The Sly Collection

Celes** te n ost al **gia..

Vogliamo introdurre la recensione di oggi con una piccola digressione sull’evoluzione del videogioco, per certi versi prolissa ma che siamo certi contenga qualche spunto di riflessione interessante. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, impazzava la “platform mania” con eccellenti esponenti di scuola nintendiana, Re Mario in primis. Anni in cui il concetto di platform-game era ben delineato e circoscritto. Nel 2000 è avvenuto un brusco cambiamento di rotta, il concetto stesso di videogame è mutuato e parallelamente sono cambiati i suoi crismi e le su priorità. Prima il videogioco era visto come un fenomeno di nicchia e un intrattenimento avulso dalla realtà quotidiana, l’epoca moderna ha portato grossi cambiamenti e infatti non si parla più di videogioco ma di “opera multimediale interattiva ” molto più “reale” e maturo. Grafica sempre più fotorealistica, consolidata dall’era dell’alta definizione e del recente 3D, ha accompagnato l’evoluzione dell’industria videoludica che attualmente ha superato quella del cinema in termini di mero fatturato. Senza fare retorica, questo tipo di prospettiva ha di fatto tagliato fuori un genere di titoli come i platform che sono considerati più di nicchia e quindi meno capaci di fare cassa. Questo lungo preambolo cosa significa? Significa semplicemente che purtroppo la vecchia scuola platform è rimasta confinata quasi esclusivamente alla scuola nintendiana. Fortunatamente, specie in digital delivery (PSN e XBLA), il genere ha conosciuto una nuova vita con produzioni di spessore come Braid e Limbo che però strizzavano l’occhio più verso il puzzle game .

Dobbiamo tuttavia dire che Sony è rimasta sempre abbastanza attiva sul frangente platform 3D con le saghe di Ratchet & Clank e Jack & Daxter, sugli scudi. La casa giapponese nelle recenti convention ha fatto intendere ai propri sostenitori l’intenzione di puntare molto sul mercato retail, rilanciando i grandi classici che hanno fatto la storia della gloriosissima PS2 in versione HD, ed ecco quindi che sono stati annunciati ICO e Shadow of Colossus (preceduti dalla trilogia di God of War ) e The Sly Collection la trilogia di quello che è stato definito come uno dei miglior platform-game prodotto per il monolite nero. Oggetto della nostra recensione è proprio The Sly Collection, ossia, la raccolta dei tre episodi aventi come protagonista il ladro-procione che tanto ha fatto divertire i fan della casa giapponese. Per coloro che non hanno giocato questi splendidi titoli Sony gli prospetta l’occasione di riveverli in versione HD ad un prezzo decisamente budget (circa 39 euro). Sly Raccon è l’esponente di una stirpe dei videogiochi ormai purtroppo smarrita, quando il divertimento, la spensieratezza e la freschezza, la facevano da padrone. Per intuire quello che stiamo dicendo basterà semplicemente avviare il gioco e attendere la presentazione di uno dei tre titoli inizialmente selezionabili (possiamo decidere se giocare al primo, al secondo o al terzo capitolo). Coloro che non hanno avuto la fortuna di giocare i titoli su PS2 rimarranno sicuramente colpiti dalla coloratissima grafica in chell-shading che è diventata poi un marchio di fabbrica della produzione. Animazioni perfette e senza la benché minima sbavatura, personaggi simpatici e fortemente caratterizzati, una storia semplice ma avvincente e soprattutto tanto sano e spensierato divertimento, sono stati gli ingredienti che hanno decretato il successo della produzione.

Vecchie sensazioni

Noi impersoneremo Sly Cooper un simpatico procione, ladro gentiluomo dalla battuta fulminante, che insieme alla sua strampalata gang formata da Bentley , una tartaruga che si occuperà della pianificazione del colpo e l’ippopotamo Murray, che invece ci aiuterà a scappare dai luoghi delle malefatte cercherà di mettere a segno prestigiosi colpi. Sly, esponente di un’antica dinastia di ladri, vuole vendicare la sua famiglia, massacrata dal misterioso Clockwerk e dalla sua cricca e per fare questo parte alla ricerca delle cinque parti del ” Thievius Racconius ” (che dà il nome al primo capitolo: Sly Racoon & the Thievius Racconius ) il libro che custodiva tutti i segreti della famiglia dei Cooper , accumulati di generazione in generazione. Il nostro procione, oltre a vedersela con i supercriminali (ogni capitolo ce ne presenterà uno diverso), dovrà fare molta attenzione anche a Carmelita Fox, affascinante esemplare di volpe femminile che cercherà in tutti i modi di mettere il nostro procione dietro le sbarre. Le sensazioni che si provano durante le prime battute sono “ingannevoli”, nel senso che si pensa di trovarsi di fronte ad un titolo destinato ad un target giovanissimo, ed invece con il procedere dell’avventura Sly saprà sorprendere regalando al giocatore un’inaspettata profondità e una carrellata di personaggi davvero riusciti.

Ma l’elemento che forse più di ogni altro riesce a stupire il giocatore è la compente stealth che rende alcune missioni molto godibili. I programmatori hanno ben pensato di non prendersi troppo sul serio, scimmiottando a piene mani i must del genere, Metal Gear su tutti. L’effetto nostalgia, propiziatoci da Sony funziona eccome e la grafica, rivitalizzata dall’alta definizione, fa ancora la sua figura anche su TV dalla diagonale elevata. Purtroppo il primo capitolo paga un po’ dazio alla longevità, non troppo elevata, tuttavia, visto la godibilità del titolo, anche questo difetto passa in secondo piano. Il livello di difficoltà è calibrato perfettamente e proseguendo nell’avventura sia i boss che i nemici diventeranno sempre più coriacei. Il gameplay, sempre vario e con un’evoluzione costante delle abilità del nostro procione, rappresenta il vero fiore all’occhiello della trilogia, con delle sessioni action alternate alternate ad altre ragionate. Garantita anche la rigiocabilità, grazie alla presenza di numerosi segreti da scoprire che daranno accesso a nuove mosse da utilizzare a proprio piacimento.

La punta di diamante

Il secondo capitolo Sly 2: La banda dei ladri, è un prodotto ben più maturo del primo ed è sicuramente il più riuscito; la strampalata gang deve stavolta vedersela con i cattivi della banda di Klaww. Nella banda dei ladri, gli altri due compagni del simpatico procione – Bentley e Murray – svolgeranno dei ruoli chiave, ed infatti saranno due personaggi giocabili che si alterneranno al protagonista. Le location spaziano da Parigi al Canada passando per l’India a Praga, tutte ovviamente ben riprodotte e altrettanto ben caratterizzate. Il gioco è suddiviso in capitoli dove ognuno rappresenta un colpo, che a sua volta è suddiviso in varie missioni che prevedono una fase esplorativa, una di sabotaggio dei sistemi di allarme, ed una finale del recupero del bottino sgominando gli sgherri di Klaww. Il vero punto di forza è come sempre il gameplay che vede un perfetto mixaggio tra diversi generi; a farla da padrone saranno sempre le fasi platforming sapientemente alternate a fasi stealth e a divertenti mini-giochi, senza dimenticare le divertentissime e folli sfide con i boss di fine livello e la possibilità di migliorare le abilità del personaggio acquistando potenziamenti . Anche la longevità è stata aumentata e si attesta su ottimi livelli. L’ultimo tassello di quest’opera maiuscola è il comparto tecnico migliorato che non sfigura nemmeno con le moderne produzioni. In poche parole, non ci sentiamo di dire un eresia affermando che Sly 2, oltre ad essere il titolo più riuscito della saga, è tutt’ora uno dei migliori platform 3D disponibili per la console giapponese. L’ultimo capitolo si intitola “l’Onore dei Ladri” e complessivamente è inferiore all’inarrivabile secondo episodio con un livello di difficoltà calibrato per un pubblico decisamente meno esperto. La qualità è comunquesempre buona con un level design davvero notevole e una caratterizzazione dei personaggi ricca di sfumature mature. Lodevole come al solito il comparto narrativo, sempre vivace e frizzante. Purtroppo la varietà non è paragonabile alla “Banda dei ladri”, ed anche il comparto tecnico è rimasto fermo ai livelli qualitativi del secondo episodio.

Conclusione

Senza il benché minimo dubbio The Sly collection è un must have per tutti gli amanti dei platform, una trilogia che prende le distanze dalla moderna industria videoludica fin troppo zeppa di blockbuster bellissimi da vedere ma troppo spesso privi del benché minimo spessore. Una produzione spensierata, colorata, allegra e figlia di un modo diverso di produrre video-intrattenimento. Sly collection è composta da tre titoli, che vedono nel secondo episodio la punta di diamante dell’intera produzione, mentre gli altri due, pur essendo qualitativamente buoni, non riescono a toccare le vette della “Banda dei ladri”. In conclusione, ad un prezzo decisamente favorevole (meno di 40 euro), possiamo portarci a casa tre titoli che assolutamente non sfigurano con le moderne produzioni e ancora possono dire la loro per quanto concerne il level-design, anzi, fanno venire non poca nostalgia pensando che anni fa il platform era ancora un genere in cui le software house facevano affidamento. In tal proposito, il teaser del quarto episodio presente nel blueray ci lascia il sorriso in bocca facendoci ben sperare per il futuro. Da segnalare anche la presenza di quattro semplici minigiochi giocabili con il Move, un’aggiunta che arricchisce ancora di più la già ottima offerta.

CI PIACE

Gameplay vario e solido
\nPersonaggi ottimamente caratterizzati
\nComparto narrativo notevole
\nTecnicamente valido
\nUn “vero” platform

NON CI PIACE

Il primo e il terzo episodio inferiori al secondo
\nPotrebbe non piacere ai videogiocatori “moderni”

9Cyberludus.com
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Redazione
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