco non si fermano qui, ma preferiamo lasciarvi scoprire il resto.

La noia mortale delle AG? Vedessi i GDR….

Altolà: chi crede che la storia riservi le solite solfe elfiche e naniche tipiche dei GDR si sbaglia di grosso!  The Book of Unwritten Tales fa esattamente l’opposto, ed infatti per tutta l’avventura i personaggi – principali e non – non fanno altro che sfottere i meccanismi ed i clichè dei giochi di ruolo, sprezzandone alcuni aspetti e regalando citazioni per tutti, comprese spiccate scenette autoironiche sul mondo delle avventure grafiche. Si va da Wilbur, il nano che odia la tecnologia super-avanzata dei suoi simili e che diventa mago – storicamente gli gnomi non possiedono abilità magiche nei GDR – al pirata che inizia il level-up in forgiatura fino al livello 98 sfruttando il modo più veloce per raggiungerlo: le situazioni paradossali sono tantissime, una più divertente dell’altra, compresi alcuni enigmi che rientrano nel catalogo dei puzzle durante l’avventura solamente allo scopo di far ridere l’utente con qualche scenetta.

Si spinge sul classico tasto della poca intelligenza dei troll, i mercanti truffaldini, le pozioni magiche e addirittura gli spell di una certa durata, finendo col dover tirare su di morale un drago amareggiato perché non riesce a sputare fuoco né spaventare qualcuno.

The Book of Unwritten Tales divide il modo di fare ironia in due metà esattamente opposte: da una parte rispecchia il titolo del gioco stesso, dall’altra ne contrappone l’ovvietà. Il libro – l’avventura – dei racconti non scritti, mostra quello che non ti aspetti: ti saresti mai aspettato di ottenere un oggetto indispensabile senza dover prima fare qualche favore ad un altro personaggio? La seconda metà, ti impone di dover superare 3 prove per ottenere qualcos’altro, venendo meno al destino fortunato che ha caratterizzato l’enigma precedente.

Insomma: c’è davvero tanta genialità in questa avventura grafica, che finalmente prende il toro per le corna e riesce ad imporsi sotto tutti i punti di vista, a cominciare da un plot ben raccontato che non perde mai di vista la strada per divertire facendo leva sui propri protagonisti.

La giocabilità di The Book of Unwritten Tales rappresenta il classico stile della avventure grafiche con pochi fronzoli: i due tasti del mouse sono adibiti all’interazione con gli oggetti per raccoglierli, usarli o analizzarli, sia nell’ambiente che nell’inventario. È possibile combinare gli strumenti raccolti e tale mossa si ripeterà più volte nel corso dell’avventura, così come la possibilità di parlare con i personaggi per proseguire verso nuovi obiettivi. Ogni personaggio che farà compagnia al protagonista di turno si rivela utile per un’informazione, un oggetto o chissà quale altra diavoleria pensata dagli sviluppatori.

Aldilà del tasto per visualizzare su schermo gli hotspots e quello per la mappa, che consente di spostarsi rapidamente da un punto d’interesse ad un altro, c’è solo tanto puntare-e-cliccare, ma con cognizione di causa.

La storia è stata divisa in 5 capitoli, e ciascuno di essi comporta la necessità di completare una serie di compiti in serie con più protagonisti: la struttura finale dei capitoli si riassume in sottoquest che l’utente deve portare a termine.

Ad esempio, la prima parte del capitolo vede come protagonista Wilbur intento a diventare un mago, per far posto ad Ivo che deve perquisire la casa di MacGuffin: il nano dovrà superare una serie di prove, l’elfo una serie di enigmi. Questa formula persiste per tutta l’avventura, anche se le varianti tra i capitoli si cominceranno a palesare fin da subito: in alcune situazioni l’utente potrà switchare tra i protagonisti, così da sfruttare le abilità tipiche del personaggio ed avanzare nella storyline.

Gli eroi della storia sono in tutto 3 e mezzo – chi giocherà il titolo capirà il perché di questo strano numero – pertanto ciascuno di essi è in grado di offrire il proprio contributo alla causa tenendo conto non solo delle abilità di cui dispone, ma anche del profilo caratteriale che lo caratterizza. Il risultato finale è sorprendente: The Book of Unwritten Tales dura dalle 15 alle 20 ore, ma non annoia mai.

Gothic, TES e un pizzico di Fallout qua e là

Secondo altolà: chi crede che The Book of Unwritten Tales punti tutto sull’ironia perché il comparto tecnico non è all’altezza, ha preso un altro granchio. Il lavoro dei tedeschi King Art Games è stato eccezionale anche sotto questo profilo.

Classica avventura 2.5D, i fondali sono animati perfettamente così come i personaggi del gioco, che godono di pregevole realizzazione: la palette di colori esalta in modo decisivo la tipizzazione delle location, sfornando un’avventura ricca di sfumature che accompagna il videogiocatore verso schermate sempre ben amalgamate. Le location visitate sono piuttosto varie, con ottima alternanza di ambienti chiusi e all’aperto, in cui il videogiocatore potrà conoscere tutte le sfaccettature del mondo di gioco: la tecnologia nanica, i giardini foltissimi degli elfi, la desolazione delle Terre Selvagge e una tipica cittadina umana di GDR medievali, Seastone. Anche nel level design le citazioni ad altri titoli sono presenti in grande quantità, ed è sempre un piacere carpirne i riferimenti durante l’avventura.

La caratterizzazione dei personaggi di gioco è profonda, ed anche se numericamente non siamo ad altissimi livelli, la mancanza di ulteriori appoggi nelle location viene compensata dall’incredibile carisma dei presenti. The Book of Unwritten Tales mette sul piatto il comparto tecnico migliore del mondo della AG di stampo fantasy, e non è un caso che quel gran numero di ore a puntare e cliccare sulle schermate passino senza accorgersene. Inoltre va premiata la scelta di dividere la storia in soli 5 capitoli, così da non rendere dispersiva la narrazione e permettere al videogiocatore di seguire agevolmente l’evolversi della trama.

Come detto ad inizio articolo, l’avventura dispone dei sottotitoli italiani, e The Book of Unwritten Tales si unisce alla folta schiera dei videogame non completamente localizzati per cui tale scelta si rivela fondamentale: il doppiaggio inglese è ottimo, soprattutto quello di due personaggi in particolare – uno di questi è Wilbur il nano, l’altro è da scoprire! Anche la soundtrack fa centro pieno, contando su un buon numero di tracce che ben si sposano con l’atmosfera proposta.

A conti fatti The Book of Unwritten Tales è in assoluto l’avventura grafica più completa e riuscita di quest’anno, almeno fino a Maggio, a tal punto da considerare come unico difetto del gioco la mancanza della distribuzione retail in Italia, che sicuramente farà storcere il naso agli appassionati di collezionismo. La trama regala chicche fin dalle prime battute, attraverso continui riferimenti a generi diversi, citazioni extra-videoludiche e un po’ di sana autoironia sul mondo dei punti e clicca. Ciascun personaggio incarna alla perfezione lo spirito dell’avventura, col risultato di aumentare la passione verso gli avvenimenti e il divertimento nel proseguire la storia. Longevità altissima per un’avventura di nuovo generazione – dalle 15 alle 20 ore – e rapporto qualità/prezzo garantito fino all’ultimo centesimo e secondo di gioco, grazie al comparto audio/video che non ha nulla da invidiare a produzioni più blasonate, con le dovute proporzioni. Una vittoria per l’intero genere, a dimostrazione che i punta e clicca non muoiono mai….anzi, godono di ottima salute!

CI PIACE

Ottima caratterizzazione dei personaggi
\nMette a nudo i clichè dei GDR e delle AG
\nDivertente e ricco di citazioni
\nNon stanca mai fino alla fine

NON CI PIACE

Enigmi piuttosto semplici
\nDisponibile solo in digital delivery

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